Le cose da sapere sul farmacista in Inghilterra.

Che i farmacisti inglesi siano ben pagati è un fatto noto, ma che cosa significa dal punto di vista professionale esercitare come farmacista in Inghilterra? Ve lo raccontiamo in questa lunga intervista con Michele, un collega italiano che oltremanica ha scoperto un diverso modo di essere farmacisti.

Il Regno Unito è da sempre una delle mete più ambite dai farmacisti italiani che scelgono di emigrare.

Il Regno Unito è da sempre una delle mete più ambite dagli emigranti italiani, vuoi per le ampie possibilità di occupazione vuoi per le maggiori retribuzioni. In un approfondimento che analizzava, dal punto di vista economico, la situazione dei farmacisti europei, noi di Farmacisti Al Lavoro abbiamo confermato questo dato anche per i nostri colleghi: i farmacisti inglesi se la passano piuttosto bene, sia in termini assoluti che in rapporto al costo della vita d’Oltremanica. Un aspetto che invece è stato affrontato poco, almeno fino ad ora, è quello organizzativo e gestionale: qual è il ruolo del farmacista nella farmacia inglese? E qual è la sua posizione nella società? Per rispondere a queste domande abbiamo intervistato Michele, un farmacista che dopo aver lavorato per oltre dieci anni in Italia si è trasferito nel Nord Est dell’Inghilterra. In questa prima parte Michele ci racconterà gli aspetti pratici del lavoro in una farmacia inglese, mentre nella seconda parte proporremo un confronto tra i due modelli, quello italiano e quello inglese, per capire cosa possiamo prendere per migliorare l’attuale situazione economica, sociale e occupazionale che grava sui farmacisti italiani.

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Il farmacista e l’effetto Dunning Kruger.

Ne avete mai sentito parlare? Questo fenomeno colpisce molti settori professionali, ed è responsabile di alcune delle situazioni spiacevoli che si verificano ogni giorno nelle farmacie italiane.

I farmacisti sono spesso vittime, più o meno inconsapevoli, dell’effetto Dunning Kruger.

Esiste una potenza malefica contro la quale nulla possono tutti gli anni di studio che i farmacisti hanno alle spalle. La più famosa enciclopedia online lo definisce come una “distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in materia. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti”. Stiamo parlando dell’effetto Dunning Kruger. Questo fenomeno è estremamente diffuso in Italia, dove il 47% della popolazione è analfabeta funzionale. I farmacisti si trovano purtroppo ad essere spesso soggetto passivo di questo effetto, in quanto per ragioni oscure la salute umana è uno di quegli argomenti in cui tutti si sentono un po’ competenti. Come si spiega altrimenti il proliferare di “Io sono contro le medicine”, “La mia estetista mi ha consigliato di metterci l’Aureomicina” e “Dottore, lei si sbaglia, non ci vuole la ricetta”?

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Il punto sul farmacista di reparto.

Se ne parla da anni, ma che fine ha fatto il farmacista di reparto? Farmacisti Al Lavoro vi racconta a che punto siamo, dando anche qualche consiglio pratico ai colleghi che vorrebbero intraprendere questo percorso.

A distanza di sei anni dalla sperimentazione, nessun posto di lavoro è ancora stato messo a concorso.

<Il farmacista di reparto affiancherà il medico> recita il titolo di un articolo del 2011 che periodicamente viene riproposto sui social network, suscitando l’entusiasmo di quei colleghi che vorrebbero poter intraprendere un percorso diverso da quello della farmacia territoriale. Tuttavia è troppo presto per esultare, perché a distanza di sei anni nessun posto di lavoro è stato ancora messo a concorso per questo ruolo e sorge spontanea la domanda: che fine ha fatto il farmacista di reparto? In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro cercherà di capire a che punto siamo, dando anche qualche consiglio pratico ai colleghi insoddisfatti del proprio lavoro in farmacia e che ambiscono a questo tipo di carriera, magari dopo aver letto il nostro approfondimento sullo stipendio del farmacista ospedaliero.

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Diventare farmacista clinico.

Chi è, che cosa fa e come si diventa farmacista clinico? Farmacisti Al Lavoro risponde a tutte queste domande con l’aiuto della professoressa Paola Minghetti, direttrice del Master in Clinical Pharmacy dell’Università di Milano.

Il farmacista clinico puo’ rappresentare l’anello di congiunzione tra le competenze dei farmacisti e quelle dei medici.

Nell’ambito della revisione del piano di studi del corso di laurea in Farmacia, e dell’attuale contesto storico ed economico della distribuzione del farmaco sul territorio, emerge sicuramente la necessità di aumentare le competenze mediche dei farmacisti, anche a discapito di quelle chimiche. Questo concetto è stato ribadito, in una recente dichiarazione, dalla dottoressa Silvera Ballerini, presidente di Conasfa. In effetti, molti colleghi si saranno accorti come nel dialogo con la classe medica venga spesso a mancare un punto di contatto tra le competenze dei medici, prettamente cliniche, e quelle dei farmacisti, più orientate su aspetti di farmacologia e chimica farmaceutica, oltre che di legislazione. In questo senso potrebbe sicuramente fungere da anello di congiunzione il farmacista clinico, una figura già esistente ma ancora poco conosciuta in Italia. In questo approfondimento, vi spieghiamo chi è, cosa fa e come si diventa farmacista clinico, e per farlo ci faremo aiutare dalla professoressa Paola Minghetti, direttrice del Master in Clinical Pharmacy di Milano.

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Biologo o farmacista: chi è più qualificato per fare il nutrizionista?

I biologi non hanno gradito la proposta di introdurre la figura del farmacista nutrizionista, accusando i farmacisti di non essere abbastanza competenti. In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro cerca di capire chi abbia ragione.

I farmacisti sono competenti in nutrizione, anzi no. Chi ha ragione in questa battaglia tra noi e i biologi?

La pubblicazione del Ddl Mandelli – D’Ambrosio Lettieri, relativa all’ampliamento delle competenze del farmacista, sembra essere stata accolta col dovuto favore da parte della nostra categoria. Tuttavia l’articolo 2, introducendo la possibilità per i farmacisti di firmare referti di analisi chimico-cliniche e di elaborare diete ponderali, ha scatenato una dura reazione da parte dei biologi, che per voce del loro presidente Ermanno Calcatelli hanno inviato una richiesta di opposizione al Ministero della Salute. In un recente sondaggio abbiamo chiesto ai farmacisti italiani se ritenessero di avere sufficienti competenze per esercitare come nutrizionisti, eventualmente dopo un adeguato percorso formativo da definire, e il 94% ha risposto positivamente. Di parere opposto i biologi: i farmacisti non hanno le necessarie competenze. In questo approfondimento cercheremo di capire quali siano la formazione e la normativa che consentono ai biologi di esercitare come nutrizionisti, per capire chi abbia ragione in questo dibattito che, probabilmente, porterà a più che una piccola scaramuccia tra le due categorie.

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Il farmacista territoriale: commesso o professionista sanitario?

Nonostante la solida preparazione scientifica, alcuni fattori contribuiscono a rendere il farmacista più simile ad un commesso che ad un professionista sanitario. Quali sono, e che cosa possiamo fare per riguadagnare il ruolo che ci spetta, nella società e nel SSN?

Il farmacista è retribuito sul valore della merce che vende. Ma ci sono altre tre ragioni che lo rendono più simile ad un commesso che ad un professionista sanitario.

<Il farmacista ormai è soltanto un commesso>. Fra tanti luoghi comuni che si sentono in giro, questo è sicuramente il meno apprezzato dalla nostra categoria, che vorrebbe ricevere un maggior riconoscimento del proprio ruolo sanitario. Tuttavia è innegabile che, dal punto di vista remunerativo, il farmacista abbia più affinità con i negozianti che con i medici e gli infermieri. Infatti, a differenza dei medici e degli altri operatori sanitari, che vengono retribuiti per la prestazione svolta, il farmacista è retribuito solo indirettamente, in base al valore della merce venduta. Ipotizzare un sistema dove il farmacista è rimborsato a prestazione è sicuramente possibile, anzi va dato merito a Federfarma di aver fatto qualche timido tentativo in questa direzione. Tuttavia, il metodo remunerativo è soltanto uno dei quattro fattori che- a nostro parere- allontanano il farmacista dal suo ruolo di professionista sanitario e lo avvicinano a un commerciante. In questo approfondimento definiremo quali siano gli altri tre, ma soprattutto diremo che cosa, secondo noi, possono fare i farmacisti- come categoria- per porvi rimedio e riguadagnare il ruolo che ad essi spetta nella società e nel SSN.

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Farmacista nutrizionista: siamo abbastanza competenti?

I farmacisti italiani sono favorevoli o contrari all’introduzione della figura del farmacista nutrizionista, alla luce della proposta contenuta del Ddl sulle competenze del farmacista e dopo la dura reazione dei biologi? Farmacisti Al Lavoro chiede la vostra opinione in questo sondaggio.

L’ampliamento delle competenze dei farmacisti è un tema centrale nell’attuale dibattito della nostra categoria, tanto che viene proposto da molte voci come una delle possibili soluzioni alla grave disoccupazione.  Una possibilità sarebbe l’introduzione della figura del farmacista nutrizionista, proposta formalizzata proprio in questi giorni nel Ddl Mandelli-D’Ambrosio Lettieri sull’ampliamento delle competenze dei farmacisti, e che ha scatenato le ire dei biologi. Cosi ha dichiarato Ermanno Calcatelli, presidente dell’ONB: <Lo store della sanità. In alcune farmacie si vendono uova fresche e ora analisi e profili nutrizionali. Competenze e professionalità zero dei farmacisti in questo settore poco importa. Noi ci opporremo>.

In questo sondaggio vogliamo quindi chiedere ai farmacisti italiani che cosa pensino a riguardo: ha ragione Calcatelli a dire che non siamo competenti in materia di nutrizione, o piuttosto il Ddl di riconoscerebbe una competenza che finora ci è stato impedito di utilizzare?

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Numero chiuso a farmacia: le ragioni dei critici.

Non tutti i farmacisti appoggiano la proposta della FOFI di introdurre il numero chiuso nazionale a Farmacia. In questa intervista diamo voce ai farmacisti non titolari e ai farmacisti titolari di parafarmacia, per mezzo dei loro rappresentanti.

In un editoriale della scorsa settimana abbiamo spiegato per quale ragione noi di Farmacisti Al Lavoro siamo assolutamenfe favorevoli all’introduzione del numero chiuso nazionale nelle facoltà di farmacia, proposta peraltro ripresa dal DDL Mandelli-D’Ambrosio Lettieri appena presentato in parlamento assieme ad altre proposte utili per il rinnovo della professione. In questo articolo abbiamo però voluto dare spazio anche ad alcune voci critiche: che cosa ne pensano in proposito il presidente del sindacato dei farmacisti non titolari (che abbiamo recentemente intervistato in merito al rinnovo del contratto dei collaboratori) e il vicepresidente della FNPI, la federazione delle parafarmacie italiane?

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Farmacisti nell’industria farmaceutica: ruoli e retribuzioni.

In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro presenta i vari ruoli a cui i farmacisti possono ambire nell’industria farmaceutica, con le relative aspettative in termini di retribuzione.

Solo il 22% dei farmacisti non è né titolare né collaboratore né direttore di farmacia.

Secondo una nostra statistica basata sui dati Pgeu 2015, sui 79.000 farmacisti italiani professionalmente attivi solo 17.000, ovvero il 22%, non lavorano come titolari, direttori o collaboratori di farmacia. Fra questi, una buona fetta è rappresentata da titolari di parafarmacia e informatori scientifici, oltre che da farmacisti liberi professionisti e da docenti universitari. Sono solo un’esigua minoranza i farmacisti impiegati nell’industria farmaceutica, nelle strutture sanitarie private e nel servizio sanitario nazionale, e su di loro aleggia un po’ di mistero. Hanno fatto la scelta giusta, o avrebbero fatto meglio a seguire il percorso dei loro colleghi impiegati nella distribuzione del farmaco sul territorio? In questa serie di approfondimenti cercheremo di capire quali sono i ruoli a cui farmacisti possono ambire al di fuori della farmacia e, naturalmente, indagheremo la loro aspettativa in termini retributivi. In questo approfondimento ci occuperemo dei ruoli specificamente riservati anche ai laureati in farmacia disponibili nell’industria farmaceutica.

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Le differenze fra stage e apprendistato.

Quali sono le principali differenze fra stage e apprendistato, dal punto di vista della retribuzione, delle ferie, della malattia e dell’ENPAF? Tutte le risposte in questo approfondimento di Farmacisti Al Lavoro.

In varie occasioni sono pervenute a Farmacisti Al Lavoro domande riguardanti la differenza fra il contratto di apprendistato e lo stage, altrimenti definito come tirocinio extracurricolare. In effetti apprendistato e stage sono due modalità di lavoro completamente diverse, regolate da normative diverse e riguardo alle quali è opportuno fare luce.

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