Abusivismo professionale, Conasfa: «Corre l’obbligo di un serio confronto»

La Federazione nazionale associazioni farmacisti non titolari torna sul tema dell’abusivismo professionale di cui spesso si torna a parlare.

Nel corso di una serie di operazioni portate a termine nel marzo del 2019 dai carabineri del Nucleo anti sofisticazioni di  Palermo e della compagnia di Trapani, sono stati deferiti in stato di libertà cinque farmacisti ed un magazziniere. Tra le inosservanze riscontrate anche quella dell’esercizio abusivo della professione di farmacista. Come è noto, la pratica dell’abusivismo professionale vede l’impiego di personale non laureato nei rapporti con i pazienti, dando origine a vari effetti sia sui livelli occupazionali che per la stessa sicurezza del paziente.

A gravare sulla situazione dell’abusivismo professionale è la totale indifferenza degli organi istituzionali, dei sindacati e delle associazioni di farmacisti. Fanno eccezione alcune sigle. Tra queste il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), più volte intervenuto sulla questione, ma anche la Federazione nazionale associazioni farmacisti non titolari (Consasfa). È proprio quest’ultima, infatti, ad evidenziare che «il risultato delle indagini a Trapani, di qualche settimana fa, da parte del nucleo Nas della città, mette nuovamente il dito nella piaga».

Secondo quanto spiega il Conasfa, infatti, «episodi così eclatanti, purtroppo, non sono rari. L’attività investigativa dei militi avrà il suo decorso. Come professionisti e come iscritti ai rispettivi Ordini provinciali, questo episodio non può passare inosservato». La federazione di farmacisti non titolari mette in luce inoltre che «le attività di controllo e deterrenza da parte degli Ordini provinciali per il rispetto del codice deontologico sostanzialmente negli anni si sono dimostrate insufficiente se non addirittura fallimentari».

Nello specifico, il Conasfa fa notare che alcuni articoli del Codice deontologico del farmacista, tra cui l’articolo 3, che recita testualmente «a salvaguardia della salute del cittadino», e l’articolo 1.03, che riporta «che garantisce ai cittadini i requisiti di professionalità e la correttezza del comportamento degli iscritti», sono rimasti solo ruoli “di facciata” e non di sostanza. Spesso infatti, evidenzia il Conasfa, «le attività di controllo degli Ordini sono “incatenate” per il rischio di cause con i “colleghi” incriminati che porterebbero a degli esborsi onerosi e dei tempi lunghi per i primi per le controversie giudiziarie».

Con il conseguente risultato di «attese infinite della giurisprudenza ordinaria con il rischio del nulla di fatto e sostanzialmente disattendendo l’art. 40 del Codice deontologico. Rimane anche il dubbio se l’Ordine abbia ancora un ruolo di autorità e autorevolezza. Questo ruolo deve essere rilanciato da una autocritica di tutti e cercando di introdurre nuovi mezzi» Pertanto, conclude il  Sinasfa, «la tentazione di comportamenti non deontologici e di abusivismo, sono molteplici».

In aggiunta a ciò, «spesso ci si nasconde dietro l’alibi che l’altro lo fa già e/o per motivi di sostenibilità aziendale, questo “permetterebbe” di fare e accettare tutto. Le puntuali raccomandazioni da parte dei nostri Presidenti di Ordini e Federazione probabilmente vengono letti con ironia. Il perdurare di questi comportamenti scorretti, la non applicazione di fatto del Codice deontologico art. 40 sono a danno dell’immagine del farmacista, della salute pubblica, della sana concorrenza professionale e dell’occupazione dei farmacisti. Se tutte le raccomandazioni, aggiornamenti del Codice deontologico non hanno avuto un effetto incisivo, corre l’obbligo di un serio confronto all’interno della categoria in tempi certi per definire altre forme sanzionatorie e di controllo».

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Autore: Farmacisti al Lavoro

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