Ecm farmacisti, da Cnf riduzione debito per coloro in zone colpite da sismi

La Cnfc ha deliberato la riduzione del debito formativo per i professionisti sanitari domiciliati o operanti nei comuni soggetti ad aventi sismici nel 2016 e 2017.

«Una riduzione del debito formativo di 25 crediti per il triennio 2014-2016» e «obbligo formativo di 75 crediti per il triennio 2017-2019». Sono questi i punti al centro della delibera in materia di riduzione di debito formativo adottata lo scorso 25 luglio dalla Commissione nazionale della formazione continua (Cnfc). Nello specifico, si legge nel documento, tale riduzione sarà applicata «per i professionisti sanitari domiciliati o che svolgono la propria attività presso i comuni colpiti dagli eventi sismici degli anni 2016 e 2017, di cui al decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189, allegati 1,2 e 2-bis».

È utile ricordare che il termine ultimo per il conseguimento dei necessari crediti formativi per il triennio 2017-2019 è fissato per il 31 dicembre 2019. Per l’occasione la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi) ha fatto sapere che dal 7 agosto sono presenti online ulteriori tre corsi che i farmacisti possono fruire in modalità Fad. Nello specifico, «Le interazioni farmaco-cibo. Un rischio sottostimato», per 10,5 crediti, «Gestione nutraceutica del rischio cardio e cerebro-vascolare in farmacia: dalle dislipidemie ai sintomi del paziente affetto da scompenso cardiaco», per 4 crediti, ed infine «Farmacisti, vaccini e strategie vaccinali», per 10,5 crediti. In totale, i nuovi corsi attivati, con scadenza fissata al 31 dicembre 2019, consentono il conseguimento di un totale di 25 crediti Ecm.

I farmacisti interessati alla fruizione online che non dispongono di un account devono registrarsi all’indirizzo www.fadfofi.com. Aprire il link “Iscriviti” che consente l’accesso alla pagina «Registrazione nuovo utente». Dunque, proseguire nel processo di inserimento dei propri dati e di generazione delle credenziali di accesso. Una volta portata a termine l’operazione di registrazione è possibile accedere e seguire sin da subito i contenuti formativi, aprendo le relative intestazioni sugli sliders presenti in home page.

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HIV, in California i farmacisti possono dispensare farmaci per la profilassi senza prescrizione

Una nuova legge approvata in California consente ai farmacisti di dispensare farmaci per la profilassi del virus dell’HIV anche senza la prescrizione di un medico.

La California è diventata il primo stato federale americano sul cui territorio i farmacisti sono autorizzati a dispensare medicinali atti alla prevenzione del virus dell’HIV – sia nel caso di prodotti per la profilassi pre-esposizione (PrEP), sia nel caso di quelli utili dopo l’esposizione (PEP) – senza la prescrizione di un medico. La norma, la SB 159, è stata firmata nella giornata di lunedì 7 ottobre dal governatore Gavin Newsom. Come riferito dal portale specializzato Pharmacist.com, «grazie a tale legge, i pazienti potranno accedere ai medicinali PrEP senza doversi rivolgere prima al proprio medico».

Sono stati infatti introdotti limiti alla dispensazione soltanto dal punto di vista temporale: ciascun farmacista non potrà concedere ad una singola persona un quantitativo superiore a quello necessario per ottenere una scorta di 60 giorni. La nuova normativa, secondo quanto riferito dai suoi promotori, dovrebbe da un lato consentire di diminuire la diffusione del virus, dall’altro rendere più agevole l’accesso soprattutto per determinate fasce di popolazione americane: in particolare alcune minoranze e le comunità rurali.

Ad oggi, secondo i dati forniti dal California Health Benefits Review Program sono circa 30.000 le persone che nello Stato federale utilizzano correntemente prodotti per la profilassi pre-esposizione, mentre sono circa 6.000 coloro che fanno ricorso a prodotti post-esposizione. «Rendere i medicinali PrEP e PEP non più soggetti ad obbligo di prescrizione medica, e dunque più vicini alle comunità grazie alle dispensazioni dirette da parte dei farmacisti rappresenta un importante passo in avanti», ha commentato Carlos del Rio, medico, sul New England Journal of Medicine.

Che ha tuttavia ricordato come sia fondamentale «essere sicuri che le persone in questione si sottopongano comunque ad un test dell’Hiv, e confermino il risultato negativo, prima di vedersi dispensati farmaci pre-esposizione. Ciò al fine di evitare di fornire tali medicinali a persone già infette».

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Numero chiuso a Farmacia e Ctf, Mnlf: «Ingiusto ed obsoleto»

Il Movimento nazionale liberi farmacisti ritiene «ingiusto ed obsoleto» il mantenimento del numero chiuso nelle facoltà di Farmacie e Ctf.

«La richiesta di regolare attraverso un numero chiuso l’accesso al corso di laurea in farmacia è immotivata e strumentale a mantenere invariato l’attuale assetto legislativo». Inoltre, tale pratica «risulta avere anche dei connotati classisti, perché è del tutto evidente che tra coloro che rimarrebbero fuori, ma con maggiori disponibilità economiche potrebbe scegliere di iscriversi ad altra università europea». È quanto evidenzia il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), in merito alla possibilità di variare il numero chiuso nelle facoltà di farmacia in Italia utilizzando un modello alla francese. Nello specifico, la riforma del governo Macron, intende favorire un sistema di sbarramento graduale da applicare nel corso degli anni, provocando una fuoriuscita dal corso di studio nel momento in cui non si riesca a superare esami di sbarramento posti alla fine degli anni accademici.

Iniziativa che sebbene in Francia abbia favorito numerose polemiche, secondo quanto riferito dal Mnlf, sembrerebbe essere entrata nelle simpatie di alcuni rappresentanti della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi). In proposito, la sigla si dice totalmente contraria al modello «perché questo comporterebbe un costo enorme per le famiglie per supportare lo studio dei propri figli, una grave frustrazione per i giovani che avranno perso uno o due anni della loro vita nel tentativo, fallito, di proseguire negli studi per prendere la laurea da loro desiderata, uno spreco di soldi pubblici per fare studiare inutilmente migliaia di giovani».

Inoltre, sottolinea il Mnlf, «la verità è che durante il primo anno è impossibile individuare quelli che saranno i laureati migliori rispetto a quelli che non si potranno laureare perché scartati. Di certo questa modalità di selezione è – come sperimentato per decenni in Francia –, oltre che inaffidabile, enormemente costosa, non solo in termini economici, per chi alla fine del primo anno non riuscirà a superare il blocco del numero contingentato di posti». Facendo riferimento anche ad un «meccanismo “ambiguo”», riferito al «”fabbisogno” dei laureati in ogni singola disciplina sanitaria». In proposito, il Movimento nazionale liberi farmacisti rende noto che «il candidato a proseguire gli studi accede liberamente al primo anno, se consegue il numero di crediti sufficienti, accede al test, e se lo supera non è detto che possa proseguire gli studi perché i posti a concorso saranno stabiliti si in base alla disponibilità di ogni singolo ateneo, ma anche rispetto al fabbisogno di laureati a livello nazionale. Fabbisogno, che come più volte affermato è basato su un modello europeo che prevede tra i rilevatori anche gli Ordini professionali all’interno della decisione formulata dalla Conferenza Stato-Regioni. Più volte abbiamo chiesto alla Fofi quale sia il ruolo svolto in queste rilevazioni, più volte, come per altri quesiti, non ci è stata data risposta».

Sempre in merito al numero chiuso, nel febbraio del 2017, Farmacisti al Lavoro aveva risposto ad alcuni quesiti (disponibili aprendo questo link) confrontando i dati italiani con i dati dei colleghi greci, portoghesi, francesi, tedeschi e inglesi. Tra questi, «I farmacisti italiani sono i meno pagati d’Europa: è vera questa affermazione?», «È vero che siamo troppi rispetto alle farmacie?», ed infine «Che cosa succederebbe aumentando il numero di farmacie?».

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Caso ossicodone, Mandelli (Fofi): «Episodio di Firenze non può lasciare indifferenti»

Andrea Mandelli, presidente della Fofi, commenta il tragico evento accaduto a Firenze relativo alla morte di due fratelli. Conasfa: «Problema cronico elusione norme».

«Il tragico episodio di Firenze non può lasciare indifferenti. Nel nostro paese non si conoscono fenomeni di abuso di medicinali analgesici oppioidi analoghi a quelli che si registrano in altre realtà, tuttavia occorre tenere alta la guardia». È il commento di Andrea Mandelli, presidente della Fofi, in seguito al tragico episodio che ha visto la morte di due fratelli a Firenze. Come riportato dalla stampa locale, i giovani avrebbero assunto un mix di alcol e droghe. Nel corso dei rilievi gli inquirenti hanno rinvenuto lo scontrino e scatole di un farmaco a base di ossicodone, principio attivo con la potenza simile alla morfina, aprendo così all’ipotesi della simultanea somministrazione con altre sostanze. Secondo quanto evidenzia Mandelli, in merito all’accaduto, «va applicata con il massimo rigore la normativa vigente, che impone la presenza di una prescrizione medica per la dispensazione di tutti questi farmaci: per alcuni la ricetta speciale per gli stupefacenti e per altri quella del Ssn o quella “bianca” non ripetibile”».

«Attualmente – evidenzia il dirigente – è in corso un’indagine giudiziaria che accerterà se vi sono responsabilità da parte di un farmacista e quali; quando i fatti saranno accertati, come di prassi, sarà l’Ordine Provinciale di Firenze ad assumere le iniziative disciplinari necessarie. Da parte nostra non possiamo che ribadire l’obbligo, deontologico oltre che legale, di non consegnare senza ricetta nessun farmaco che la richieda, come peraltro fanno ogni giorno gli oltre sessantamila farmacisti che operano nelle ventimila farmacie italiane. Per questo, se dovessero emergere responsabilità a carico di farmacisti si agirà con la massima tempestività e fermezza».

Dello stesso avviso è la Federazione nazionale associazioni farmacisti non titolari (Conasfa), la quale ha ribadito che «non è il primo e purtroppo non sarà l’ultimo caso». In proposito, la sigla ha sottolineato che «gli eventi accaduti a Firenze in questi giorni, con una probabile dispensazione del farmaco senza la presenza della ricetta medica hanno sortito l’evento più drammatico. Non vogliamo e non possiamo in questo momento commentare l’episodio specifico, sentite le poche informazioni e l’istruttoria aperta». Tuttavia, «come in altre occasioni – conclude il Conasfa – la categoria e le organizzazioni professionali devono soffermarsi sul problema cronico dell’elusione delle norme. Contravvenire alle norme di leggi e al Codice deontologico comporta responsabilità specifiche e gravi del Farmacista. Purtroppo spesso sottoposto a pressioni da più parti, si rischia di non rispettare le regole che tutelano, oltre il cittadino, la nostra professionalità».

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