I farmacisti e la paura del capitale.

La recente approvazione in Senato del Ddl Concorrenza ha portato Mandelli e Lettieri a fare dichiarazioni basate sulla paura. In questo editoriale, vi spieghiamo perchè a nostro parere la reazione della FOFI è esagerata e probabilmente controproducente, e come mai le migliori farmacie non devono temere il capitale.

La FOFI, tramite i suoi più alti rappresentanti, paventa una catastrofe se il Ddl Concorrenza diventasse legge.

Se il presidente della FOFI Mandelli dovesse fare un film sul Ddl Concorrenza, probabilmente chiederebbe in prestito la sceneggiatura di “Indipendence Day”, “Ultimatum alla terra” o di qualche altro copione del genere catastrofico. Solo la scorsa settimana infatti, tramite il suo profilo Facebook, lo stesso parlava di un’emergenza fallimenti tra le farmacie, paventando l’idea che l’ingresso del capitale avrebbe potuto rendere ancora più fragile il SSN e aggravare la situazione occupazionale dei farmacisti collaboratori. Anche D’Ambrosio Lettieri, senatore di Forza Italia con Mandelli e suo vicepresidente nella FOFI, ha parlato di “un passo verso il baratro”. Insomma, se non fosse chiaro, l’ipotesi di liberalizzare le società titolari di farmacia non piace all’associazione che riunisce gli Ordini dei Farmacisti Italiani. In questo articolo d’opinione, analizzerò la posizione delle principali associazioni di farmacisti in materia di liberalizzazioni, quindi vi proporrò una riflessione, non tanto nel merito quanto nell’atteggiamento: perchè abbiamo così tanta paura?

La posizione delle sigle di farmacisti riguardo all’ingresso del capitale nelle farmacie italiane.

Tutte le associazioni di farmacisti sono contrarie al capitale, e anche la maggior parte di noi.

Rispondendo a Mandelli, la rappresentante dei titolari di farmacia Annarosa Racca ha negato che esista un’emergenza fallimenti tra le farmacie, ridimensionando le parole del presidente FOFI. Ciononostante, la posizione di Federfarma sulle società di capitale rimane ovviamente e notoriamente contraria. Comunque, nessun farmacista sembra davvero favorevole ad un ingresso delle società di capitale nella gestione delle farmacie: nè FNPI, la federazione dei titolari di parafarmacia, nè il MNLF, movimento di non titolari che da anni si batte per la possibilità di esercitare liberamente la professione di farmacista. L’unico possibilista, benchè non entusiasta, è Francesco Imperadrice, presidente del sindacato dei farmacisti non titolari SINASFA (dopo la prima stesura di questo editoriale, lo stesso ci ha invece concesso un’intervista dove si dichiara completamente favorevole). Le ragioni della contrarietà sono diverse, e infatti riguardo all’eventualità di abolire la pianta organica i fronti si spaccano: FNPI e MNLF vorrebbero abolirla, FEDERFARMA e FOFI la vogliono mantenere. Tutte e quattro le sigle concordano, comunque, sul fatto che a possedere una o più farmacie dovrebbe essere un farmacista o una società di farmacisti. Anche i singoli colleghi sembrano condividere l’opinione delle associazioni: secondo un sondaggio di Farmacisti Al Lavoro, che ha coinvolto quasi trecento farmacisti, il 46.4% è contrario all’abolizione della pianta organica e il 78.8% al capitale.

La posizione delle sigle di farmacisti riguardo all’abolizione della pianta organica.

Per quale ragione un titolare di farmacia che ha lavorato bene dovrebbe temere il capitale?

In questo approfondimento non intendo proporre motivazioni pro o contro l’ingresso del capitale nelle farmacie: vorrei invece che ci interrogassimo sul perchè abbiamo così tanta paura. Analizzerò la situazione solo dal punto di vista dei titolari di farmacia, che naturalmente sono quelli che avrebbero più da perdere in uno scenario di questo tipo, e spero di riuscire a dimostrare che chi finora ha lavorato bene non ha alcun motivo per avere paura. Partiamo dal presupposto che temere il capitale significa ritenere che il capitale possa lavorare meglio di noi, quindi rubarci una quota di clienti sufficiente a portarci al fallimento. Quali sono le armi a disposizione del capitale per riuscire in questo diabolico piano? Essenzialmente tre:

1. La possibilità di praticare prezzi più bassi;
2. La possibilità di attirare i migliori collaboratori;
3. La possibilità di offrire maggiori servizi e/o un servizio migliore.

Non ci sono dubbi sul primo punto: le farmacie gestite da catene avranno tendenzialmente prezzi più bassi. Magari non su tutto, forse solo su alcuni prodotti civetta, sicuramente però il pubblico penserà di risparmiare se comprerà l’aspirina in una farmacia Boots. Per fortuna, il prezzo non è tutto: anzi, la politica dei prezzi bassi e degli sconti perpetui è perdente, non solo a mio parere ma anche secondo persone che ne capiscono più di me. Fra queste l’ottimo Damiani Marinelli, che ho già intervistato in passato riguardo agli errori delle farmacie e che ho raggiunto prima di pubblicare questo articolo per un commento sulle parole di Mandelli: <Le dichiarazioni politiche non fanno bene ad un settore che non ha ancora maturato un DNA imprenditoriale>, mi ha detto, <e quindi attenzione a ciò che si dice perché si ha poi responsabilità sulle scelte di gran parte della categoria, che invece ha bisogno di guide prive di conflitto di interessi. Riguardo ai prezzi, la farmacia deve tendere ad essere conveniente e deve diventare un punto di riferimento non solo per il farmaco ma per tutto il settore salute e benessere. Inoltre le farmacie non devono dimenticare l’importanza del pre-selling>.

Riguardo al punto due, è ovvio che dovete preoccuparvi solo se non avete dei bravi collaboratori. Ma insomma, il collaboratore è la risorsa più preziosa di una farmacia: non potete dare la colpa al capitale se la vostra farmacia non rende perchè avete dei collaboratori incapaci o che non siete stati in grado di formare, oppure se non potete permettervi dei bravi collaboratori perchè avete speso tutti i soldi in cose meno importanti, come riarredare la farmacia o comprare il robot. Riguardo al punto tre, è chiaro che se temete che il capitale potrà offrire un servizio migliore di voi significa che finora non avete lavorato per rendere il vostro servizio eccellente, oppure ci avete provato ma non ci siete riusciti. Ma nuovamente, questa non è colpa del capitale, è colpa vostra.

Prezzi bassi, migliori collaboratori, migliore servizio: dei tre rischi connessi all’avvento del capitale, uno non è un vero rischio e due non sono colpa del capitale.

Per riassumere, dei tre rischi connessi all’avvento del capitale, uno non è un vero rischio e due non sono colpa del capitale. Ad ogni modo, credo di poter dire che sia inevitabile che prima o poi le farmacie si apriranno al capitale: l’unica scelta che abbiamo a disposizione è tra continuare con un atteggiamento vittimista e rimboccarci le maniche e fare qualcosa. E mi piacerebbe che, finalmente, cominciassimo a parlare del cosa, perchè la paura del cambiamento è più pericolosa del cambiamento stesso. A mio parere, la soluzione è mettere al centro il farmacista, riportandolo al ruolo di professionista sanitario che gli compete. Ma naturalmente sono ansioso di conoscere anche le vostre opinioni, su farmacistiallavoro.it oppure sulla pagina Facebook di Farmacisti Al Lavoro.

5 pensieri riguardo “I farmacisti e la paura del capitale.”

  1. Concordo con l’articolo. Comprendo la necessità di difendere lo status quo, ma non trovo consono al ruolo l’allarmismo eccessivo di quei rappresentanti di categoria che, a quanto pare, non riescono a vedere che una sola parte del tutto.
    Il progresso va governato e non frenato.

  2. Ho lavorato diversi anni a Londra in farmacia ed usato i loro servizi come il MIUR o dare la pillola del giorno dopo, a Brixton mi è pure capitato di preparare e somministrare Metadone o Buprenorfina, tutti servizi che vengono cmq pagati! Ora stanno copiando da noi ed inseriscono l’omeopatia, la nutrizione, la fitoterapia ma l’extra cmq si paga! Da noi ci sono farmacisti preparati con corsi anche biennali di omeopatia o fitoterapia o nutrizione, ma il sapere del farmacista in Italia è gratuito per non parlare del misero stipendio!! Si guadagna come un commesso di qualsiasi negozio….

  3. Il capitale è una tragedia per il mondo farmacia e chi ci lavora lo sa. È vero la professionalità del farmacista un po’ paga, ma alla fine molti clienti, non tutti ma molti, dopo avergli fornito il tuo ottimo, professionale, qualificato e gratuito consiglio, ti ringrazieranno ma andranno comunque nella farmacia che gli farà pagare il prezzo più basso.. Alla faccia della professionalità, della salute e degli anni di studio persi (perché tali sono per questa laurea a questo punto). Inoltre non è etico che un qualsiasi imprenditore possa acquisire una farmacia senza laurea nel settore, inoltre come la si mette col pagamento di enpaf e ordine o di quei farmacisti che si sono dissanguati per acquisire una farmacia, magari semplicemente per poter fare quello per cui hanno studiato…. Ora alla luce di tutto ciò il sistema se rimarrà così collasserà, i piccoli e medi chiuderanno, alla faccia della capillarità e professionalità. Per vincere la battaglia bisogna fare allora come in Inghilterra, farmacista prescrittore e inventivare la Galenica, vera arte del farmacista. A questo punto non ci sarebbe capitale che tenga.. Ma in Italia sarà difficile per questo dico che questa legge ee una sciagura e spero che a questo punto venga abolita anche la laurea in farmacia…… (critica ironica)

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