Farmacisti al pronto soccorso, presenza diminuisce tempi delle cure nei pazienti con emorragie gravi

Uno studio americano spiega che la presenza dei farmacisti al pronto soccorso diminuisce radicalmente i tempi di somministrazione delle cure in caso di emorragie gravi. E anche i periodi di ricovero.

Si moltiplicano gli studi che indicano come la presenza dei farmacisti nell’ambito delle cure somministrate ai pazienti sia utile per migliorare i trattamenti, i risultati per i pazienti e, più in generale, il lavoro del personale medico. Un’analisi pubblicata dall’American Academy of Emergency Medicine – intitolata Pharmacist Presence Decreases Time to Prothrombin Complex Concentrate in Emergency Department Patients with Life-Threatening Bleeding and Urgent Procedures – ha concentrato la propria attenzione in particolare sull’apporto che tale figura professionale può garantire in caso di inversione della terapia anticoagulante a causa di emorragie potenzialmente fatali o incontrollate.

«Questo studio retrospettivo ha incluso pazienti che hanno ricevuto il 4F-PCC (concentrati del complesso protrombinico a 4 fattori) per il trattamento di emorragie in situazione di emergenza all’interno di un pronto soccorso tra il 2014 e il 2018», si legge nel testo. Lo studio spiega che i farmacisti sono stati divisi in due gruppi: il primo chiamato PharmD group, presentava un farmacista al fianco del paziente, mentre il secondo era rappresentato da persone assistite unicamente da personale medico (gruppo di controllo).

«I risultati – spiegano i ricercatori – sono stati analizzati su 116 casi, di cui 50 che facevano parte del gruppo PharmaD e 66 dell’altro. Nella maggior parte dei pazienti era in corso un’emorragia in grado di mettere in pericolo la sopravvivenza (il 94%) ed in particolare nel 67,2% dei casi il problema era di natura intracranica. Il tempo medio di somministrazione del 4F-PCC è stato significativamente meno importante per i pazienti che erano assistiti anche da un farmacista rispetto agli altri. Inoltre, sebbene non ci siano state differenze in termini di mortalità, possiamo affermare che chi faceva parte del gruppo PharmaD è stato costretto a rimanere ricoverato per tempi più brevi».

Di qui la conclusione dell’analisi: «Un farmacista a fianco del paziente che presenta un’emorragia a rischio vitale riceve cure con 140 minuti di anticipo rispetto a chi è trattato unicamente da medici».

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Autore: Farmacisti al Lavoro

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