Il ruolo del farmacista nella gestione delle malattie a lungo termine

L’aderenza terapeutica e la prevenzione dello sviluppo di patologie future cresce grazie alla figura del farmacista.

Secondo alcuni studi il farmacista può assumere un ruolo cruciale nel migliorare l’efficacia dei trattamenti di cura e nel prevenire lo sviluppo di patologie future nel paziente. In particolare, è stata recentemente riconosciuta l’importanza di questa figura professionale come supporto ai casi di pazienti sopravvissuti ad infarto del miocardio e di quelli con una storia di cancro in età pediatrica.

Una ricerca a cura dell’American College of Cardiology, volta a capire le cause dell’alto tasso di riospedalizzazione di pazienti post-infarto, ha rivelato che il farmacista può giocare un ruolo importante nel prevenire nuovi ricoveri, poiché in grado di colmare eventuali lacune informative del sistema ospedaliero. Succede, infatti, che le informazioni fornite al paziente siano carenti soprattutto per quanto riguarda le modalità di assunzione dei farmaci, la gestione di eventuali effetti collaterali, la comprensione delle interazioni farmacologiche o l’adozione di eventuali strategie per la gestione delle dosi mancate. Ed è proprio per far fronte a tali lacune che l’American College of Cardiology ha dato vita al «Patient Navigator», un programma con l’obiettivo di formare medici, infermieri e farmacisti sulle principali barriere informative esistenti, in modo da rendere più consapevoli tutti gli attori che supportano il paziente e monitorano l’aderenza terapeutica.

La cardiologia non è l’unico campo in cui le competenze dei farmacisti si stanno rivelando preziose. Durante la conferenza annuale dell’Associazione di ematologia e oncologia farmaceutica a Fort Worth, USA, Joseph Sciasci e Mary Mably hanno presentato una ricerca che evidenzia il ruolo dei farmacisti nel guidare pazienti oncologici pediatrici attraverso trattamenti di lungo termine.

I ricercatori hanno scoperto che statisticamente il 23% dei giovani sopravvissuti al cancro sperimentano almeno due tossicità significative prima di raggiungere i 35 anni. Tali soggetti, oltre ad essere predisposti a patologie legate agli apparati endocrino, riproduttivo, ortopedico e cardiovascolare, sono potenzialmente a rischio di problemi di carattere psicosociale, come ansia e depressione. Il farmacista che abbia la consapevolezza di ciò, ha la possibilità di intervenire durante e dopo il trattamento per mitigare tali patologie consigliando l’utilizzo di farmaci adeguati o suggerendo l’integrazione nella terapia di altri medicinali.

Nei pazienti che hanno superato un cancro in età pediatrica, la figura del farmacista può risultare fondamentale tanto nel garantire l’aderenza terapeutica quanto nell’assicurare un’esaustiva trasmissione di conoscenze nel passaggio dalla supervisione da pediatra a medico generico. L’avere un esauriente quadro clinico, soprattutto dei trattamenti antitumorali a cui il paziente è stato sottoposto in precedenza, aiuterà il nuovo medico ad essere maggiormente consapevole possibili legami latenti tra nuovi sintomi e trascorse patologie.

© Riproduzione riservata

Autore: Farmacisti al Lavoro

Il blog per i farmacisti che non si accontentano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *