Farmacie, parafarmacie e GDO: chi assume e chi no?

In quali esercizi farmaceutici si trova più facilmente lavoro? In farmacia, in parafarmacia o nella GDO? Farmacisti al Lavoro ha risposto a questa domanda.

<In un anno abbiamo pubblicato più di 1.400 inserzioni di farmacie, parafarmacie e aziende che richiedevano personale, attivando una relazione diretta tra offerta e domanda di lavoro. E di questi tempi e con la crisi generale, compresa quella del nostro settore, mi sembra un risultato molto buono che dimostra come la relazione diretta e senza filtri tra professionisti funzioni e possa portare a soluzioni concrete>. Così dichiarava  il presidente dei farmacisti italiani, il dottor Andrea Mandelli, riguardo ai risultati raggiunti dal sito farmalavoro.it, che ha sicuramente il merito di aver riunito in un unico portale, per giunta istituzionale, le offerte di lavoro rivolte ai laureati in farmacia e CTF. Tuttavia, come ormai ha imparato a sue spese chi dedica le proprie energie alla ricerca di un lavoro, le offerte non hanno tutte la stessa appetibilità, senza contare che è importante conoscere la distribuzione geografica delle offerte per valutare anche un eventuale trasferimento a scopo lavorativo. In un blog che si occupa del lavoro in farmacia, era doveroso offrire ai lettori un’analisi che rispondesse a queste domande: che tipo di lavoro può trovare oggi un farmacista? Dove si trovano le migliori offerte? Chi offre più lavoro, e quindi dove è meglio portare il curriculum?

Ho fatto domanda a farmalavoro.it per ricevere le statistiche degli ultimi dodici mesi, in modo da poter fare un’analisi quanto più completa possibile, ma purtroppo non ho ricevuto risposta. Di conseguenza, ho potuto elaborare una statistica relativa ai soli annunci ancora aperti- cioè non ancora cancellati dall’inserzionista- dell’ultimo trimestre, per un totale di 143 (dal numero 1805 al numero 2268). Fra questi ben 108, ovvero il 75%, erano relativi a posizioni come farmacista collaboratore, mentre il 25% rimanente comprendeva offerte per informatore scientifico o altre attività. La nostra analisi si concentrerà, per ora, sul 75% di offerte rivolte ad aspiranti farmacisti collaboratori.

  • Dove si trova più lavoro? Purtroppo molti dei colleghi meridionali conoscono benissimo la risposta a questa domanda. Solo il 4% delle offerte riguardava il Sud e le Isole, il 15% il Centro e l’81% il Nord. Inoltre, delle 4 su 108 offerte di lavoro provenienti dal Meridione, solo 1 era a tempo indeterminato, mentre 2 erano stage.

Solo il  4% delle richieste di lavoro proviene dal Meridione, e di queste la metà sono stage.

    • Che tipo di lavoro si trova? Per fare questo tipo di analisi, ho identificato essenzialmente tre categorie di offerte di lavoro: offerte di alta qualità, offerte di qualità intermedia e offerte di bassa qualità. Alla prima categoria ho assegnato le offerte per impieghi a tempo indeterminato. Alla seconda categoria ho assegnato le offerte per impieghi a tempo determinato, oppure offerte accompagnate dalla dicitura “non specificato”, dove però vi era un chiaro riferimento ad un’assunzione secondo CCNL, a termine oppure di durata da definirsi. Infine, nella terza categoria ho riunito due tipi di offerta molto diverse tra loro: quella relativa agli stage, che per definizione non sono una fattispecie di lavoro e che, in ogni caso, difficilmente garantiscono introiti superiori a 500 € al mese, e quella relativa a lavori in libera professione. La scelta di identificare i lavori in libera professione come scarsamente appetibili è legato al fatto che pochi sono i farmacisti che possiedono la partita IVA, e ancora meno sono quelli che sarebbero disposti ad aprirla per svolgere una singola collaborazione saltuaria. Il dato che emerge è poco rassicurante: solo il 15% dei lavori prevedeva un’assunzione a tempo indeterminato, mentre il 69% riguardava offerte a tempo determinato e un discreto 16% faceva riferimento a contratti scarsamente appetibili, di cui il 76% erano stage.

  • Quali esercizi offrono più lavoro? Nel 64% dei casi l’inserzionista era una farmacia, mentre nel 36% dei casi l’inserzionista era un corner della GDO. Non ho riscontrato purtroppo alcuna offerta proveniente da parafarmacie indipendenti, dato che è comunque coerente con il basso fatturato che caratterizza questo tipo di esercizi. Un dato interessante emerge se operiamo un’analisi combinata dei due dati, ovvero il tipo di lavoro e il tipo di inserzionista.

Mentre le farmacie assumono con un certo equilibrio tra le diverse forme contrattuali, la GDO assume soprattutto (95%) con contratti a tempo determinato.

  • Si scopre così che, mentre le farmacie assumono con un certo equilibrio tra le diverse forme contrattuali, la GDO assume soprattutto (95%) con contratti a tempo determinato. Va dato quindi merito, alle farmacie, di essere gli unici esercizi farmaceutici ad operare ancora assunzioni a tempo indeterminato, con il contemporaneo demerito di un numero di richieste di stage che, per quelle che sono le modalità di utilizzo di questo istituto previste dalla normativa, ci si aspetterebbe di molto inferiori. Speriamo che in futuro anche le piccole parafarmacie indipendenti possano dare il loro contributo per migliorare la situazione occupazionale dei farmacisti. Riservo un successivo paragrafo a parte per quanto riguarda gli stage.

  • Qual è il tasso di nuovi occupati per esercizio? Operare questo calcolo prevede, da un punto di vista statistico, di fare due assunti: a) che le proporzioni siano analoghe nel corso dell’anno, dato che questi dati sono ricavati solo dall’ultimo trimestre; b) che le proporzioni degli annunci chiusi siano simili a quelle degli annunci aperti. Sicuramente, questa operazione è ammissibile per compiere un’indagine preliminare, anche se mi riprometto di ricalcolare la statistica con i dati completi qualora farmalavoro.it deciderà di fornirmeli. Ad ogni modo, possiamo stimare circa 1800 annunci di lavoro in un anno, di cui 1400 relativi a posizioni per farmacisti collaboratori. Di queste posizioni, 890 vengono richieste dalle farmacie e le altre 510 dai corner GDO. Dal momento che le farmacie italiane sono circa 18.000 e i corner GDO sono circa 400, possiamo stimare un tasso di 0.05 farmacisti assunti ogni anno dalle farmacie (ovvero 1 ogni 20 farmacie) e 1.28 farmacisti assunti ogni anno dai corner GDO (ovvero 5 ogni 4 corner GDO). Alla luce di questo risultato, che è molto netto indipendentemente dalla completezza dei dati, si può facilmente affermare che la GDO, il cui avvento nel settore della distribuzione del farmaco è stato inizialmente osteggiato dalle istituzioni di categoria, abbia avuto un ruolo positivo nel migliorare le condizioni occupazionali della categoria, assumendo con una velocità venticinque volte superiore rispetto alle farmacie.

Nella GDO viene assunto più di un nuovo farmacista all’anno per esercizio, contro uno ogni venti per le farmacie.

  • Sono corrette le previsioni riguardo ai 60.000 disoccupati paventati da Mandelli nei prossimi 20 anni? Alla luce di questi dati, purtroppo si. Infatti, se si calcolano 3500 nuovi laureati l’anno e solo 1500 nuove assunzioni, si ottengono 2000 nuovi disoccupati l’anno a cui devono essere aggiunti quelli già attualmente disoccupati. Urgono quindi valutazioni a livello istituzionale su come risolvere un problema più che mai attuale, mediante l’adozione di politiche a breve e lungo termine. Sicuramente le politiche a lungo termine devono comprendere l’introduzione del numero chiuso nazionale nelle facoltà di farmacia, fissando un tetto che tenga conto del numero di nuove assunzioni l’anno e della necessità di assorbire i soggetti attualmente disoccupati. Sulle politiche a breve termine le soluzioni sono diverse, e probabilmente comprendono qualche forma di liberalizzazione, soprattutto perchè i soggetti che appaiono più attivi nella ricerca di nuove posizioni sono le catene e che forse, alla luce di ciò, l’avvento del capitale in farmacia potrebbe non essere così disastroso come preconizzato da alcuni. Questo punto però richiederebbe un’analisi più approfondita, che mi riprometto di fare in un futuro prossimo.

  • Qual è il ruolo degli stage in questo contesto? In un articolo dedicato agli stage, avevo esposto dettagliatamente la normativa che li regolamenta, spiegando che esistono alcuni casi in cui il loro utilizzo può essere ragionevole- e anzi utile- ma che in nessun caso essi possono essere utilizzati per risolvere problemi di organico o sostituire personale in ferie o malattia o gravidanza, in quanto questo è contrario alla legge. Quando ho scritto quell’articolo, però, non avevo ancora questi dati a disposizione. Mi sembra perciò ragionevole domandarmi: è possibile che il 19% delle richieste di lavoro in farmacia, ovvero una su cinque, sia per uno stagista? E come è possibile che in alcuni casi siano addirittura delle agenzie interinali, il cui scopo è dichiaratamente quello di risolvere problemi di organico delle aziende clienti, a selezionare stagisti che per legge non possono essere usati per risolvere problemi di organico? Ritengo che i tempi siano maturi perchè gli ordini esprimano una posizione netta e ferma riguardo all’utilizzo di questa modalità di lavoro, anche a costo di vietarne l’utilizzo stesso.

Siamo giunti al termine di questa piccola analisi statistica ricavata dai dati pubblicati su farmalavoro.it. Annarosa Racca, presidente di Federfarma, ha cercato in alcune occasioni di descrivere la farmacia italiana come una sorta di ammortizzatore sociale per farmacisti non titolari, ma i numeri sembrerebbero assegnare questo ruolo, piuttosto, alla grande distribuzione organizzata. Diventa perciò auspicabile l’apertura di un maggior numero di punti vendita, in modo particolare nel Meridione che è fortemente penalizzato in termini di occupazione, ed il consiglio che questo articolo fornisce agli attuali disoccupati è perciò quello di concentrare le loro attenzioni anche su questo tipo di esercizi. Va però dato il merito, alle farmacie, di assumere ancora con contratti a tempo indeterminato (nel 22% dei casi), che a differenza dei contratti a tempo determinato utilizzati dalla GDO in maniera praticamente esclusiva (95%) consentono a chi ne beneficia di fare programmi a lungo termine, soprattutto dal punto di vista della vita privata. Ovviamente, a chi volesse studiare farmacia e non ha un parente che ne possiede una, consigliamo e auguriamo una brillante carriera in un altro settore.

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Autore: Farmacisti al Lavoro

Il blog per i farmacisti che non si accontentano

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