Il ruolo dei farmacisti nella lotta all’inquinamento atmosferico

Quale è il possibile ruolo dei farmacisti territoriali nella lotta all’inquinamento atmosferico? La risposta nei documenti della Fip.

La Federazione farmaceutica internazionale (Fip) mette in luce come il farmacista territoriale può avere un ruolo attivo nella lotta e il contenimento all’inquinamento atmosferico. Ciò soprattutto in relazione a quello che può essere l’impatto degli inquinanti sulla salute delle persone. Sulla base di quanto evidenziato dalla sigla «secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’inquinamento atmosferico è il maggior rischio ambientale per la salute, con nove persone su 10 che respirano aria inquinata ogni giorno. C’è, quindi, una chiara necessità per i farmacisti non solo di rispondere e gestire le malattie e i sintomi respiratori, ma anche di supportare il benessere respiratorio proattivo», ha affermato Gonçalo Sousa Pinto, responsabile della FIP per lo sviluppo e la trasformazione della pratica e coautore del rapporto.

Tra i risultati del rapporto «mitigare l’impatto dell’inquinamento atmosferico sulla salute: il ruolo dei farmacisti di comunità», i ruoli più comunemente riportati dai farmacisti nella cura delle vie respiratorie includono il sostegno all’uso di medicinali non soggetti a prescrizione (cioè, la cura di sé, con la classificazione del freddo comune come la condizione più comunemente consultata) e la promozione dell’adesione a farmaci (entrambi 84%). Tuttavia, solo il 5% dei farmacisti in generale e in modo proattivo discute e gestisce gli impatti dell’inquinamento atmosferico sulla salute respiratoria. I consigli sulla protezione dai pollini sono stati citati come i consigli preventivi più comuni. La consulenza sulla protezione dagli inquinanti interni ed esterni (ad esempio emissioni industriali o dei veicoli) è fornita dai farmacisti in meno della metà dei paesi e territori intervistati, con oltre un quinto dei farmacisti che non forniscono ancora alcun tipo di consulenza in questo settore. Tuttavia, il 92% degli intervistati ha affermato che i farmacisti vogliono far evolvere il loro ruolo di consulenti di fiducia e fornire valore nel settore delle cure respiratorie e dell’inquinamento atmosferico».

L’indagine ha anche definito una serie di barriere che «devono essere superate se si vuole che la professione sia in grado di esercitare il suo pieno potenziale in questo settore, la mancanza di formazione è la prima. Ad esempio, nel 50% dei paesi e territori che hanno risposto, i farmacisti non erano del tutto consapevoli del legame tra inquinamento atmosferico e risposta immunitaria alle infezioni virali. La mancanza di un modello di remunerazione adeguato si è classificata al secondo posto come barriera, seguita da restrizioni legali sull’esecuzione di screening e triage (17%). In effetti, il rapporto conclude che le farmacie di comunità sono significativamente sottoutilizzate nello screening dei disturbi respiratori nel 95% dei paesi e territori che hanno risposto. Sono state inoltre rilevate lacune nella disponibilità di linee guida e standard per la pratica».

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Farmacisti in Spagna, studio fa il punto su stato della professione

Un articolo pubblicato sul giornale online FarmaciaVirtuale.it analizza lo stato dei servizi di assistenza sanitaria di base e dei farmacisti in Spagna.

Se fare il farmacista in Italia può essere soddisfacente sotto il profilo umano e professionale, lo stesso non si può dire per la parte economica, con un contratto nazionale fermo da anni ed una categoria impassibile alle esigenze dei lavoratori, con i margini delle farmacie che non crescono a causa dell’assottigliamento continuo del valore farmaci erogati per conto del Servizio sanitario nazionale che impattano negativamente sulla distinta contabile riepilogativa. Dopo l’analisi del mercato Svizzero, pubblicata su FarmacistiAlLavoro.it lo scorso dicembre, un articolo comparso sul giornale online FarmaciaVirtuale.it fa il punto sul lavoro del farmacista in Spagna.

«Per esercitare la professione di farmacista in Spagna – si legge nell’articolo pubblicato su FarmaciaVirtuale.it – occorre essere iscritti all’Ordine provinciale dei farmacisti. Esistono numerose associazioni che rappresentano i titolari di farmacia o i collaboratori. Nel 2018 si contavano più di 74000 farmacisti iscritti agli Ordini, di cui 52000 farmacisti territoriali. Tutte le farmacie del territorio sono private; le catene di farmacie non sono consentite per legge».

Inoltre, «nel 1997 – prosegue l’articolo – venne approvata una legge nazionale che rese obbligatorio fornire servizi di consulenza al paziente, segnalare reazioni avverse assumendo un ruolo attivo nella farmacovigilanza, allestire preparazioni. Tuttavia, queste attività risultano marginali nella pratica quotidiana, dove continuano a prevalere la dispensazione dei medicinali e i consigli per un corretto uso dei farmaci di automedicazione».

«Nel 2001 il ministero della Salute spagnolo – evidenzia lo studio – identificò e definì tre servizi principali che dovevano essere offerti dalle farmacie territoriali: la fornitura dei medicinali doveva essere accompagnata dai consigli per l’uso; il paziente che si recava in farmacia doveva ricevere assistenza nella scelta dei farmaci senza obbligo di prescrizione; le terapie croniche dovevano essere seguite per rilevare prontamente eventuali effetti collaterali».

Ciò nonostante, «ad oggi solo i farmacisti più motivati applicano le disposizioni suddette, probabilmente a causa della mancanza di una retribuzione. Altri servizi invece, a seconda della tipologia, vengono finanziati dallo stato, dalla provincia o dal comune. Tra questi si ricordano la fornitura di metadone, i test per l’Hiv e la sifilide, il test di screening per il cancro del colon retto, la distribuzione di siringhe sterili ai tossicodipendenti, la raccolta dei rifiuti farmaceutici, programmi di educazione sanitaria finalizzati alla corretta assunzione dei medicinali nelle terapie croniche».

È possibile leggere la versione integrale dell’articolo pubblicato su FarmaciaVirtuale.it aprendo questo collegamento.

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Federfarma rinnova protocollo con Interni. Cossolo: «Più sicurezza garantita»

Federfarma e Assofarm hanno rinnovato lo scorso ottobre il protocollo sicurezza con il ministero degli Interni per garantire la sicurezza di farmacisti e pazienti.

Installazione di sistemi di video sorveglianza, programmi di sensibilizzazione sul tema sicurezza e formazione dei professionisti del settore farmaceutico: sono i punti al centro del protocollo di intesa tra il ministero dell’Interno e la Federazione nazionale unitaria titolari di farmacia (Federfarma). L’accordo, rinnovato per ulteriori tre anni, è stato allargato ad Assofarm, coinvolgendo così anche la rete delle farmacie comunali dislocate sul territorio italiano. Per l’occasione, Marco Cossolo, presidente di Federfarma, ha ringraziato Luciana Lamorgese, ministro dell’Interno, e le forze dell’ordine per la dedizione dimostrata verso i lavoratori del comparto e gli utenti delle farmacie.

«Negli ultimi anni – evidenzia Cossolo -, grazie alla collaborazione con il ministero dell’Interno e con le forze dell’ordine, è stato possibile contenere il numero delle rapine in farmacia, garantendo una maggiore sicurezza agli utenti e agli operatori». Cossolo sottolinea poi che «le farmacie sono un presidio sanitario di prossimità facilmente accessibile. Sono rimaste sempre aperte anche durante l’emergenza Covid, ampliando spesso gli orari di servizio. Queste caratteristiche le rendono uno dei bersagli preferiti della criminalità».

È utile ricordare che l’ultimo Rapporto intersettoriale sulla criminalità predatoria, pubblicato nel maggio del 2019, aveva evidenziato che il numero di rapine in farmacia dal 2013 al 2017 si è ridotto del 46%, mentre per quanto riguarda i furti «dai 976 eventi registrati nel 2009 si è arrivati ai 1.139 del 2014, poi scesi ai 1.021 del 2017, pari all’1,4% in meno rispetto al dato del 2016».

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