Comitato No Enpaf, al via la petizione: «No al doppio obbligo previdenziale»

Il comitato “No Enpaf farmacisti non titolari” ha lanciato sulle pagine di Change.org una petizione per dire no al doppio obbligo previdenziale.

Come è noto, la legislazione vigente impone che i farmacisti iscritti all’Ordine siano obbligatoriamente iscritti all’Enpaf, Ente previdenza e assistenza farmacisti. Tale obbligo, tuttavia, non esclude che gli stessi professionisti siano soggetti ad un ulteriore obbligo previdenziale, ovvero l’iscrizione all’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), costringendo quindi il versamento delle quote ad ambedue gli enti. La prima, direttamente a cura del professionista, la seconda, a cura del datore di lavoro. Al momento, l’unico modo per evitare la doppia imposizione è cancellarsi dall’Ordine di appartenenza. Ne conseguirebbe quindi la mancata possibilità di operare nelle farmacie e parfarmacie pubbliche e private aperte al pubblico, nonché in tutte le attività che richiedono l’iscrizione obbligatoria all’albo dei farmacisti.

Esausti di questa situazione, un gruppo di farmacisti sensibili alla problematica si è costituito con il nome di comitato “No Enpaf farmacisti non titolari”, dando vita ad un’iniziativa di raccolta firme, da consegnare al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, mediante l’uso della piattaforma “Change.org”. L’appello ha raggiunto più di 9.000 firme nel giro di poche settimane, tuttavia, ulteriori sforzi sono auspicati per portare tale numero a 10.000. «Oggi i farmacisti dipendenti (paga base lorda di 10,40€/ora) – spiegano i promotori dell’iniziativa – sono costretti ad un doppio obbligo previdenziale. Devono pagare Inps e anche Enpaf. La cosa più assurda riguarda i disoccupati, che sono costretti a cancellarsi dall’albo perché impossibilitati a pagare 2280 euro di quota contributiva dopo 5 anni di disoccupazione. Oppure la drammatica situazione dei borsisti, dei professionisti con partita iva e dei titolari di parafarmacia, che sono obbligati alla quota intera di 4559 euro indipendentemente dal reddito percepito».

Per questo motivo, attraverso la petizione, ospitata sul portale Change.org, i farmacisti chiedono che la contribuzione Enpaf diventi «facoltativa per i farmacisti dipendenti che già possiedono altra previdenza obbligatoria e per i disoccupati iscritti all’albo», la «possibilità di restituzione dei contributi previdenziali Enpaf per quei farmacisti che avendo altra previdenza obbligatoria opteranno per la cancellazione da Enpaf, nonché di quelli silenti», ed infine, «contribuzione Enpaf legata al reddito e non più a quota fissa per i farmacisti liberi professionisti che hanno questo ente come previdenza di primo pilastro, borsisti compresi».

Il link diretto per firmare la petizione (link esterno).

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Medici e farmacisti, studio: «Collaborazione è fondamentale per migliorare le cure»

Uno studio canadese ha sottolineato l’importanza di una stretta collaborazione tra medici e farmacisti al fine di migliorare le cure per i pazienti.

Attuare una collaborazione stretta tra i vari professionisti della salute che prendono in carico i pazienti è di fondamentale importanza per una buona riuscita delle cure. A confermarlo è uno studio curato da un gruppo di ricercatori della School of Pharmacy e della School of Public Health and Health System dell’università di Waterloo, in Canada, assieme a colleghi della facoltà di Farmacia e Scienze farmaceutiche dell’università dell’Alberta, sempre nella nazione nord-americana.

Lo studio, intitolato «“My pharmacist”: Creating and maintaining relationship between physicians and pharmacists in primary care settings», ha sottolineato in particolare come farmacisti e medici siano «sempre di più incoraggiati ad adottare un approccio collaborativo nella cura del paziente e nell’erogazione di servizi sanitari. È noto infatti che in questo modo è possibile migliorare la sicurezza del paziente. Ciò nonostante, i farmacisti hanno affermato di riscontrare delle difficoltà nello sviluppo delle relazioni di lavoro interprofessionali». Il paper ha quindi constatato il fatto che «non esistono grandi conoscenze, ad oggi, in merito agli scambi tra farmacisti e medici in merito alle cure dei pazienti».

Per questa ragione gli autori dello studio hanno somministrato alcune interviste semi-strutturate a nove medici e 25 farmacisti. Ciò al fine di comprendere non solo i loro approcci, ma anche i ruoli e le responsabilità di ciascuno nella presente carico primaria del paziente. Le conclusioni alle quali sono giunti di ricercatori indicano che «una stretta relazione lavorativa tra farmacisti e medici non soltanto influenza la quantità di scambi ma anche il livello qualitativo della collaborazione stessa. I risultati della nostra analisi dimostrano inoltre che quando i medici hanno stabilito una relazione con uno specifico farmacista, ne percepiscono la positività del ruolo. Ma non allargano necessariamente tale opinione anche ad altri farmacisti».

Ne consegue che, secondo gli studiosi, è importante che ciascun professionista «comprenda quali sono i differenti ambienti di lavoro nei quali ciascun professionista può sentirsi in grado di utilizzare al meglio le proprie capacità, al fine di migliorare le cure». Occorre pertanto «immaginare sistemi che possano stimolare una collaborazione attiva, nonché strumenti di comunicazione al fine di assicurare una forte partnership interprofessionale».

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Abusivismo professionale, Conasfa: «Corre l’obbligo di un serio confronto»

La Federazione nazionale associazioni farmacisti non titolari torna sul tema dell’abusivismo professionale di cui spesso si torna a parlare.

Nel corso di una serie di operazioni portate a termine nel marzo del 2019 dai carabineri del Nucleo anti sofisticazioni di  Palermo e della compagnia di Trapani, sono stati deferiti in stato di libertà cinque farmacisti ed un magazziniere. Tra le inosservanze riscontrate anche quella dell’esercizio abusivo della professione di farmacista. Come è noto, la pratica dell’abusivismo professionale vede l’impiego di personale non laureato nei rapporti con i pazienti, dando origine a vari effetti sia sui livelli occupazionali che per la stessa sicurezza del paziente.

A gravare sulla situazione dell’abusivismo professionale è la totale indifferenza degli organi istituzionali, dei sindacati e delle associazioni di farmacisti. Fanno eccezione alcune sigle. Tra queste il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), più volte intervenuto sulla questione, ma anche la Federazione nazionale associazioni farmacisti non titolari (Consasfa). È proprio quest’ultima, infatti, ad evidenziare che «il risultato delle indagini a Trapani, di qualche settimana fa, da parte del nucleo Nas della città, mette nuovamente il dito nella piaga».

Secondo quanto spiega il Conasfa, infatti, «episodi così eclatanti, purtroppo, non sono rari. L’attività investigativa dei militi avrà il suo decorso. Come professionisti e come iscritti ai rispettivi Ordini provinciali, questo episodio non può passare inosservato». La federazione di farmacisti non titolari mette in luce inoltre che «le attività di controllo e deterrenza da parte degli Ordini provinciali per il rispetto del codice deontologico sostanzialmente negli anni si sono dimostrate insufficiente se non addirittura fallimentari».

Nello specifico, il Conasfa fa notare che alcuni articoli del Codice deontologico del farmacista, tra cui l’articolo 3, che recita testualmente «a salvaguardia della salute del cittadino», e l’articolo 1.03, che riporta «che garantisce ai cittadini i requisiti di professionalità e la correttezza del comportamento degli iscritti», sono rimasti solo ruoli “di facciata” e non di sostanza. Spesso infatti, evidenzia il Conasfa, «le attività di controllo degli Ordini sono “incatenate” per il rischio di cause con i “colleghi” incriminati che porterebbero a degli esborsi onerosi e dei tempi lunghi per i primi per le controversie giudiziarie».

Con il conseguente risultato di «attese infinite della giurisprudenza ordinaria con il rischio del nulla di fatto e sostanzialmente disattendendo l’art. 40 del Codice deontologico. Rimane anche il dubbio se l’Ordine abbia ancora un ruolo di autorità e autorevolezza. Questo ruolo deve essere rilanciato da una autocritica di tutti e cercando di introdurre nuovi mezzi» Pertanto, conclude il  Sinasfa, «la tentazione di comportamenti non deontologici e di abusivismo, sono molteplici».

In aggiunta a ciò, «spesso ci si nasconde dietro l’alibi che l’altro lo fa già e/o per motivi di sostenibilità aziendale, questo “permetterebbe” di fare e accettare tutto. Le puntuali raccomandazioni da parte dei nostri Presidenti di Ordini e Federazione probabilmente vengono letti con ironia. Il perdurare di questi comportamenti scorretti, la non applicazione di fatto del Codice deontologico art. 40 sono a danno dell’immagine del farmacista, della salute pubblica, della sana concorrenza professionale e dell’occupazione dei farmacisti. Se tutte le raccomandazioni, aggiornamenti del Codice deontologico non hanno avuto un effetto incisivo, corre l’obbligo di un serio confronto all’interno della categoria in tempi certi per definire altre forme sanzionatorie e di controllo».

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Ricetta elettronica veterinaria, attivo il corso Fad della Fofi

La Fofi ha reso noto dell’avvio di un corso di Formazione a distanza sul tema della ricetta elettronica veterinaria.

Come è noto, il 16 aprile 2019 l’introduzione della ricetta elettronica veterinaria è diventata realtà. Ciò dopo diversi mesi di attesa, durante i quali i professionisti sanitari, a vario titolo, hanno avuto modo di adeguare le proprie piattaforme e le conoscenze sull’argomento. Per poter venire incontro alle esigenze dei farmacisti territoriali, la Federazione degli ordini del farmacisti italiani (Fofi) ha reso noto che è stato accreditato un nuovo corso di Formazione a distanza (Fad) sul tema della nuova modalità prescrittiva, reso disponibile grazie alla collaborazione con il ministero della Salute e la Federazione nazionale degli ordini veterinari italiani (Fnovi). L’evento formativo è attivo sulla piattaforma federale denominata FadFofi, dedicata agli iscritti all’Ordine dei farmacisti, e dovrà essere completata entro il 31 dicembre 2019.

Corre utile ricordare che sul portale FadFofi, raggiungibile al link http://www.fadfofi.com, sono attualmente disponibili sette differenti corsi, in modalità Fad. Secondo quanto reso noto dalla Fofi, essi sono «tutti perfettamente coerenti col Dossier formativo di gruppo della Federazione». Nello specifico, i corsi attivi fino al 29 luglio 2019 sono «Le interazioni farmaco-cibo. Un rischio sottostimato», per conseguire 10,5 crediti formativi, «Gestione nutraceutica del rischio cardio e cerebro- vascolare in farmacia: dalle dislipidemie ai sintomi del paziente affetto da scompenso cardiaco», 4 crediti, «Farmacisti, vaccini e strategie vaccinali», 10,5 crediti formativi. Scadranno il 17 dicembre 2019 i corsi «Paziente e ˊclienteˋ: una corretta informazione per trasformare il cross selling in opportunità di salute», per ottenere 7 crediti, «Il paziente con disturbo depressivo maggiore e il farmacista», 10 crediti, «Interazioni tra farmaci e gestione dell’innovazione in farmacia», 5 crediti, ed infine «Il farmacista come counselor», 5 crediti. La partecipazione a tutti i corsi disponibili consentirà l’ottenimento di 58 crediti Ecm, che potranno aggiungersi a quelli necessari al raggiungimento del totale dei 150 crediti riferiti al triennio formativo 2017-2019, da conseguire entro il 31 dicembre 2019.

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Formazione farmacisti, ancora pochi mesi per completare obblighi formativi

Il 31 dicembre 2019 è il termine ultimo per il conseguimento dei crediti relativi al triennio formativo 2017-2019.

I farmacisti iscritti agli Ordini professionali hanno poco più di otto mesi per assolvere gli obblighi formativi previsti per il triennio 2017-2019. A ricordare tale scadenza è la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), la quale spiega in una nota che entro il 31 dicembre 2019 «tutti i farmacisti dovranno raggiungere il pieno soddisfacimento dell’obbligo formativo». Nello specifico, «150 crediti formativi, al netto di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni individuali, quale ad esempio quella di 10 crediti che spetta automaticamente a tutti gli iscritti per la partecipazione al Dossier formativo di gruppo della Fofi». Per poter verificare i crediti accumulati e quelli rimanenti, i farmacisti possono accedere alla piattaforma Cogeaps opportunamente predisposta, raggiungibile cliccando su questo link (link esterno verificato il 22 aprile 2019).

In aggiunta a ciò, la Fofi ha ricordato che la Commissione nazionale per la formazione continua (Cnfc) ha approvato i nuovi Manuali per la formazione Ecm. In particolare, «il “Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario”, pensato per indicare a tutti gli iscritti ai relativi albi professionali le previsioni inerenti all’obbligo formativo triennale e le decisioni della Cnfc in materia di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni». Oltre al «“Manuale nazionale di accreditamento per l’erogazione di eventi Ecm”», che ha come destinatari «i provider e regolamenta i requisiti di accreditamento degli stessi e la disciplina generale degli eventi ECM». Un’ulteriore novità resa nota dalla Fofi riguarda la modifica dei «Criteri per l’assegnazione dei crediti alle attività ECM»: per ogni ora di attività di Formazione a distanza, saranno assegnati 0.3 crediti/ora.

Infine, con riferimento alle novità riguardanti l’autoformazione, la Fofi ha elevato dal 10 al 20% la percentuale di crediti acquisibili mediante questo tipo di formazione, elencando le modalità che contribuiscono all’accumulo del punteggio. In particolare, «la partecipazione alle riunioni del Consiglio nazionale o delle assemblee degli iscritti nelle quali si trattano temi di aggiornamento professionale», «la partecipazione a corsi/incontri/eventi/attività di aggiornamento professionale di vario tipo organizzati o promossi dalla Federazione, dagli Ordini territoriali, da Associazioni professionali, da Società scientifiche o altri soggetti con esperienza in campo sanitario, «la partecipazione ad eventi di volontariato svolti dai farmacisti italiani e, in particolare, quelli realizzati dal Banco farmaceutico o dall’Associazione Nazionale Farmacisti Volontari per la Protezione civile», «la partecipazione agli organismi locali di vigilanza sulle farmacie», ed infine «la lettura delle pubblicazioni ufficiali della Federazione e più precisamente, la rivista cartacea “ilFarmacista” – “Organo Ufficiale della Federazione Ordini Farmacisti Italiani” e la relativa versione digitale “www.IlFarmacistaOnline.it ”, nonché la collegata newsletter e-mail».

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Stati Uniti, studio: «Necessario cambiamento di “status” per i farmacisti»

Al fine di abbattere le barriere che impediscono ai farmacisti di dimostrare tutto il loro valore, secondo uno studio americano occorre modificarne lo status.

Negli Stati Uniti esistono numerose barriere che impediscono, ancora oggi, ai farmacisti di dimostrare tutto il loro valore. A spiegarlo è uno studio pubblicato dal Journal of the American Pharmacists Association e curato da due ricercatori del College of Pharmacy presso la Idaho State University. L’analisi, intitolata “Pharmacist-provided services: Barriers to demonstrating value”, ricorda dapprima come numerosi studi si siano concentrati sui benefici che i servizi forniti dai farmacisti sono in grado di garantire alla popolazione.

«Le prove raccolte suggeriscono che i farmacisti possano migliorare gli obiettivi delle cure per le persone affette da patologie croniche come diabete, ipertensione e iperlipoproteinemia. E possono anche incidere sulla gestione dell’aderenza alle terapie». Ma la letteratura indica anche che tali professionisti «rappresentano ad oggi negli Usa degli elementi troppo poco utilizzati nel servizi clinici, come ad esempio nei Centers for Disease Control and Prevention (Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, nde)». Non a caso, alcune «organizzazioni nazionali hanno chiesto di incrementarne il contributo, citando in particolare l’apporto a livello clinico che essi possono garantire».

Eppure, nonostante tali dati siano ormai di fatto “consolidati”, secondo i ricercatori «sono necessarie ulteriori informazioni anche in altri ambiti, ad esempio per quanto riguarda i risultati in termini di qualità della vita dei pazienti, ricoveri e apporto sul lungo periodo (come nel caso del tasso di mortalità)» al fine di ampliare la prospettiva. Allo stesso modo, lo studio spiega che «esistono molti modi in cui i farmacisti territoriali possono impegnarsi per rendere individualizzate le cure», ma «la percezione del loro valore professionale rimane una barriera».

In altre parole, i farmacisti non riescono ancora a far riconoscere completamente l’importanza di ciò che possono offrire. Secondo i due autori del paper, il problema è anche legato «allo status» dei professionisti che «fa sì che si continui a perpetuare la non abilitazione» a fornire determinati servizi clinici. Per questo i ricercatori concludono spiegando che «le barriere che impediscono di dimostrare il valore dei farmacisti possono essere superati fornendo in modo ufficiale una nuova “posizione” alla categoria nel sistema sanitario americano.

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Cosa indica il “Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario”

Il “Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario” è disponibile sul sito dell’Agenas e contiene tutte le informazioni in materia di diritti, obblighi, esoneri ed esenzioni.

La Commissione nazionale per la formazione continua dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) fornisce un documento che raccoglie tutte le informazioni in materia di aggiornamento formativo per chi esercita professioni sanitarie. Si tratta, appunto, del “Manuale sulla formazione continua del professionista sanitario”, che è disponibile sul sito della stessa agenzia. Il documento è stato oggetto di una fase di consultazione avviata nel luglio del 2018.

Il primo capitolo si concentra sui “Diritti ed obblighi sulla formazione continua del professionista sanitario”, ricordando come la normativa imponga un obbligo triennale di raggiungimento di 150 crediti. Le riduzioni previste per il triennio 2017-2019 sono le seguenti: «Nella misura di 30 crediti, ai professionisti sanitari che nel precedente triennio hanno maturato un numero di crediti compreso tra 121 e 150; nella misura di 15 crediti, ai professionisti sanitari che nel precedente triennio hanno maturato un numero di crediti compreso tra 80 e 120; nella misura di 15 crediti, ai professionisti sanitari che nel precedente triennio hanno soddisfatto il proprio dossier formativo individuale; nella misura di 10 crediti, ai professionisti sanitari che costruiranno un dossier individuale ovvero saranno parte di un dossier di gruppo costruito da un soggetto abilitato nel primo anno o nel secondo anno del triennio».

Inoltre, si specifica che «il professionista sanitario deve assolvere, in qualità di discente di eventi erogati da provider, almeno il 40% del proprio fabbisogno formativo triennale, eventualmente ridotto sulla base di esoneri, esenzioni ed altre riduzioni. La residua parte del 60% dei crediti può essere maturata anche mediante attività di docenza in eventi ECM ovvero mediante le attività di “formazione individuale”».

Il secondo capitolo si concentra invece sugli “Obiettivi formativi e Dossier formativo”, precisando che «le attività formative devono essere programmate e realizzate tenendo conto degli obiettivi formativi previsti come prioritari nel Programma nazionale ECM, nel Piano sanitario nazionale e nei Piani sanitari regionali e delle Province autonome di Trento e Bolzano». Sono tre le macro-aree indicate: «a) obiettivi formativi tecnico-professionali; b) obiettivi formativi di processo; c) obiettivi formativi di sistema».

Quindi il manuale parla della “Formazione individuale”, fornendo le informazioni relative alla attività formative non erogate da provider, quelle di ricerca scientifica, di tutoraggio individuale, di formazione all’estero, di autoformazione. Infine, il documento precisa quali sono gli esoneri e le esenzioni e ricorda che sono gli Ordini i soggetti competenti alla valutazione delle istanze.

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Riconoscimento titolo di farmacista conseguito all’estero, test il 21 maggio 2019

Si svolgeranno a Roma, martedì 21 maggio 2019, le prove per il riconoscimento del titolo di farmacista conseguito all’estero.

Come ogni semestre, il ministero della Salute ha reso note le date per la procedura di riconoscimento del titolo di farmacista conseguito all’estero. Nello specifico, la prima sessione del 2019 si svolgerà martedì 21 maggio presso il Dipartimento di Chimica e Tecnologie del Farmaco – ex Istituto di Chimica Farmaceutica, con ingresso in Piazzale Aldo Moro, 5, della Università degli studi di Roma “Sapienza”. La sessione avrà inizio con una prova scritta e, solo per coloro che l’avranno superata, una prova pratica e orale. I candidati a tale prova riceveranno una lettera di convocazione, con incluso il luogo di svolgimento e l’orario di inizio delle suddette prove.

Inoltre, il ministero dalla Salute ha reso disponibili i programmi delle singole materie oggetto degli esami, ovvero farmacognosia, farmacologia e farmacoterapia, chimica farmaceutica, tecnologia farmaceutica e socioeconomia, tossicologia, ed infine legislazione farmaceutica. Tali programmi sono scaricabili dalla pagina ufficiale predisposta dal ministero della Salute, raggiungibile cliccando su questo link (verificato il 3 aprile 2019).

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Farmacisti non titolari, nasce il gruppo dell’Emilia-Romagna

Nasce anche per l’Emilia-Romagna una piattaforma aggregativa che consentirà di mettere in contatto i farmacisti non titolari.

«Vorremmo creare un punto di incontro, il primo, tra tutti i colleghi della Regione Emilia Romagna», sono queste le parole di Leonzio Carbone, farmacista e responsabile del progetto di coordinamento relativo alla nascita di un gruppo di farmacisti non titolari radicato sul territorio dell’Emilia-Romagna. «L’obiettivo – spiega il neonato gruppo – è quello di riunire e informare i colleghi riguardo le opportunità professionali a livello territoriale ed approfondire eventuali altre tematiche di interesse della professione, si confida nel contributo di tutti per apportare nuove idee».

Ciò attraverso una piattaforma di aggregazione che consenta di andare oltre le divisioni ideologiche che da sempre imperversano sulla categoria, i cui effetti si ripercuotono inevitabilmente sull’attività professionale del farmacista. Il gruppo di lavoro dell’Emilia-Romagna ha ricevuto la “benedizione” delle associazioni Conasfa e Sinasfa. «In questa prima fase – si legge in un comunicato – si sta cercando di avvicinare e mettere in rete i farmacisti non titolari tra di loro per veicolare le informazioni». Ciò anche attraverso l’attivazione di due differenti canali di comunicazione, tra cui la casella email leonzio.carbone.conasfa@gmail.com, ma anche una pagina Facebook FarmacistiNTEmiliaRomagna. Quest’ultima costituirà il canale preferenziale per ragguagliare i colleghi del territorio su tutte le novità in cantiere e le future evoluzioni del progetto.

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Accordo tra Fofi, CSM e CNF: nasce la sezione farmacisti negli Albi dei periti e dei consulenti

La Fofi ha reso nota la sottoscrizione di un accordo con CSM e CNF che permette la creazione di una sezione farmacisti negli Albi dei periti e dei consulenti.

A partire dal 12 marzo 2019, grazie a un accordo sottoscritto dal Consiglio Superiore della Magistratura, dal Consiglio Nazionale Forense e dalla Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, negli Albi dei periti e dei consulenti tecnici dei tribunali è stata istituita una sezione riservata ai farmacisti. Il presidente della Fofi Andrea Mandelli ha commentato con soddisfazione il traguardo, ricordando che «la legge n. 24/2017 stabilisce che negli Albi devono essere presenti esperti, accanto a quelli dell’area medico-legale, delle discipline specialistiche di tutte le professioni sanitarie. Vista la rilevanza che la farmacologia, il farmaco e gli altri aspetti che ricadono nella competenza del farmacista hanno assunto in tantissimi aspetti della vita del cittadino, l’istituzione di un’apposita sezione negli Albi circondariali, e l’armonizzazione dei criteri con cui viene compilata, è un passo importante sia per la società sia per i farmacisti stessi. Ringraziamo dunque il CSM e il Consiglio Nazionale Forense per la collaborazione mostrata nel corso della messa a punto di questo accordo, che viene ad aprire un ulteriore campo di attività per i professionisti e nuove occasioni di lavoro in questa fase non facile sul piano occupazionale».

La stessa federazione – che promuoverà anche l’adesione degli Ordini provinciali ai protocolli locali, nonché la stesura degli stessi ove non ancora istituiti – ha quindi precisato che «per l’inserimento negli Albi si richiedono il possesso laurea magistrale in Farmacia o CTF, un periodo minimo di esercizio della professione non inferiore ai 10 anni dall’abilitazione oppure di almeno 5 anni dal conseguimento del titolo di specializzazione; l’assenza, negli ultimi 5 anni, di sospensione disciplinare e di qualsiasi procedimento disciplinare in corso; il regolare adempimento degli obblighi formativi ECM». Inoltre, l’accordo prevede alcuni elementi di valutazione secondari: «Un adeguato curriculum professionale e formativo post-universitario, indicante sia i corsi di livello universitario o assimilato, sia i corsi ECM, ed eventuali attività di docenza; eventuali attività di ricerca e pubblicazioni, oltre all’iscrizione a società scientifiche; riconoscimenti accademici o professionali e l’eventuale possesso dell’abilitazione allo allo svolgimento di attività di mediazione o di certificazioni della conoscenza del processo telematico».

Per quanto riguarda infine le aree professionali, l’elenco di quelle previste contempla la farmacia territoriale, la farmacia ospedaliera, i servizi farmaceutici, la legislazione e tecnica farmaceutica, la farmacologia, le analisi quali-quantitative su medicinali e prodotti della salute, la galenica, la cosmetologia, l’area nutraceutica e nutrizionale, i dispositivi medici e l’area gestionale ed organizzativa dell’esercizio farmaceutico.

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