La guerra ai farmacisti del dottor De Felice.

Da qualche anno il blogger de Il Fatto Quotidiano Domenico De Felice, di professione oculista, conduce una solitaria battaglia contro i farmacisti e i farmaci generici. In questo editoriale, Farmacisti Al Lavoro vi espone ed analizza alcune delle sue tesi.

Il rispetto reciproco tra professionisti sanitari  ha come fine ultimo la tutela della salute del paziente.

I rapporti tra professionisti sanitari dovrebbero essere condotti, come recitano sia il codice deontologico del farmacista che quello del medico, sulla base del rispetto reciproco e degli altrui ruoli. Di questi tempi la nostra categoria stenta spesso a dialogare in maniera costruttiva con la classe medica, almeno a livello istituzionale perché a livello locale spesso i singoli professionisti riescono a stabilire rapporti di reciproca stima, basati sul riconoscimento delle competenze dell’interlocutore. Questa necessità, il cui ultimo fine è la tutela della salute del paziente, sembra però sfuggire a Domenico De Felice, oculista milanese nonchè blogger de ilfattoquotidiano.it, che da qualche anno pare averci preso in antipatia. Le sue opinioni potrebbero tranquillamente passare sotto silenzio, se non venissero esposte dalle colonne di uno dei principali quotidiani online: ragione per cui si rende indispensabile, a nostro avviso, una risposta articolata.

Nel 2011, De Felice inizia la sua battaglia contro il farmaco generico, che però sembra basata più sull’opinione personale che su articoli scientifici.

I primi articoli del dottor De Felice compaiono nel 2011, quando nell’editoriale dal titolo “Farmaco o generico?” lo stesso mette in guardia i suoi lettori circa l’inefficacia dei farmaci equivalenti. Non è necessario portare studi a supporto di questa tesi- sulla quale non si puo’ certo dire che l’opinione scientifica sia unanime- in quanto secondo lo stesso “l’esperienza personale vale più di qualunque dichiarazione ufficiale o lavoro clinico”: lui ha usato il generico del Cibadrex per qualche giorno e la pressione si è immediatamente scompensata, ergo tutti i generici non funzionano. Porta comunque l’esempio dell’Aulin e della Nimesulide: “probabilmente entrambi provocano microemorragie gastriche, ma almeno il primo ha un efficace effetto antinevralgico”. In ogni caso, in questo primo articolo la nostra categoria non viene ancora chiamata in causa.

Nel 2012, avanza la tesi per cui i farmacisti avrebbero interesse diretto nel promuovere i farmaci generici.

Il primo riferimento ai farmacisti risale al 2012, quando in una lettera aperta a Beppe Grillo sostiene la necessità di eliminare de facto i farmaci generici, contrastando gli “interessi privati di industrie farmaceutiche e farmacisti”. Chiunque abbia un minimo di conoscenza del settore sa che parlare di interesse dei farmacisti relativamente ai farmaci generici è una colossale panzana: il prezzo di rimborso dei farmaci era infatti enormemente superiore prima dell’avvento dei farmaci equivalenti, ed è stato proprio il progressivo calo del costo dei farmaci dovuto all’immissione in commercio dei generici una delle cause dell’attuale crisi strutturale delle farmacie italiane. Prova ne sia il Decreto Tremonti del 15/04/11, quando dall’oggi al domani il prezzo di rimborso di diversi farmaci subì una diminuzione fino al 40%.

Recentemente, inizia a promuovere la distribuzione domiciliare dei farmaci al paziente cronico, paventando risparmi fino al 30%.

Comunque, per qualche anno De Felice smette di occuparsi dei farmacisti per dedicarsi ad altre battaglie- in particolare riguardanti l’interessante caso Avastin-Lucentis, che consigliamo ai nostri lettori di approfondire. Torna però alla carica nell’agosto dell’anno scorso, quando inizia a parlare della possibilità di distribuire direttamente i farmaci a domicilio, millantando possibili risparmi fino al 30% per le casse pubbliche. “La lobby dei farmacisti sarebbe d’accordo?”, si chiede. Spiegando poi che cosa pensa della nostra categoria, che a suo avviso si approfitterebbe “della malattia del cittadino per interesse privato”. Non vale la pena commentare nel merito il fasullo risparmio del 30% con la distribuzione a domicilio dei farmaci, perchè a questo ci ha già pensato Federfarma con una sua nota pubblicata in seguito all’inchiesta delle Iene sullo stesso argomento.  Ci preme invece sottolineare come lo stesso De Felice ritenga fondamentalmente superflua la figura del farmacista nel controllo e nella dispensazione dei medicinali: a quanto pare, per fare il nostro lavoro basta un postino.

Nell’ultima perla, consiglia ai lettori di ordinare i colliri online e mette in guardia i cittadini dai farmacisti, che a suo dire consiglierebbero il Tobral per qualunque disturbo oculare.

Nell’ultima perla datata 26 Luglio 2017, per avvalorare la tesi circa il possibile risparmio derivante dalla distribuzione dei farmaci a domicilio, ecco quanto dichiara: “tale cifra rileva dall’e-commerce delle aziende produttrici”, infatti “ordinando online le lacrime artificiali si può risparmiare fino al 30% spese di spedizione incluse”, anche se “la lobby dei farmacisti si guarda bene dal facilitare questi acquisti e risparmi”. Francamente irritato da questo atteggiamento che mi permetto di definire qualunquista ai limiti del complottismo (“lobby” di qua, “interesse privato sulla malattia” di là, come se gli oculisti non guadagnassero sulla salute delle persone esattamente come i farmacisti), decido di commentare il post. Non prima di aver letto la chiusa dell’articolo: “Con l’inizio delle vacanze”, dice De Felice, “spesso possono presentarsi banali rossori oculari generalmente dovuti ad agenti esterni (sole, salsedine, sabbia). Provate ad andare in farmacia ed esponete i vostri sintomi. Come io noto tutti i giorni nella mia professione, il farmacista vende la tobramicina collirio antibiotico: assolutamente inutile e costoso per le tasche del cittadino e della società. Qual’è la motivazione?”. Ecco il mio commento, e la risposta del dottore.    

Ecco le nostre domande al dottor De Felice: i farmacisti sono superflui? Sono guidati dal solo fine economico? E perchè allora propongono i generici?

Visto che lo stesso sembra convinto che la motivazione economica sia l’unica a guidare la nostra categoria, mi sarebbe fin troppo facile  dimostrare quanto ai farmacisti convenga molto di più vendere un collirio con la camomilla che un collirio con la tobramicina: prezzo maggiore e margine superiore. Per risparmiare fra l’altro ci sono diversi modi: il dottor De Felice per una visita oculistica chiede fra i 100 e 150 €, mentre io ho la fortuna di lavorare e vivere al confine con la moderna Slovenia, che vanta una sanità eccellente e oculisti molto più convenienti rispetto a quelli italiani, pur essendo altrettanto capaci e preparati. Se consigliassi ai miei clienti di attraversare il confine, probabilmente potrebbero risparmiare cifre ben superiori ai 3-4 € di sconto che avrebbero ordinando il Thealoz Duo online, ma nonostante questo preferisco fare riferimento a oculisti italiani di fiducia, perché ritengo che il costo sia un fattore marginale quando si parla di salute, o comunque meno importante di altri elementi quali la fiducia e il servizio. Comunque lascio che siano i miei lettori a formarsi una personale opinione su quanto hanno letto, e chiudo ponendo al dottor De Felice alcune domande aperte:

  1. Ritiene che il ruolo del farmacista nella gestione del paziente cronico sia superflua, al punto da poterla bypassare con una distribuzione domiciliare del farmaco?
  2. Ritiene che i farmacisti siano una categoria che, in barba al proprio codice deontologico, anteponga alla salute del paziente il proprio tornaconto economico?
  3. Ritiene che la promozione che i farmacisti hanno fatto in questi anni dei farmaci equivalenti sia dettata da ragioni economiche, nonostante l’evidente perdita di fatturato legata agli stessi?

La risposta.

<Grazie per il tempo che mi ha dedicato. Sono convinto che la onesta collaborazione fra medici, farmacisti ed operatori sanitari sia indispensabile per il bene esclusivo del paziente. È vero, chiedo per ogni mia visita fra le 90 ed i 150 euro. Ma ho visitato in 36 anni centinaia di persone gratuitamente in diverse occasioni. Ho lavorato in strutture pubbliche per anni, in strutture accreditate ed ora alla mia età visito solo privatamente ma non obbligo nessuno a venire da me. Ho scelto.
Credo che chi sia a contatto con la salute debba essere disponibile e trovare strade affinché il bene comune possa essere migliore e meno costoso.
Sono certo che per i farmaci cronici la consegna a domicilio sarebbe utile non solo per il risparmio della comunità ma per il paziente che non deve obbligatoriamente andare periodicamente dal medico di base ed in farmacia. Sono certo che i farmaci generici hanno grandi problematiche di bioequivalenza. Sono certo che l’Italia, ahimè ha ragione, sia peggio di molti Paesi anche limitrofi. Ad esempio per una delle sue citazioni, Avastin Lucentis, nel resto del mondo hanno deciso di usare il farmaco enormemente inferiore mentre in Italia la ministra Lorenzin ha messo nel CSM chi ha sintetizzato le due molecole (se crede cerchi la mia intervista a Report del 2015).

Le assicuro che io non ho nulla contro le aziende farmaceutiche o i farmacisti. Vorrei solo una maggior semplicità, chiarezza e dedizione da parte di tutti. Noi siamo a contatto con chi sta male. Loro, solo loro, hanno diritti. Noi tutti noi, io per primo, solo doveri. Credo, al suo contrario, che parliamo la stessa lingua. Potremmo forse fare la stessa lotta. Non contro qualcuno ma a favore di tutti.
La saluto cordialmente>.

Apprezziamo che il dottor De Felice ci abbia risposto in tempi brevi, e lo ringraziamo per aver mantenuto, come è stato da parte nostra, un tono cordiale e civile. Non possiamo però fare a meno di notare come tale risposta sia stata in molti punti evasiva. Ci auguriamo comunque che in futuro il dottore saprà porre una maggiore attenzione nella scelta delle parole e del modo di esprimere le proprie tesi, soprattutto per quelle riguardanti la nostra categoria, già bersaglio negli ultimi anni di un numero sufficiente di campagne denigratorie nonostante i farmacisti di comunità siano ogni giorno impegnati nella tutela della salute del paziente, che viene prima di qualunque considerazione economica.

14 pensieri riguardo “La guerra ai farmacisti del dottor De Felice.”

  1. Fra qualche anno le multinazionali del settore sostituiranno noi farmacisti con dispositivi automatizzati, che non sbaglieranno quasi mai, funzioneranno 24h/24, non si lamenteranno nè andranno in bagno, ecc.
    E’ il neocapitalismo che lo chiede…..

  2. Il dottore nn ha tutti i torti…..come oculista è ancora più evidente l’inefficacia dei generici. Cmq c’è stato un risparmio ….ma ci ha guadagnato solo ed esclusivamente lo stato , ne le aziende dei farmaci ne soprattutto i farmacisti ci hanno guadagnato, le.prime per abbassamento dei prezzi che porta a scarsa ricerca di.nuovi farmaci e i.secondo perché impreparati a fare gli imprenditori. Dire che i farmacisti nn siano fondamentali nella cura del paziente cronico è una sciocchezza oltre che un’offesa gratuita….siam laureati anche noi. Dire che siamo in una fase di transizione che ci obbligherà tutti a rinnovarsi

  3. Non conoscevo il signor De Felice (ho qualche difficoltà a chiamarlo dottore) ed è avvilente leggere le sue perle tanto quanto sapere che gli si conceda spazio su una testata giornalistica che stimo. Da parte mia merita solo indifferenza.

    1. La democrazia è il sale della vita. Nascondersi dietro solo un nome la certezza che al mondo ci sono molti che non la pensano come lei e che ci mettono, come me, la faccia. A prescindere.

  4. Che ci siano distorsioni e difficoltà nella nostra categoria non è una novità. Voler decapitare una categoria a prescindere mi sembra assai inopportuno e assai discutibile. Non ho letto le recensioni del dott. De Felice salvo questo vostro articolo riassuntivo. Ma la domanda sorge spontanea: “L’utenza quando ha necessità di qualsiasi farmaco o dispositivo deve rivolgersi sempre all’oculista Dott. De Felice con una parcella da € 100,00 a prestazione (eventualmente si può studiare un abbonamento) e poi recupera parziale l’importo risparmiando con un acquisto e-commerce?!!

  5. Grazie per il tempo che mi ha dedicato. Sono convinto che la onesta collaborazione fra medici, farmacisti ed operatori sanitari sia indispensabile per il bene esclusivo del paziente.
    È vero, chiedo per ogni mia visita fra le 90 ed i 150 euro. Ma ho visitato in 36 anni centinaia di persone gratuitamente in diverse occasioni. Ho lavorato in strutture pubbliche per anni, in strutture accreditate ed ora alla mia età visito solo privatamente ma non obbligo nessuno a venire da me. Ho scelto.
    Credo che chi sia a contatto con la salute debba essere disponibile e trovare strade affinché il bene comune possa essere migliore e meno costoso.
    Sono certo che per i farmaci cronici la consegna a domicilio sarebbe utile non solo per il risparmio della comunità ma per il paziente che non deve obbligatoriamente andare periodicamente dal medico di base ed in farmacia. Sono certo che i farmaci generici hanno grandi problematiche di bioequivalenza. Sono certo che l’Italia, ahimè ha ragione, sia peggio di molti Paesi anche limitrofi. Ad esempio per una delle sue citazioni, Avastin Lucentis, nel resto del mondo hanno deciso di usare il farmaco enormemente inferiore mentre in Italia la ministra Lorenzin ha messo nel CSM chi ha sintetizzato le due molecole.
    (Se crede cerchi la mia intervista a Report del 2015).
    Le assicuro che io non ho nulla contro le aziende farmaceutiche o i farmacisti.
    Vorrei solo una maggior semplicità, chiarezza e dedizione da parte di tutti.
    Noi siamo a contatto con chi sta male. Loro, solo loro, hanno diritti. Noi tutti noi, io per primo, solo doveri.
    Credo, al suo contrario, che parliamo la stessa lingua. Potremmo forse fare la stessa lotta. Non contro qualcuno ma a favore di tutti.
    La saluto cordialmente
    Domenico De Felice

  6. Sono a disposizione per qualunque altra precisazione specifica. Per ciò di mia competenza. Aspetto eventualmente una sui aiuto nella lotta comune. Ognuno nel proprio solo per il bene del cittadino che al nostro cospetto diviene paziente. Spesso troppo paziente.
    Credo che “metterci la faccia” sia un obbligo, oltre un grosso rischio personale glielo assicuro, per chi, come noi, ha la fortuna di svolgere un lavoro che spesso cura, anche se le aziende farmaceutiche non ci vogliono ne’ sani ne’ morti, solo malati!
    Le linko una delle mie interviste a Report riguardante il caso Avastin-Lucentis da me “scoperchiato” il 29 settembre 2011 con il mio primo articolo sul fattoquotidiano.it dal titolo “Perché curarne di meno pagando di più”.
    http://www.report.rai.it/dl/Report/extra/ContentItem-c8d38089-bd4b-4955-9df5-10dc4b11e780.html
    Spero di risentirla. Ho bisogno di persone costruttive che vogliano stare in prima linea. Il confronto leale è il pane della democrazia.
    Un cordiale saluto.
    DDF

  7. Vorrei rivolgere una serie di domande a quei professionisti laureati “detrattori” dei farmaci equivalenti/generici.
    Alcune domande sono preliminari, altre concettuali, alte ancora di posizione personale.
    1)innanzitutto Siamo tutti d’accordo che la medicina, almeno fino a oggi, non sia una scienza esatta ma una sorta di insieme di approssimazioni statistiche?
    2) siamo tutti d’accordo che un concetto fondamentale (sebbene ovviamente non l’unico) alla base Dell’efficacia terapeutica di una determinata sostanza, sia la sua concentrazione ematica?
    3)rimanendo sul concetto di concentrazione ematica, siamo tutti consapevoli del concetto di bioequivalenza e del perché si faccia riferimento ad un range del 20%?
    Bene. Poniamo che fin qui siamo tutti concordi.
    Vado avanti con le domande.
    4) Quali sono gli elementi oggettivi di vostra conoscenza che vi fanno ritenere differenze (sempre in difetto?) delle caratteristiche terapeutiche dei farmaci equivalenti? Avanzo delle ipotesi di risposta a questa domanda:
    A) “gli stabilimenti produtttivi dei generici non rispettano gli standard quali-quantitativi” – – allora le mia domand diventano:
    a quali stabilimenti vi riferite? Dove si trovano? Quali farmaci producono? Da chi avete avuto l’informazione? Chi, oltre a voi, conosce questa informazione? Per quale motivo, nè voi né chi conosce questa informazione non denuncia alle autorità competenti?
    B) “La quantità e/o concentrazione di principio/principii attivi sono diversi” – – allora le mie domande diventano: se le concentrazioni sono diverse, sono sempre necessariamente inferiori? Se siete farmacisti e come tali avete accesso alla Farmacopea Ufficiale, al Medicamenta e agli altri testi tecnici, avete mai verificato la concentrazione di principio attivo effettuando delle titolazioni? Se non avete verificato in prima persona, quali sono le vostre fonti relative a questi dati?
    C) “nei farmaci generici ci sono maggiori percentuali di impurezze relative ai processi produtttivi” – – anche qui le domande sorgono spontanee? Di quali impurezze parliamo? Conoscete le sintesi e i reagenti che ogni stabilimento adotta e le differenze tra i vari processi? Quale laboratorio ha certificato (e taciuto?) questi dati?
    D) “gli eccipienti utilizzati dai produttori di farmaci equivalenti sono differenti o comunque potenzialmente di peggiore qualità” – – anche qui come sopra: riscontri oggettivi? Nomi e cognomi? Perché non proporre denunce dettagliate e circostanziate, a pubblica tutela?
    Le altre domande sono:
    Se siamo sempre d’accordo sull’importanza dei concetti di concentrazione ematica e di bioequivalenza, escludendo differenze quantitative, osmotiche e di pH, le forme farmaceutiche iniettabili o in soluzione, in che misura e in virtù di quale parametro chimico-fisico possono determinare differenti curve di concentrazione plasmatica?
    Per adesso vorrei una risposta solamente a queste domande, successivamente possiamo approfondire la discussione.

  8. A scanso di equivoci mi presento: sono un farmacista dipendente, ho circa 10 anni di esperienza al banco. Non ho e non ho mai avuto alcun interesse economico nel campo dell’industria farmaceutica, né brand né equivalente.
    In questa sede Vorrei semplicemente rivolgere una serie di domande a quei professionisti laureati, medici, informatori o farmacisti “detrattori” dei farmaci cosiddetti equivalenti/generici.
    Alcune domande sono preliminari, altre concettuali, alte ancora di posizione personale.

    1)Innanzitutto: Siamo tutti d’accordo che la medicina, almeno fino a oggi, non sia una scienza esatta ma una sorta di insieme di approssimazioni statistiche?
    2) siamo tutti d’accordo che un concetto fondamentale (sebbene ovviamente non l’unico) alla base Dell’efficacia terapeutica di una determinata sostanza, sia la sua concentrazione plasmatica?
    3)rimanendo su questo concetto di concentrazione ematica, siamo tutti consapevoli del concetto di bioequivalenza e del perché si faccia riferimento ad un range del 20%?
    Se fin qui non siamo tutti consapevoli concordi e non voglio neppure andare oltre.
    Se invece partiamo dagli stessi presupposti, vado avanti con le domande.

    4) Quali sono gli elementi oggettivi di vostra conoscenza che vi fanno ritenere differenze (a proposito: ma sempre in difetto??) delle caratteristiche terapeutiche dei farmaci equivalenti? Avanzo io stesso alcune ipotesi di risposta a questa domanda:
    A) “gli stabilimenti produtttivi dei generici non rispettano gli standard quali-quantitativi” – – e di conseguenza le mie domande diventano:
    Precisamente, a quali stabilimenti vi riferite? Dove si trovano? Quali farmaci producono? Da chi avete avuto questa informazione? Chi, oltre a voi, conosce questa informazione? Per quale motivo, nè voi né chi conosce questa informazione non denuncia alle autorità competenti?
    B) “La quantità e/o concentrazione di principio/principii attivi, sono/possono essere diversi” – – e allora le mie domande diventano: se le concentrazioni sono diverse, sono sempre necessariamente inferiori? Se siete farmacisti e come tali avete accesso alla Farmacopea Ufficiale, al Medicamenta e agli altri testi tecnici, avete mai verificato la concentrazione di principio attivo effettuando delle titolazioni? Se non avete verificato in prima persona, quali sono le vostre fonti relative a questi dati di discordanza?
    C) “nei farmaci generici ci sono maggiori percentuali di impurezze relative ai processi produttivi” – – anche qui le domande sorgono spontanee: Di quali impurezze parliamo? Conoscete le sintesi e i reagenti che ogni stabilimento adotta e le differenze tra i vari processi? Quale laboratorio di analisi ha certificato (e nascosto??) questi dati?
    D) “gli eccipienti utilizzati dai produttori di farmaci equivalenti sono differenti o comunque potenzialmente di peggiore qualità” – – anche qui come sopra: riscontri oggettivi? Nomi e cognomi? Perché non proporre denunce dettagliate e circostanziate, a pubblica tutela?
    Le altre imprescindibili domande preliminari sono:
    Se siamo sempre tutti d’accordo sull’importanza dei concetti di concentrazione plasmatica e di bioequivalenza, ed escludendo differenze quantitative, osmotiche e di pH, in virtù di quale parametro chimico-fisico le forme farmaceutiche iniettabili o in soluzione possono determinare differenti curve di concentrazione plasmatica?

    Per adesso vorrei una risposta solamente a queste domande, successivamente possiamo approfondire la discussione.

    E nel caso in cui la discussione venisse portata avanti mi piacerebbe approfondire questi temi:
    A) coMarketing/farmaci copia,
    B) Documentazione e documentazione semplificata per Aic
    C) autorizzazione alla produzione
    D) certificazioni ISO delle officine di produzione
    E) logistica e appalti degli stabilimenti produttivi delle varie case farmaceutiche
    F) organigramma, acquisizioni, cessioni e fusioni recenti delle principali case farmaceutiche
    G) il fenomeno del reato di comparaggio e la sua evoluzione nel tempo
    E) biodisponibilita’ e bioequivalenza per tutte le varie forme farmaceutiche
    F) farmacovigilanza e segnalazioni di reazioni avverse/inaspettate
    G) studi di fase 1,2,3 ed effetti placebo e nocebo.

    Gli eventuali ulteriori argomenti verranno spontanei.
    Forse alla fine di una discussione che contempli tutti gli aspetti, capiremo tu un po’ meglio, io per primo.

  9. Buongiorno a tutti. Vorrei segnalare che la rubrica cerco/offro lavoro di federfarma non sempre mette tutti gli annunci dei farmacisti che cercano lavoro. In realta’ in quella rubrica di federfarma ci sono pochi annunci di cerco lavoro e di quei pochi, alcuni sono stati ripetuti piu’ volte, non lasciando spazio ai nuovi. Volevo fare un colloquio con il titolare di una farmacia in provincia di Milano e mi sono recato direttamente in farmacia. C’ era un collaboratore che mi ha risposto seccamente di tornare il giorno successivo. Subito dopo di me e’ entrata una ragazza, e indovinate chi si e’ precipitato a servirla…proprio il titolare della farmacia. E’ gia’ dura trovare lavoro.. se poi si aggiungono anche certi comportamenti non corretti..a volte mi capita di maledire il giorno in cui ho scelto di fare il farmacista..Un cordiale saluto a tutti.

    1. Martina
      28 agosto 2017
      Ciao Gianfranco purtroppo di colleghi scorretti ce ne sono, ma non possiamo cambiare la società.
      A me è capitato di fare pratica in una farmacia e di fare domande circa i tipi di ricette:elettronica e rossa su come spedirle con il programma ……… secondo il farmacista facevo troppe domande e volevo sapere troppo. Pertanto sono stata invitata a cambiare il mio modo di fare altrimenti potevo lasciare la farmacia

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