Decreto Semplificazione, anche per i farmacisti obbligatoria la comunicazione Pec

Il Decreto Semplificazioni recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale prevede che i professionisti iscritti all’Ordine comunichino obbligatoriamente l’indirizzo di Posta elettronica certificata.

«Il professionista che non comunichi il proprio domicilio digitale all’albo o elenco di appartenenza è obbligatoriamente soggetto a diffida ad adempiere, entro trenta giorni, da parte del Collegio o Ordine di appartenenza (art. 16, comma 7-bis, del D.L. 185/2008)». Inoltre «in caso di mancata ottemperanza alla diffida, il Collegio o Ordine di appartenenza commina la sanzione della sospensione dal relativo albo o elenco fino alla comunicazione dello stesso domicilio». È quanto previsto dall’articolo 37 Art. 37 recante «Disposizioni per favorire l’utilizzo della posta elettronica certificata nei rapporti tra Amministrazione, imprese e professionisti» del Decreto Semplificazioni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 2020.

In aggiunta a ciò, si legge nel documento, «è stabilito che l’omessa pubblicazione dell’elenco riservato, il rifiuto reiterato di comunicare alle pubbliche amministrazioni i dati identificativi degli iscritti e il relativo domicilio digitale, ovvero la reiterata inadempienza dell’obbligo di comunicare all’indice nazionale dei domicili digitali delle imprese e dei professionisti l’elenco dei domicili digitali ed il loro aggiornamento a norma dell’articolo 6 del DM 19 marzo 2013, costituiscono motivo di scioglimento e di commissariamento del collegio o dell’ordine inadempiente ad opera del Ministero vigilante sui medesimi».

È utile sottolineare dunque che anche i farmacisti sono soggetti a tale obbligo e pertanto è necessario che – contattando il proprio Ordine di appartenenza verifichino l’avvenuta comunicazione.

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Farmacisti in Spagna, studio fa il punto su stato della professione

Un articolo pubblicato sul giornale online FarmaciaVirtuale.it analizza lo stato dei servizi di assistenza sanitaria di base e dei farmacisti in Spagna.

Se fare il farmacista in Italia può essere soddisfacente sotto il profilo umano e professionale, lo stesso non si può dire per la parte economica, con un contratto nazionale fermo da anni ed una categoria impassibile alle esigenze dei lavoratori, con i margini delle farmacie che non crescono a causa dell’assottigliamento continuo del valore farmaci erogati per conto del Servizio sanitario nazionale che impattano negativamente sulla distinta contabile riepilogativa. Dopo l’analisi del mercato Svizzero, pubblicata su FarmacistiAlLavoro.it lo scorso dicembre, un articolo comparso sul giornale online FarmaciaVirtuale.it fa il punto sul lavoro del farmacista in Spagna.

«Per esercitare la professione di farmacista in Spagna – si legge nell’articolo pubblicato su FarmaciaVirtuale.it – occorre essere iscritti all’Ordine provinciale dei farmacisti. Esistono numerose associazioni che rappresentano i titolari di farmacia o i collaboratori. Nel 2018 si contavano più di 74000 farmacisti iscritti agli Ordini, di cui 52000 farmacisti territoriali. Tutte le farmacie del territorio sono private; le catene di farmacie non sono consentite per legge».

Inoltre, «nel 1997 – prosegue l’articolo – venne approvata una legge nazionale che rese obbligatorio fornire servizi di consulenza al paziente, segnalare reazioni avverse assumendo un ruolo attivo nella farmacovigilanza, allestire preparazioni. Tuttavia, queste attività risultano marginali nella pratica quotidiana, dove continuano a prevalere la dispensazione dei medicinali e i consigli per un corretto uso dei farmaci di automedicazione».

«Nel 2001 il ministero della Salute spagnolo – evidenzia lo studio – identificò e definì tre servizi principali che dovevano essere offerti dalle farmacie territoriali: la fornitura dei medicinali doveva essere accompagnata dai consigli per l’uso; il paziente che si recava in farmacia doveva ricevere assistenza nella scelta dei farmaci senza obbligo di prescrizione; le terapie croniche dovevano essere seguite per rilevare prontamente eventuali effetti collaterali».

Ciò nonostante, «ad oggi solo i farmacisti più motivati applicano le disposizioni suddette, probabilmente a causa della mancanza di una retribuzione. Altri servizi invece, a seconda della tipologia, vengono finanziati dallo stato, dalla provincia o dal comune. Tra questi si ricordano la fornitura di metadone, i test per l’Hiv e la sifilide, il test di screening per il cancro del colon retto, la distribuzione di siringhe sterili ai tossicodipendenti, la raccolta dei rifiuti farmaceutici, programmi di educazione sanitaria finalizzati alla corretta assunzione dei medicinali nelle terapie croniche».

È possibile leggere la versione integrale dell’articolo pubblicato su FarmaciaVirtuale.it aprendo questo collegamento.

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Roberto Speranza ai farmacisti: «Investimenti in sanità e sviluppo della farmacia dei servizi»

Roberto Speranza, ministro della Salute, in un videomessaggio in occasione del Consiglio nazionale Fofi, pone l’attenzione su risorse al Ssn e farmacia dei servizi.

Lo scorso 26 giugno, in occasione dell Consiglio nazionale della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), Roberto Speranza, ministro della Salute, ha inviato un videomessaggio rivolto ai farmacisti. Nello specifico, Speranza, ricordando la sfida senza precedenti che il coronavirus ha portato alla comunità, ha sottolineato come il paese intero, partendo dalle istituzioni ai cittadini, sia stato capace di reagire alla crisi, anche grazie a chi ha fatto fino in fondo la propria parte, come i farmacisti.

Le farmacie sono state in grado di rappresentare con coraggio la necessità di continuare a fornire risposte alle esigenze fondamentali dei concittadini. Speranza ha spiegato come, nonostante i momenti più drammatici sembrino essere alle spalle, siano necessarie cautela e prudenza, in una battaglia che ancora non è stata vinta. Per sconfiggere il virus servirà infatti un vaccino, a cui l’intera comunità scientifica internazionale sta lavorando, con la partecipazione anche dell’Italia.

Un’altra sfida enfatizzata da Speranza, da vivere come un’occasione, consiste nel provare a trarre una lezione da questa crisi. Per non sprecarla, occorre chiudere con la lunga stagione dei tagli alla sanità e ricominciare ad investire, in quanto le risorse del Servizio sanitario nazionale (Ssn) servono a dare sicurezza, protezione, garanzia a tutti i cittadini. Insieme alle risorse, c’è bisogno di riforme profonde affinché il Ssn sia all’altezza delle sfide nuove, tra cui quella di mettere al centro il territorio. Il coronavirus ha infatti reso evidente la necessità di un nuovo investimento sul territorio, che valorizzi chi vi è più presente, ponendo quindi la giusta attenzione agli spazi fisici legati alla professione del farmacista. Occorre continuare a rafforzare il progetto della farmacia dei servizi, utilizzando questo presidio fondamentale caratterizzato da competenza e conoscenze per fornire assistenza nella cronicità. Per farlo c’è bisogno di quella vicinanza che solo il farmacista può offrire.

Speranza conclude il video soffermandosi sulla necessità di confrontarsi per riattivare il processo della nuova remunerazione, augurandosi di continuare a tessere insieme relazioni positive per la costruzione della sanità del futuro, ringrazia infine la categoria, a nome suo e del governo tutto per aver contribuito in maniera così significativa a portare il paese fuori dal suo momento peggiore.

Il video è disponibile al link https://youtu.be/aLayoc8b8hc.

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