Guida ai farmaci in DPC.

Per aiutare i farmacisti a mantenersi aggiornati sui farmaci innovativi, nasce su FarmaciaNews una rubrica sui farmaci in DPC, organizzata per patologia. Farmacisti Al Lavoro vi presenta un’anteprima esclusiva, con i farmaci utilizzati nell’acromegalia. E voi, quanto vi sentite aggiornati sui farmaci innovativi?

Con l’avvento della DPC e della diretta, i farmacisti hanno perso confidenza con i farmaci innovativi. Su FarmaciaNews nasce una rubrica di aggiornamento professionale.

Con l’avvento della distribuzione per conto e della distribuzione diretta molti farmaci innovativi sono scomparsi dalle farmacie italiane, o comunque la loro dispensazione da parte del farmacista è diventata così infrequente da rendere difficile alla nostra professione un aggiornamento continuo e costante su questi presidi terapeutici. Per aiutare i farmacisti a mantenersi aggiornati, grazie ad una collaborazione con il nostro blog, la rivista FarmaciaNews pubblicherà nei prossimi mesi una rubrica dal titolo “Guida ai farmaci in DPC”, che parlerà dei diversi farmaci erogati in distribuzione per conto affrontando la trattazione per patologia. In questa anteprima esclusiva, Farmacisti Al Lavoro vi offrirà una breve panoramica sui tre farmaci utilizzati nel trattamento dell’acromegalia: lanreotide (Ipstyl), pasireotide (Signifor) e pegvisomant (Somavert). Nella prima puntata, che sarà pubblicata solo in cartaceo sul numero di settembre di FarmaciaNews, si parlerà invece dei farmaci in DPC utilizzati nella malattia renale cronica: sevelamer (Renvela, Renagel), lantanio (Foznol), paracalcitolo (Zemplar) e cinacalcet (Mimpara).

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Il farmacista, ostaggio di leggi assurde.

Anticoncezionali, mucolitici, benzodiazepine, antibiotici: farmaci per i quali il regime di dispensazione è, per ragioni diverse, completamente sbagliato. Ma chi legifera su questi temi come fa a non accorgersene? Un’ipotesi fondata, e una proposta concreta, in questo approfondimento di Farmacisti Al Lavoro.

Il carico burocratico che grava sul farmacista è notevole. Spesso è giustificato, ma talvolta è al limite del grottesco.

<Buongiorno>, esordisce la giovane cliente, <ecco la ricetta per la mia pillola. Mi puo’ dare la terapia per tre mesi che devo andare all’estero?>. <Certamente> , risponde il farmacista, <se vuole le do tre scatole singole, le paga 17€ l’una ma la ricetta rimane a lei. Oppure le do una scatola tripla: in questo modo risparmia, ma devo trattenere la ricetta e fra tre mesi dovrà tornare dal medico>. Questo breve dialogo, ai limiti del grottesco, è purtroppo un’amara realtà da quando, sulla base di una determinazione del 23/12/2015, l’Aifa ha imposto alle farmacie italiane di trattare le ricette per le scatole trimestrali dei farmaci contraccettivi orali come non ripetibili. Come i colleghi sanno bene, il carico burocratico che grava sul farmacista è notevole ma, in generale, le norme che regolamentano l’accesso al farmaco hanno come fine ultimo la tutela della salute del paziente. In un nostro recente approfondimento abbiamo affrontato il tema della ricetta medica, del suo razionale e del fatto che, in linea di massima, la ricetta costituisca un problema relativo per il lavoro quotidiano di ciascuno di noi. Tuttavia, ci spiace constatare che esistono anche molti casi assurdi, che inevitabilmente mettono in difficoltà il farmacista nei confronti del cittadino. In questo editoriale, vogliamo portare alcuni esempi, quindi andare all’origine del problema e infine, nei limiti delle nostre possibilità, formulare una proposta concreta.

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Farmacie: come funziona il servizio notturno?

Quando è dovuto il diritto di chiamata? In quali casi il farmacista può rifiutarsi di intervenire? In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro vuole offrire un chiarimento ai cittadini, che spesso in buonafede ignorano i meccanismi di funzionamento del servizio notturno.

L’obbligo di intervento del farmacista di turno è un argomento che talvolta genera incomprensioni tra il cittadino che ha bisogno di un farmaco durante l’orario di chiusura della farmacia e il farmacista reperibile. In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro vuole offrire un chiarimento su questo tema controverso, delineando quali siano gli effettivi doveri del farmacista responsabile del servizio notturno. In particolare vogliamo focalizzare la nostra attenzione su due aspetti, spesso in buonafede ignorati dal cittadino: il diritto di chiamata e l’obbligo di ricetta medica urgente.

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La guerra ai farmacisti del dottor De Felice.

Da qualche anno il blogger de Il Fatto Quotidiano Domenico De Felice, di professione oculista, conduce una solitaria battaglia contro i farmacisti e i farmaci generici. In questo editoriale, Farmacisti Al Lavoro vi espone ed analizza alcune delle sue tesi.

Il rispetto reciproco tra professionisti sanitari  ha come fine ultimo la tutela della salute del paziente.

I rapporti tra professionisti sanitari dovrebbero essere condotti, come recitano sia il codice deontologico del farmacista che quello del medico, sulla base del rispetto reciproco e degli altrui ruoli. Di questi tempi la nostra categoria stenta spesso a dialogare in maniera costruttiva con la classe medica, almeno a livello istituzionale perché a livello locale spesso i singoli professionisti riescono a stabilire rapporti di reciproca stima, basati sul riconoscimento delle competenze dell’interlocutore. Questa necessità, il cui ultimo fine è la tutela della salute del paziente, sembra però sfuggire a Domenico De Felice, oculista milanese nonchè blogger de ilfattoquotidiano.it, che da qualche anno pare averci preso in antipatia. Le sue opinioni potrebbero tranquillamente passare sotto silenzio, se non venissero esposte dalle colonne di uno dei principali quotidiani online: ragione per cui si rende indispensabile, a nostro avviso, una risposta articolata.

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Medicazioni in farmacia: possono essere fatte dal farmacista?

Le uniche figure professionali abilitate ad eseguire medicazioni sono il medico e l’infermiere. Ma come comportarsi quando in farmacia arriva qualcuno con una sbucciatura e ci chiede aiuto per fare una medicazione? L’analisi di Farmacisti Al Lavoro.

Il cliente che chiede aiuto per fare una medicazione mette spesso in imbarazzo il farmacista.

La situazione è una di quelle capaci di mettere in imbarazzo anche il farmacista più navigato, forse più della richiesta di un farmaco etico in assenza della prevista ricetta medica: entra la mamma di un bambino appena caduto dalla bicicletta e, dopo aver acquistato delle garze, un disinfettante e un pacco di cerotti ci chiede se possiamo aiutarla a mettere la medicazione al figlio. Il farmacista, intimorito, risponde generalmente di “non essere autorizzato a farlo”, e questo causa spesso insoddisfazione nel cliente il quale percepisce il rifiuto del farmacista come una dimostrazione di disinteresse. In questo approfondimento vogliamo provare a rispondere alla seguente domanda: ma davvero al farmacista è fatto divieto di aiutare una persona a mettere un cerotto?

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Farmacisti: guida ai nuovi voucher.

I nuovi voucher possono essere utilizzati anche dalle farmacie, ma con diverse limitazioni. Quali sono le modalità di utilizzo dei nuovi voucher per i farmacisti? Ve lo raccontiamo in questo approfondimento.

Si chiamano PrestO e sono lo strumento che ha sostituito i vecchi voucher.

Si chiamano PrestO e sono la nuova modalità con cui le aziende, tra cui le farmacie, possono avvalersi di collaboratori occasionali. Dopo l’abolizione dei voucher si era infatti creato un vuoto normativo per cui alle farmacie che avevano bisogno di un aiuto per coprire un periodo di ferie di un dipendente o una malattia dell’ultimo minuto non restava che avvalersi di un farmacista libero professionista o, soluzione certamente più scomoda, stipulare un contratto di lavoro subordinato a termine. Il problema è che i farmacisti liberi professionisti sono ancora molto pochi, sicuramente inadeguati per numero a coprire una domanda che invece è in crescita. L’Inps, con la circolare 107/2017, ha reso note le modalità di utilizzo dei nuovi voucher, che Farmacisti Al Lavoro ha sintetizzato per i suoi lettori.

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La consulenza del farmacista: è possibile farla pagare?

Molti colleghi si chiedono se il farmacista debba essere retribuito per la prestazione professionale associata alla vendita. L’argomento presenta notevoli criticità, ma per quanto riguarda la consulenza pagata ci sono ampi margini di manovra, anche se non nei termini in cui viene comunemente presentata.

Molti colleghi ritengono che l’assistenza alla vendita del farmaco dovrebbe essere retribuita.

In diverse occasioni, a Farmacisti Al Lavoro sono pervenute domande riguardo alla possibilità, per il farmacista, di far pagare ai clienti la propria consulenza. Molti colleghi ritengono infatti che, aldilà della mera vendita del prodotto, l’assistenza prestata dal farmacista al cliente sull’acquisto di un farmaco dovrebbe essere retribuita. In questo approfondimento vogliamo analizzare le criticità di questo tipo di soluzione, e capire invece quali siano i possibili margini di manovra per un farmacista che voglia vedersi retribuita la propria conoscenza scientifica, indipendentemente dalla vendita del farmaco.

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Il falso problema della ricetta medica.

“Servirebbe la ricetta”, una delle frasi più pronunciate ogni giorno nelle farmacie italiane e che spesso genera discussioni e lamentele da parte dei clienti. In questo editoriale, Farmacisti Al Lavoro vi racconta perchè- al netto di alcune inevitabili situazioni- quello della ricetta medica è un problema che non si pone.

Il cliente entra in farmacia e chiede una scatola di Oki. Il farmacista sospira, corruga la fronte e pronuncia la fatidica frase.

La scena è una di quelle che si vedono ogni giorno, in molte farmacie italiane: <Buongiorno>, chiede il cliente, <Potrei avere una scatola di Oki bustine?>. Il farmacista corruga la fronte, sospira e pronuncia la fatidica frase: <Per l’Oki servirebbe la ricetta>. Badate bene che, ai fini di quanto voglio dire, è indifferente che poi l’Oki venga esitato o meno. Personalmente, ci ho sempre visto qualcosa di molto brutto, quasi degradante in questa frase così apparentemente innocua, <Servirebbe la ricetta>. Negli anni ci ho riflettuto molto, e in questo editoriale mi piacerebbe esporvi il risultato delle mie riflessioni, sperando di riuscire a sensibilizzare quanti più colleghi possibile sull’importanza di esordire, alla richiesta di un farmaco etico da parte di un cliente sprovvisto di prescrizione, con un approccio diverso. Perchè, a rifletterci bene, quello della ricetta medica potrebbe essere un problema molto più piccolo di quanto noi lo facciamo.

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Obiezione respinta: la mappa dei farmacisti obiettori.

Nella vostra farmacia si fa obiezione di coscienza? Nato da un’iniziativa di femministe pisane, il progetto Obiezione Respinta si propone di mappare le farmacie e gli ospedali dove viene praticata l’obiezione di coscienza sul territorio nazionale. Farmacisti Al Lavoro ha intervistato le promotrici dell’iniziativa, scoprendo di che si tratta e come nascono le segnalazioni.

Nonostante la possibilità di libera vendita a donne maggiorenni, nel 2015 ancora due farmacie su dieci negavano la pillola del giorno dopo a chi ne faceva richiesta.

Periodicamente, fra un servizio delle Iene e un altro, torna alla ribalta il dibattito sull’obiezione di coscienza per i farmacisti, oggetto peraltro di una proposta di legge formulata nel 2016 dagli onorevoli Gigli e Sberna. Come i colleghi sanno bene, dall’8 maggio 2015 i farmaci per la contraccezione d’emergenza possono essere erogati anche senza prescrizione medica, purchè a donne maggiorenni. Nonostante questa possibilità, l’associazione Vitadidonna nel 2015 segnalava come in due farmacie su dieci venisse comunque praticata un’obiezione di coscienza non ammessa dall’attuale legislazione, tanto da indurre la FOFI a diramare una circolare per specificare le nuove modalità di dispensazione di EllaOne e Norlevo. Per aiutare le giovani donne ad esercitare il loro diritto, spesso negato, un gruppo di femministe pisane ha recentemente sviluppato un progetto dal nome Obiezione Respinta, con l’obiettivo di creare una mappatura del territorio nazionale con le farmacie e le strutture ospedaliere dove viene praticata l’obiezione di coscienza. Farmacisti Al Lavoro vi presenta un’intervista alle promotrici del progetto.

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Farmacisti: siete d’accordo con il DDL Lorenzin sui vaccini obbligatori?

Cosa ne pensate, come farmacisti, del DDL Lorenzin? Qual è la vostra opinione scientifica riguardo ai vaccini? E che cosa fate se un cliente vi chiede consiglio perché il pediatra ha sconsigliato le vaccinazioni? Il sondaggio di Farmacisti Al Lavoro.

Ufficialmente la FOFI appoggia il DDL Lorenzin, ma sui social le opinioni dei farmacisti appaiono contrastanti.

Il dibattito sulle vaccinazioni è recentemente ritornato in auge con il DDL Lorenzin, che impone l’obbligatorietà di alcune vaccinazioni a tutti i bambini che non presentino controindicazioni di natura medica. La posizione istituzionale dei farmacisti è apparentemente favorevole, con Andrea Mandelli che nel suo doppio ruolo di presidente FOFI e di senatore ha apertamente appoggiato il disegno di legge, proponendo peraltro che alcune vaccinazioni possano essere effettuate direttamente in farmacia. D’altra parte, la posizione dei singoli professionisti è tutt’altro che scontata, e va da posizioni prudenti ad altre apertamente antivacciniste, fino al caso estremo del collega che sui social ha minacciato di morte il professor Burioni, uno dei maggiori sostenitori della pratica e dell’obbligo vaccinale. In questo sondaggio, Farmacisti Al Lavoro vuole cercare di pesare le varie opinioni all’interno della nostra categoria. Ecco le domande che rivolgiamo ai colleghi farmacisti.

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