I vantaggi di diventare un farmacista libero professionista.

Maggiori possibilità di impiego, gestione del proprio tempo, progetti per il futuro: in questo editoriale, Farmacisti Al Lavoro vi spiega perché potreste valutare di lasciare il vostro lavoro come dipendenti per intraprendere la libera professione.

Avete mai pensato a quali vantaggi vi potrebbe offrire la libera professione?

L’argomento “libera professione” è stato affrontato più volte da Farmacisti Al Lavoro. Nell’approfondimento dal titolo “Il farmacista da duemila euro al mese” ve ne abbiamo descritto gli aspetti economici e fiscali, e nell’approfondimento dal titolo “Farmacista con partita IVA: come iniziare?” vi abbiamo dato qualche dritta su come avviare l’attività. In questo editoriale vogliamo invece spiegarvi perchè dovreste sul serio considerare l’opzione di abbandonare la vita del farmacista collaboratore e diventare degli autonomi. Quali sono i vantaggi del lavoro di farmacista svolto in libera professione, rispetto a quello del farmacista collaboratore?

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Abolizione dei voucher: attenti alle collaborazioni occasionali con ritenuta d’acconto.

Ci scrive una collega che fino a poco tempo fa faceva sostituzioni a voucher. Come potrò farmi pagare in futuro senza aprire partita IVA? Il consiglio di Farmacisti Al Lavoro: non emettere ricevute di collaborazione occasionale con ritenuta d’acconto, perchè rischi davvero grosso.

Salve, vi leggo spesso. Sono una farmacista pugliese, attualmente disoccupata. Talvolta mi capita di fare qualche sostituzione in una farmacia della mia provincia, la quale mi retribuisce in voucher. Adesso che i voucher sono stati aboliti, come posso farmi pagare senza aprire la partita IVA? Posso usare per esempio la collaborazione occasionale? Cordialmente, Amy Darone.

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Neolaureati a partita IVA: quale retribuzione accettare?

Ci scrive una collega neolaureata, alla quale hanno proposto, come primo impiego, di aprire la partita IVA. Qual è la retribuzione minima che le conviene accettare? Ma soprattutto, avviare la propria carriera in regime libero-professionale è una buona idea?

Salve Dottore, sono una collega senza esperienza in farmacia, da poco iscritta all’albo. Sto cercando lavoro, ma le proposte giunte fin ora prevedono tutte l’apertura di Partita Iva. Volevo gentilmente chiederle, indicativamente, qual è la retribuzione oraria minima che potrei accettare per una collaborazione continuativa con la stessa azienda, considerate le varie spese a cui deve sottostare un libero professionista, fra cui Il versamento ENPAF in misura intera. La ringrazio anticipatamente per la sua attenzione e disponibilità. Cordialmente, dott.ssa Iva Badina.

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Il vero costo di un collaboratore

Quanto costa alla farmacia un collaboratore? E quanto costerebbe concedere un aumento di 100 € lordi al mese? Farmacisti Al Lavoro ha fatto i conti, facendo un’interessante scoperta.

<Un dipendente guadagnerà anche sette euro l’ora, ma a noi costa il doppio>, dicono i titolari.

I farmacisti titolari più bravi sanno che la più preziosa risorsa di una farmacia sono i suoi collaboratori. Tuttavia, nonostante le lodi che i collaboratori ricevono in molti contesti dai rappresentanti dei titolari, permane il problema del basso stipendio a fronte di un contratto scaduto ormai da anni. Per cercare di capire come mai i titolari stiano temporeggiando pur di non concedere nemmeno un piccolo aumento, Farmacisti Al Lavoro ha voluto realizzare un approfondimento che vuole rispondere a questa semplice domanda: quanto costa un farmacista collaboratore ad una farmacia? Aumentare lo stipendio dei loro collaboratori di 100 € lordi al mese costituirebbe davvero un aggravio di cassa così insostenibile per i titolari? In effetti, almeno nelle discussioni che sovente si osservano sui social, sembrerebbe di si, e la causa è indicata nell’elevato costo del lavoro. <Un dipendente guadagnerà anche sette euro l’ora, ma a noi costa il doppio>, dicono i titolari. Scopriamo se è vero.

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La seconda attività non professionale del farmacista

Ci scrive un collega impiegato part-time in una farmacia comunale, che intende svolgere una seconda attività non professionale. In questo caso meglio una collaborazione occasionale o l’apertura di partita IVA? Avrà problemi con l’ENPAF? Farmacisti Al Lavoro risponde.

Salve Dottore,
le scrivo per ricevere un chiarimento sulla compatibilità tra il lavoro di farmacista e un’altra attività lavorativa inquadrata con contratto di collaborazione o che preveda partita IVA. Attualmente lavoro come farmacista collaboratore in una farmacia comunale, con contratto a tempo indeterminato part-time, e usufruisco della riduzione contributiva ENPAF pagando il contributo di solidarietà. Ho ricevuto una proposta lavorativa come tutor in un master universitario, inizialmente con un contratto di collaborazione ed eventualmente come consulente con partita IVA. Vorrei sapere se tale attività lavorativa, da un punto di vista formale, sarebbe compatibile con quella di farmacista e se determinerebbe una variazione della mia situazione contributiva, comportando il pagamento di una rata ENPAF più elevata o addirittura della quota contributiva intera.
Dott. Matteo Trexato.
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Il farmacista nutrizionista

Il farmacista non è autorizzato a prescrivere diete, a meno che non ottenga una seconda laurea abilitante. Come si fa a diventare farmacisti nutrizionisti? Lo abbiamo chiesto ad una collega che ce l’ha fatta, la dottoressa Elena Tuan.

Il farmacista non è autorizzato a prescrivere diete ponderali. Gli unici professionisti che possono farlo sono i medici, i dietisti e i biologi nutrizionisti. Ma nulla vieta ad un farmacista di diventare biologo, ed esercitare come farmacista nutrizionista in farmacia.

Molti farmacisti coltivano il sogno di diventare nutrizionisti. Inoltre quasi tutte le facoltà di farmacia prevedono, nel piano di laurea, dei corsi di chimica degli alimenti e altre materie riguardanti, più o meno direttamente, l’alimentazione umana. Tuttavia, tutti sembrano ormai concordi nel ritenere, sulla base dell’attuale legislazione, che il farmacista non possa prescrivere nè elaborare diete, limitando il suo intervento al consiglio di integratori per il controllo del peso corporeo e all’educazione alimentare- evitando perciò i calcoli ponderali di grammi e calorie. Come si può ovviare a questo ostacolo legale?

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Il farmacista notturnista

In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro vi racconta come lavora, come vive e quanto guadagna un farmacista notturnista.

L’indovinello recita più o meno così: chi è quel personaggio pallido, che vive di notte, che ha gli occhi sempre iniettati di sangue e che è pronto ad azzannarti alle giugulari? Se avete pensato al conte Dracula, mi dispiace deludervi: la risposta correttà è “il farmacista notturnista che viene svegliato alle quattro di mattina per un ciuccio”.

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Farmacista con partita IVA: come iniziare

In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro svela i trucchi per avviare un’attività libero-professionale.

Se aprire la partita IVA è una vostra libera scelta, allora è probabilmente la scelta migliore che potreste fare, a patto che non amiate la monotonia e siate disposti ad accettare un certo grado di incertezza.

Ci siamo già occupati in diverse occasioni, su Farmacisti Al Lavoro, dell’attività di farmacista svolta in forma autonoma. Che sia in regime esclusivo oppure in forma mista partita IVA / dipendente, i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi, e l’unico scenario che a mio parere dovrebbe scoraggiare l’apertura della partita IVA è il seguente: siete disoccupati e a proporvi di aprire la partita IVA è stata una farmacia, privata o comunale che sia, oppure una parafarmacia, la quale ha già specificato quanto intenda pagarvi. Mediamente, infatti, la retribuzione proposta in questi casi si aggira attorno ai 14-18 €/ora, quando un dipendente ne costa circa 22 e un libero professionista che opera autonomamente dovrebbe proporre tariffe di, come minimo, 25-30 €/ora. Ma se a decidere di diventare liberi professionisti siete voi, allora questa è probabilmente la scelta migliore che potreste fare, a patto che siate persone che detestano la monotonia di lavorare sempre nello stesso posto e che siate disposti ad accettare un certo grado di incertezza. Ma come si avvia un lavoro in libera professione? In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro vi svelerà alcuni trucchi.

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Il farmacista e lo stipendio da duemila euro al mese.

In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro spiega come sfruttare i benefici fiscali di un regime misto dipendente / libero professionista, per guadagnare oltre 2000 € al mese senza lasciare il proprio posto di lavoro.

Arrivare a duemila euro al mese è impossibile per un farmacista dipendente? Non secondo la strategia di Farmacisti Al Lavoro.

Da quando ho iniziato ad occuparmi del lavoro in farmacia, sono stato molto attento alle varie recriminazioni che i farmacisti collaboratori in regime di lavoro dipendente muovono nei confronti dell’attuale sistema, e sicuramente quella più diffusa è relativa alla retribuzione. <Guadagnamo troppo poco>, questo sembra essere il coro unanime che si leva da parte di quanti, una farmacia propria, non ce l’hanno nè hanno le risorse per acquistarla. I titolari replicano- non senza valide ragioni- che nonostante il basso stipendio netto, a loro un farmacista dipendente costa comunque circa 40.000 € l’anno, a causa dell’elevato costo del lavoro, e sicuramente alcune tra le farmacie più piccole entrerebbero in sofferenza se dovessero offrire ai propri collaboratori uno stipendio degno di un professionista- tanto per dare dei numeri, con un salario che sia almeno prossimo ai 2000 € al mese. Un problema senza soluzione? Non secondo Farmacisti Al Lavoro.

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Il farmacista e il lavoro autonomo occasionale

L’ENPAF ha già chiarito come i farmacisti non possano esercitare la professione come prestazione occasionale. In quali casi puo’ essere utile al farmacista questo istituto?

Un farmacista non puo’ esercitare la sua professione come autonomo occasionale, ma può in alcuni casi svolgere prestazioni occasionali.

Come ormai sapranno i miei lettori, in questi mesi su Farmacisti Al Lavoro mi sono dedicato ad un percorso di approfondimento degli aspetti, perlopiù normativi, del lavoro in farmacia. In seguito a questi articoli, in molti mi hanno scritto per chiedermi informazioni su casi specifici, ai quali spero di aver saputo dare una risposta accurata e puntuale. Uno degli argomenti nei quali ho riscontrato la maggiore confusione è indubbiamente quello della cosiddetta collaborazione occasionale in farmacia, ed in particolare: come può un farmacista svolgere una collaborazione occasionale in farmacia? Partiamo subito dal seguente paradigma, che ormai da un punto di vista legislativo è indiscutibile: un farmacista può- in limitati casi- svolgere prestazioni occasionali come autonomo, una farmacia può- in casi ancora più limitati- avvalersi di lavoratori autonomi occasionali, ma un farmacista non può in nessun caso esercitare la sua professione in farmacia come autonomo occasionale. Perchè allora un articolo sul lavoro autonomo occasionale? Per due ragioni: innanzitutto, perchè è bene che i farmacisti che nonostante tutto utilizzano questa tipologia contrattuale siano informati riguardo alle potenziali conseguenze del loro operato; e inoltre perchè vi sono alcuni casi in cui questa forma di lavoro può risultare utile ai colleghi, sia titolari che collaboratori di farmacia. Da questi ultimi, in particolare, la prestazione come autonomi occasionali può essere utilizzata per ricavare qualche introito extra senza necessità di aprire la partita IVA, che pure puo’ essere una scelta vantaggiosa in alcuni contesti.

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