Lo sconto medici in farmacia.

In questo sondaggio abbiamo chiesto ai farmacisti italiani se nella farmacia dove operano venga praticato uno sconto ai medici, e che cosa pensino di questa pratica che appare ancora piuttosto diffusa.

“Sono un medico, mi fa lo sconto?”. A chiunque lavori in farmacia è capitato, prima o poi, di sentirsi dire una frase del genere.

“Sono un medico, mi fa lo sconto?”. A chiunque lavori in farmacia è capitato, prima o poi, di sentirsi dire una frase del genere. Ma da dove nasce questa pratica? Se vogliamo cercare un’origine storica, dobbiamo probabilmente risalire ai tempi, ormai sempre più remoti, in cui le farmacie lavoravano quasi esclusivamente con la mutua e quindi i bilanci dipendevano, in larga misura, dal comportamento prescrittivo dei medici generalisti. Adesso molte grandi farmacie, quelle urbane in particolare, hanno portato la percentuale di fatturato SSN al di sotto del 40% e sicuramente i farmacisti hanno smesso di dipendere dai medici per quanto riguarda le vendite di medicinali, aumentando progressivamente le competenze e la capacità di consiglio. Tuttavia, lo sconto medici pare ancora diffuso in molte realtà. In questo sondaggio, abbiamo chiesto ai farmacisti se nella farmacia dove operano viga ancora lo sconto medici, di quale misura sia e, soprattutto, che cosa ne pensino.

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Farmaco danneggiato: quando ne risponde il collaboratore?

La farmacia puo’ rivalersi sul collaboratore che danneggia un farmaco mentre lavora? L’opinione di Farmacisti Al Lavoro.

Buonasera, sono una collega impiegata nella farmacia del mio paese. Oggi, caricando l’ordine, ho rotto per sbaglio una confezione di insulina Lantus Solostar di proprietà dell’azienda sanitaria (distribuzione per conto). Abbiamo dovuto ordinare una nuova confezione per la paziente, ma l’azienda sanitaria ha addebitato alla farmacia dove lavoro il costo della prima confezione. Lei crede che la titolare potrà rivalersi su di me?
Dott.ssa Anna Lapril

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Titolari di farmacia, di parafarmacia e dipendenti: a chi pesa di più l’ENPAF?

In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro studia le regole del nostro ente pensionistico, facendo un confronto con la cassa dei medici. Inoltre si chiede che cosa possano fare i farmacisti dipendenti per ridurre il peso dell’ENPAF nei loro confronti.

Quando Farmacisti Al Lavoro si è occupato della rappresentanza dei farmacisti dipendenti all’interno del nostro ente pensionistico, era partito dal seguente presupposto: non è possibile abolire l’ENPAF, come molti farmacisti vorrebbero, perché tutte le professioni ordinistiche devono per legge dotarsi di una cassa professionisti. Quello che cambia, da una cassa all’altra, sono le regole per il calcolo dei contributi, che possono generare grosse disparità all’interno di una categoria. Per farvi capire ciò che intendo dire, in questo articolo vi porterò l’esempio di un’altra cassa professionisti, l’ENPAM, che applica un diverso regolamento contributivo. Vedremo che cosa cambierebbe se i farmacisti, titolari e dipendenti, fossero iscritti alla cassa dei medici.

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La cortesia tra colleghi.

In questo sondaggio abbiamo chiesto ai farmacisti italiani che cosa farebbero se ricevessero la richiesta di un farmaco etico da un collega sprovvisto di prescrizione medica. Ecco i risultati.

Tecnicamente un farmacista, non avendo facoltà di prescrivere, non potrebbe ottenere nemmeno una confezione di Oki senza prescrizione.

In attesa che la nostra federazione porti avanti la sacrosanta battaglia per l’istituzione della figura del farmacista prescrittore, il medico e l’odontoiatra sono gli unici soggetti attualmente autorizzati dalla legge ad approvvigionarsi di farmaci etici per l’utilizzo nell’uomo. Di conseguenza, qualunque medico può entrare in una qualunque farmacia d’Italia e, mediante la presentazione della sola tessera di iscrizione all’ordine, richiedere un qualunque medicinale disponibile sul territorio. Naturalmente sarà facoltà del farmacista, qualora si tratti di medicinali che richiedono formalità o adempimenti particolari, chiedere al medico di compilare estemporaneamente una ricetta su carta semplice, ma almeno per i medicinali di tabella 4 questo per prassi non viene fatto. Ma che cosa succede se ad aver bisogno di un farmaco etico è un farmacista? Nel caso il collega si trovi nella sua farmacia o nella farmacia dove lavora, la soluzione è semplice: prendere il farmaco, scaricarlo e pagarlo. Diverso è invece il caso in cui il collega si trovi fuori sede. Anche il farmacista possiede una tessera di iscrizione all’ordine ma tecnicamente, non avendo ancora la facoltà di prescrivere, non gli sarebbe permesso ottenere nemmeno una confezione di bustine di Oki senza ricetta. Farmacisti Al Lavoro ha voluto realizzare un sondaggio per capire come si comportano i farmacisti quando ricevono la richiesta di un farmaco etico da parte di un collega sprovvisto di prescrizione medica.

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Il farmacista dipendente, una figura senza rappresentanza

Chi rappresenta i farmacisti all’interno degli Ordini? Farmacisti Al Lavoro ha scoperto che i farmacisti dipendenti sono praticamente senza rappresentanza.

Ci scrive un collega meridionale: <Da noi i farmacisti non titolari non sono tutelati dall’ordine provinciale, che è composto esclusivamente da titolari>.

Qualche tempo fa ha scritto a Farmacisti Al Lavoro, in una mail privata che pubblico con il suo consenso, un collega iscritto ad un Ordine di una regione meridionale che, dopo aver prestato servizio per due settimane presso una farmacia stagionale, è stato lasciato a casa e non è stato pagato: <Purtroppo da noi i neolaureati non figli di farmacisti non sono tutelati dall’Ordine provinciale, che è composto da titolari che hanno deciso che dobbiamo prestare i primi due anni di pratica professionale a titolo gratuito. Se vogliamo imparare siamo costretti ad entrare nelle loro farmacie, lavorare a tutti gli effetti, senza però essere retribuiti come nelle altre città d’Italia. Nessuno di noi si oppone a questo sistema, perché significherebbe non lavorare mai più in questo settore. Qualcuno lascia questa terra, altri invece non possono andare via e sono costretti ad abbassare la testa, oppure a cercare altri tipi di lavoro. Spero comunque di riuscire a risolvere questa situazione>. Esiste davvero un accordo tra i titolari che costringe i farmacisti non titolari di quella provincia a lavorare gratis due anni prima di essere assunti? Non abbiamo modo di saperlo, e vogliamo pensare di no. Tuttavia, osservando il consiglio direttivo di quell’Ordine provinciale, ho facilmente identificato come titolari di farmacia il presidente, il segretario, il tesoriere e nove consiglieri su undici. Solo un consigliere sembrerebbe essere un collaboratore, mentre il vicepresidente e l’ultimo consigliere sono rispettivamente un dipendente dell’azienda sanitaria e un docente universitario. Dopo questa breve indagine, ho deciso che avrei studiato il fenomeno più a fondo: è possibile che anche nelle altre province italiane i farmacisti collaboratori non siano rappresentati all’interno degli ordini? Così ho fatto una ricerca a livello nazionale riguardante i presidenti degli Ordini. Prima ancora, però, ho voluto studiare numericamente quali fossero le forze in gioco.

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Farmacie, parafarmacie e GDO: chi assume e chi no?

In quali esercizi farmaceutici si trova più facilmente lavoro? In farmacia, in parafarmacia o nella GDO? Farmacisti al Lavoro ha risposto a questa domanda.

<In un anno abbiamo pubblicato più di 1.400 inserzioni di farmacie, parafarmacie e aziende che richiedevano personale, attivando una relazione diretta tra offerta e domanda di lavoro. E di questi tempi e con la crisi generale, compresa quella del nostro settore, mi sembra un risultato molto buono che dimostra come la relazione diretta e senza filtri tra professionisti funzioni e possa portare a soluzioni concrete>. Così dichiarava  il presidente dei farmacisti italiani, il dottor Andrea Mandelli, riguardo ai risultati raggiunti dal sito farmalavoro.it, che ha sicuramente il merito di aver riunito in un unico portale, per giunta istituzionale, le offerte di lavoro rivolte ai laureati in farmacia e CTF. Tuttavia, come ormai ha imparato a sue spese chi dedica le proprie energie alla ricerca di un lavoro, le offerte non hanno tutte la stessa appetibilità, senza contare che è importante conoscere la distribuzione geografica delle offerte per valutare anche un eventuale trasferimento a scopo lavorativo. In un blog che si occupa del lavoro in farmacia, era doveroso offrire ai lettori un’analisi che rispondesse a queste domande: che tipo di lavoro può trovare oggi un farmacista? Dove si trovano le migliori offerte? Chi offre più lavoro, e quindi dove è meglio portare il curriculum?

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Il farmacista e il lavoro autonomo occasionale

L’ENPAF ha già chiarito come i farmacisti non possano esercitare la professione come prestazione occasionale. In quali casi puo’ essere utile al farmacista questo istituto?

Un farmacista non puo’ esercitare la sua professione come autonomo occasionale, ma può in alcuni casi svolgere prestazioni occasionali.

Come ormai sapranno i miei lettori, in questi mesi su Farmacisti Al Lavoro mi sono dedicato ad un percorso di approfondimento degli aspetti, perlopiù normativi, del lavoro in farmacia. In seguito a questi articoli, in molti mi hanno scritto per chiedermi informazioni su casi specifici, ai quali spero di aver saputo dare una risposta accurata e puntuale. Uno degli argomenti nei quali ho riscontrato la maggiore confusione è indubbiamente quello della cosiddetta collaborazione occasionale in farmacia, ed in particolare: come può un farmacista svolgere una collaborazione occasionale in farmacia? Partiamo subito dal seguente paradigma, che ormai da un punto di vista legislativo è indiscutibile: un farmacista può- in limitati casi- svolgere prestazioni occasionali come autonomo, una farmacia può- in casi ancora più limitati- avvalersi di lavoratori autonomi occasionali, ma un farmacista non può in nessun caso esercitare la sua professione in farmacia come autonomo occasionale. Perchè allora un articolo sul lavoro autonomo occasionale? Per due ragioni: innanzitutto, perchè è bene che i farmacisti che nonostante tutto utilizzano questa tipologia contrattuale siano informati riguardo alle potenziali conseguenze del loro operato; e inoltre perchè vi sono alcuni casi in cui questa forma di lavoro può risultare utile ai colleghi, sia titolari che collaboratori di farmacia. Da questi ultimi, in particolare, la prestazione come autonomi occasionali può essere utilizzata per ricavare qualche introito extra senza necessità di aprire la partita IVA, che pure puo’ essere una scelta vantaggiosa in alcuni contesti.

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