I farmacisti collaboratori soddisfatti: prima parte.

Oltre due terzi dei farmacisti collaboratori sono insoddisfatti del proprio lavoro. Che cosa possono fare questi colleghi per sentirsi più realizzati? Lo abbiamo chiesto ad alcuni collaboratori che al contrario si dicono pienamente soddisfatti della propria posizione. In questa prima parte la nostra intervista alla dottoressa Justine Farina, la farmacista più social d’Italia.

Esiste una minoranza silenziosa di farmacisti collaboratori entusiasti e soddisfatti. Che cos’hanno di diverso? Lo scopriamo in questa intervista a Justine Farina.

Il quadro che emerge da un recente sondaggio di Farmacia Virtuale è tragico: oltre due terzi dei farmacisti si dicono insoddisfatti del proprio lavoro. La scarsa retribuzione e le poche possibilità di carriera sono additate come la principale causa di questa percezione, tanto che molti giovani colleghi iniziano a valutare percorsi alternativi, come quello per diventare nutrizionisti. Eppure, esiste una minoranza silenziosa di farmacisti collaboratori contenti della propria posizione: che cos’hanno di diverso questi colleghi?  In questa serie di interviste cercheremo di dare alcune possibili risposte a questa domanda, soprattutto nell’ottica di aiutare i farmacisti più scontenti a trovare la propria strada. La prima collega che avremo il piacere di intervistare è la dottoressa Justine Farina, da molti conosciuta come la farmacista più social d’Italia in quanto responsabile di una pagina che mette insieme 100.000 likes su Facebook, dove la stessa compare come volto principale per dare consigli qualificati in tema di salute ai propri followers.

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Formamico: “Le catene ci fanno una pippa”.

Dall’evento perugino emerge finalmente l’immagine di una farmacia che non ha paura dell’avvento delle catene. Moderna, efficiente, ma capace di riscoprire il ruolo sociale del farmacista. Il resoconto dell’evento di Farmacisti Al Lavoro.

<I professionisti che vogliono distinguersi dalla massa devono andare oltre la mera logica del profitto>.

<Il guadagno non è un obiettivo, ma è la conseguenza dei nostri obiettivi>. A suon di sconti, offerte e promozioni raccontate da espositori talmente ingombranti da nascondere il farmacista al banco, la farmacia  italiana dell’ultimo decennio è finita per assomigliare sempre di più ad una bottega, relegando il farmacista ad un ruolo di commesso. Ma nel momento più difficile, quello appena successivo all’approvazione del Ddl Concorrenza, arriva finalmente una boccata d’aria fresca. Ho partecipato con entusiasmo al corso di formazione tenuto a Perugia lo scorso weekend e organizzato da Damiano Marinelli, ed in questo approfondimento mi piacerebbe fare un resoconto delle idee più interessanti fra quelle che sono emerse.

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In viaggio verso Formamico.

Questo fine settimana a Perugia ripartono i lavori di Formamico, evento formativo dove si parlerà della “farmacia delle persone”, da contrapporre a quella “farmacia dei prodotti” destinata a perdere la sfida con il capitale. Farmacisti Al Lavoro sarà presente: ecco di cosa si parlerà.

Venerdì a Perugia si terranno i lavori di Formamico. Tra i relatori Marinelli, Labrozzi, Ranaudo e Robin Good.

Questo venerdì a Perugia partiranno i lavori di Formamico, evento da molti definito il più importante corso di formazione per titolari in Italia. Fra i relatori ci saranno Damiano Marinelli, che abbiamo già incontrato in passato in un’intervista sui principali errori compiuti dalle farmacie e dai farmacisti, Angelo Labrozzi, farmacista di San Salvo noto per avere la farmacia più seguita sul web in Italia, il professor Carlo Ranaudo e Robin Good, che terrà lo speech finale. Quest’anno, anche Farmacisti Al Lavoro sarà presente, ed in questo articolo vogliamo anticipare ai nostri lettori che cosa ci aspetta.

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Il vero problema della ricetta medica.

La necessità di una prescrizione cartacea, originale e autografa, è talmente assoluta da non lasciare spazio alle eccezioni. Perchè non rendere valide, in alcuni specifici casi, le prescrizioni telefoniche, via e-mail o via fax? L’analisi, ed un sondaggio per raccogliere il parere dei colleghi, in questo editoriale di Farmacisti Al Lavoro.

Esistono alcune situazioni in cui il paziente ha delle reali difficoltà logistiche a procurarsi in tempo utile una prescrizione cartacea.

In un nostro recente editoriale, abbiamo visto come il problema della richiesta di farmaci in assenza della prevista prescrizione medica sia, in molti casi, sopravvalutato: molte problematiche comuni possono essere tranquillamente gestite con farmaci da banco, mentre per quanto riguarda il paziente cronico la legge autorizza il farmacista a dispensare alcuni farmaci in caso di urgenza. Esistono invece alcune situazioni in cui un farmaco etico è necessario, ma il paziente per ragioni logistiche ha delle reali difficoltà a procurarsi una prescrizione in tempo utile: ed è proprio di questo problema che ci vogliamo occupare in questo editoriale. In particolare, vogliamo cercare di capire come mai, ancora nel 2017, con la sola eccezione della ricetta dematerializzata, l’unica prescrizione medica valida sia quella autografa e redatta in originale dal medico curante.

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Circolare ENPAF sul lavoro occasionale: qualcosa è cambiato?

Una circolare ENPAF recentemente diramata sembrerebbe aprire la strada alle collaborazioni occasionali in ritenuta d’acconto. Ma siamo sicuri che sia proprio così?

La circolare non fa riferimento alla prestazione occasionale in ritenuta d’acconto, ma ai nuovi voucher.

Con la circolare numero 18 di settembre 2017 l’ENPAF ha informato i suoi iscritti che, pur non essendo configurabile rispetto ai professionisti iscritti ad un albo, qualora venga comunque attivato “nonostante l’affermata incompatibilità, il lavoro occasionale, ai fini Enpaf, consente di beneficiare della riduzione contributiva o dell’applicazione del contributo di solidarietà”.  Sulle prime anche noi di Farmacisti Al Lavoro siamo rimasti stupiti: che si trattasse di una prima apertura da parte dell’ente nei confronti della cosiddetta “prestazione occasionale”, detta anche impropriamente “prestazione con ritenuta d’acconto”?  Infatti a causa delle normative sempre più restrittive era diventato ormai praticamente impossibile per un farmacista senza partita Iva effettuare prestazioni occasionali. Ecco però quanto risultato da una più attenta disamina della circolare.

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Farmacie: come funziona il servizio notturno?

Quando è dovuto il diritto di chiamata? In quali casi il farmacista può rifiutarsi di intervenire? In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro vuole offrire un chiarimento ai cittadini, che spesso in buonafede ignorano i meccanismi di funzionamento del servizio notturno.

L’obbligo di intervento del farmacista di turno è un argomento che talvolta genera incomprensioni tra il cittadino che ha bisogno di un farmaco durante l’orario di chiusura della farmacia e il farmacista reperibile. In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro vuole offrire un chiarimento su questo tema controverso, delineando quali siano gli effettivi doveri del farmacista responsabile del servizio notturno. In particolare vogliamo focalizzare la nostra attenzione su due aspetti, spesso in buonafede ignorati dal cittadino: il diritto di chiamata e l’obbligo di ricetta medica urgente.

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Medicazioni in farmacia: possono essere fatte dal farmacista?

Le uniche figure professionali abilitate ad eseguire medicazioni sono il medico e l’infermiere. Ma come comportarsi quando in farmacia arriva qualcuno con una sbucciatura e ci chiede aiuto per fare una medicazione? L’analisi di Farmacisti Al Lavoro.

Il cliente che chiede aiuto per fare una medicazione mette spesso in imbarazzo il farmacista.

La situazione è una di quelle capaci di mettere in imbarazzo anche il farmacista più navigato, forse più della richiesta di un farmaco etico in assenza della prevista ricetta medica: entra la mamma di un bambino appena caduto dalla bicicletta e, dopo aver acquistato delle garze, un disinfettante e un pacco di cerotti ci chiede se possiamo aiutarla a mettere la medicazione al figlio. Il farmacista, intimorito, risponde generalmente di “non essere autorizzato a farlo”, e questo causa spesso insoddisfazione nel cliente il quale percepisce il rifiuto del farmacista come una dimostrazione di disinteresse. In questo approfondimento vogliamo provare a rispondere alla seguente domanda: ma davvero al farmacista è fatto divieto di aiutare una persona a mettere un cerotto?

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Farmacisti: guida ai nuovi voucher.

I nuovi voucher possono essere utilizzati anche dalle farmacie, ma con diverse limitazioni. Quali sono le modalità di utilizzo dei nuovi voucher per i farmacisti? Ve lo raccontiamo in questo approfondimento.

Si chiamano PrestO e sono lo strumento che ha sostituito i vecchi voucher.

Si chiamano PrestO e sono la nuova modalità con cui le aziende, tra cui le farmacie, possono avvalersi di collaboratori occasionali. Dopo l’abolizione dei voucher si era infatti creato un vuoto normativo per cui alle farmacie che avevano bisogno di un aiuto per coprire un periodo di ferie di un dipendente o una malattia dell’ultimo minuto non restava che avvalersi di un farmacista libero professionista o, soluzione certamente più scomoda, stipulare un contratto di lavoro subordinato a termine. Il problema è che i farmacisti liberi professionisti sono ancora molto pochi, sicuramente inadeguati per numero a coprire una domanda che invece è in crescita. L’Inps, con la circolare 107/2017, ha reso note le modalità di utilizzo dei nuovi voucher, che Farmacisti Al Lavoro ha sintetizzato per i suoi lettori.

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La consulenza del farmacista: è possibile farla pagare?

Molti colleghi si chiedono se il farmacista debba essere retribuito per la prestazione professionale associata alla vendita. L’argomento presenta notevoli criticità, ma per quanto riguarda la consulenza pagata ci sono ampi margini di manovra, anche se non nei termini in cui viene comunemente presentata.

Molti colleghi ritengono che l’assistenza alla vendita del farmaco dovrebbe essere retribuita.

In diverse occasioni, a Farmacisti Al Lavoro sono pervenute domande riguardo alla possibilità, per il farmacista, di far pagare ai clienti la propria consulenza. Molti colleghi ritengono infatti che, aldilà della mera vendita del prodotto, l’assistenza prestata dal farmacista al cliente sull’acquisto di un farmaco dovrebbe essere retribuita. In questo approfondimento vogliamo analizzare le criticità di questo tipo di soluzione, e capire invece quali siano i possibili margini di manovra per un farmacista che voglia vedersi retribuita la propria conoscenza scientifica, indipendentemente dalla vendita del farmaco.

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La farmacia come presidio sanitario: quando dalle parole si passa ai fatti.

Propagandata come soluzione alla crisi strutturale delle farmacie, la farmacia dei servizi è rimasta in molti casi un’utopia. Tuttavia, esistono delle realtà virtuose dove il farmacista collabora davvero con i medici per la gestione del paziente cronico, si occupa attivamente di aderenza terapeutica e opera sulla base di criteri di evidenza scientifica. In questa intervista alla dottoressa Bianca Peretti, Farmacisti Al Lavoro vi parlerà di una farmacia che ha saputo trasformare l’utopia in realtà.

L’immagine delle farmacie come presidio sanitario è pura illusione, se è vero che solo il 10% degli italiani si rivolge al farmacista per questioni di salute.

La farmacia italiana si trova ad un bivio. Da un lato, a livello istituzionale, continua ad essere descritta come primo presidio sanitario sul territorio. Dall’altro, però, viene spesso percepita dal pubblico come un negozio- e il farmacista come un commesso–  tanto che una recente quanto deludente statistica ha rivelato come solo nel 10% dei casi gli italiani si rivolgano alla nostra categoria per ottenere informazioni sulla salute. Tanto per dire, amici e parenti ci danno venti punti percentuali di distacco, per non parlare del dottor Google. La farmacia dei servizi, un modello di farmacia che avrebbe dovuto traghettarci nel nuovo millennio e risolvere la nostra crisi strutturale, è rimasta in molti casi un’utopia e in molte farmacie si continua a lavorare esattamente come si lavorava dieci anni fa. E il divario con modelli di farmacia dove il farmacista è massimamente valorizzato dal punto di vista professionale, pensiamo per esempio al sistema inglese, continua ad aumentare.

Nonostante questa crisi strutturale, esistono realtà virtuose che si sono mosse senza aspettare che le soluzioni piovessero dall’alto.

Per fortuna, in questo non felice contesto storico esistono dei colleghi che hanno saputo reinterpretare al meglio la nostra professione, riappropriandosi delle nostre prerogative come consulenti di salute senza aspettare che le soluzioni piovessero dall’alto. In questa intervista, Farmacisti Al Lavoro vi porterà l’esempio di una di queste realtà virtuose: la farmacia Peretti di Villafranca, frazione di Verona. Vi racconteremo in particolare di come la sua titolare, la dottoressa Bianca Peretti, abbia saputo nei fatti trasformare la sua farmacia in un centro di riferimento per la salute pubblica sul suo territorio. E siamo convinti di riuscire a stupirvi, mostrandovi quanto questa dottoressa e i suoi collaboratori siano stati in grado di creare.

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