Dipendenza da oppioidi, in Francia restrizioni per uso di tramadolo

Al fine di limitare uso improprio e i rischi di dipendenza, l’Agenzia del farmaco francese ha deciso di limitare l’utilizzo dei farmaci a base di tramadolo.

«Il periodo massimo di prescrizione per i farmaci analgesici contenenti tramadolo (orale) è ridotto da 12 mesi a 3 mesi, per limitare il loro uso improprio e i rischi di dipendenza. Sarà applicabile dal 15 aprile 2020. Dopo 3 mesi, il trattamento continuato con tramadolo (orale) richiederà una nuova prescrizione». È quanto stabilito dall’Agenzia del farmaco francese (Ansm) in merito all’uso di medicinali a base di tramadolo.

«Questa misura – puntualizza l’Agenzia – deriva in particolare dalle lezioni emerse dall’attuale stato dell’arte sul consumo di oppioidi e dalla tabella di marcia 2019-2022 pubblicata dal Ministero della sanità “Prevenire e agire di fronte alle overdose da oppiacei». Nell’occasione l’Ansm ha divulgato una serie di informazioni destinate agli operatori sanitari. Tra queste, «chiediamo agli operatori sanitari di rimanere vigili quando prescrivono o dispensano farmaci contenenti tramadolo». Il tramadolo infatti «è indicato solo per il trattamento del dolore da moderato a grave, ma non deve essere prescritto per il trattamento dell’emicrania».

Un ulteriore avviso riguarda l’abuso di tale farmaco: «Per limitare il rischio di dipendenza, dovrebbe essere prescritto per il minor tempo possibile», e «per evitare la sindrome da astinenza, il dosaggio deve essere ridotto gradualmente prima di interrompere il trattamento». In aggiunta, «deve essere consegnato nella confezione più piccola possibile, adattato alla prescrizione».

Non è la prima volta che il tramadolo subisce delle restrizioni nell’utilizzo in seguito alla messa in commercio. Nell’aprile del 2017, la Fda, organismo di vigilanza degli Usa su cibo e farmaci, aveva vietato l’impiego di medicinali a base di codeina e tramadolo per le terapie destinate a bambini. «Si tratta – aveva spiegato l’agenzia americana – di farmaci che presentano seri rischi, inclusi possibili difficoltà respiratorie se non la morte per i bambini di età inferiore ai 12 anni. Per questo i prodotti a base unicamente di codeina, nonché tutti quelli che contengono tramadolo, sono autorizzati solamente per gli adulti.

È inoltre sconsigliato l’utilizzo nelle donne che allattano, a causa di possibili reazioni avverse nei lattanti».

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«No alla finestra di disoccupazione Enpaf», l’appello del Conasfa

L’Associazione nazionale professionale farmacisti non titolari punta il dito contro la finestra di disoccupazione dell’Enpaf.

Secondo un’analisi portata a termine da Farmacisti al Lavoro nell’aprile del 2018, sono circa 7.000 i farmacisti che ogni anno si ritrovano a dover cercare una nuova occupazione. Come è noto, la condizione dell’assenza di una posizione lavorativa attiva mette di fronte il farmacista alla necessità di comunicare all’Ente nazionale previdenza assistenza farmacisti (Enpaf) la propria situazione corrente. Ciò al fine di poter vedere ridotto il contributo annuale da versare.

L’attuale regolamento dell’Enpaf, tuttavia, prevede che tale finestra di disoccupazione sia di 7 anni a partire dalla data dell’ultima posizione lavorativa. Inizialmente questa finestra era di 5 anni, spostata poi a 7 con un apposito provvedimento dell’Ente. Secondo quanto denuncia il Conasfa, sigla in rappresentanza dei farmacisti non titolari, «per questa problematica, molti colleghi per scarsa conoscenza/informazione e per calcoli e procedure articolate, sono stati costretti a cancellarsi dall’Ordine di appartenenza, per non incorrere in un aumento di oneri contributivi difficilmente sostenibili e in “contrasto” con le loro attuali possibilità economiche».

Ciò con la risultante di «una discriminazione e una perdita di professionisti sul campo». Per questo motivo, Conasfa chiede a gran voce l’eliminazione della finestra di disoccupazione: «Chiediamo a tutti le organizzazioni di categoria, ai presidenti di Ordine presenti nell’Assemblea nazionale e al Consiglio nazionale Enpaf, di promuovere un’azione comune su questo fronte per raggiungere un risultato “minimo”, ovvero la cancellazione della “finestra di disoccupazione”. In questo modo, ogni professionista, per qualsiasi periodo di disoccupazione involontaria singolo e/o multiplo nella propria vita lavorativa, potrà mantenere a prescindere la quota “contributiva d’ingresso all’atto della prima iscrizione all’Albo” (riduzione nelle varie percentuali o solidarietà)».

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Farmacie online, LegitScript: «In Cina una su due è illegale»

Un rapporto di LegitScript relativo al mercato cinese rileva che la maggior parte delle farmacie online opera illegalmente.

Venditori di medicinali che operano illegalmente e farmaci venduti online senza alcuna prescrizione. Sono gli aspetti di maggior rilievo che emergono dal rapporto «The Chinese Internet Pharmacy Market Threat Assessment», curato dall’azienda americana LegitScript e da Asop Global, fondazione impegnata a educare i consumatori sulla proliferazione di siti Web di farmacie illegali e medicinali contraffatti. L’analisi ha rilevato che il 57% dei venditori di farmaci online in Cina opera illegalmente, trascurando gli aspetti normativi e le leggi che regolamentano il mercato cinese. Il lavoro ha messo in luce che i farmaci con prescrizione e le sostanze soggette a specifica legislazione sono venduti online senza che venga richiesta una prescrizione. Inoltre, ha evidenziato che i venditori cinesi basano fortemente il loro operato su piattaforme di terze parti, come WeChat, per completare le transazioni, invece di elaborare gli ordini direttamente attraverso i propri siti Web.

Nel complesso, LegitScript prevede che la tendenza delle vendite illecite di farmaci online su app basate su smartphone proseguirà anche nel futuro. Solo grazie ad un intervento di formazione diretta al pubblico si potrebbe sensibilizzare i pazienti cinesi a comprendere meglio i rischi connessi all’acquisto online di farmaci con prescrizione. Nel luglio del 2017 LegitScript aveva fatto sapere che nel solo secondo trimestre dell’anno erano stati sospesi circa 6.000 domini di false farmacie online. Un fenomeno che riguarda il mondo intero e che «è stato possibile far emergere grazie alla collaborazione con provider negli Stati Uniti, in India, in Olanda e in molti altri Paesi».

«Le farmacie online illecite – aveva spiegato LegitScript – stanno faticando sempre più a registrare i loro siti, dal momento che per loro è difficile trovare dei provider che scelgano di non rispondere alle nostre notifiche di possibili abusi».

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