Tecnologie e farmacisti: un approccio vincente per la gestione dell’ipertensione

Uno studio canadese spiega in che modo il tele-monitoraggio, assieme alla supervisione dei farmacisti, possa garantire cure migliori e costi ridotti.

Nei pazienti ad alto rischio, la gestione dell’ipertensione effettuata da farmacisti e abbinata al tele-monitoraggio della pressione arteriosa può risultare utile sia dal punto di vista clinico che da quello dei costi. A spiegarlo è un commento pubblicato dal Journal of Clinical Hypertension, e firmato da Stefano Omboni, presidente e direttore scientifico dell’Istituto italiano di Telemedicina di Solbiate Arno, in provincia di Varese.

Il dirigente cita in particolare un lavoro nel quale sono stati valutati i risultati ottenuti, su un periodo di 20 anni, grazie al tele-monitoraggio della pressione arteriosa su un vasto numero di pazienti canadesi considerati ad alto rischio, ovvero reduci da un evento cerebro-vascolare non invalidante. Si tratta dello studio intitolato “Cost‐effectiveness of home blood pressure telemonitoring and case management in the secondary prevention of cerebrovascular disease in Canada”, pubblicato nel 2018 dalla stessa rivista scientifica. «Abbiamo esaminato – hanno spiegato gli autori – l’incremento dell’efficienza finanziaria di tale intervento rispetto ai metodi di cura tradizionali che vengono utilizzati in Canada».

Il tele-monitoraggio della pressione arteriosa e la supervisione da parte dei farmacisti, dunque, consentono di migliorare lo stato di salute dei pazienti e al contempo di abbassare i costi delle cure: «I risultati – hanno aggiunto i ricercatori – indicano che il tele-monitoraggio ha consentito di portare ad un risparmio, nel corso della durata in vita del paziente».

Omboni cita quindi altri studi, che risalgono a pochi anni fa, che confermano l’utilità dell’approccio tecnologico. Ma sono poche le analisi che hanno tenuto conto di tali strumenti e, allo stesso tempo, anche dell’apporto garantito dai farmacisti. La conclusione alla quale è aggiunto il dirigente è che «sebbene l’uso di programmi di tele-monitoraggio richieda investimenti specifici e imponga anche maggiori contatti con i pazienti rispetto alle cure tradizionali, esso garantisce un significativo miglioramento del controllo della pressione.

Il tutto a costi relativamente bassi e soltanto di poco più alti di quelli legati ai metodi classici». Costi che, tra l’altro, «sarebbero molto probabilmente compensati da una riduzione delle spese relative ad ulteriori eventi cardiovascolari».

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Il ruolo del farmacista nella gestione delle malattie a lungo termine

L’aderenza terapeutica e la prevenzione dello sviluppo di patologie future cresce grazie alla figura del farmacista.

Secondo alcuni studi il farmacista può assumere un ruolo cruciale nel migliorare l’efficacia dei trattamenti di cura e nel prevenire lo sviluppo di patologie future nel paziente. In particolare, è stata recentemente riconosciuta l’importanza di questa figura professionale come supporto ai casi di pazienti sopravvissuti ad infarto del miocardio e di quelli con una storia di cancro in età pediatrica.

Una ricerca a cura dell’American College of Cardiology, volta a capire le cause dell’alto tasso di riospedalizzazione di pazienti post-infarto, ha rivelato che il farmacista può giocare un ruolo importante nel prevenire nuovi ricoveri, poiché in grado di colmare eventuali lacune informative del sistema ospedaliero. Succede, infatti, che le informazioni fornite al paziente siano carenti soprattutto per quanto riguarda le modalità di assunzione dei farmaci, la gestione di eventuali effetti collaterali, la comprensione delle interazioni farmacologiche o l’adozione di eventuali strategie per la gestione delle dosi mancate. Ed è proprio per far fronte a tali lacune che l’American College of Cardiology ha dato vita al «Patient Navigator», un programma con l’obiettivo di formare medici, infermieri e farmacisti sulle principali barriere informative esistenti, in modo da rendere più consapevoli tutti gli attori che supportano il paziente e monitorano l’aderenza terapeutica.

La cardiologia non è l’unico campo in cui le competenze dei farmacisti si stanno rivelando preziose. Durante la conferenza annuale dell’Associazione di ematologia e oncologia farmaceutica a Fort Worth, USA, Joseph Sciasci e Mary Mably hanno presentato una ricerca che evidenzia il ruolo dei farmacisti nel guidare pazienti oncologici pediatrici attraverso trattamenti di lungo termine.

I ricercatori hanno scoperto che statisticamente il 23% dei giovani sopravvissuti al cancro sperimentano almeno due tossicità significative prima di raggiungere i 35 anni. Tali soggetti, oltre ad essere predisposti a patologie legate agli apparati endocrino, riproduttivo, ortopedico e cardiovascolare, sono potenzialmente a rischio di problemi di carattere psicosociale, come ansia e depressione. Il farmacista che abbia la consapevolezza di ciò, ha la possibilità di intervenire durante e dopo il trattamento per mitigare tali patologie consigliando l’utilizzo di farmaci adeguati o suggerendo l’integrazione nella terapia di altri medicinali.

Nei pazienti che hanno superato un cancro in età pediatrica, la figura del farmacista può risultare fondamentale tanto nel garantire l’aderenza terapeutica quanto nell’assicurare un’esaustiva trasmissione di conoscenze nel passaggio dalla supervisione da pediatra a medico generico. L’avere un esauriente quadro clinico, soprattutto dei trattamenti antitumorali a cui il paziente è stato sottoposto in precedenza, aiuterà il nuovo medico ad essere maggiormente consapevole possibili legami latenti tra nuovi sintomi e trascorse patologie.

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