Farmacista cede la farmacia e diventa birraio: «È la mia passione»

Secondo quanto riportato dal quotidiano “Bergamo News”, un farmacista ha ceduto la propria attività per dedicarsi al birrificio a tempo pieno.

Abituati a sentire di farmacisti che cedono il passo perché esausti del proprio lavoro, sempre più spesso si assiste a veri e propri cambi di rotta. Chi verso le facoltà di medicina, chi verso altri mestieri. Tra questi, Giovanni Fumagalli, farmacista la cui storia è stata riportata sul quotidiano Bergamo News lo scorso gennaio, e passata quasi inosservata, che tuttavia ha incuriosito FarmacistialLavoro.it. Secondo quanto riporta il giornale, infatti, «dopo 24 anni, dei quali 17 anni da titolare di farmacia, Giovanni Fumagalli, farmacista di San Pellegrino, cede l’attività per dedicarsi a tempo pieno a quella di birraio, cominciata 8 anni fa con l’apertura del Birrificio Via Priula». A far saltare ogni equilibrio, secondo quanto afferma Fumagalli a Beramo News, sarebbero state le “lenzuolate di Bersani”.

«Non sono molto ottimista sul futuro della professione di titolare privato di farmacia – spiega Fumagalli a Bergamo News -. Ultimamente – si legge sul giornale -, con le cosiddette liberalizzazioni, il sistema è cambiato e la figura del titolare di farmacia viene sempre più delegittimata: veniamo additati come ‘casta privilegiata’, mettendo così in discussione un sistema territoriale capillare che ha sempre offerto buone prestazioni, soprattutto per le persone anziane che vivono lontano dai grandi centri abitati. In particolare, in questi anni abbiamo ampliato diversi servizi della nostra farmacia, tenendo anche aperto, dal 2012, con orario continuato ed anche i giorni festivi: evidentemente, questo tipo di sforzo non viene riconosciuto».

Il farmacista punta il dito contro i grandi players economici. «Le farmacie – spiega Bergamo News – oggi vengono indebolite (in particolare le piccole realtà che sopravvivono a stento nei centri più periferici) e questo giocherà a favore di grandi gruppi economici che sono pronti a diventare nel medio termine i proprietari stessi delle farmacie, costituendo catene a marchio. Quali sono i gruppi economici che hanno un forte interesse sulle farmacie? I distributori del farmaco, pochi colossi a livello europeo che potranno vendere al dettaglio i farmaci che distribuiscono, la Grande distribuzione organizzata (Gdo), che per rendere sempre più attrattiva l’offerta dei centri commerciali tenderà ad inglobare l’offerta per la salute e i fondi d’investimento, sempre alla ricerca di nuovi territori dove mettere a frutto le loro risorse».

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«I farmacisti potrebbero ridurre drasticamente le visite al pronto soccorso»

Un recente studio canadese ha dimostrato come la presenza di farmacisti nei dipartimenti di emergenza ospedaliera potrebbero limitare l’affollamento di pazienti.

Il farmacista, figura professionale di eccellenza per expertise e conoscenza nel mondo del farmaco, nonché per la gestione delle problematiche ad esso correlato, potrebbe trovare ulteriori sbocchi professionali in ambito ospedaliero, oltre a quelli già presenti. Secondo un recente studio portato a termine dai ricercatori dell’Università di Waterloo, in Canada, pubblicato sulla rivista scientifica Research in Social and Administrative Pharmacy, l’incorporazione di farmacisti nella comunità o nei dipartimenti di emergenza ospedaliera potrebbe ridurre significativamente l’affollamento dei dipartimenti stessi. Nel dettaglio, gli studiosi hanno scoperto che quasi un terzo delle visite nei dipartimenti di emergenza non urgenti in Ontario, Canada, riguardavano condizioni che potevano essere gestite da farmacisti di comprovata esperienza.

Già da molti anni ai farmacisti canadesi – a differenza di altre parti del mondo, compresa l’Italia – sono stati riconosciuti diversi ruoli nella filiera, oltre alla classica dispensazione del farmaco. Ad Alberta, ad esempio, dal 2007 ai farmacisti è stata data la possibilità di prescrivere farmaci sia autonomamente che per disturbi minori, rinnovare le prescrizioni, amministrare iniezioni e altro ancora. L’Ontario ha consentito al farmacista l’erogazione di servizi aggiuntivi tra cui il rinnovo delle prescrizioni e la vaccinazione antinfluenzale nel 2012. Altri vaccini sono stati aggiunti più tardi nel 2016.

Nello studio in oggetto è emerso che poiché circa uno su cinque pazienti che cercano cure in emergenza hanno problemi di salute non urgenti, i ricercatori hanno stabilito quale percentuale di visite non urgenti o non necessarie potrebbe essere potenzialmente gestita da un farmacista. Gli studiosi hanno cos’ analizzato i dati dal 2010 al 2017, esaminando tutti i casi dei dipartimenti di emergenza negli ospedali dell’Ontario. Poi hanno diviso i casi basandosi su scale standard che misurano la gravità delle preoccupazioni dei pazienti ed infine hanno utilizzato statistiche per valutare quali potrebbero essere gestite dai farmacisti che lavorano con un ambito ampliato. Tra questi, i casi di disfunzione erettile, che potevano essere gestiti da un farmacista, ma anche condizioni legate alla pelle come dermatiti e altre patologie come tosse o infiammazione del condotto uditivo, passaggi nasali e gola.

«Il sovraffollamento nei dipartimenti di emergenza è una preoccupazione a cui la maggior parte dei canadesi può riferirsi, e sappiamo che può portare ad un aumento della mortalità e ad un più alto tasso di pazienti che escono senza ricevere cure». È quanto sostiene Wasem Alsabbagh, docente alla Waterloo School of Pharmacy. Secondo Alsabbagh, inoltre, «le nostre scoperte supportano la necessità di vedere un numero maggiore di farmacisti che lavorano con una portata estesa nella comunità o posizionati nei dipartimenti di emergenza. Ciò può ridurre l’affollamento, ma anche per liberare più risorse nei dipartimenti per prendersi cura di pazienti più acuti».

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Formazione farmacisti, dalla Fofi tre nuovi corsi Ecm

La Fofi ha reso disponibili tre corsi nuovi Ecm sulla piattaforma istituzionale fadfofi.com.

Sono tre i corsi in modalità di Formazione a distanza (Fad) resi disponibili dalla Federazione degli ordini dei farmacisti italiani, fruibili sulla piattaforma federale raggiungibile al link www.fadfofi.com. Come riportato da FarmacistialLavoro.it ai propri lettori, per favorire il conseguimento degli obblighi formativi ed il raggiungimento del numero di crediti necessari a portare a completamento il fabbisogno per il triennio 2017-2019, la Fofi aveva predisposto una serie di corsi attivi da fruire nel corso del 2019.

Parte di essi hanno visto il proprio termine al 29 luglio 2019. Altri, invece, mantengono la loro fruibilità fino a dicembre 2019. Tra questi, i corsi «Paziente e ‘cliente’: una corretta informazione per trasformare il cross selling in opportunità di salute», di 7 crediti, «Il paziente con disturbo depressivo maggiore e il farmacista», di 10 crediti, «Interazioni tra farmaci e gestione dell’innovazione in farmacia», di 5 crediti, ed infine «Il farmacista come counselor», di 5 crediti.

In aggiunta a questi, la Fofi ha fatto sapere che dal 7 agosto sono presenti online ulteriori tre corsi che i farmacisti possono fruire in modalità Fad. Nello specifico, «Le interazioni farmaco-cibo. Un rischio sottostimato», per 10,5 crediti, «Gestione nutraceutica del rischio cardio e cerebro-vascolare in farmacia: dalle dislipidemie ai sintomi del paziente affetto da scompenso cardiaco», per 4 crediti, ed infine «Farmacisti, vaccini e strategie vaccinali», per 10,5 crediti. In totale, i nuovi corsi attivati, con scadenza fissata al 31 dicembre 2019, consentono il conseguimento di un totale di 25 crediti Ecm.

I farmacisti interessati alla fruizione online che non dispongono di un account devono registrarsi all’indirizzo www.fadfofi.com. Aprire il link “Iscriviti” che consente l’accesso alla pagina «Registrazione nuovo utente». Dunque, proseguire nel processo di inserimento dei propri dati e di generazione delle credenziali di accesso. Una volta portata a termine l’operazione di registrazione è possibile accedere e seguire sin da subito i contenuti formativi, aprendo le relative intestazioni sugli sliders presenti in home page.

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Tecnologie e farmacisti: un approccio vincente per la gestione dell’ipertensione

Uno studio canadese spiega in che modo il tele-monitoraggio, assieme alla supervisione dei farmacisti, possa garantire cure migliori e costi ridotti.

Nei pazienti ad alto rischio, la gestione dell’ipertensione effettuata da farmacisti e abbinata al tele-monitoraggio della pressione arteriosa può risultare utile sia dal punto di vista clinico che da quello dei costi. A spiegarlo è un commento pubblicato dal Journal of Clinical Hypertension, e firmato da Stefano Omboni, presidente e direttore scientifico dell’Istituto italiano di Telemedicina di Solbiate Arno, in provincia di Varese.

Il dirigente cita in particolare un lavoro nel quale sono stati valutati i risultati ottenuti, su un periodo di 20 anni, grazie al tele-monitoraggio della pressione arteriosa su un vasto numero di pazienti canadesi considerati ad alto rischio, ovvero reduci da un evento cerebro-vascolare non invalidante. Si tratta dello studio intitolato “Cost‐effectiveness of home blood pressure telemonitoring and case management in the secondary prevention of cerebrovascular disease in Canada”, pubblicato nel 2018 dalla stessa rivista scientifica. «Abbiamo esaminato – hanno spiegato gli autori – l’incremento dell’efficienza finanziaria di tale intervento rispetto ai metodi di cura tradizionali che vengono utilizzati in Canada».

Il tele-monitoraggio della pressione arteriosa e la supervisione da parte dei farmacisti, dunque, consentono di migliorare lo stato di salute dei pazienti e al contempo di abbassare i costi delle cure: «I risultati – hanno aggiunto i ricercatori – indicano che il tele-monitoraggio ha consentito di portare ad un risparmio, nel corso della durata in vita del paziente».

Omboni cita quindi altri studi, che risalgono a pochi anni fa, che confermano l’utilità dell’approccio tecnologico. Ma sono poche le analisi che hanno tenuto conto di tali strumenti e, allo stesso tempo, anche dell’apporto garantito dai farmacisti. La conclusione alla quale è aggiunto il dirigente è che «sebbene l’uso di programmi di tele-monitoraggio richieda investimenti specifici e imponga anche maggiori contatti con i pazienti rispetto alle cure tradizionali, esso garantisce un significativo miglioramento del controllo della pressione.

Il tutto a costi relativamente bassi e soltanto di poco più alti di quelli legati ai metodi classici». Costi che, tra l’altro, «sarebbero molto probabilmente compensati da una riduzione delle spese relative ad ulteriori eventi cardiovascolari».

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Il ruolo del farmacista nella gestione delle malattie a lungo termine

L’aderenza terapeutica e la prevenzione dello sviluppo di patologie future cresce grazie alla figura del farmacista.

Secondo alcuni studi il farmacista può assumere un ruolo cruciale nel migliorare l’efficacia dei trattamenti di cura e nel prevenire lo sviluppo di patologie future nel paziente. In particolare, è stata recentemente riconosciuta l’importanza di questa figura professionale come supporto ai casi di pazienti sopravvissuti ad infarto del miocardio e di quelli con una storia di cancro in età pediatrica.

Una ricerca a cura dell’American College of Cardiology, volta a capire le cause dell’alto tasso di riospedalizzazione di pazienti post-infarto, ha rivelato che il farmacista può giocare un ruolo importante nel prevenire nuovi ricoveri, poiché in grado di colmare eventuali lacune informative del sistema ospedaliero. Succede, infatti, che le informazioni fornite al paziente siano carenti soprattutto per quanto riguarda le modalità di assunzione dei farmaci, la gestione di eventuali effetti collaterali, la comprensione delle interazioni farmacologiche o l’adozione di eventuali strategie per la gestione delle dosi mancate. Ed è proprio per far fronte a tali lacune che l’American College of Cardiology ha dato vita al «Patient Navigator», un programma con l’obiettivo di formare medici, infermieri e farmacisti sulle principali barriere informative esistenti, in modo da rendere più consapevoli tutti gli attori che supportano il paziente e monitorano l’aderenza terapeutica.

La cardiologia non è l’unico campo in cui le competenze dei farmacisti si stanno rivelando preziose. Durante la conferenza annuale dell’Associazione di ematologia e oncologia farmaceutica a Fort Worth, USA, Joseph Sciasci e Mary Mably hanno presentato una ricerca che evidenzia il ruolo dei farmacisti nel guidare pazienti oncologici pediatrici attraverso trattamenti di lungo termine.

I ricercatori hanno scoperto che statisticamente il 23% dei giovani sopravvissuti al cancro sperimentano almeno due tossicità significative prima di raggiungere i 35 anni. Tali soggetti, oltre ad essere predisposti a patologie legate agli apparati endocrino, riproduttivo, ortopedico e cardiovascolare, sono potenzialmente a rischio di problemi di carattere psicosociale, come ansia e depressione. Il farmacista che abbia la consapevolezza di ciò, ha la possibilità di intervenire durante e dopo il trattamento per mitigare tali patologie consigliando l’utilizzo di farmaci adeguati o suggerendo l’integrazione nella terapia di altri medicinali.

Nei pazienti che hanno superato un cancro in età pediatrica, la figura del farmacista può risultare fondamentale tanto nel garantire l’aderenza terapeutica quanto nell’assicurare un’esaustiva trasmissione di conoscenze nel passaggio dalla supervisione da pediatra a medico generico. L’avere un esauriente quadro clinico, soprattutto dei trattamenti antitumorali a cui il paziente è stato sottoposto in precedenza, aiuterà il nuovo medico ad essere maggiormente consapevole possibili legami latenti tra nuovi sintomi e trascorse patologie.

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Farmacisti italiani in Canton Ticino, in calo il numero di iscritti all’Ordine

A causa della nuova normativa sulle professioni mediche, cala il numero di farmacisti italiani iscritti all’Ordine che possono operare in Canton Ticino.

L’ordine dei farmacisti del Canton Ticino al 30 aprile 2019 ha visto i suoi iscritti ridursi del 10% rispetto all’anno precedente. Le cause di tale diminuzione possono essere attribuite a due recenti novità che hanno cambiato le carte in tavola. A darne notizia è il giornale locale Ticino Online 20 minuti. Secondo quanto riferito, infatti, un aggiornamento della banca dati dell’Ordine, ha ridotto di 51 unità il numero dei farmacisti presenti sul territorio. Non si tratta però, come si potrebbe pensare di primo acchito, di una massiccia radiazione dall’albo, bensì di una necessaria riorganizzazione tecnica. A fornire dettagli sull’operazione è Federico Tamò, portavoce dell’Ordine dei farmacisti del Cantone Ticino (Ofct), il quale evidenzia che «c’erano nomi non più attuali che sono stati tolti».

In aggiunta a ciò, l’ulteriore novità che ha determinato maggiore impatto sulla flessione del numero di iscritti è la nuova legge in materia di professioni mediche, la quale ha interrotto l’annuale afflusso di una trentina di farmacisti italiani. Questi ultimi infatti, una volta ammessi al libero esercizio, erano abilitati ad effettuare sostituzioni oltre frontiera. «A partire dal 2014 – evidenzia a Ticino Online il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini – questo fenomeno si era intensificato, creando anche qualche preoccupazione nel settore e un rischio di dumping salariale». Le conseguenze della nuova legislazione sul settore sono state notevoli. L’entrata in vigore della nuova legge e il relativo obbligo di perfezionamento professionale hanno dunque limitato l’arrivo in Ticino di farmacisti provenienti dall’Italia.

A fronte della suddetta riorganizzazione oggi il Ticino conta 568 farmacisti in libero servizio e 200 farmacie. Secondo il farmacista cantonale questi numeri risultano essere in linea con le esigenze del territorio e rispondono al bisogno di «garantire ai neolaureati locali l’accesso ai posti di perfezionamento». Nessun cambiamento invece per la categoria degli assistenti di farmacia, che rimane stabile su una media di 35 operatori l’anno. Sebbene il numero dei diplomati del 2018 sia più del doppio rispetto all’anno precedente, questo incremento non è da attribuirsi ad una crescita della domanda, ma al fatto che il 2017 ha visto un consistente numero di candidati bocciati, trovatisi costretti a ripetere l’esame l’anno successivo. Si conferma così la necessità della presenza di ambedue le figure professionali, farmacista e assistente, due ruoli distinti e complementari che insieme assicurano il corretto svolgimento della funzione della farmacia nella società.

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I professionisti della salute considerano buone le loro capacità comunicative

Uno studio spagnolo ha indagato la percezione che i professionisti della salute hanno rispetto alle loro capacità di comunicazione con i pazienti.

Qual è l’opinione dei professionisti della salute in merito alle loro capacità di stabilire una buona comunicazione con i pazienti, al fine di assumere decisioni inerenti le cure mediche? E qual’è l’impatto che tali relazioni hanno sugli esiti dei trattamenti somministrati?

A rispondere alla domanda è uno studio dell’ospedale universitario Reina Sofia e del dipartimento di Medicina forense dell’università di Murcia, in Spagna.

«Il processo di informazione al paziente – spiegano gli autori dell’analisi, intitolata “Perceptions of health professionals about the quality of communication and deliberation with the patient and its impact on the health decision making process” – è considerato un elemento centrale nell’ambito delle decisioni di carattere medico che devono assumere i professionisti della salute». Ma al di là delle mere informazioni fornite in modo obbligatorio a chi deve subire una cura, ciò che si sottolinea nel testo è la necessità stabilire una vera comunicazione con il paziente, «che deve essere appropriata rispetto ad ogni caso specifico e ad ogni situazione».

Il paper ha quindi studiato un campione di 2.186 professionisti (1.578 infermieri, 586 medici e 22 farmacisti). A loro è stato somministrato un questionario sul tema: le risposte ottenute indicano che la stragrande maggioranza dei partecipanti considera sufficienti le proprie capacità di comunicare con i pazienti. Si tratta di una quota pari a ben l’80% di coloro che hanno risposto alle domande. Lo studio ha inoltre sottolineato il fatto che i professionisti notano come le persone sottoposte a dei trattamenti siano molto contente di sentirsi ascoltate.

osì come di avere l’impressione di co-partecipare alle scelte relative al processo di cura. In termini percentuali, anche la maggior parte dei farmacisti ha risposto di considerare sufficienti le proprie capacità comunicative nei confronti dei pazienti, ma va detto che essendo la quota di farmacisti – rispetto al totale del campione – decisamente minoritaria, è più difficile trarre delle conclusioni certe per la categoria.

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Comitato No Enpaf, al via la petizione: «No al doppio obbligo previdenziale»

Il comitato “No Enpaf farmacisti non titolari” ha lanciato sulle pagine di Change.org una petizione per dire no al doppio obbligo previdenziale.

Come è noto, la legislazione vigente impone che i farmacisti iscritti all’Ordine siano obbligatoriamente iscritti all’Enpaf, Ente previdenza e assistenza farmacisti. Tale obbligo, tuttavia, non esclude che gli stessi professionisti siano soggetti ad un ulteriore obbligo previdenziale, ovvero l’iscrizione all’Istituto nazionale della previdenza sociale (Inps), costringendo quindi il versamento delle quote ad ambedue gli enti. La prima, direttamente a cura del professionista, la seconda, a cura del datore di lavoro. Al momento, l’unico modo per evitare la doppia imposizione è cancellarsi dall’Ordine di appartenenza. Ne conseguirebbe quindi la mancata possibilità di operare nelle farmacie e parfarmacie pubbliche e private aperte al pubblico, nonché in tutte le attività che richiedono l’iscrizione obbligatoria all’albo dei farmacisti.

Esausti di questa situazione, un gruppo di farmacisti sensibili alla problematica si è costituito con il nome di comitato “No Enpaf farmacisti non titolari”, dando vita ad un’iniziativa di raccolta firme, da consegnare al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, mediante l’uso della piattaforma “Change.org”. L’appello ha raggiunto più di 9.000 firme nel giro di poche settimane, tuttavia, ulteriori sforzi sono auspicati per portare tale numero a 10.000. «Oggi i farmacisti dipendenti (paga base lorda di 10,40€/ora) – spiegano i promotori dell’iniziativa – sono costretti ad un doppio obbligo previdenziale. Devono pagare Inps e anche Enpaf. La cosa più assurda riguarda i disoccupati, che sono costretti a cancellarsi dall’albo perché impossibilitati a pagare 2280 euro di quota contributiva dopo 5 anni di disoccupazione. Oppure la drammatica situazione dei borsisti, dei professionisti con partita iva e dei titolari di parafarmacia, che sono obbligati alla quota intera di 4559 euro indipendentemente dal reddito percepito».

Per questo motivo, attraverso la petizione, ospitata sul portale Change.org, i farmacisti chiedono che la contribuzione Enpaf diventi «facoltativa per i farmacisti dipendenti che già possiedono altra previdenza obbligatoria e per i disoccupati iscritti all’albo», la «possibilità di restituzione dei contributi previdenziali Enpaf per quei farmacisti che avendo altra previdenza obbligatoria opteranno per la cancellazione da Enpaf, nonché di quelli silenti», ed infine, «contribuzione Enpaf legata al reddito e non più a quota fissa per i farmacisti liberi professionisti che hanno questo ente come previdenza di primo pilastro, borsisti compresi».

Il link diretto per firmare la petizione (link esterno).

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Medici e farmacisti, studio: «Collaborazione è fondamentale per migliorare le cure»

Uno studio canadese ha sottolineato l’importanza di una stretta collaborazione tra medici e farmacisti al fine di migliorare le cure per i pazienti.

Attuare una collaborazione stretta tra i vari professionisti della salute che prendono in carico i pazienti è di fondamentale importanza per una buona riuscita delle cure. A confermarlo è uno studio curato da un gruppo di ricercatori della School of Pharmacy e della School of Public Health and Health System dell’università di Waterloo, in Canada, assieme a colleghi della facoltà di Farmacia e Scienze farmaceutiche dell’università dell’Alberta, sempre nella nazione nord-americana.

Lo studio, intitolato «“My pharmacist”: Creating and maintaining relationship between physicians and pharmacists in primary care settings», ha sottolineato in particolare come farmacisti e medici siano «sempre di più incoraggiati ad adottare un approccio collaborativo nella cura del paziente e nell’erogazione di servizi sanitari. È noto infatti che in questo modo è possibile migliorare la sicurezza del paziente. Ciò nonostante, i farmacisti hanno affermato di riscontrare delle difficoltà nello sviluppo delle relazioni di lavoro interprofessionali». Il paper ha quindi constatato il fatto che «non esistono grandi conoscenze, ad oggi, in merito agli scambi tra farmacisti e medici in merito alle cure dei pazienti».

Per questa ragione gli autori dello studio hanno somministrato alcune interviste semi-strutturate a nove medici e 25 farmacisti. Ciò al fine di comprendere non solo i loro approcci, ma anche i ruoli e le responsabilità di ciascuno nella presente carico primaria del paziente. Le conclusioni alle quali sono giunti di ricercatori indicano che «una stretta relazione lavorativa tra farmacisti e medici non soltanto influenza la quantità di scambi ma anche il livello qualitativo della collaborazione stessa. I risultati della nostra analisi dimostrano inoltre che quando i medici hanno stabilito una relazione con uno specifico farmacista, ne percepiscono la positività del ruolo. Ma non allargano necessariamente tale opinione anche ad altri farmacisti».

Ne consegue che, secondo gli studiosi, è importante che ciascun professionista «comprenda quali sono i differenti ambienti di lavoro nei quali ciascun professionista può sentirsi in grado di utilizzare al meglio le proprie capacità, al fine di migliorare le cure». Occorre pertanto «immaginare sistemi che possano stimolare una collaborazione attiva, nonché strumenti di comunicazione al fine di assicurare una forte partnership interprofessionale».

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Abusivismo professionale, Conasfa: «Corre l’obbligo di un serio confronto»

La Federazione nazionale associazioni farmacisti non titolari torna sul tema dell’abusivismo professionale di cui spesso si torna a parlare.

Nel corso di una serie di operazioni portate a termine nel marzo del 2019 dai carabineri del Nucleo anti sofisticazioni di  Palermo e della compagnia di Trapani, sono stati deferiti in stato di libertà cinque farmacisti ed un magazziniere. Tra le inosservanze riscontrate anche quella dell’esercizio abusivo della professione di farmacista. Come è noto, la pratica dell’abusivismo professionale vede l’impiego di personale non laureato nei rapporti con i pazienti, dando origine a vari effetti sia sui livelli occupazionali che per la stessa sicurezza del paziente.

A gravare sulla situazione dell’abusivismo professionale è la totale indifferenza degli organi istituzionali, dei sindacati e delle associazioni di farmacisti. Fanno eccezione alcune sigle. Tra queste il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), più volte intervenuto sulla questione, ma anche la Federazione nazionale associazioni farmacisti non titolari (Consasfa). È proprio quest’ultima, infatti, ad evidenziare che «il risultato delle indagini a Trapani, di qualche settimana fa, da parte del nucleo Nas della città, mette nuovamente il dito nella piaga».

Secondo quanto spiega il Conasfa, infatti, «episodi così eclatanti, purtroppo, non sono rari. L’attività investigativa dei militi avrà il suo decorso. Come professionisti e come iscritti ai rispettivi Ordini provinciali, questo episodio non può passare inosservato». La federazione di farmacisti non titolari mette in luce inoltre che «le attività di controllo e deterrenza da parte degli Ordini provinciali per il rispetto del codice deontologico sostanzialmente negli anni si sono dimostrate insufficiente se non addirittura fallimentari».

Nello specifico, il Conasfa fa notare che alcuni articoli del Codice deontologico del farmacista, tra cui l’articolo 3, che recita testualmente «a salvaguardia della salute del cittadino», e l’articolo 1.03, che riporta «che garantisce ai cittadini i requisiti di professionalità e la correttezza del comportamento degli iscritti», sono rimasti solo ruoli “di facciata” e non di sostanza. Spesso infatti, evidenzia il Conasfa, «le attività di controllo degli Ordini sono “incatenate” per il rischio di cause con i “colleghi” incriminati che porterebbero a degli esborsi onerosi e dei tempi lunghi per i primi per le controversie giudiziarie».

Con il conseguente risultato di «attese infinite della giurisprudenza ordinaria con il rischio del nulla di fatto e sostanzialmente disattendendo l’art. 40 del Codice deontologico. Rimane anche il dubbio se l’Ordine abbia ancora un ruolo di autorità e autorevolezza. Questo ruolo deve essere rilanciato da una autocritica di tutti e cercando di introdurre nuovi mezzi» Pertanto, conclude il  Sinasfa, «la tentazione di comportamenti non deontologici e di abusivismo, sono molteplici».

In aggiunta a ciò, «spesso ci si nasconde dietro l’alibi che l’altro lo fa già e/o per motivi di sostenibilità aziendale, questo “permetterebbe” di fare e accettare tutto. Le puntuali raccomandazioni da parte dei nostri Presidenti di Ordini e Federazione probabilmente vengono letti con ironia. Il perdurare di questi comportamenti scorretti, la non applicazione di fatto del Codice deontologico art. 40 sono a danno dell’immagine del farmacista, della salute pubblica, della sana concorrenza professionale e dell’occupazione dei farmacisti. Se tutte le raccomandazioni, aggiornamenti del Codice deontologico non hanno avuto un effetto incisivo, corre l’obbligo di un serio confronto all’interno della categoria in tempi certi per definire altre forme sanzionatorie e di controllo».

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