I vantaggi di diventare un farmacista libero professionista.

Maggiori possibilità di impiego, gestione del proprio tempo, progetti per il futuro: in questo editoriale, Farmacisti Al Lavoro vi spiega perché potreste valutare di lasciare il vostro lavoro come dipendenti per intraprendere la libera professione.

Avete mai pensato a quali vantaggi vi potrebbe offrire la libera professione?

L’argomento “libera professione” è stato affrontato più volte da Farmacisti Al Lavoro. Nell’approfondimento dal titolo “Il farmacista da duemila euro al mese” ve ne abbiamo descritto gli aspetti economici e fiscali, e nell’approfondimento dal titolo “Farmacista con partita IVA: come iniziare?” vi abbiamo dato qualche dritta su come avviare l’attività. In questo editoriale vogliamo invece spiegarvi perchè dovreste sul serio considerare l’opzione di abbandonare la vita del farmacista collaboratore e diventare degli autonomi. Quali sono i vantaggi del lavoro di farmacista svolto in libera professione, rispetto a quello del farmacista collaboratore?

Proporsi come autonomo puo’ aiutare il farmacista a trovare più facilmente lavoro.

Lavoro. Con settemila farmacisti disoccupati in giro, avere un lavoro non è certo una cosa scontata. Naturalmente io faccio riferimento alla situazione settentrionale, ma sono convinto che in questo momento la domanda di farmacisti liberi professionisti superi l’offerta, anche a causa del tetto massimo di lavoratori a tempo determinato introdotto da Renzi. Proporsi come autonomo può aiutare il farmacista a trovare più facilmente lavoro, anche perché non è necessario che alla farmacia manchi stabilmente una persona perché possa aver bisogno di voi. Inoltre, con l’abolizione dei voucher, la libera professione è rimasta l’unica metodica di lavoro legale per svogere sostituzioni occasionali.

Soldi. Se deciderete di lavorare tantissimo, ma davvero tantissimo, e di uscire dal regime dei minimi, potreste arrivare anche a 55.000-60.000 € l’anno. Tuttavia, in questo articolo vogliamo presentarvi la prospettiva di un farmacista che rimanga al di sotto della soglia dei 30.000 € l’anno. Pagati i conti (ENPAF, tasse, commercialista, assicurazione), restano circa 21.500 € netti all’anno, contro i circa 19.500 € netti di un farmacista dipendente. Questi duemila euro di differenza non vi faranno certo cambiare tenore di vita, però potreste scegliere di utilizzarli per le vostre passioni, quali che siano, oppure accantonarli in previsione di futuri investimenti, per esempio l’acquisto di una piccola farmacia, perché aldilà delle garanzie le banche sono più ben disposte a prestare denaro a chi ha qualcosa da parte.

Vi bastano 25 settimane di lavoro per ottenere il reddito di un anno. Non vi resta che decidere come spendere le altre 27.

Tempo libero. A 30 € l’ora, che è la giusta tariffa per un farmacista libero professionista di esperienza in una realtà urbana, vi servono mille ore di lavoro per arrivare alla soglia dei 30.000 €. In altre parole, considerando la settimana lavorativa di 40 ore, vi basterebbero 25 settimane di lavoro per guadagnare quello che potete guadagnare in un anno. Cosa fare delle altre 27 settimane, sta a voi deciderlo: un’opzione intelligente, soprattutto se avete meno di quarant’anni, è quella di prendere una seconda laurea, data l’incertezza del futuro della nostra professione. Personalmente consiglio Medicina, ma anche Scienze della Nutrizione è un’ottima scelta, come ci ha raccontato la collega dottoressa Elena Tuan in un approfondimento sul farmacista nutrizionista. Oppure potreste svolgere un secondo lavoro, secondo le vostre capacità e i vostri interessi. Potreste perfino scrivere su un blog, o semplicemente andare a pesca.

Sarete liberi di gestire il vostro tempo come credete. E se volete, potete andare a sciare di martedì.

Gestione del tempo. Solo i farmacisti titolari più illuminati lasciano che siano i dipendenti ad organizzarsi l’orario di lavoro: in tutti gli altri casi, i ritmi della vostra vita sono decisi da qualcun altro. Se c’è il turno vi tocca lavorare di domenica, ma potrebbero cascarvi anche Pasqua o Natale. E i sabati? Non so come la pensiate voi, ma io preferisco passarli a casa. Naturalmente anche come liberi professionisti vi potrebbe capitare di dover lavorare di sabato o nei festivi, ma sarete sempre voi a scegliere se e quando. Quanto ai permessi, sapete che non sempre sono facili da ottenere quando capita l’imprevisto, e certo non potete chiedere un permesso al lavoro se volete andare a sciare.

Continui stimoli. La mia scelta di cambiare vita, e dare le dimissioni da un contratto a tempo indeterminato, è nata dopo solo undici mesi che lavoravo nella stessa farmacia: undici mesi nello stesso posto, e ogni giorno mi sembrava uguale al precedente. Naturalmente questo tipo di vantaggio è molto personale: per alcuni, cambiare continuamente sede di lavoro potrebbe risultare stressante, ma per me è fonte di continui stimoli e confronti. Solo nei primi mesi di quest’anno ho già lavorato in cinque farmacie diverse.

Passerete dall’essere “dipendenti” e “subordinati” all’essere “autonomi” e “liberi”.

Rapporto con i titolari. Ci sono due sinonimi per definire il lavoro dipendente: uno è per l’appunto “dipendente”, che esprime il fatto che non si è liberi di gestire il proprio lavoro, e l’altro è “subordinato”, che descrive molto bene il fatto che si prende ordini da qualcun altro. Per contro, i termini per definire le partita IVA sono “autonomo” e “libero”, cioè l’esatto opposto. Da questa distinzione lessicale si può comprendere come cambi il rapporto con il titolare di farmacia, che da essere il vostro capo diventa un vostro cliente, e il rapporto da subordinato diventa paritario. Unica nota negativa: se andate a cena insieme per parlare di lavoro, questa volta tocca pagare a voi.

Competenze. Lavorare in più ambienti vi consentirà, se siete predisposti, di assorbire il meglio di ciascuno. Io ho scelto di cambiare destinazione, ma sicuramente se avessi deciso di rimanere esclusivamente nel mondo della farmacia il mio obiettivo finale sarebbe stato quello di investire in una mia farmacia. E sono sicuro che, per avviarla al meglio, aver lavorato in molti posti diversi mi sarebbe stato di enorme aiuto.

Mi piacerebbe conoscere anche il vostro punto di vista su questo argomento, per cui non esitate a commentare o scrivermi all’indirizzo farmacistiallavoro@gmail.com, se siete interessati. Nel frattempo, se non l’avete già fatto, ricordatevi di mettere il like alla pagina Facebook di Farmacisti Al Lavoro. Buon lavoro a tutti i farmacisti!

12 pensieri riguardo “I vantaggi di diventare un farmacista libero professionista.”

  1. L’idea non sarebbe male, il problema è che non so se è attuabile, bisogna spiegarlo bene ai titolari e trovare quelle 4-5 farmacie con cui collaborare, non so se è facile

    Per dire, so di farmacie che ti danno 10 euro in mano come le darebbero alla colf

    1. Ciao Dino. Ti posso assicurare che i titolari svegli lo capiscono subito. Io ho iniziato nel 2014, e nel frattempo ho collaborato con più di dieci farmacie, di cui almeno otto clienti stabili. C’è anche chi ti vorrebbe pagare 10 euro, il segreto è non lavorare per loro. Alcuni titolari, quelli meno capaci, preferiscono investire sui muri che sulle persone: ma è un problema loro, non tuo. Basta lavorare per gli altri, quelli più capaci. E ce ne sono tanti.

  2. Paolo, tutto interessante, ma per un farmacista a partita IVA, l’unica fonte di guadagno rimane comunque solo il lavoro in farmacia, giusto? Non ho possibilità di “vendere me stesso” come un libero professionista avvocato, medico, o similari?

    1. Sicuramente all’inizio la fonte di reddito principale sono le farmacie. Poi peró ci sono anche le consulenze: io per esempio collaboro con una società informatica, che mi richiede periodicamente dei pareri scientifici, e con loro uso la stessa partita IVA. La uso inoltre per collaborare con Farmacia News, una rivista di settore. Per quanto riguarda la fattura al privato, per ora non è una realtà. Ma le cose cambiano, non si sa mai.

  3. Interessante articolo,complimenti. Io scrivo da Roma e quindi posso riferirmi al mercato del lavoro del centro Italia e anche del sud avendo avuto esperienza anche nel meridione. Mi sento di esprimere una perplessità sulle reali possibilità di trovare impiego in farmacia come libero professionista a causa del carattere di molti titolari,che non si fiderebbero a mettere nelle loro “mura” una persona estranea. Alcuni,ahimè molti, spiano i propri dipendenti storici attraverso le telecamere e qualcuno,pessimo,addirittura li perquisisce quando escono dalla farmacia.

    1. Chiaramente questi sono i titolari con cui è meglio non aver a che fare. Ho parlato con diversi colleghi del Centro-Sud, e anch’io ho delle perplessità sulla libera professione svolta in questo contesto. Per questa ragione, ai colleghi insoddisfatti non posso che consigliare di valutare un trasferimento. Grazie per i complimenti.

  4. Buona sera trovo molto interessante questo articolo a tal proposito vorrei porre un quesito legislativo che riguarda me ma potrebbe interessare molti colleghi nella mia stessa condizione .
    Precisamente sono un farmacista che attualmente lavora come informatore scientifico a partita iva (sono inquadrato come agente di commercio) , la domanda è la seguente posso svolgere le due professioni contemporaneamente come libero professionista?

    1. Buonasera Pasqualino, a mio parere non c’è alcun impedimento. Naturalmente poi ci sarebbero varie considerazioni da fare di natura contributiva.

      1. Grazie per la consulenza .Per quello che riguarda la contribuzione penso di dare già abbastanza .( ad oggi pago Empaf, INPS ,ENASARCO ) di più……..

  5. Salve Dott. Cabas, vorrei porle un quesito. è possibile essere socio di farmacia in SNC e al tempo stesso praticare come libero professionista con P.IVA per altre farmacie in regioni diverse da quelle della propria sede?
    Distinti saluti

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