Titolo estero di farmacista: prove per il riconoscimento a Roma il 26 novembre 2018

Previste per il 26 novembre 2018 le prove per il riconoscimento del titolo estero di farmacista, che si terranno a Roma presso l’università Sapienza.

Il ministero della Salute ha reso noto che «le prove attitudinali per il riconoscimento dei titoli di farmacista conseguiti all’estero si terranno presso il dipartimento di Fisiologia e Farmacologia “Vittorio Erspamer” – Edificio di Farmacologia (ingresso P.le Aldo Moro, 5) della “Sapienza Università di Roma”». Le due prove previste (una pratica/orale e una scritta, per coloro che avranno superato la prima), si svolgeranno entrambe nella giornata del 26 novembre 2018. Sono stati inoltre pubblicati online i programmi delle singole materie oggetto degli esami.

Come nel caso delle prove tenute il 28 maggio, le materie che verranno affrontate con i candidati sono sei. La prima è la Farmacognosia: in questo caso ci si concentrerà – tra le altre cose – sulla definizione della branca, sul concetto di droga in Farmacognosia, sulle droghe vegetali e animali (origini, evoluzione ed attualità del loro impiego) così come sui fattori di variabilità delle droghe vegetali e sulla raccolta, preparazione e conservazione delle droghe. La seconda è invece la Farmacologia e Farmacoterapia: si passerà dai principi generali alla farmacologia speciale.

Il terzo programma previsto è quello di Chimica farmaceutica, che prevede principi di farmacocinetica e farmacodinamica, compresi i vari tipi di bersagli molecolari dei farmaci, le interazioni coinvolte e le conseguenze di tali interazioni, i principi generali e le strategie di scoperta e progettazione dei farmaci, le principali classi di farmaci. I candidati saranno poi chiamati a rispondere anche su altre tre materie: Tecnologia Farmaceutica (della quale fanno parte, ad esempio, principi generali di biofarmaceutica, effetto terapeutico e biodisponibilità, vie di somministrazione, solubilità e velocità di dissoluzione, assorbimento, distribuzione, biotrasformazione ed eliminazione dei farmaci); quindi Tossicologia (principi generali, cancerogenesi, genotossicità, tossicologia del segmento riproduttivo, pesticidi, metalli, solventi, ecc.); e infine Legislazione Farmaceutica (tra le altre cose, Farmacopea Ufficiale, organizzazione sanitaria nazionale, organismi sopranazionali, organizzazione territoriale del servizio farmaceutico, farmacia pubblica e farmacia privata, farmacia ospedaliera, disciplina di dispensazione al pubblico dei medicamenti).

Chi volesse ottenere ulteriori dettagli può scaricare dal sito del ministero della Salute i programmi completi di ciascuna materia.

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Il farmacista tornato in Sardegna per coltivare Cannabis

Un quotidiano locale ha raccontato la storia di un farmacista rientrato dal Regno Unito con l’obiettivo di avviare una coltivazione di cannabis.

Il giornale online Sardinia Post ha raccontato la storia di un farmacista e di un ingegnere, che dal Regno Unito hanno deciso di tornare nella loro terra: la Sardegna. Con l’obiettivo di avviare un’attività di coltivazione di cannabis: «Una pianta dai mille usi, dalla medicina alla bioedilizia.

Il sogno? Avviare una filiera dalla coltivazione al prodotto finito», raccontano i due professionisti di 36 e 35 anni. Che, prosegue la testata locale, «cappello in testa e barba, dalla mattina alla sera curano un ettaro di terra a Pabarragas, località nelle campagne di Assemini, alle porte di Cagliari».

Massimiliano Quai, farmacista che per anni ha lavorato come precario, spiega: «L’idea di lanciarmi in questo settore mi è venuta lavorando in Inghilterra. La sanità lì ha subìto molti tagli e le farmacie per guadagnare hanno inserito servizi che poco avevano a che fare con la mia attività e quello per cui avevo studiato.

Come farmacista mi sentivo frenato, quasi fossi un passa-scatole che non doveva fare altro che dispensare qualsiasi tipo di medicina che veniva richiesta. E parlo anche di farmaci pesanti usati per trattare malanni leggeri. Spesso mi mordevo la lingua non potendo dare altri consigli, magari alternativi, come una tisana.

Nel frattempo ho iniziato a seguire il grande dibattito che è nato negli Stati Uniti sulla legalizzazione della cannabis a scopo terapeutico o ricreativo. Ho riflettuto parecchio e mi sono detto: i miei affetti sono in Sardegna, il lavoro qui lo vivo in maniera negativa. Ad agosto 2017 ho deciso di tornare e cercare di fare qualcosa di più utile».

Assieme all’ingegnere hanno così affittato un terreno incolto, sul quale hanno piantato «oltre ottomila piante di canapa industriale». «La canapa che abbiamo piantato è assolutamente legale, di fatto le piante sono prive di Thc – spiegano – la percentuale è dello 0,2% quindi al di sotto dello 0,6% previsto dalla legge come limite». Ma «contengono il cannabidiolo, un componente dalle proprietà terapeutiche importanti confermate da diversi studi». Il tutto, tra l’altro, senza uso di pesticidi: «Qui è tutto biologico».

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