La reperibilità notturna: quando il farmacista lavora (quasi) gratis.

Mentre il farmacista di turno in farmacia riceve un emolumento adeguato, il collega reperibile a casa guadagna meno di un euro l’ora. Unica nota positiva: in questo caso il diritto di chiamata spetta a lui e non alla farmacia.

Il farmacista reperibile a casa ha una retribuzione di molto inferiore al notturnista in farmacia.

In un nostro recente articolo abbiamo analizzato i vantaggi del lavoro del farmacista notturnista: anche in regime dipendente, infatti, il compenso del farmacista di turno è più che dignitoso, superando i 100 € netti per notte lavorata. A seguito di tale articolo molti colleghi- soprattutto farmacisti dipendenti di farmacia rurale- ci hanno scritto per chiederci come mai, nelle loro buste paga, avessero ricevuto invece un importo nettamente inferiore per le notti in cui erano reperibili. Qual è la spiegazione, ovvero la differenza tra i due casi? Lo scopriamo in questo approfondimento di Farmacisti Al Lavoro.

Il CCNL prevede due articoli diversi del contratto per i due casi.

Innanzitutto bisogna chiarire come il CCNL dei farmacisti consideri come due entità distinte il lavoro svolto dal dipendente a battenti chiusi in farmacia (Art. 21) e la reperibilità extra-farmacia (Art. 22), che il farmacista di turno puo’ anche svolgere da casa propria con l’obbligo di intervenire immediatamente in caso di chiamata. La possibilità per la farmacia di avvalersi di un farmacista reperibile invece che di uno all’interno della struttura durante la notte è normata perlopiù da regolamenti locali, anche se in linea generale vale il principio che nei paesi ci si affida al farmacista reperibile mentre nelle cittadine e nelle città più grandi il farmacista debba trovarsi all’interno del locale, per garantire una più pronta disponibilità.

È ragionevole che la reperibilità sia pagata meno del lavoro in farmacia. Il problema è quantitativo più che qualitativo.

Chiaramente, dal punto di vista del farmacista che effettua il servizio, è più comodo essere reperibile piuttosto che essere di stanza in farmacia: infatti nel primo caso mentre svolge il turno puo’ stare con la propria famiglia, mangiare a casa e dormire nel proprio letto, invece che consumare una cena fredda da un Tupperware e dormire su uno scomodo divano (sto esagerando: personalmente mi piace un sacco passare le notti in farmacia, anche se mi rendo conto che la mia è un’opinione di minoranza). Di conseguenza, è naturale e tutto sommato ragionevole che la reperibilità notturna sia pagata meno rispetto alla notte svolta in farmacia. Ciò che stupisce è quanto di meno sia effettivamente pagata: il 10% della retribuzione di fatto mensile, invece che il 100% di tale retribuzione maggiorata di un 20 o 30% a seconda dei casi. Se assumiamo che un farmacista con due anni di esperienza percepisca un lordo di circa 11 € l’ora, un collega reperibile dalle 19:30 della sera prima alle 8:30 della mattina dopo avrà diritto ad un compenso di circa 14 € lordi per notte, contro gli oltre 120 € netti di un farmacista di turno in farmacia. Converremo tutti sul fatto che per 10 € scarsi non convenga a nessuno essere reperibili per una notte intera, senza la possibilità di allontanarsi da casa e con l’eventualità che il telefono squilli da un momento all’altro, nel cuore della notte.

La buona notizia è che il diritto di chiamata spetta al farmacista reperibile e non alla farmacia.

Una nota positiva per fortuna c’è: nel caso del farmacista reperibile, il diritto di chiamata di 7,50 € (10 € nel caso delle farmacie rurali sussidiate) spetta a lui e non alla farmacia, come chiarito dallo stesso articolo 22: “In caso di servizio notturno con reperibilità fuori farmacia, al lavoratore che, dopo aver prestato normale servizio diurno abbia l’obbligo della reperibilità nelle ore di chiusura della farmacia, spetta per tale reperibilità globalmente un compenso pari al 10% della retribuzione di fatto mensile, oltre un diritto fisso per ogni chiamata pari all’importo stabilito dalla Tariffa Nazionale”. Come fa il farmacista dipendente ad incassare questi soldi? Abbiamo chiesto a tale proposito un parere ad un consulente del lavoro, il quale ci ha spiegato che non esiste un riferimento normativo specifico, ma trattandosi di un diritto non dovrebbe essere soggetto ad imposizione fiscale e contributiva. Potrebbe quindi essere sufficiente battere uno scontrino non fiscale relativamente al diritto di chiamata ed incassare direttamente la somma, anche se a questo riguardo consigliamo ai singoli colleghi titolari e dipendenti di informarsi presso il proprio commercialista. L’importante è che questa somma venga corrisposta per ogni chiamata, comprese quelle in cui l’importo viene addebitato all’Azienda Sanitaria. Nel frattempo, noi di Farmacisti Al Lavoro ci auguriamo che in sede di rinnovo contrattuale vengano rivisti i termini dell’Articolo 22, portando il compenso per la reperibilità verso una quota più dignitosa. Buon lavoro a tutti i farmacisti!

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Autore: Farmacisti Al Lavoro

Il blog per i farmacisti che non si accontentano.

6 pensieri riguardo “La reperibilità notturna: quando il farmacista lavora (quasi) gratis.”

  1. Innanzitutto complimenti per il sito; l’utilità degli argomenti trattati e la competenza e chiarezza di chi scrive sono indiscusse.
    La mia esperienza: effettuo da sempre reperibilità durante la settimana di turno in una farmacia rurale, durante il quale si può asserire si viva per la farmacia 24h/24. Indipendentemente dal numero delle chiamate in tale settimana non vengono calcolati la libertà limitata, la tensione per quel telefono che può suonare in ogni momento, il sonno disturbato, l’impossibilità di muoversi se non nel raggio di pochi km e con il pensiero che il cellulare abbia sempre campo, e ovviamente il dover comunque essere presenti al lavoro durante la giornata (domenica di turno inclusa), anche se ti hanno chiamato alle 4, hai preso l’auto per andare e tornare dalla farmacia e non hai più ripreso sonno… non fuggo dalle mie responsabilitá e lungi da me il lamentìo, ma spesso mi chiedo se non sia meglio fare le notti direttamente in farmacia ed avere libera la giornata, cosa che in una farmacia rurale è peró impensabile. Ma il tempo, oltre al fattore economico, è oltremodo importante. Aggiungiamo poi che il diritto di chiamata non ti venga riconosciuto, nonostante sia stato fatto notare al titolare, ma di risposta abbia ottenuto solo che oltre alla reperibilitá base venga corrisposto uno straordinario pari a 10 minuti a chiamata (così si suppone duri la mia permanenza in farmacia ogni volta)… il diritto, ora aumentato finalmente a 10 €, sarebbe già di per sè un ulteriore incentivo, seppur ancora insufficiente. Tutte queste ragioni, sommate alle motivazioni spesso non realmente urgenti delle chiamate (sebbene sia tenuta a rispondere solo in presenza di ricetta medica), rendono il servizio ancor più avvilente per la mia professionalitá. Temo che dal rinnovo contrattuale non trarremo grandi migliorie, tutt’altro.
    Vorrei per tale ragione sapere se può un collaboratore di farmacia privata negare la ‘disponibilità’ alla reperibilità notturna extra farmacia durante i turni di servizio, o costituisce di fatto un obbligo sempre e comunque -se richiesto- ed esistono eventualmente delle condizioni/situazioni che lo possano esentare. Grazie e buon lavoro!

    1. Ciao collega, grazie per le tue parole.
      La reperibilità, come gli straordinari, viene richiesta dal titolare e salvo giustificato motivo deve essere svolta dal dipendente. Il fatto è che va pagata secondo contratto, quindi i 10€ li devi incassare tu. Su questo non si discute, se non te la riconosce è un giustificato motivo per non effettuare la reperibilità, visto che non te la paga. Prova comunque a farlo ragionare, e a fargli leggere il contratto, prima di mettere in atto misure più drastiche. In bocca al lupo.

  2. Sto in questo momento svolgendo il turno per reperibilità in una farmacia rurale e appena tornata da una chiamata in cui mi è stato chiesto un analgesico per un mal di denti. Leggendo le vostre precedenti risposte si intuisce che avrei potuto rifiutarmi di rispondere alla chiamata perché senza ricetta ma ho ritenuto che un mal di denti fosse abbastanza urgente, ho comunque fatto pagare il diritto addizionale notturno. Il problema maggiore che mi pongo ogni volta che sono costretta a rispondere alla chiamata é sulla mia sicurezza nel dovere aprire di notte la farmacia da sola in un paesino in cui non gira anima viva, tanto che spesso mi faccio accompagnare da un familiare. Ci sono delle tutele al riguardo?

    1. Ciao Silvia, purtroppo non mi risultano tutele specifiche in tale senso. Come sempre, lo stato scarica gli oneri sui privati, compreso quello della sicurezza.

  3. Salve, sito interessantissimo. Faccio parte di una farmacia comunale partecipata…vale anche per noi il fatto del diritto addizionale.? Inoltre noi abbiamo un contratto decentrato in cui è specificato solo che ci riconoscono mezz,ora di straordinario per ogni intervento…ci spetta cmq il diritto addizionale?

  4. ma non sarebbe più logico ed equo che lo stato pagasse a tutte le farmacie che fanno il turno obbligatorio un extra mensile in distinta (secondo me non meno di 5000 euro mese) che il titolare della farmacia userà per pagare decentemente il dipendente o se stesso (visto che il lavoro è uguale sia se titolare o dipendente)? non penso che esistano altri professionisti obbligati dallo stato a fare un lavoro perchè si ha il rischio di essere denunciati! Non credo che idraulici, ingegneri ecc.. se di notte vengono chiamati sono obbligati ad andare a lavoro… Il servizio pubblico fa comodo solo allo stato, credo che qualsiasi farmacista rinuncerebbe volentieri alle notti se non obbligato.

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