Il farmacista del futuro.

Come sarà il farmacista del futuro? Lo rivela un report della Royal Pharmaceutical Society, l’equivalente inglese della FOFI, in un bellissimo articolo di Medical Futurist che Farmacisti Al Lavoro ha tradotto per voi.

Mentre in Italia il dibattito interno alla nostra categoria si concentra su aspetti perlopiù di natura economica- ingresso del capitale e rinnovo del contratto dei collaboratori in primis- i farmacisti inglesi hanno iniziato a riflettere sul futuro del proprio ruolo sanitario. Su medicalfuturist.com è stato pubblicato questo bellissimo articolo che riassume il contenuto di un report della Royal Pharmaceutical Society sul farmacista del futuro. Ve ne consigliamo la lettura in lingua originale, ma abbiamo comunque voluto tradurvelo in italiano, ad uso e consumo dei colleghi che masticano poco l’inglese.

The Bright Future of Pharmacies

Sebbene le farmacie giochino un ruolo centrale nei processi di cura, sono percepite dai pazienti come attività commerciali.

Sebbene le farmacie giochino un ruolo centrale nei processi di cura, l’impressione dei pazienti riguardo ai farmacisti è che questi offrano un servizio più di natura commerciale che sanitaria. Il medico prescrive la medicina appropriata, fornendo le relative istruzioni, e il farmacista la dispensa in cambio di denaro: un chiaro esempio di business. Tuttavia, come la rivoluzione tecnologica in medicina sta modificando i ruoli, finora strettamente definiti, dei singoli attori- per esempio riducendo l’asimmetricità del rapporto medico paziente- così le farmacie dovranno ridefinire il proprio ruolo, perchè un semplice dispensatore di farmaci non sarà abbastanza qualificato nell’odierna economia della condivisione e orientata sulle persone.

La Royal Pharmaceutical Society, l’equivalente inglese della FOFI, ha pubblicato un report sul futuro modello di assistenza erogato attraverso le farmacie, formulando una serie di raccomandazioni che meritano di essere prese in considerazione. A loro parere, i farmacisti:

  • Dovrebbero spostare la loro attenzione dalla mera distribuzione dei farmaci all’erogazione di un più ampio numero di servizi.
  • Dovrebbero aiutare le persone ad ottimizzare le loro terapie, avendo come obiettivo finale il mantenimento della salute dei pazienti.
  • Dovrebbero agire con una medicina d’iniziativa e promuovere il cambiamento a livello locale, senza aspettare che le soluzioni piovano dall’alto.
  • Dovrebbero collaborare a livello comunitario, sociale e ospedaliero con gli altri professionisti della salute.

Il farmacista del futuro sarà un esperto che conosce la storia clinica dei pazienti ed eroga l’assistenza sanitaria di base.

Riassumendo, la figura del farmacista del futuro dovrebbe combinare lo storico ruolo di esperto della farmacologia con un nuovo ruolo di professionista scientifico e tecnologico. Un esperto che occupa un ruolo speciale in una determinata comunità, che conosce la storia clinica dei suoi pazienti ed eroga servizi di assistenza sanitaria di base per le loro malattie, tramite le medicine- e anche i prodotti fitoterapici- più appropriati. Un esperto che sa interpretare i dati sanitari ed è in grado di provvedere all’assistenza necessaria sulla base di questi, e ovviamente un vero professionista scientifico che conosce sia gli aspetti più elementari della medicina che gli sviluppi più recenti. Una figura di questo tipo tornerebbe utile anche nelle comunità rurali, dove l’accesso alle farmacie non è sempre agevole. Anzi, si è visto che laddove le farmacie sono meno accessibili i tassi di accesso agli ospedali sono maggiori, e se l’obiettivo finale è il miglioramento della qualità delle cure, anche questo fenomeno andrebbe cambiato. La tecnologia è qui per aiutarci a farlo.

Quali sono allorapossibili scenari e le tecnologie che potrebbero avere un grande impatto sulle farmacie del futuro?

I farmacisti agiranno come manager della salute, riducendo il carticolo del lavoro dedicato alla mera dispensazione del farmaco.

Centri di gestione della salute. Le farmacie post-moderne non potranno agire solamente da dispensatrici di farmaci, perchè con l’aiuto della tecnologia avranno a disposizione più tempo, che potrà essere utilizzato dai farmacisti per dedicarsi alla salute dei pazienti. I farmacisti agiranno come manager della salute, aiutando sia i pazienti sani che quelli con comorbidità a gestire meglio le proprie terapie, inoltre si occuperanno di risolvere le patologie minori e porteranno servizi sanitari pubblici. Per arrivare a uno scenario dove le farmacie si concentreranno sulle attività di gestione della salute più che sulla distribuzione delle medicine, devono essere messi in cantiere alcuni avanzamenti tecnologici e organizzativi. Tecnologie come l’etichettatura automatica e il controllo automatico del magazzino, e dispositivi di dispensazione dei farmaci automatizzati dovrebbero essere utilizzati più diffusamente, in modo che le ore di lavoro dedicate a prendere i farmaci dagli scaffali e a sistemarli in magazzino vengano ridotte significativamente. Con la diffusione di sistemi biotecnologici di rilevazione dei dati sanitari e sensori portatili, i farmacisti potrebbero dedicarsi alla gestione della salute invece che farsi carico della dispensazione dei medicinali, aiutando i pazienti ad interpretare i dati rilevati dai sensori e suggerendo modifiche dello stile di vita o dell’assunzione delle terapie. Un’adeguata organizzazione del carico di lavoro e l’attribuzione dei compiti sulla base delle capacità dei singoli potrebbero trasformare le vecchie farmacie in delle vere strutture sanitarie. Per esempio, la mera dispensazione tecnica dei farmaci potrebbero essere svolta da altro personale adeguatamente formato, dando ai farmacisti il tempo e la possibilità di svolgere altri servizi, come l’assistenza sanitaria di base.

Il farmacista sarà un consulente sanitario, che si occupa delle patologie minori. Le farmacie avranno lo stesso ruolo delle strutture sanitarie di base.

Consulenza sanitaria. Se avete mai fatto la fila in farmacia, sapete che quando finalmente arriva il vostro turno tendenzialmente vi limitate a consegnare le ricette, perchè il farmacista vi sembra sovraccarico di lavoro. Quindi aspettate che il farmacista vi consegni il farmaco, pagate e ve ne andate anche se avreste qualche domanda da fare. Per non parlare delle vitamine e degli altri prodotti al bancone: preferite non chiedere, perchè la fila è lunga e vi sembra che il farmacista non abbia tempo per voi. È ora che le farmacie diventino dei centri di consulenza farmacologia invece che automi della distribuzione dei farmaci. Non appena la tecnologia e il modello organizzativo lo permetteranno, i farmacisti avranno l’opportunità di provvedere all’assistenza sanitaria di base per i pazienti con patologie minori, oppure fornire consulenza sanitaria. In questo modo le farmacie raggiungerebbero sostanzialmente lo stesso livello delle altre strutture sanitarie di base. Inoltre, come gli altri professionisti sanitari, anche i farmacisti dovranno essere in grado di garantire la loro assistenza nel luogo più idoneo per il paziente. Laddove la presenza del farmacista non sia possibile, troveranno spazio soluzioni come la telemedicina. Per esempio, il sistema Intouch Health è un servizio che consente a pazienti residenti in aree isolate degli Stati Uniti di accedere a consulenze mediche d’emergenza in caso di infarto o icuts in tempi rapidissimi. Inoltre, con la telemedicina, i professionisti sanitari avranno accesso ai servizi specialistici anche nelle aree più remote, in modo che i pazienti possano essere curati direttamente nelle loro comunità. Questo fa parte della cosiddetta diagnostica Point-Of-Care, che consente ai pazienti di ricevere diagnosi specialistiche nell’ufficio del medico di base, in ambulanza, a casa oppure in ospedale. Allo stesso modo i sensori portatili come Scanadu Scout misurano vari parametri fra cui la frequenza cardiaca, respiratoria, la saturazione dell’emoglobina, la temperatura corporea mentre Viatom Chekme è in grado di rilevare anche il polso, la pressione, la qualità del sonno e di fornire un tracciato ECG. Questo potrebbe aiutare i medici a fornire diagnosi in maniera più facile e agevole, magari anche in farmacia.

Ad un passo ancora successivo, le farmacie si occuperanno di stampare i farmaci forse, realizzare trials clinici direttamente sul territorio.

Ricerca clinica e stampa dei farmaci in 3D. Facciamo ancora un passo avanti, quando le obsolete farmacie moderne saranno già state trasformate in centri di gestione della salute e di consulenza sanitaria. In quale altro modo le farmacie potrebbero svolgere un effettivo ruolo nel processo di cura e guarigione? I farmacisti potrebbero guadagnare autonomia nella personalizzazione delle terapie, per esempio avendo accesso agli stessi algoritmi in dotazione ai medici. Magari potrebbero anche condurre studi clinici, o stampare i farmaci direttamente con il 3D. Questo è tutt’altro che impossibile: l’anno scorso, la FDA ha approvato infatti un farmaco antiepilettico- nome commerciale Spritam- realizzato con stampanti 3D. La stampa della compressa foglietto per foglietto fa in modo che la pillola si dissolva più rapidamente rispetto a quelle normali. Quanto sarebbe più rapida l’assistenza farmacologica se i farmaci potessero essere stampati direttamente in farmacia? Inoltre, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, i trials clinici potrebbero richiedere molto meno tempo e potrebbero essere svolti dalle farmacie o dagli stessi pazienti. Durante l’epidemia di Ebola, la Atomwise ha realizzato tramite l’intelligenza artificiale due farmaci che potrebbero significativamente ridurre la contagiosità del virus. Questo tipo di ricerca, che senza l’intelligenza artificiale avrebbe richiesto mesi se non anni, si è conclusa in meno di ventiquattr’ore. Quanto potrebber essere più efficiente l’approvazione dei farmaci, se la loro creazione e i trials potessero essere condotti direttamente alla base della sanità, cioè nelle farmacie? In ogni caso, i farmacisti dovrebbero abbracciare il cambiamento e portare la tecnologia nella loro pratica quotidiana, migliorando ciò che hanno fatto fino ad ora. Ci sono buoni esempi, a riprova del fatto che questo cambiamento potrebbe ridurre i costi e migliorare la qualità delle cure, nonchè ampliare la platea di servizi a cui le farmacie provvedono oggi.

© Riproduzione riservata

Autore: Farmacisti al Lavoro

Il blog per i farmacisti che non si accontentano

4 pensieri riguardo “Il farmacista del futuro.”

  1. FANTASTICO!
    Mi auguro che tutto ciò possa realizzarsi il più presto possibile! Io ho già preso questa strada con ottimi risultati e grande soddisfazione!
    La consulenza nutrizionale e nutraceutica che offro ai pazienti che vengono per prendere dei farmaci , riesce a la sciare una impronta al paziente che sempre più spesso torna per avere ulteriori consigli che nessun personale sanitario aveva mai proposto .
    Alessandra Maltese

  2. Futuro o Fantascienza?
    Conosco titolari di farmacia incapaci di usare correttamente la posta elettronica per non parlare dei pessimi rapporti con le stampanti (non 3D).

    1. Spetta alla nostra generazione di giovani farmacisti il compito (arduo) di fare in modo che questo diventi realtà.

  3. Non è necessario essere giovane farmacista per portare novità, indispensabile è avere una mente viva, elastica e sempre pronta a recepire le novità e le esigenze dei clienti-pazienti ! Io ho una farmacia vinta a concorso da quattro anni e ho già portato tutte le novità: distributore h24, Telemedicina, analisi del sangue, urine, alimentazione bio, e periodicamente tutti i servizi che ritengo utili! Faccio gli ordini e i pagamenti on line e ho 67 anni!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *