Il farmacista e il contratto sanitario: che cosa cambierebbe?

In questo importante approfondimento, Farmacisti Al Lavoro spiega che cosa cambierebbe per i farmacisti con il passaggio dal contratto del commercio al contratto sanitario. Una strategia di tipo win-win che potrebbe riunire finalmente titolari e dipendenti sullo stesso fronte.

<Se la farmacia è un esercizio commerciale, allora è giusto che applichi il contratto del commercio ma è altrettanto giusto che operi nel mercato senza tutele. Se invece, come è giusto che sia, la consideriamo un presidio sanitario, allora deve essere applicato il contratto del comparto sanità>.

La dottoressa M.M., giovane farmacista collaboratrice, nel febbraio 2015 scrive al Sole 24 Ore una lettera aperta destinata a far discutere. In particolare la dottoressa espone, in un passaggio, una riflessione la cui logica sembra inoppugnabile: <Se consideriamo la farmacia un esercizio commerciale, in quanto vende una vasta gamma di prodotti che la portano a fare concorrenza ad altre attività commerciali, allora questo è compatibile con l’ereditarietà dell’impresa, è giusto che si applichi il contratto del commercio ai farmacisti dipendenti ma è altrettanto giusto che operi nel mercato in un regime di concorrenza senza tutele, quindi non ha senso il numero chiuso. Se invece consideriamo la farmacia, come vuole e pretende il Ministro Lorenzin e la presidente di Federfarma Annarosa Racca e come è giusto che sia, un presidio sanitario con precise funzioni di tutela della salute dei cittadini e quindi settore importante che lo Stato deve tutelare mantenendo il numero chiuso e programmato delle farmacie, allora si deve rimettere in discussione il principio dell’ereditarietà, ed ai farmacisti deve essere applicato il contratto del comparto sanità>.

Frontespizio del contratto sanità privata tuttora in vigore.

Il passaggio al contratto sanità potrebbe rappresentare un vantaggio politico per i titolari, che in questo modo avrebbero dalla loro i collaboratori nella battaglia contro la GDO e il capitale.

D’altra parte, il passaggio dal contratto del commercio al contratto del comparto sanità potrebbe rappresentare un vantaggio politico per gli stessi titolari di farmacia, che in questo modo potrebbero avere dalla loro parte i farmacisti collaboratori nella battaglia contro la GDO e il capitale. Questo lo dichiara apertamente anche il dottor Michele Favero, presidente dell’ordine dei farmacisti di Udine nonché titolare dell’omonima farmacia del capoluogo friulano, nella sua relazione annuale del 2016: da un lato, a nome della FOFI, “conferma la sua contrarietà all’ingresso delle società di capitali nella gestione delle farmacie per l’impatto che questo può avere sulla continuità del servizio offerto fino ad oggi ai cittadini dalla rete delle farmacie indipendenti, sull’autonomia professionale e le prospettive occupazionali dei farmacisti e infine perché controproducente ai fini dello stesso concetto di concorrenza”. Dall’altro, dopo aver affrontato il tema della ridefinizione della figura professionale del farmacista, ammette che “Quando si sarà realizzato lo spostamento dell’asse della farmacia sull’attività professionale, anche il contratto di lavoro dovrà tenerne conto, come auspicato dalle stesse rappresentanze dei colleghi non titolari”. In poche parole, lo spostamento dal contratto del commercio al contratto del comparto sanitario potrebbe rappresentare davvero la soluzione capace di unire sullo stesso fronte i titolari e i collaboratori nella difesa della farmacia tradizionale, e per la prima volta potrebbe far convergere sulla stessa posizione Federfarma, FOFI, sindacati dei non titolari e, addirittura, il Movimento Nazionale Liberi Farmacisti, che per primo ha proposto il cambio del contratto tramite una petizione online, tuttora attiva.

Farmacisti Al Lavoro avrà sicuramente l’occasione di approfondire l’argomento della ridefinizione della figura professionale del farmacista nel prossimo futuro. In questo articolo vuole però rispondere ad un’altra domanda: che cosa cambierebbe, in termini pratici, se i farmacisti collaboratori fossero assunti con il contratto del comparto sanitario? Partiamo dal presupposto che il CCNL di riferimento diventerebbe quello del personale dipendente non medico di strutture sanitarie, socio-sanitarie ed assistenziali private, rinnovato per l’ultima volta nell’aprile del 2014 e attualmente valido fino al giugno del 2017.

L’orario passerebbe da 40 a 36 ore settimanali. Il periodo di prova aumenterebbe a sei mesi, ma calerebbe ad un solo mese il preavviso in caso di dimissioni.

ORARIO DI LAVORO, FERIE E PERMESSI.
L’orario di lavoro si ridurrebbe da 40 a 36 ore settimanali, come stabilito dall’articolo 13, da distribuire di norma su sei giorni oppure su cinque in base alle necessità organizzative della struttura. Significherebbe quindi una mezza giornata libera in più a settimana, con impatto positivo sulla qualità di vita e probabilmente anche sulla produttività. Ferie e permessi rimarrebbero pressoché invariati, con 5 settimane di ferie complessive (art. 25). Questo non creerebbe particolari problemi alle farmacie e tutto sommato l’attuale monte ferie è più che dignitoso per i collaboratori.

PERIODO DI PROVA
Il periodo di prova, nel quale entrambe le parti possono recedere univocamente dal contratto senza alcuna penale, aumenterebbe da tre a sei mesi (art. 9). Si ridurrebbe invece da tre ad un solo mese il periodo di preavviso in caso di licenziamento o dimissioni (art. 70). Questo cambiamento porterebbe un doppio vantaggio: da un lato, una maggiore sicurezza da parte delle farmacie nell’assumere personale in quanto aumenta il tempo a disposizione per valutare la risorsa, dall’altro lato una maggiore flessibilità in uscita: infatti il preavviso di tre mesi è attualmente una grossa scocciatura per i collaboratori che intendono cambiare lavoro quando ricevono un’offerta migliore.

L’aumento di stipendio sarebbe dignitoso per i dipendenti ma pienamente sostenibile dalle farmacie. Verrebbero inoltre premiati i farmacisti con maggiore esperienza e maggiori responsabilità.

RETRIBUZIONE
Come si modificherebbe la retribuzione? Questa è naturalmente la domanda alla quale i collaboratori sono più interessati. Partiamo dalla più importante considerazione ovvero quella relativa all’inquadramento. Il contratto sanitario, che già prevede la figura del farmacista, distingue tre livelli retributivi: livello E, ovvero assistente farmacista; livello E1, ovvero coadiutore farmacista; e infine livello E2, ovvero direttore farmacista. Tanto per fare degli esempi, si potrebbe inquadrare come assistente farmacista il farmacista neolaureato oppure un farmacista di esperienza ma senza particolari responsabilità nella struttura. Potrebbe essere invece inquadrato come coadiutore il farmacista che sostituisce il titolare in sua assenza ovvero che riveste un ruolo di grande responsabilità all’interno della farmacia. Infine il direttore di farmacia comunale, oppure il dipendente di farmacia privata inquadrato come farmacista direttore, sarebbero classificati nel livello E2. La tabella seguente riassume i numeri relativi al reddito annuo lordo, scorporato nelle sue componenti, e il netto mensile. Il netto mensile è espresso sia su tredici mensilità come per il contratto sanitario che su quattordici mensilità come per l’attuale contratto dei dipendenti di farmacia privata.

Studio retributivo che confronta il contratto del commercio e quello sanitario.

Dalla tabella si intuisce subito una cosa: il contratto sanitario porterebbe certamente ad un aumento delle retribuzioni, ma non determinerebbe un enorme aggravio per le casse delle farmacie private. Infatti l’aumento retributivo lordo per un farmacista con almeno 2 anni di anzianità e senza ruoli particolari sarebbe di appena 2200 € l’anno, passando da 1420 a 1500 euro netti al mese (in realtà sarebbero 1630 su 13 mensilità invece che 1420 su 14), e a 1540 dopo 5 anni di lavoro. Aumenterebbero sicuramente le retribuzioni dei farmacisti con maggiore esperienza e ricoperti di responsabilità (dagli attuali 1420 a 1765) ai quali va però precisato che già adesso molti titolari riconoscono una indennità speciale ad personam.

Per concludere, il passaggio dal contratto del commercio al contratto sanitario potrebbe rappresentare una strategia di tipo Win Win per titolari e collaboratori. Il vantaggio per i titolari sarebbe quello di ottenere un prezioso alleato, ovvero i quarantamila farmacisti collaboratori italiani, dalla loro parte, a fronte di un aumento dei costi tutto sommato sostenibile. Il vantaggio per i collaboratori sarebbe, oltre ad un dignitoso aumento di stipendio, una riduzione delle ore lavorative settimanali con miglioramento della qualità di vita complessiva e probabilmente anche della produttività.

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Autore: Farmacisti al Lavoro

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31 pensieri riguardo “Il farmacista e il contratto sanitario: che cosa cambierebbe?”

  1. Si, ma comunque il cambiamento di retribuzione non mi sembra una svolta. Ma qualcuno riesce a spiegarmi finalmente perché nei principali Paesi europei un farmacista guadagna più di 4000 euro al mese e negli USA addirittura circa 120000 dollari all’anno?!?! Come ci può essere tanta differenza?!?!

    1. Ciao Sacha. I farmacisti italiani, come noto, sono tra i meno pagati d’Europa, assieme ai colleghi greci. Ti prometto che farò un approfondimento per cercare di capire bene quali ne siano le ragioni. Continua a seguirci.

      1. Egregio Sig. Cabas, non sono solo i farmacisti ad avere gli stipendi più bassi d’Europa , vogliamo parlare anche degli ingegneri o dei medici o di altre professioni sanitarie ecc ecc? Si ricorda qualche mese fà quando una nota multinazionale dichiarò apertamente “voglio investire in Italia perchè gli stipendi sono bassi!”. Ebbene questa è come viene considerata l’Italia. Ma poi come si potrà pensare di far impresa quando il costo del lavoro è esorbitante ammazzando di tasse le stesse aziende. Mentre per quanto riguarda in particolare le farmacie ed i loro titolari? Ebbene essendo sempre stati protetti politicamente hanno potuto e voluto far quello che pareva a loro, pensando solo alla propria marginalità a discapito dei loro sottoposti (i quali non hanno potere sindacale e al contempo elevata sudditanza psicologica). Con la solita furbizia applicando così un contratto ridicolo, Un contratto obsoleto di ben 5 anni (o forse anche più) con orari di lavoro paragonati al negozio Calzedonia o a Intimissimi con la stessa ormai propensione commerciale; direi che la situazione è forse tra la peggiore che possa avere un dipendente in Italia considerato che questo poi ha studiato argomenti scientifici per 5 anni. Mi verrebbe quasi da dire : a conti fatti meglio lavorare all Apple Store a o al MediaWorld almeno ci si diverte di più! Tralasciando questa ultima mia esternazione , consideri gli aspetti citati in precedenza per aver un punto da cui partire nella sua analisi di approfondimento. Cordialità

  2. Articolo interessante per noi “poveri” dipendenti. Un appunto: Credo che il termine coadiutore di farmacia utilizzato per il livello E1 sia sbagliato, l’inquadramento corretto dovrebbe essere farmacista collaboratore.

    1. Grazie Alessandra! I termini assistente farmacista (livello E) e coadiutore farmacista (livello E1) sono quelli attualmente utilizzati nel vigente contratto dei dipendenti non medici di strutture sanitarie private, mentre il termine collaboratore è quello utilizzato nel CCNL farmacie private che fa riferimento al contratto del commercio. Se si realizzasse il passaggio al contratto sanitario, ci sono due possibilità: o verrebbe aggiunto al livello E anche il termine collaboratore, oppure il termine collaboratore verrebbe sostituito dal termine assistente.

  3. Mi vanto di aver sottoposto la questione contratto del commercio e non sanità privata ben prima della collega citata anche ai sindacalisti cisl, E di aver definito la farmacia come presuddio sanitario piu diffuso sul territorio italiano che e fatto di comuni arroccati e valli, nel 2003 all’inizio della mia carriera in farmacia.
    Purtroppo la maggior parte dei titolari di farmacia vede i collaboratori come un costo e non come una risorsa. Spesso siamo visti come nemici del fatturato o della visibilità del titolare, invece che loro alleati e immagine della loro azienda.
    Se si puntasse sul ruolo sanitario e sociale della farmacia facendo valere le proprie conoscenze e non facendo la corsa alla promozione e agli sconti dovrebbero essere i titolari stessi a chiedere il cambio di contratto. Renderebbero le loro attività inattaccabili da chi ha solo capitali.

    1. Ciò che dici corrisponde esattamente alla mia opinione: i collaboratori sono la principale risorsa di una farmacia, e valorizzarli come professionisti sanitari invece che come commessi laureati aiuterebbe i titolari nella lotta contro il capitale.

      1. Speriamo che questo cambio di contratto avvenga. ..è davvero triste aver studiato tanto per poi essere considerati solo “commessi laureati”.
        Mi associo a tutti voi colleghi

      2. Io propio per questo motivo sono stato lasciato a casa e da due anni non trovo lavoro. Mi hanno i titolari portato a odiare il lavoro, e l’ordine non mi ha mai aiutato a trovare lavoro. I titolari e dico molti titolari dei collaboratori non frega nulla, io spero che i miei ex colleghi abbiamo un vantaggio se passa il nuovo contratto, io ormai farò un altro lavoro avendo ormai 40 anni e essendo stato tagliato dal mondo della farmacia, per aver avuto a che fare con un titolare che non voleva investire nella farmacia e nei collaboratori nemmeno un euro. Per trovare altro lavoro, che non sia farmacista sto facendo una fatica enorme, e qui da me non trovo nulla, operaio manco di esperienza pur avendo preso patentino per muletto, altri lavori ha laurea e costo troppo, comprare una farmacia impossibile, vincerla altro che utopistico. Ai titolari per esperienza personale dei collaboratori non frega nulla. Spero che i miei ex colleghi abbiano questi vantaggi, ma ai titolari, molti titolari interessano più le loro tasche che dei collaboratori.

        1. Ciao Gianluca, mi dispiace dell’esperienza che ci racconti, e che per fortuna non puo’ essere generalizzata ad un’intera categoria. In bocca al lupo per la tua ricerca.

      3. Cari colleghi…
        Non potremmo tutti quanti unirci in un pensiero comune e cercare noi stessi di migliorare la nostra situazione!!??
        Perché non penso che interessi a qualcuno farlo, dal momento che sappiamo benissimo che federfarma è composta solo da titolari e un sindacato che ci tuteli non esiste!!
        Non nascondiamoci, non raccontiamo la realtà del nostro lavoro solo tra di noi e tra vari blog nascosti!! Perché tutti noi siamo a conoscenza di quello che accade dentro la farmacia dove lavoriamo, come siamo costretti a vendere vendere vendere e basta!!

        1. Grazie per la definizione di “blog vari nascosti”. Ma noi di Farmacisti Al Lavoro non ci nascondiamo affatto, siamo sempre in prima linea. Un saluto.

  4. E’ sicuramente giusto inquadrare i farmacisti collaboratori con un contratto migliorativo della retribuzione, tuttavia purtroppo per come è stato strutturato il sistema, molte farmacie non riuscirebbero a permettersi dei collaboratori. Lo stato ha voluto scaricare sui privati delle incombenze cha avrebbe dovuto sostenere e questa è la situazione, allo stato attuale a causa delle numerose liberalizzazioni di prezzi e orari le piccole farmacie periferiche e rurali sono in crisi e quasi sul punto di non riuscire più a garantire la capillarità della distribuzione del farmaco sul territorio, sicuramente non come una volta. Non è pensabile rendere l’impresa farmacia non ereditabile dalla discendenza di chi se n’è sobbarcato, investendo capitali. Non è pensabile di proporre un aumento così sostanzioso degli stipendi quando c’è così poca volontà di elargire anche 50 euro in più. Sono del parere che anche per migliorare il controllo dei costi dell’SSN si debba iniziare a statalizzare la distribuzione farmaceutica e consentire l’ingresso dei farmacisti anche in altri ambiti.

    1. Ciao Paolo, intanto grazie per il tuo contributo. Riguardo all’ereditarietà sono d’accordo con te: non è pensabile revocare una licenza che è stata vinta a concorso o acquistata, dopo che molti soldi sono stati investiti nell’attività. Quanto agli aumenti, si tratta di un aumento dignitoso ma non particolarmente sostanzioso: 2000 euro lordi in più all’anno (80-90 euro netti in più al mese), cifra pienamente sostenibile dalla maggior parte delle farmacie. Riguardo alle realtà rurali, è un problema a cui sono sensibile tanto che, come libero professionista, pratico tariffe più basse nelle realtà periferiche dove mi rendo conto che la marginalità sia minore. Tuttavia, anche alla luce dei numerosi pareri che ho ricevuto da colleghi titolari di farmacia rurale, ritengo che troppo spesso Federfarma abbia utilizzato le piccole farmacie rurali come scudo per difendere le posizioni delle grandi realtà urbane, come quando i calciatori di serie A hanno scioperato, a loro dire, per difendere i diritti dei colleghi di serie C2. Le difficoltà di alcune farmacie rurali non possono essere utilizzate come pretesto per bloccare, in perpetuo, gli interessi di quasi quarantamila farmacisti collaboratori. Spero mi concederai questo parere personale disinteressato in quanto, come noto, io ormai non sono più un farmacista collaboratore.

  5. Perché non medico nel privato mentre nel pubblico è medico? Cosi non mi pare tanto un vantaggio se non per le 4 ore in meno ma economicamente perdere la 14a pesa…

    1. Essendo le farmacie delle strutture private, è normale che il contratto di riferimento sarebbe quello previsto per il settore privato, che attualmente- per ragioni che non ho approfondito- distingue medici e non medici. Una precisazione: avere la quattordicesima non è meglio rispetto ad avere solo la tredicesima. Semplicemente la stessa torta, invece che venire divisa in tredici fette, viene divisa in quattordici fette. Quello che bisogna guardare è la retribuzione lorda annua complessiva, che passerebbe da 28000 a circa 30000, quindi 4 ore in meno e 2000 euro in più all’anno. Si tratta di un aumento dignitoso ma non esagerato, e proprio per questa ragione sarebbe pienamente sostenibile dalla maggior parte delle farmacie, che per contro ne ricaverebbero un grandissimo vantaggio politico.

      1. Alla fine 2000 euro in più all’anno sono briciole.

        E’ pienamente sostenibile da parte delle Farmacie, però non è tutta questa svolta, tanto più che quasi tutti i farmacisti verrebbero inquadrati al livello più basso, anche perchè non vedo quali altre responsabilità professionali si possono avere in Farmacie piccole e dove il fatturato è fatto facendo “legna” senza particolari specializzazioni.

        Che poi, in linea teorica il nostro, anche se la gente se lo scorda è un lavoro di grande responsabilità e forte stress

        1. Grazie del contributo. Purtroppo hai ragione, le farmacie sono piccole aziende. Proprio per questo, realisticamente, aumenti superiori non sarebbero sostenibili. Di conseguenza, il mio consiglio ai colleghi più ambiziosi è quello di percorrere la strada della libera professione, oppure quella della titolarità se le risorse lo consentono e se c’è la giusta occasione.

          1. Credo che forse queste trattative andavano fatte già negli anni in cui le farmacie avevano più margini. Ormai le farmacie che appunto sono piccole aziende di famiglia hanno sempre meno margini e sinceramente ancora devo trovare un titolare che rinunci anche ad una piccola parte del suo guadagno quando con stipendi più bassi può garantirsi una forza lavoro disponibile (oggi in gran numero) che non si è mai lamentata attraverso manifestazioni e\o scioperi relativamente alla sua condizione. In futuro (molto presto) però cambierà il soggetto a cui rivolgersi. Tuttavia Non credo (ma lo spero) che anche l ultima trattativa in atto porti a qualcosa di importante a livello economico. Infine concordo con lei, le alternative sono la libera professione o la titolarità ( faccia un articolo in merito sui costi di avviamento di una sede di farmacia esistente comprata da un altro privato) oppure cambiare lavoro e laurea o infine cambiare stato. Saluti

  6. Sento parlare e leggo spesso solo lo sbocco nell’azienda in Farmacia. Ma fare inserire tramite decreto nelle attività professionali del Farmacista altro? Analisi chimiche/biologiche microbiologiche, nutrizionista, tecnologo alimentare etc. Etc. Etc.? Non vogliamo lavorare tutti in Farmacia! La laurea prepara a ben altro e non è normale che ci si debba tutti prendere una miriade di titoli differenti coi relativi esami di stato per fare percorsi con si e no qualche materie differente per svolgere ” lavori che alla fin fine li sa fa fare pure un macaco ammaestrato” . Cit. Professore Melani docente di analisi dei Medicinali università di Firenze, che Dio lo benedica! Gente, purtroppo è così e dopo anni di sacrifici è come aver buttato anni. E qui si continua a parlare di Farmacie come se il problema fosse quello non di una categoria di sanitari al pari di un Medico, di un Veterinario e di un Odontoiatra che non ha neanche autonomia professionale e l’autonomia non si ha certo diventando titolari! Questo è il mio pensiero e mi dispiace per voi se non lo condividete.

    1. Grazie del tuo contributo. Sicuramente è tempo per riportare al centro del dibattito il futuro del farmacista come professionista sanitario.

      1. Ciao a tutti, condivido fortemente le giuste preoccupazioni sulla remunerazione. Condivido anche il fatto che il farmacista è in primis un operatore sanitario. Purtroppo nelle farmacie la fonte di reddito è il margine ricavato dalla vendita dei prodotti. Fintanto che il contratto che vige tra le farmacie e il SSN non verrà ridefinito in chiave sanitaria (ovvero sul servizio erogato) e non su una percentuale del fatturato generato nella dispensazione del farmaco (= vendita) purtroppo la remunerazione del collaboratore sarà strettamente legata per ragioni di sostenibilità al fatturato generato dallo stesso e dall’utile che questo ha generato. Questa cosa i miei collaboratori l’hanno appresa con grande “stupore” quando sono stati direttamente coinvolti nell’amministrazione della farmacia stessa, partecipando agli ordini definendo i prodotti da trattare, visionando il conto economico ecc. ecc.
        Purtroppo si sono resi conto che la loro professionalità non genera direttamente utile, serve solo a fidelizzare una clientela di nicchia più attenta al consiglio che al prezzo. Quindi la professionalità, se non inserita nel giusto contesto, di per se non genera utile…..
        Attenzione non sono assolutamente d’accordo con questo modello di farmacia!
        Vorrei una farmacia dove i farmaci tutti fossero distribuiti in DPC e la remunerazione fosse parametrizzata sui servizi erogati, sulla presa in carico del paziente , sulla compilazione della cartella clinica, sul monitoraggio della compliance e su un farmacista anello chiave fra medico e paziente. Un posto dove medico e farmacista collaborino nel rispetto delle proprie competenze.
        Penso però che dovremmo cambiare veramente tutti, titolari e collaboratori (e attenzione spesso ho trovato dipendenti più che collaboratori..).
        Dovremmo pretendere attraverso un lavoro costante professionale ed irreprensibile nel far resuscitare il ruolo del farmacista (farmacologo per tipologia di studio) valorizzando il ruolo peculiare delle altre professioni mediche (pretendere la diagnosi sulle ricette ad esempio), senza volersi appropriare di fette di servizi sanitari che non sono proprio nel nostro DNA…. tipo la diagnostica…. Ma questo richiede un lento ed inesorabile lavoro di tutta la categoria che in toto deve chiedere di essere retribuita per la sua professionalità e non per doti di tipo commerciale – imprenditoriale.
        Purtroppo vedo che anche le farmacie comunali hanno abdicato al ruolo di “presidio”, almeno nel paese dove ho la farmacia (e sono la metà delle sedi farmaceutiche).
        In definitiva non potendo aumentare lo stipendio cerco di favorire al massimo la professionalità, non imponendo scelte commerciali a volte lesive della stessa. Lascio liberi i miei collaboratori di non vendere, se reputano che questo sia il giusto approccio terapeutico. L’unica cosa che forse li ripaga è l’orgoglio di lavorare in una farmacia rispettata come tale, e questo è sopratutto ora merito loro.
        Ricordiamocelo:
        la vera farmacia indipendente è quella che può permettersi di non incentivare la vendita (e quindi deve essere remunerata non sulla vendita…..).

        1. Ragionamento molto articolato e per la gran parte condivisibile, grazie per il tuo intervento!

    2. Grande commento, ma putroppo è anche il problema della sovrapposizione di laureati su un determinato impiego . Guardi per esempi in quanti possono candidarsi per un ruolo di tecnico di laboratorio come semplice chimico analista (che è il classico lavoro uguale come spiegato dal prof MElani ). Le aziende assumono chi vogliono ci sono tanti laureati disponibili. i farmacisti dovevano essere più tutelati a livello legislativo. Saluti

  7. Ho letto quasi tutti i commenti e volevo aggiungere il mio contributo. Ritengo debba essere prevista una indennità o agevolazione stipendiale per chi è costretto a fare orario spezzato e non continuato. A mio parere un conto è iniziare alle 8.30 e terminare alle 17.30 ( avendo poi un intero pomeriggio a disposizione per se stessi e la propria famiglia) un conto è invece iniziare alle 8.30 fare pausa dalle 13 alle 16 e poi tornare a casa alle 20….in pratica l’intera giornata è dedicata al lavoro. Le ore di pausa sono da un lato poche per fare qualcosa e dall’altro inficiate dal fatto che si dovrà riprendere il lavoro. Insomma queste due situazioni non possono essere trattate allo stesso modo. Che ne pensate?

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