Lavorare nella GDO, fra mito e realtà. Parte prima.

Come si lavora nella GDO? È vero che si prendono ordini dal salumiere, che i clienti vengono solo per il prezzo e che si viene pagati poco? In questa serie di interviste, Farmacisti Al Lavoro confronterà le esperienze di colleghi che hanno lavorato nella GDO, in farmacia e in parafarmacia privata.

A pensarci bene i corner GDO sembrano non stare simpatici à nessuno: nè ai titolari, nè ai collaboratori, nè ai titolari di parafarmacia.

Come si lavora nella GDO? È una domanda che probabilmente molti farmacisti di farmacia o di parafarmacia si sono fatti, prima o poi. <Si guadagna di meno>, <Bisogna prendere ordini dal salumiere>, <La gente ci va per risparmiare e non per il consiglio> sono gli adagi più comuni che si sentono ripetere ai detrattori del lavoro nella grande distribuzione organizzata. A pensarci bene i corner GDO non sembrano stare simpatici a nessuno: né ai titolari di farmacia, che da sempre avversano il capitale, né ai collaboratori, che interpretano quel tipo di lavoro come dequalificante, e nemmeno ai titolari di parafarmacia, che sono i veri rivali commerciali di questi esercizi. Un nostro recente sondaggio, peraltro, ha evidenziato come la maggior parte dei farmacisti sia contrario alla presenza del capitale nella distribuzione del farmaco. Farmacisti Al Lavoro ha cercato di capire se quello che si racconta è vero, e l’ha fatto nell’unico modo in cui era possibile farlo: intervistando dei colleghi che nella GDO ci lavorano. In questo approfondimento conosciamo una collega che ci aiuterà a confrontare il lavoro nella GDO e quello nelle parafarmacie private, mentre nel prossimo approfondimento conosceremo una collega che dopo aver lavorato nella GDO è andata a lavorare per le farmacie.

Abbiamo già incontrato la dottoressa Lisa Brucculeri in un articolo dedicato alla seconda laurea in medicina, pubblicato su un’altra testata. Sappiamo che Lisa non ha mai lavorato in farmacia: attualmente riveste il ruolo di responsabile di un corner della GDO, mentre in precedenza aveva lavorato presso parafarmacie private. A scanso di equivoci, l’intervista rappresenta l’opinione di una singola collega: proprio per questo, Farmacisti Al Lavoro invita tutti i colleghi che avessero vissuto un’esperienza, simile o diversa che sia, a raccontarcela, mandando una mail a farmacistiallavoro@gmail.com.

Allora Lisa, innanzitutto: che cosa significa essere la responsabile di una parafarmacia? <Nella GDO significa gestire gli ordini con i distributori e con i rappresentanti che passano in negozio, trattare con l’ASL, fare l’inventario degli articoli a fine anno e seguire la burocrazia dei resi e delle ricette veterinarie. Inoltre, in questo momento mi sto occupando anche dei colloqui>.

Mi raccontavi che sei stata anche responsabile di parafarmacia privata. Come ti sei trovata? <Nella parafarmacia privata si tratta frequentemente, almeno nel mio caso, di sfruttamento, anche se spero sempre nelle eccezioni. Si viene lasciati spesso soli a gestire un negozio che non è il proprio, e non è raro essere assunti in nero. Nel mio caso ero assunta con un contratto del commercio di quarto livello, ma sinceramente ne ho sentite di cotte e di crude. Gestire gli ordini era difficoltoso, proprio perché poi la titolare poteva non essere d’accordo con alcune scelte. Personalmente, non consiglio di accettare un lavoro in una parafarmacia privata, sopratutto se con poca clientela. Altro discorso è la GDO, che spesso assume responsabili di parafarmacia, anche se all’inizio l’inquadramento non è proprio giusto, soprattutto se non hai molta esperienza>.

Deduco quindi che non lavoreresti di nuovo in una parafarmacia privata. <Dico solo una cosa: mai più. Non voglio generalizzare, ma con frequenza i titolari delle parafarmacie non hanno soldi per i dipendenti; quindi occhio a non ritrovarvi sottopagati, sfruttati, maltrattati, o presi in nero>.

E in farmacia ci lavoreresti? <Non avendo ancora provato il lavoro in farmacia, mi interesserebbe vedere con i miei occhi le diversità nel trattamento economico e nella gestione del personale>.

Che tipo di clientela avete? È vero che si lavora soprattutto con clienti occasionali? <Io lavoro in un punto vendita particolare, nel senso che è inserito dentro a un altro negozio. Abbiamo clienti fissi e clienti occasionali. Alcuni clienti sono molto affezionati, lo so perché vengono solo durante i miei turni>.

Quanti colleghi hai? <Due colleghi farmacisti. Poi, essendo la farmacia inserita in un negozio, sono presenti anche delle commesse non laureate>.

Hai mai visto queste commesse dispensare farmaci? <No, siamo solo noi farmacisti a dispensare i farmaci>.

È vero che c’è molto turnover del personale? <Non ti saprei dire perché lavoro in questo punto vendita da pochi mesi. C’è stato sicuramente molto turnover delle commesse, ma nemmeno di un farmacista>.

Siete monitorati nella produttività? <Si, da un buyer centrale e da una farmacista manager. Ogni giorno bisogna inviare le statistiche del venduto della parafarmacia. E poi c’è il capo area che gestisce i negozi della regione>.

Un ultima cosa, visto che mi pare di capire che sei abbastanza soddisfatta della tua posizione. Che cosa rispondi a quanti sostengono che non lavorerebbero mai in un corner GDO perché “ti fanno fare il lavoro del salumiere”? <Rispondo che mediamente il lavoro del farmacista, ad oggi, per me è un lavoro da salumiere. Non per niente ho cambiato strada, e mi sto laureando in medicina. Il lavoro del farmacista, qui in Italia, sta degenerando sempre di più, anche se la soddisfazione quando arriva il cliente affezionato, che ti chiede il consiglio, c’è sempre. E per dare il consiglio giusto bisogna tenersi aggiornati, per soddisfare le richieste di utenti sempre più informati grazie a internet. Poi accade spesso che il farmacista della parafarmacia venga confuso con un commesso non laureato, magari da alcuni clienti che non conoscono il punto vendita. Per i farmacisti che lavorano in farmacia, credo che le cose non siano molto migliori, anche se di certo sono tenuti in maggiore considerazione dal cliente medio. Ma poi questa guerra tra “parafarmacisti” e farmacisti, conviene poi così tanto, visto il degrado verso cui sta andando incontro questo mestiere? Secondo me no. Poi ognuno rimanga delle sue idee, ovviamente>.

“Questa guerra tra farmacisti e parafarmacisti conviene, visto il degrado cui sta andando incontro questo mestiere?”

Ringraziamo Lisa per il suo contributo. Nella prossima intervista conosceremo Mina, che ci racconterà, dal suo punto di vista, le differenze tra il lavoro in GDO e quello in farmacia. Rinnoviamo l’invito, a quanti avessero vissuto un’esperienza diversa, a scriverci la loro opinione: verrà raccontata. Ricordatevi, se non l’avete già fatto, di mettere il like alla pagina Facebook di Farmacisti Al Lavoro, per non perdervi le ultime opinioni suo lavoro del farmacista. Buon lavoro a tutti i farmacisti.

Seconda parte.

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Autore: Farmacisti al Lavoro

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6 pensieri riguardo “Lavorare nella GDO, fra mito e realtà. Parte prima.”

  1. Lavoro da quasi 8 anni in CDO .ne posso dire solo bene.

    La mia storia e’questa:ho cominciato in farmacia privata nell’85.al primo figlio nell 89 mi sono fermata,è tranne brevi periodi di sostituzioni(rigorosamente in nero) presso farmacie private,basta.
    Quasi per caso ho fatto domanda su internet a coop e sono stata presa,prima a tempo determinato,poi a tempo indeterminato .
    In coop pagano(poco)ma pagano.ho ferie pagate 5 settimane all anno,tedicesima,quattordicesima,premio di produzione.lavoriamo tantissimo,con clientela occasionale e non.ci chiedono spesso consiglio è qualcuno ritorna anche a ringraziare.
    Dal punto di vista della gestione,facciamo noi gli ordini,il nostro responsabile ci lascia molto liberi,sbrighiamo tutta la burocrazia(resi,allerte,ecc).non ci impongono niente se non essere disponibili con l azienda e gentili con i clienti.
    Non è poi tutto così idilliaco: il lavoro e’pesante,aiuti ne abbiamo pochi,la gente è maleducata e saccente;lo scarico fiscale,ma anche la carta di fidelizzazione ci rallentano molto il lavoro,io però ci sto bene ,mai e poi mai tornerei in farmacia privata,dove raramente ho incontrato titolari capaci,quasi sempre titolari non all altezza.

    1. Evidentemente l’autore di questo commento non conosce la definizione del termine calunnia. Inoltre, è evidente come non si possa definire faziosa un’intervista in quanto la stessa esprime, per definizione, un’opinione di parte, ovvero quello della persona intervistata. La politica del blog è quella di approvare tutti i commenti, ma respingiamo al mittente ogni accusa.

  2. Io lavoro in una parafarmacia all’interno di un supermercato da circa 7 anni ,nonostante abbia fatto numerose domande in farmacie private; posso dire che non è facile perché spesso siamo considerati come semplici commesse, a volte veniamo paragonate ai farmacisti presenti nelle farmacie come una sottomarca o meglio ancora come generici.

  3. Sicuramente il lavoro del Farmacista dipendente nella Farmacia privata è diverso per molti aspetti da quello in Parafarmacia, ma quello che accomuna le due figure è la stessa Laurea e la stessa preparazione, almeno teorica, per dare consigli e suggerimenti. Purtroppo è la figura del “Farmacista” in quanto tale che sta andando sempre via peggiorando e dequalificando, soprattutto in città ove si è costretti a “subire” molto sia i Titolari (ferie i quali vorrebbero che manco esistessero, permessi fatti cadere come una grazia ricevuta, turni ed orari molto discutibili soprattutto nelle Farmacie aperte tutto l’anno od addirittura 24h, ecc.) sia dai clienti con richieste (almeno una su tre) di farmaci con obbligo di ricetta voluti e noi costretti a dare perché sennò per il titolare si perderebbe sia la vendita che il cliente. Ormai la Farmacia è diventata un business, un’attività commerciale come un’altra senza alcun ritegno, pudore e professionalità alcuna, altroché punto di riferimento della salute. Senza parlare del contratto, da anni in attesa di rinnovo. Vergognoso

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