Il farmacista italiano, cenerentola d’Europa

I farmacisti italiani sono i meno pagati d’Europa: è vera questa affermazione? Ed è vero che siamo troppi rispetto alle farmacie? Che cosa succederebbe aumentando il numero di farmacie? Farmacisti Al Lavoro ha risposto confrontando i dati italiani con i dati dei colleghi greci, portoghesi, francesi, tedeschi e inglesi.

Farmacisti Al Lavoro ha analizzato le statistiche sulla farmacie europea e confrontato le retribuzioni. Ecco il quadro che ne emerge.

Consideriamo le tre seguenti affermazioni: <I farmacisti italiani sono, in proporzione, i meno pagati d’Europa>; <La ragione per cui i farmacisti italiani sono pagati poco è che sono troppi rispetto alle farmacie>; <Aumentare il numero delle farmacie ridurrebbe ulteriormente la retribuzione dei farmacisti>. Sono delle affermazioni che, parlando sia con colleghi titolari che con colleghi collaboratori, ho sentito spesso ripetere. Ma quanto c’è di vero? Rispondere correttamente è molto importante, perché dalla risposta dipendono le politiche che la nostra categoria dovrà intraprendere nei prossimi anni, per cercare di migliorare la situazione attualmente precaria di molti farmacisti italiani. In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro ha studiato i dati PGEU del 2015- dati che propone la stessa Federfarma nel suo rapporto annuale sulla farmacia italiana-, le statistiche nazionali sui redditi e le statistiche relative alle retribuzioni dei farmacisti ottenibili sul sito payscale.com, che studia i salari dei professionisti nel mondo. Confrontando questi dati, abbiamo potuto rispondere alle tre domande.

È vero che i farmacisti italiani sono, in proporzione, i meno pagati d’Europa?

I farmacisti italiani guadagnano solo il 6% in più della media nazionale, contro il 17% dei francesi, il 43% dei tedeschi e il 52% dei greci.

La risposta a questa domanda è si, è vero. Mentre il salario medio di un farmacista italiano è di circa 21960 euro netti all’anno (con un costo molto maggiore per la farmacia), lo stipendio medio di un italiano non farmacista è di quasi 20640. Questo significa che il farmacista italiano guadagna solo il 6% in più rispetto alla media nazionale, contro il 12% dei farmacisti portoghesi, il 17% dei francesi, il 43% dei tedeschi e il 57% degli inglesi. Nonostante si ritenga, comunemente, che i farmacisti greci se la passino abbastanza male, in realtà analizzando i dati si scopre che questi, pur guadagnando 400 euro in meno al mese rispetto al collaboratore italiano, hanno un salario che è più alto del 52% rispetto alla loro media nazionale. In altre parole se la passano piuttosto bene, almeno quanto l’uomo con un occhio solo nel paese dei cechi è ricco. La tabella seguente riporta i dati per nazione.

È vero che i farmacisti italiani sono pagati poco perché sono troppi rispetto alle farmacie esistenti?

All’aumentare del numero di farmacisti per farmacia, si osserca una riduzione progressiva degli stipendi.

Anche la risposta a questa domanda è si, è vero. Infatti, notiamo che c’è una proporzionalità inversa tra il rapporto tra gli stipendi e il rapporto tra farmacisti e farmacie nei paesi europei. In altre parole, all’aumentare del numero dei farmacisti, progressivamente si riducono gli stipendi in relazione al tenore di vita di una data nazione, e questo vale in tutta Europa. Il grafico sottostante mostra chiaramente questa relazione, ma per gli appassionati di statistica dirò che vi è un coefficiente di correlazione di Pearson di -0.67 tra i due valori. Per chi non lo sapesse, questo valore indica la forza della relazione presente tra due elementi: una proporzionalità diretta (come quella tra abitudine al fumo e cancro al polmone) assume valori prossimi a 1, una proporzionalità inversa (come quella tra attività fisica e rischio cardiovascolare) prossimi a -1, mentre l’assenza di relazione tra due elementi (come quella tra il numero di denti di mia nonna e la vostra retribuzione) è espressa da valori vicini allo 0. Quando si vuole indicare la forza di una relazione statistica tra due elementi è sempre importante calcolare il coefficiente di Pearson, che ci servirà anche per rispondere alla prossima domanda.

È corretto ritenere che aumentando il numero di farmacie si ridurrebbe ulteriormente la retribuzione dei farmacisti?

Non c’è alcuna relazione tra retribuzione e numero di farmacie per abitante.

Secondo il dato statistico, succederebbe esattamente il contrario. Come abbiamo visto nel precedente paragrafo, la strategia migliore per aumentare la retribuzione dei farmacisti sarebbe quella di ridurre il rapporto tra farmacisti e farmacie. Ovviamente questo può essere fatto riducendo il numero dei farmacisti- ad esempio sviluppando nuovi sbocchi professionali e introducendo il numero chiuso nazionale nelle facoltà– ma anche aumentando il numero di farmacie. Qualcuno ha sostenuto che nei paesi dove ci sono molte farmacie per abitante, come la Grecia, le retribuzioni siano più basse, ma come abbiamo visto i farmacisti greci sono- in proporzione alla media nazionale- ben pagati, e non esiste alcuna relazione tra stipendi e numero di abitanti per farmacie: il coefficiente di correlazione di Pearson tra questi due dati è di -0.20, ad indicare la totale assenza di relazione. Si può naturalmente sostenere il contrario, ma i dati lo smentiscono.

Quali strategie politiche potrebbero portare ad un miglioramento delle retribuzioni dei farmacisti?

Alla luce di quanto abbiamo detto, appare fondamentale ridurre il numero dei farmacisti intervenendo sul numero di accessi all’università e sviluppando nuovi sbocchi professionali, e in subordine aumentare il numero di farmacie sul territorio, ad esempio tramite una liberalizzazione che pure sembra non trovare il favore di molti farmacisti collaboratori italiani.

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15 pensieri riguardo “Il farmacista italiano, cenerentola d’Europa”

  1. Anziché fare l’articolo sulla retribuzione netta del farmacista, fate quello sulle tasse pagate in Italia e quelle pagate all’estero per lo stesso stipendio, avrebbe più senso….

    1. In effetti un articolo sulle tasse pagate in Italia l’abbiamo fatto la settimana scorsa. Il titolo è “il vero costo di un collaboratore”, che spiega proprio la problematica dell’alta imposizione fiscale e contributiva a cui sono soggette le aziende- quindi anche le farmacie- nel nostro paese.

  2. Perfetto, e giacché lo avete fatto questo lavoro, invece di far pensare che aumentando il numero di farmacie o riducendo i farmacisti aumenterebbero gli stipendi, fate uno studio di tipo diverso…. Tipo: un farmacista in italia fattura in media 300.000 euro, ne costa 41.000 e quindi assorbe il 13% di margine sul fatturato, in Germania invece….

    1. Ciao Giuseppe, grazie del tuo intervento. Più che “far pensare”, qualcosa, a noi piace presentare dei numeri per stimolare un dibattito interessante e costruttivo interno alla categoria, senza necessariamente prendere una posizione (questo ovviamente non significa che non abbiamo un’opinione in merito). La parte più difficile nella redazione degli approfondimenti è quella relativa al reperimento dei dati: per esempio, non siamo in grado di sapere quanto fatturi in media un farmacista negli altri paesi europei. Accogliamo però tutti i suggerimenti. Se hai dei dati interessanti da fornirci, puoi inviarceli all’indirizzo farmacistiallavoro@gmail.com.

  3. il terzo punto mi pare francamente tiri delle somme errate , ma.prima di sviluppare organicamente una analisi avrei bisogno di sapere se nel rapporto farmacisti/farmacie sono compresi anche i titolari/soci, come penso conoscendo un po’ i numeri italiani e europei , e se la.voce definita come stipendi riguardi i redditi dei dipendenti o la media generale dei redditi dei farmacisti. grazie

  4. ad esempio per l’Italia il numero di farmacisti per farmacia credo sia.totale mentre il reddito e.sicuramente solo da.lavoro dipendente; ho l’impressione che imvece per i dati degli altri paesi non sia.sempre così

    1. Buongiorno Luigi. I dati dei farmacisti sono complessivi (Pgeu 2015). Per quanto riguarda i dati retributivi, non conosco i metodi di Payscale.com ma, trattandosi di una banca dati
      mondiale, posso ragionevolmente supporre che usino lo stesso metodo in tutti i paesi. Attendiamo con piacere una tua analisi.

  5. payscale, su cui curioso spesso, credo si riferisca al lavoro dipendente. il Dr. Cabas fa spesso articoli interessanti e senza pregiudizi , ma hanno un limite che paradossalmente è anche il loro pregio: un grado di analisi alto per cui ci vorrebbe una redazione, e quindi talvolta finiscono con l’essere imprecisi e fuorvianti .ad esempio ricordo quello sul passaggio al “contratto sanitario”, dove prima si evidenziavano le 36h/settimana, Ma poi nel computo dell’attacco di costi per le farmacie ce ne si dimenticava (alterando quindi il conto per circa 10’000 euro/anno/farmacia).

    1. Intanto grazie del tuo contributo e delle parole di apprezzamento che mi hai espresso in questa serie di commenti, Luigi. Ti confesso che mi piacerebbe avere una redazione, ma purtroppo- almeno per ora- non me la posso permettere. Magari se questo blog avrà successo potrò avere dei collaboratori, certo è che se non puntassi verso un livello alto difficilmente otterrei qualcosa di buono. E naturalmente, come essere umano, sono destinato a commettere errori: solo chi non fa non sbaglia, e questo lo sai anche tu che di mestiere gestisci una farmacia. Solo una precisazione sul contratto sanitario: non mi sono affatto dimenticato, nell’articolo, di modificare il denominatore da 40 a 36. Semplicemente quell’articolo parlava del costo complessivo e non del costo orario, del quale invece abbiamo parlato nell’articolo sul vero costo di un farmacista collaboratore.

  6. venendo al merito dell’articolo sovrastante,curiosando da anni nei sostemi europei, l’impressione è che si usino dati disomogenei, perché ad esempio se la grecia mi pare riporti poco più di 1 farmacista/farmacia e l’Italia quasi 4 (correggetemi se sbaglio dal cellulare non è semplice) a occhio direi che stiamo usando il dato comprensivo di soci/titolari, e quindi l’aggregazione statistica viene a cadere (Non mi dilungo nel metodo ma.credp sia.evidente); ancora non si è considerato che parecchi dei paesi in questione (Francia, Germania, uk) hanno la figura del tech, figura intermedia traagazzimoere e farmacista e che svolge più meno il 70% di ciò che in Italia fa il collaboratore ma guadagna ovviamente meno dei suoi farmacisti. entrare in una analisi dettagliata è su due piedi veramente impossibile, in un dato però è cero: all’aumentare del numero delle farmacie, causa la sostanziale anaelasticita’ del mercato e la moltiplicazione dei costi fissi (insegna, gestionale, commercialista, ammortamenti, etc) cala il reddito globale disponibile per i professionisti (titolari+collaboratori), quindi si può sicuramente discutere su come esso è oggi ripartito ma la strada gousta non è probabilmente l’aumento delle sedi.

  7. rinnovo comunque l’apprezzamento al dr. Cabas che tra tante testate online di settore di livello veramente discutibile e parecchi gruppi fb che sembrano pollai tenta(e in parte riesce, per quel che vale il mio giudizio) di elevare il livello tecnico delle analisi

  8. ps: payscale serve al lavoratore per capire se guadagma abbastanza, dati di aree geografiche diverse sono quindi disomogenei, manca anche la componente previdenziale nei dati, che è fondamentale, e, a.occhio, il tfr, peculiarità (positiva) italiana, e.parecchio altro.

  9. sil cambip di contratto: mi pare (ma vado a memoria e potrei sbagliare) che prorpio alla fine dell’arricolo so tirassero le.somme dell’aggravio di costo per dipendente, allora da là uno e’ portato a pensare:” la.mia/dove lavoro farmacia ha 2 farmacisti full time e un partime 50%, quindi l’aggravio sarebbe di quella cifra X 2.5″, invece è : (quella cifraX2.5)+10k euro. una bella.differenza (mi scuso se.leggendo dal cellulare invece.avessi frainteso)

  10. ancora sill’articolo sovrastante (Non per.polemica ma.per spiegarmi meglio): un dato univoco che emerge dai grafici, peraltro interessanti, è che in Grecia i dipendenti quasi semplicemente non esistono (quindi i pochissimi sono probabilmente in realtà eccezionalmente floride o magari parenti) concordo cje.nom vi sia una relazione diretta tra numero di farmacie e retribuzioni,( ma.ne in un senso ne tantomeno nell’altro infatti posso anche notare che al vertice delle retribuzioni ci sono i due paesi con il rapporto abitanti/farmacia più alto), perché questa analisi dovrebbe considerare una serie lunghissima di fattori e, quel che è più difficile metterli tutti in relazione (ci vorrebbe un centro studi) ;.se.creo una analisi bidimensionale per descrivere un sistema complesso, posso anche tirare fuori uno splendido grafico che.mi dice che gli ospedali sono i posti più pericolosi del mondo perché quelli dove si muore di più….comunque non vorrei essere frainteso:.ol primo tentativo analitico che vedo in tanti anni di chiacchiere di federfarma, Coop, ministeri, etc…

  11. A mio avviso si rende necessario che la nazione si adegui, se vuole che la farmacia e i farmacisti sopravvivano… Le soluzioni potrebbero essere:
    1. Una riduzione della pressione fiscale
    2. Rendere facoltativa l’ENPAF
    3. Implementare, con percorsi specifici e abilitanti, le competenze del farmacista (nutrizione applicata, chimica clinica, dermocosmeceutica applicata)
    4. Istituire un numero chiuso nazionale che tenga conto, anno per anno, delle reali richieste di farmacisti
    5. Adottare criteri moderni, evoluti e piú equi per quanto concerne il numero di sedi farmaceutiche sul territorio nazionale
    6. Istituire il farmacista di reparto
    7. Istituire il servizio radiofarmaceutico nei nosocomi
    8. Formare i farmacisti ed abilitarli ai programmi di prevenzione vaccinale diretta e compartecipativa
    9. Istituire la figura del farmacista prescrittore con apposita formazione ed accostamento al MMG
    10. Aggiornare la Tariffa Nazionale e rivalutare su ampia scala le preparazioni galeniche anche in convenzione col SSN
    11. Dare la possibilità alle farmacie in grado di poterlo fare di estendere le loro competenze al settore biotech
    12. Offrire sgravi fiscali alle farmacie che assumono, fermo restando il fatto di riconoscere l’anzianità di servizio al farmacista proveniente da altre sedi/strutture (come nel pubblico)
    13. Istituire (Mandelli docet) la figura del farmacista sui treni a lunga percorrenza e sulle navi da crociera
    14. Estendere il pendaglio di materie che il farmacista puó insegnare nelle scuole
    15. Implementare la telediagnostica in farmacia con idee e costi piú competitivi.

    Queste idee, in maniera generalistica, sono idee (a mio avviso) pro-farmacista… indipendentemente dall’essere o meno titolare di sede farmaceutica.
    Mi farebbe piacere sapere altri colleghi cosa ne pensano.

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