Obiezione respinta: la mappa dei farmacisti obiettori.

Nella vostra farmacia si fa obiezione di coscienza? Nato da un’iniziativa di femministe pisane, il progetto Obiezione Respinta si propone di mappare le farmacie e gli ospedali dove viene praticata l’obiezione di coscienza sul territorio nazionale. Farmacisti Al Lavoro ha intervistato le promotrici dell’iniziativa, scoprendo di che si tratta e come nascono le segnalazioni.

Nonostante la possibilità di libera vendita a donne maggiorenni, nel 2015 ancora due farmacie su dieci negavano la pillola del giorno dopo a chi ne faceva richiesta.

Periodicamente, fra un servizio delle Iene e un altro, torna alla ribalta il dibattito sull’obiezione di coscienza per i farmacisti, oggetto peraltro di una proposta di legge formulata nel 2016 dagli onorevoli Gigli e Sberna. Come i colleghi sanno bene, dall’8 maggio 2015 i farmaci per la contraccezione d’emergenza possono essere erogati anche senza prescrizione medica, purchè a donne maggiorenni. Nonostante questa possibilità, l’associazione Vitadidonna nel 2015 segnalava come in due farmacie su dieci venisse comunque praticata un’obiezione di coscienza non ammessa dall’attuale legislazione, tanto da indurre la FOFI a diramare una circolare per specificare le nuove modalità di dispensazione di EllaOne e Norlevo. Per aiutare le giovani donne ad esercitare il loro diritto, spesso negato, un gruppo di femministe pisane ha recentemente sviluppato un progetto dal nome Obiezione Respinta, con l’obiettivo di creare una mappatura del territorio nazionale con le farmacie e le strutture ospedaliere dove viene praticata l’obiezione di coscienza. Farmacisti Al Lavoro vi presenta un’intervista alle promotrici del progetto.

<Capita che se vai in farmacia rifiutano di venderti la pillola del giorno dopo, costringendoti in un momento emergenziale a cercare un’altra farmacia>.

Chi sono i promotori dell’iniziativa, e quando è nata? Al progetto di Obiezione Respinta stiamo lavorando da un annetto, ed è stato lanciato pubblicamente l’8 marzo in occasione dello sciopero globale femminista. Siamo un collettivo che tratta di questioni di genere, aQara che ha iniziato a lavorare sulla città di Pisa, raccogliendo informazioni e segnalazioni. Durante i tavoli nazionali, a febbraio, di Non Una di Meno, l’idea della mappatura è stata poi estesa a livello nazionale. Siamo partite dalle nostre esperienze, dai nostri desideri e da quello che ogni giorno in quanto donne, studentesse e lavoratrici viviamo all’interno della città di Pisa sulla questione dei servizi. Molte e diverse le esperienze e le problematiche. Se vai in farmacia non ti vendono la pillola del giorno dopo o con varie scuse, tipo “dobbiamo ordinarla”, costringendoti in un momento emergenziale a rivolgerti ad un altra farmacia. Peraltro diverse farmacie qui in città non vendono i preservativi, senza contare le pressioni, i giudizi che una ragazza, una donna, deve subire quando chiede un contraccettivo, o ancora quando vuole interrompere una gravidanza nel caso degli ospedali. Con il percorso in vista dell’8 marzo, sciopero globale femminista lanciato dalla rete Non Una di Meno, a cui abbiamo partecipato, abbiamo svolto un’inchiesta sulla città di Pisa e sui servizi sanitari che questa città eroga, e le molte criticità che abbiamo riscontrato negli ospedali, come al Santa Chiara, dove solo cinque sono i medici non obiettori, dove non è possibile prescrivere la RU486 perché i medici non obiettori non riescono a coprire tutti i turni. Molte anche le testimonianze che ci vengono da tante ragazze che hanno attraversato quest’ospedale di violenze ostetriche subite, di trattamenti al limite della dignità quando hanno richiesto un IVG. L’interrogarci sui servizi ci ha portato a notare come nel centro della città non ci siano consultori, come al consultorio per le donne migranti si possa accedere solo se si possiede il permesso di soggiorno, o come altre soggettività LGBTQI qui non abbiano luoghi di aiuto, a cui rivolgersi. Quindi l’esclusione delle varie soggettività, diciamo “subalterne” a quelle che sono dominanti (maschili e bianche), dall’accesso ai servizi o dalla decisionalità sui servizi stessi e sul loro corpo ci ha portato a pensare alla mappatura nazionale che poi si è tradotta in Obiezione Respinta. L’esperienza femminista degli anni settanta di autorganizzazione e autoproduzione ci ha dato la lente per analizzare queste problematiche, che noi, in quanto donne, viviamo in prima persona. E siamo proprio noi donne che abbiamo deciso di organizzarci e creare questa mappa che a livello nazionale sarebbe stata inchiesta e incentivo di cambiamento.

Con la nostra mappa le ragazze sanno quali farmacie evitare, ma anche in quali farmacie andare per reperire la pillola del giorno dopo.

Quali obiettivi si pone? La mappa di Obiezione Respinta è in primo luogo un’autoinchiesta a livello nazionale della situazione in cui vertono i servizi, gli ospedali, le farmacie, in relazione al tema dell’obiezione di coscienza che qui in Italia è molto alta, e copre il 70% dei medici, senza contare gli obiettori non dichiarati. È un modo per unirsi e incontrarsi, riuscire a raccontare le proprie esperienze senza la paura di essere giudicate, ma con la consapevolezza che è proprio tramite l’intreccio delle nostre esperienze che possiamo elaborare una risposta politica. La mappa, segnando sia le situazioni negative che quelle positive in verde, diventa anche strumento di aiuto per tutte le ragazze che in questo modo sanno a quale ospedale rivolgersi, da quale farmacia poter andare per comprare la pillola. È uno strumento di aiuto nei casi emergenziali, quando la soluzione deve essere rapida e hai bisogno di un sostegno. È un autoichiesta, ma anche un sostegno per chiunque voglia interfacciarsi con la sanità, proprio per mettere in comune le nostre esperienze e far si che queste diventino d’aiuto per tutte e tutti e momento anche di rivendicazione ed elaborazione politica. Una piattaforma dove vedendo chiaramente i dati, i nomi, i luoghi dove l’obiezione è esercitata, dove uno dei tuoi diritti non viene rispettato, può essere la base per un discorso politico teorico e pratico. Oltre alla mappa esiste anche un forum, un altro spazio mediatico in cui confrontarsi, discutere sui nostri diritti, sulla nostra sessualità. Conoscerci e conoscere, discutere, raccontarsi, questi gli obiettivi del forum, che ci sembra una piattaforma femminista orizzontale dove tutte possiamo intervenire, scrivere, rispondere alle domande che vengono fatte e soprattutto chiedere senza timore di essere giudicati. Creare una rete mediatica di fiducia che possa creare un “servizio” informativo, che possa essere strumento d’aiuto per la riaffermazione forte delle nostre soggettività. Dai diversi commenti, dalla forte mobilitazione di donne che è nata intorno alle segnalazioni, dalla volontà di agire anche nel pratico delle varie città, Obiezione Respinta ha anche un corpo, delinea progetti anche fisici. Qui a Pisa, alla Limonaia-Zona Rosa uno spazio femminista, aperto, che da voce a tutte le soggettività subalterne, si sta riflettendo sulla creazione di servizi autogestiti, di autorganizzazione dal basso per creare un nuovo tipo di servizio, orizzontale, che metta al centro i nostri bisogni, le nostre differenze. In quest’ottica accanto alla consultoria autogestitia, si terranno due sportelli, uno legale e l’altro ginecologico in collaborazione con l’AIED di Pisa. Gli sportelli saranno momenti fisici di inchiesta sulla città, un momento di rivendicazione e di denuncia affinché nessuno e nessuna sia isolata. Di denuncia perché, dopo essere state formate da un avvocato, inizieremo questo percorso di inchiesta, e di esposti di farmacie, medici, ai relativi Ordini e, chi vuole, anche di denuncia. Momenti anche formativi, di conoscenza sulla pratiche contraccettive, sulla prevenzione, sulla fisiologia dei nostro organi genitali, di conoscenza quindi, che preveda un contatto intimo, privato, ma privo anche dell’autorità che molto spesso invece è centrale nei rapporti medico-paziente all’interno di consultori e ospedali. Riuscire a creare un quadro completo della situazione dei servizi in Italia, segnalando negativamente e positivamente farmacia, ospedali, consultori; mettere nome e cognome degli obiettori, che molto spesso non si conosce, o molti non sono dichiarati obiettori, così da avere un quadro chiaro, delle facce precise, è questo è un grande atto politico e di azione, continuare a portare avanti li sportelli di denuncia e aiuto, questi gli obiettivi che tutte e tutti noi ci prefiggiamo.

Le segnalazioni giungono tramite Facebook, Twitter e e-mail. Accettiamo anche autosegnalazioni da parte delle farmacie.

Dove vengono fatte le segnalazioni delle farmacie obiettrici? Le segnalazioni possono essere fatte da tutte e tutti tramite la nostra pagina Facebook, il nostro profilo twitter o per email, dove ci arrivano ogni giorno diverse segnalazioni che inseriamo nella mappa e postiamo in forma anonima sulla pagine stesse. Le segnalazioni di farmacie obiettrici sono estese in tutta Italia, molte per ora sono in Toscana, in Veneto e nel Meridine, ma sono abbastanza diffuse sul territorio.

Accettate anche autosegnalazioni da parte delle farmacie? Accettiamo anche autosegnalazioni da parte delle farmacie, ovviamente considerato che queste saranno positive si chiederà alle ragazze che vivono in quella città, anche tramite il forum, di controllare la farmacia.

La segnalazione si accompagna a una descrizione dell’esperienza. Se abbiamo segnalazioni contrastanti, verifichiamo.

Quali meccanismi vengono messi in atto per evitare segnalazioni fasulle, o dettate dal desiderio di ritorsione nei confronti della farmacia, per esempio qualora il rifiuto alla dispensazione del contraccettivo d’emergenza sia stata fatta a norma di legge (es. a ragazza minorenne o a persona di sesso maschile)? Quando una ragazza segnala lo fa tramite il suo nome e cognome, anche se poi vengono rigirate in maniera anonima, quindi è difficile che le segnalazioni siano false o atti di vendetta. Oltre alla segnalazione le ragazze raccontano la loro esperienza in quella farmacia o in quell’ospedale, che aiuta comunque a delineare il quadro della situazione. Le segnalazioni in forma anonima vengono rigirate anche sulla pagine Facebook e tramite i commenti, anche di ragazze che hanno avuto la stessa esperienza in quello stesso luogo (farmacia, ospedale) si capisce come effettivamente quello sia un luogo dove l’obiezione viene pratica, per le farmacia ancora illegalmente. Ovviamente se dallo stesso luogo ci arrivano segnalazioni contrastanti compariamo quelle che abbiamo per capire la situazione reale.

Come mostrate la segnalazione se in una farmacia ci sono sia farmacisti obiettori che non obiettori? La farmacia verrà segnalata con un Pin rosso se questo provoca disagi e la gente non riesce a prendere contraccettivi d’emergenza o o altri anticoncezionali, altrimenti Pin verde, se comunque il servizio si riesce ad avere. Se possibile si specifica il nome e cognome dei farmacisti obiettori.

Qual è l’attuale copertura, per quanto riguarda le farmacie? Le segnalazioni totali sono 300, di questi 122 sono farmacie.

Il Ddl Gigli è un’ulteriore attacco ai diritti della donna.

Qual è la vostra posizione in merito al Ddl Gigli sull’obiezione di coscienza per i farmacisti? L’esperienza femminista ci ha insegnato come sia fondamentale partire da se stessi e dai proprio bisogni. Mettere al centro il corpo, le relazioni, scardinare la solitudine rispettando i desideri di tutte e tutti. Ed è proprio l’obiezione di coscienza invece che si contrappone a questa visione, perché è un altro modo che rende evidente come il nostro corpo sia luogo di speculazione, come veniamo private del diritto di scegliere sulla nostra vita. In un epoca neoliberale con i tagli al welfare, la messa a valore del corpo delle donne, del lavoro di cura, dell’empatia, la violenza è intrinseca nella società e velata, ma riguarda tutte, nella vita pubblica e privata. Ed è proprio partendo da noi stesse, che abbiamo individuato nell’obiezione uno degli ambiti in cui siamo vittime di questo sistema patriarcale. La legge 194 che sancisce il diritto all’aborto viene ostacolata dall’articolo 9, che non viene rispettato pienamente, perché non c’è un elenco pubblico con il numero e nome dei medici obiettori in modo tale che le donne sappiano a chi rivolgersi o meno. Allora proprio in quanto donne, studentesse, lavoratrici, fuorisede, abbiamo riscontrato sulla nostra pelle questo problema, e se il corpo, noi stesse, i nostri bisogni, devono essere messi al centro e bisogna iniziare a pensare ad una politica che metta la centro l’empatia, la cooperazione, l’autodeterminazione, non possiamo non partire anche dall’obiezione. I servizi, la sanità sono qualcosa che ci colpisce tutte e tutti direttamente, perchè si riversa sui nostri corpi, e di conseguenza sulla vita. Combattere l’obiezione vuol dire anche poter diventare soggetti e non oggetti in ambito decisionale. Con questo nuovo decreto viene messo maggiormente in discussione il nostro diritto ad autodeterminarci, veniamo considerate contronatura, delle criminali se decidiamo di abortire. L’aborto non è un crimine, non è un omicidio. Sono libera di decidere sul mio corpo, libera di decidere sulla mia sessualità. L’obiezione per i farmacisti non esiste, perché la pillola del giorno dopo è anticoncezionale, non abortiva, come i preservativi e i cerotti. Lo stesso disegno di legge si basa su posizioni facilmente confutabili. Si appella al giuramento di Ippocrate, un giuramento vecchio legato ad una medicina patriarcale che vietava tante altre cose come la cura dei calcoli che invece oggi sono accettate dalla medicina. Quindi se dobbiamo rispettare il giuramento di Ippocrate non dobbiamo farlo solo quando ci conviene. Per il Ddl Gigli, l’obiezione di coscienza per farmacisti non ha alcun limite, è affidata all’arbitrio del singolo. In questo caso ci sarebbe lo scontro diretto tra due diritti, di cui uno, quello della donna, riguarda il suo corpo e le scelte sulla sua vita, che risulterebbero completamente vane. La proposta sacrifica il diritto alla salute delle donne, perché è proprio in questo ambito che l’obiezione incide sui diritti degli altri, ne lede la libertà. La stessa libertà di coscienza non è più un presupposto della libertà, ma diventa un vero e proprio diritto, la cui esplicazione può porsi in conflitto con altri valori fondamentali o doveri pubblici. Bisogna anche considerare che tra medico e paziente il farmacista non ha nessun diritto di intromettersi, che è illegale non vendere un farmaco prescritto da un medico. Il lavoro che esegui non ti vieni imposto, è una libera scelta. Se la tua “coscienza” non ti permette di eseguire alcune pratiche obbligatorie di quel lavoro allora forse ne potevi svolgere un altro. Finché si considera più importante il diritto dei singoli dettati da motivi morali, religiosi, economici, piuttosto che la salute della donna, le sue scelte e in molti casi anche la sua vita, vivremo in una società violenta. Ancora una volta la possibilità per tutte e tutti di autodeterminarsi viene messa a rischio, da motivi ideologici, economici di pochi, di quei pochi che oggi ancora posso decidere per molti, nell’ottica di una politica fortemente verticale e non risponde ai bisogni reali di ogni parte della popolazione.

Vorremmo una farmacia dove non ci sentiamo giudicate, dove riguardo alla contraccezione riceviamo informazioni e consigli con lo stesso sorriso di quando chiediamo un Augmentin.

In quali altri aspetti ritenete che le farmacie potrebbero mostrarsi più sensibili rispetto alla donna in generale? Le farmacie sono ancora luoghi dove molto spesso ci si sente in imbarazzo ad entrare per chiedere dei preservativi o la pillola del giorno dopo, contraccettivi, non ci si sente in imbarazzo invece se entri per chiedere un test di gravidanza, o un antidolorifico, del magnesio. Ancora c’è un giudizio velato nei confronti della donna legato alla sua sessualità, alla concezione del piacere femminile solo in relazione alla procreazione. Questo non solo nelle farmacie ovviamente. Ma se una farmacia è un luogo dove trovare un aiuto, dove vengono dati gli strumenti per vivere meglio, per curarsi, per prevenire malattie o situazioni indesiderate, allora deve essere anche il luogo dove una ragazza sa di potersi rivolgere per avere questo aiuto, dove sa che non sarà giudicata. Ci vorrebbe più empatia, meno pregiudizi ideologici in alcune persone, non ci devono essere domande sulla vita privata e sessuale di chi va a chiedere un contraccettivo, non ci devono essere sguardi freddi, molto spesso le ragazze che si rivolgono alla farmacia sono in situazioni emergenziali, situazione difficile e anche di ansia, e avere una persona che riesce a tranquillizzarti, a non farti sentire colpevole, a spiegarti come prendere la pillola con un sorriso, con la stessa tranquillità con cui ti spiegano quante volte al giorno puoi prendere un Augmentin, è un passo importante per iniziare ad abbattere quella violenza che nei servizi e nella salute viene ancora perpetuata sulle donne.

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Autore: Farmacisti Al Lavoro

Il blog per i farmacisti che non si accontentano.

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