Welfare e salute, gli italiani si fidano (ancora) del farmacista

Secondo il 52° Rapporto sulla situazione sociale del Paese, pubblicato dal Censis, la figura del farmacista resta tra i canali informativi privilegiati in tema di salute.

Il farmacista, insieme al medico generale e allo specialista, rimane tra le figure a cui gli italiani si affidano per avere risposte, informazioni e consigli in merito alla propria salute. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto del Censis “Rapporto sulla situazione sociale del Paese”, giunto alla 52esima edizione. Dati che vedono il farmacista al 32,2%, dopo il medico di medicina generale, 53,5%, ma prima del medico specialista, al 17,7%. Risultato ancor più significativo se si considera anche la crescita del web che si attesta ormai al 28%, ovvero di quelle persone che si fidano e si affidano ad una semplice ricerca sui motori di ricerca per trovare cure, sintomi e patologie. Una specie di “salute fai da te”. Dunque, l’autorità del farmacista, che resta tra i principali canali informativi a cui si rivolge il pubblico, non è di fatto in discussione, né la sua competenza messa in dubbio. Non si tratta di una considerazione da poco alla luce del fatto che ben il 73,4% degli italiani è convinto sia possibile curarsi da solo in caso di piccoli disturbi che possono compromettere la funzionalità e la qualità della loro vita, il 9,3% in più rispetto al 2007.

Sempre in tema di autoregolazione della salute la quasi totalità degli italiani ricorre a farmaci da automedicazione, vale a dire ai medicinali senza obbligo di ricetta acquistabili liberamente in farmacia. Sono 17,6 milioni le persone che l’ultima volta che hanno avuto un piccolo disturbo hanno preso un farmaco da banco e hanno potuto così continuare a svolgere le attività che altrimenti avrebbero dovuto abbandonare. Del resto, il 56,5% degli italiani ritiene che sia possibile curarsi autonomamente perché ognuno conosce meglio di chiunque altro i propri acciacchi, mentre il 16,9% crede invece che sia il modo più rapido. Per quanto riguarda invece l’accesso alla salute e le differenze territoriali, più della metà degli italiani, il 54,7%, pensa che nel nostro Paese le persone non abbiano le stesse opportunità di diagnosi e cure. Ne è convinto il 58,3% dei residenti al Nord-Est, il 53,9% al Sud, il 54,1% al Centro e il 53,3% al Nord-Ovest. La sensazione di disuguaglianza rafforza purtroppo la convinzione di essere soli di fronte alla sanità.

Nota negativa, lo scarso orientamento nell’accesso al welfare: non basta aumentare il numero e la tipologia di servizi, se poi non si creano le condizioni affinché le persone li utilizzino realmente. E infatti il 52,7% degli italiani non sa a chi rivolgersi in caso di un problema di welfare. E se da un lato la migliora risposta al disagio resta la creazione di nuovi posti di lavoro, le pensioni oggi continuano ad essere fondamentali per ridurre il rischio di povertà. In oltre 16 milioni la percepiscono, e per il 63,3% delle famiglie i trasferimenti pensionistici sono pari ad oltre tre quarti del proprio reddito.

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FarmacistiAlLavoro.it, i post più letti dai farmacisti nel 2018

FarmacistiAlLavoro.it pubblica l’elenco dei post più letti dai farmacisti nel corso del 2018.

FarmacistiAlLavoro, il blog dedicato a temi di interesse pratico per il lavoro del farmacista che non si accontenta, pubblica la lista dei post che hanno riscosso più successo nel corso del 2018. I contenuti in elenco non sono necessariamente pubblicati nel corso dell’anno appena trascorso, ma anche nei periodi precedenti.

Posizione 10 – Ammanchi di cassa: il collaboratore deve risarcire il titolare?

Da sempre si dibatte se il collaboratore sia responsabile, e in quale misura, degli ammanchi di cassa a fine giornata. L’opinione di Farmacisti Al Lavoro in risposta al quesito di un collega.

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Posizione 9 – Medico, farmacista e farmacista ospedaliero: carriere a confronto.

In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro presenta un confronto temporale ed economico fra tre diverse possibilità di carriera nel mondo della sanità. Informazioni utili per gli studenti, ma anche per i professionisti che intendono valutare opzioni alternative.

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Posizione 8 – Ferie e permessi: quanti sono e come si calcolano?

In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro spiega come si calcolano i giorni di ferie e quante sono le ore di permesso in un anno. Inoltre, leggendo bene il contratto, ha scoperto 90 € nascosti, dando indicazioni su come ottenerli se ne avete diritto.

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Posizione 7 – Farmacisti nell’industria farmaceutica: ruoli e retribuzioni.

In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro presenta i vari ruoli a cui i farmacisti possono ambire nell’industria farmaceutica, con le relative aspettative in termini di retribuzione.

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Posizione 6 – Lo stipendio del farmacista ospedaliero Quanto guadagnano i farmacisti fuori dalla farmacia?

Nella prima parte di questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro ha studiato le retribuzioni dei farmacisti ospedalieri impiegati nel settore pubblico e nel settore privato.

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Posizione 5 – Farmacia privata e farmacia comunale: dove si guadagna di più?

Dove conviene lavorare, in una farmacia privata oppure in una farmacia comunale? In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro confronta i due CCNL da un punto di vista retributivo.

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Posizione 4 – Farmacie: come funziona il servizio notturno?

Quando è dovuto il diritto di chiamata? In quali casi il farmacista può rifiutarsi di intervenire? In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro vuole offrire un chiarimento ai cittadini, che spesso in buonafede ignorano i meccanismi di funzionamento del servizio notturno.

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Posizione 3 – Il falso problema della ricetta medica.

“Servirebbe la ricetta”, una delle frasi più pronunciate ogni giorno nelle farmacie italiane e che spesso genera discussioni e lamentele da parte dei clienti. In questo editoriale, Farmacisti Al Lavoro vi racconta perchè- al netto di alcune inevitabili situazioni- quello della ricetta medica è un problema che non si pone.

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Posizione 2 – Il farmacista e lo stipendio da duemila euro al mese.

In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro spiega come sfruttare i benefici fiscali di un regime misto dipendente / libero professionista, per guadagnare oltre 2000 € al mese senza lasciare il proprio posto di lavoro.

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Posizione 1 – Farmacista part-time e full-time: qual è lo stipendio?

Si leggono spesso domande riguardo alla retribuzione di un farmacista part-time. Per venire incontro a questa esigenza, abbiamo creato delle tabelle di riferimento di facile consultazione.

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E per il 2019? Cosa vorresti leggere? Lascia un messaggio nei commenti!

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CCNL farmacisti, il trattamento economico «è completamente inadeguato al lavoro richiesto»

Commentando un articolo del blog FarmacistiAlLavoro.it in merito al CCNL, un farmacista sottolinea «l’inadeguatezza» del trattamento economico.

Quali sono le aspettative dei farmacisti in merito al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) dei dipendenti delle farmacie private? FarmacistiAlLavoro.it ha posto la domanda ai lettori, lanciando un sondaggio sul tema, ottenendo numerose risposte. «La richiesta che di certo appare come la più pressante – spiega l’articolo – è quella legata al trattamento economico. “Serve uno stipendio più congruo rispetto al lavoro svolto“, “Occorre adeguare il salario ai livelli europei”, hanno osservato alcuni dei partecipanti. Un direttore di farmacia afferma di essere pagato come un collaboratore, mentre c’è chi propone di «inserire dei livelli professionali, con rispettivo compenso, in base al curriculum di ogni farmacista».

FarmacistiAlLavoro.it ha notato un commento all’articolo, firmato da un farmacista, nel quale si spiega che «il trattamento economico riferito ai requisiti richiesti (laurea magistrale + abilitazione) e alla prestazione d’opera (40 ore settimanali contro le 36 della quasi totalità delle professioni di lavoratore dipendente) è completamente inadeguato, pertanto chi di dovere, in sede di contrattazione, è tenuto a fare le debite considerazioni. Inoltre è assolutamente inaccettabile che il titolare possa escludere il periodo estivo (giugno-settembre) dal piano delle ferie da concordare almeno per il 50%, così come prevede il contratto».

Il commento sottolinea poi «i ritardi di chiusura della farmacia (dell’ordine da 10 a 20 minuti a turno) che non sono retribuiti. A tal fine sarebbe opportuno, come in tutte le aziende che si rispettino, istituire apposito sistema di registrazione delle presenze (badge) in modo che alla fine del mese l’eccedenza oraria venga retribuita e/o recuperata.

Infine sarebbe opportuno che ufficialmente venga emanata un’apposita circolare applicativa del contratto in essere da trasmettere a tutti titolari di farmacia privata, obbligandoli a dare copia conforme, regolarmente sottoscritta dallo stesso, a tutti i farmacisti collaboratori dipendenti al fine di dirimere eventuali dubbi. E che tale copia sia chiesta indietro dall’emittente con la firma per presa visione dei collaboratori stessi».

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ECM, la Fofi: «Aumentano i crediti per l’autoapprendimento»

La Fofi ha fatto sapere che i crediti ECM per l’autoapprendimento sono stati aumentati. Ecco quali attività possono essere riconosciute e come fare richiesta.

«La Commissione nazionale per la formazione continua ha adottato una delibera finalizzata ad incentivare i professionisti sanitari nell’assolvimento del proprio percorso di aggiornamento continuo, puntando ad una maggiore semplificazione e chiarezza del sistema di regolamentazione dell’ECM, con particolare riguardo alla tematica dell’autoapprendimento, alla possibilità di totalizzare ancora i crediti del triennio passato recuperando i crediti tratti dalla formazione di quest’anno e del prossimo, nonché all’individuazione di ulteriori tematiche di interesse nazionale». A spiegarlo è stata la Fofi, che in una nota ha aggiunto come tra le decisioni riguardanti l’autoformazione e il tutoraggio individuale sia presente «l’ampliamento della percentuale di crediti formativi acquisibili per il triennio 2017-2019 che passa dal 10 al 20%».

La federazione degli Ordini ha precisato inoltre che «in ambito ECM, l’autoapprendimento consiste nell’utilizzazione individuale di materiali durevoli e sistemi di supporto per la formazione continua preparati e distribuiti da provider accreditati», o anche «nell’attività di lettura di riviste scientifiche, di capitoli di libri e di monografie non preparati e distribuiti da provider accreditati ECM e privi di test di valutazione». Tuttavia, possono essere considerate nell’ambito dell’autoapprendimento anche alcune attività formative che la stessa Fofi ha elencato: «La partecipazione alle riunioni delle Assemblee degli iscritti nelle quali si trattino temi di aggiornamento professionale, a corsi/incontri/eventi di aggiornamento professionale di vario tipo organizzati dall’Ordine, da Associazioni professionali, da Società scientifiche o altri soggetti con esperienza in campo sanitario». Allo stesso modo, può valere anche «la partecipazione ad eventi di volontariato con prestazione di attività professionale tra i quali, in particolare, si richiamano quelli realizzati dall’Associazione Nazionale Farmacisti Volontari per la Protezione civile».

È necessario però che tali attività vengano riconosciute in modo ufficiale. Per farlo, gli iscritti sono chiamati ad «inoltrare al proprio Ordine apposita richiesta mediante autocertificazione, nella quale indicheranno con precisione i percorsi seguiti. Nel caso di libri e riviste, andrebbe per esempio citato titolo, autore, editore, anno di pubblicazione. Nel caso di volontariato dovrebbero essere dichiarati tutti gli elementi idonei ad individuare l’attività prestata, in quanto, la validazione del percorso formativo seguito, che viene per l’appunto autocertificato, dovrà essere effettuata dagli Ordini». Altrimenti, è anche possibile collegarsi direttamente al sito del CoGeAPS (Consorzio Gestione Anagrafica Professioni Sanitarie). Occorre in questo caso inserire autonomamente i dati dopo essere entrati nell’area riservata. La Fofi ha avvisato però che questa seconda procedura prevede tempi di risposta più lunghi.

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Scuole di specializzazione, una proposta di legge per superare le disparità tra medici e farmacisti

Il deputato di FI e presidente della FOFI Andrea Mandelli ha presentato una proposta di legge al fine di superare la disparità di trattamento tra farmacisti e medici specializzandi.

Il presidente della Fofi Andrea Mandelli, in qualità di deputato di Forza Italia, ha presentato alla Camera una proposta di legge in materia di “Disposizioni relative alla corresponsione di borse di studio ai farmacisti ammessi alle scuole di specializzazione di area sanitaria”. Si tratta della proposta di legge C. 1381, depositata il 19 novembre 2018 assieme ai parlamentari Galeazzo Bignami e Stefano Mugnai.

L’obiettivo dell’iniziativa è di «definire e regolamentare lo status contrattuale ed economico dei laureati in farmacia che afferiscono alle scuole di specializzazione di area sanitaria (disciplinate dal decreto del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca del 1 agosto 2005, e successive modificazioni) equiparandolo a quello dei laureati in medicina».

Nella presentazione degli otto articoli della proposta di legge, Mandelli ricorda che «l’accesso alle scuole di specializzazione di area sanitaria, alla luce della normativa vigente, avviene esclusivamente tramite concorso pubblico, sia per i laureati in medicina, che per gli altri laureati afferenti alle differenti classi di specializzazione sanitaria. La normativa da ultimo in vigore ha previsto l’applicazione di un ordinamento didattico unico, valido sia per i laureati in medicina, che per gli altri laureati di area sanitaria, e regolato l’ordinamento di tutte le scuole di specializzazione di area sanitaria in modo tendenzialmente omogeneo in termini di impegno didattico, durata dei corsi e tirocini pratici. Poiché la preparazione professionale per tutti gli specializzandi farmacisti dell’area sanitaria presuppone un percorso formativo di elevato livello, agli stessi non può non corrispondere un trattamento economico-normativo analogo a quello riservato ai medici».

Ne consegue che, ad oggi, «i farmacisti, sebbene anch’essi vincitori di concorso, non godono della medesima posizione contrattuale, né di alcun trattamento economico. Per di più, i laureati non medici sono comunque tenuti a pagare la copertura assicurativa per i rischi professionali e le tasse universitarie di iscrizione alla scuola di specializzazione».

Tutto ciò, secondo il presidente della Fofi, «rischia di compromettere il diritto di scelta della propria formazione professionale». Pertanto, la proposta di legge «ha quale precipua finalità quella di superare definitivamente la diversità di trattamento esistente tra gli specializzandi farmacisti e gli specializzandi medici».

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Contributo Enpaf farmacisti liberi professionisti: invio domande entro il 31 dicembre

Diffuso il regolamento Enpaf per l’assegnazione del contributo una tantum per gli iscritti liberi professionisti per l’anno 2018.

L’Enpaf ha diramato il “Regolamento contributo una tantum per farmacisti liberi professionisti (e figure assimilate) 2018”. «L’importo stanziato – ha fatto sapere l’ente previdenziale dei farmacisti – è di 150.000 euro. L’iniziativa termina con l’esaurirsi dello stanziamento economico, pertanto, la presenza in graduatoria non garantisce l’attribuzione del contributo assistenziale».

I farmacisti interessati ad ambire al contributo assistenziale sono gli «iscritti all’Enpaf che dall’anno 2016 hanno svolto l’attività di farmacista in regime libero-professionale oppure con contratto di collaborazione coordinata e continuativa o, ancora, con borsa di studio e che, alla data della domanda, siano tenuti al versamento della contribuzione previdenziale in misura intera per gli anni 2016, 2017 e 2018».

Inoltre, si legge nel bando, «che alla data di presentazione della domanda siano in regola col versamento della contribuzione Enpaf in misura intera dovuta per l’anno 2018 e che, nei limiti della prescrizione, non abbiano una morosità pregressa pari o superiore ad 1/4 del contributo previdenziale dovuto per ciascun anno. Saranno ammesse le domande degli iscritti che hanno in corso la rateizzazione della morosità contributiva pregressa solo nel caso in cui, al momento della domanda, siano state rispettate le scadenze dei pagamenti concordati con il piano di rientro e sia stato versato un importo pari almeno alla metà del debito contributivo. A pena di esclusione, sarà a carico del richiedente l’onere di fornire, unitamente alla domanda di assegnazione del contributo assistenziale, copia del piano di rientro e della documentazione attestante lo stato del pagamento. Fanno eccezione, limitatamente alla contribuzione obbligatoria degli anni 2016 e 2017, i richiedenti per i quali è stata disposta la sospensione della riscossione a seguito degli eventi sismici verificatisi nel Centro Italia negli anni anzidetti».

Possono richiedere il contributo i farmacisti  «il cui nucleo familiare ha ottenuto un valore ISEE compreso nelle fasce indicate nella tabella di attribuzione dei punteggi».

L’Ente previdenziale ha fatto sapere che i farmacisti non aventi diritto del suddetto contributo una tantum sono coloro privi dei requisiti sopra indicati, coloro che, nell’anno 2018, «hanno già ottenuto dall’Enpaf una prestazione assistenziale a carattere continuativo per età (art. 5 Regolamento di Assistenza), una prestazione assistenziale straordinaria a sostegno del reddito (artt. 13 e 15 Regolamento di Assistenza) o un contributo assistenziale per scuola di specializzazione (art.17 Regolamento di Assistenza), ed, infine, i farmacisti «il cui patrimonio mobiliare, così come risultante dall’attestazione ISEE, è superiore ad euro 60.000,00. Per ciascun componente successivo al secondo, a tale importo si aggiungono ulteriori euro 10.000,00 fino ad un massimo di euro 80.000,00».

Infine, l’Enpaf ha informato che «le domande e la documentazione richiesta devono essere trasmesse tramite raccomandata a.r. entro il 31 dicembre 2018». Per ulteriori dettagli si rimanda alla documentazione integrale pubblicata sul sito dell’Enpaf.

Documenti allegati (link esterni verificati il 2 novembre 2018):
Regolamento contributo una tantum per farmacisti liberi professionisti (e figure assimilate) 2018
Modulistica

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Rinnovo del CCNL, ecco cosa chiedono i farmacisti

FarmacistiAlLavoro.it ha lanciato un sondaggio per comprendere quali siano le richieste dei farmacisti, in particolare dei collaboratori. Ecco le risposte che sono arrivate.

La trattativa per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) dei dipendenti delle farmacie private sembra essere complessa. Dopo una fase di stallo, è stato il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, ad intervenire in modo diretto, chiedendo a Federfarma di riaprire i negoziati e giudicando la questione particolarmente urgente.

Ma in questo quadro, quali sono le principali aspettative dei farmacisti in merito?

FarmacistiAlLavoro.it lo ha chiesto ai propri lettori e ha ricevuto numerose risposte, la maggior parte delle quali è arrivata da collaboratori in cerca di un posto. Ebbene, la richiesta che di certo appare come la più pressante è quella legata al trattamento economico.

«Serve uno stipendio più congruo rispetto al lavoro svolto», «occorre adeguare il salario ai livelli europei», «siamo pagati meno di una colf e non si tengono per nulla in considerazione le responsabilità che abbiamo» o, ancora, «chiediamo una migliore remunerazione e più tutele», solo per citare alcune delle risposte fornite dai partecipanti al sondaggio. Un direttore di farmacia sottolinea poi di essere «pagata come un collaboratore. La retribuzione è troppo bassa rispetto alle ore di lavoro svolte. In poche parole, mi rimangono solo gli oneri e niente onori! Per non parlare poi degli orari assurdi che ci vengono imposti!».

Non pochi farmacisti, poi, evidenziano proprio il problema legato agli orari di lavoro: c’è anche chi pensa che il vero nodo sia questo, piuttosto che quello economico. «Con la liberalizzazione degli orari – spiega in proposito un lettore – vanno rivisti i turni di lavoro che sono diventati insostenibili per molti di noi». «Il full time deve prevedere 36 e non 40 ore di lavoro settimanali», aggiunge un altro. In alternativa, si propongono anche «clausole che consentano di modificare gli orari in caso di accordo tra le parti».

Altri farmacisti sottolineano poi che «deve essere riconosciuta la professionalità del farmacista, si deve rivedere il sistema di aggiornamento e creare maggiori possibilità di crescita e carriera». Una proposta arrivata è infine quella che immagina di «inserire dei livelli professionali, con rispettivo compenso, in base al curriculum di ogni farmacista. Tenendo conto anche di tutti gli ECM che ogni singolo professionista fa per migliorarsi e tenendo conto soprattutto degli anni di carriera».

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Titolo estero di farmacista: prove per il riconoscimento a Roma il 26 novembre 2018

Previste per il 26 novembre 2018 le prove per il riconoscimento del titolo estero di farmacista, che si terranno a Roma presso l’università Sapienza.

Il ministero della Salute ha reso noto che «le prove attitudinali per il riconoscimento dei titoli di farmacista conseguiti all’estero si terranno presso il dipartimento di Fisiologia e Farmacologia “Vittorio Erspamer” – Edificio di Farmacologia (ingresso P.le Aldo Moro, 5) della “Sapienza Università di Roma”». Le due prove previste (una pratica/orale e una scritta, per coloro che avranno superato la prima), si svolgeranno entrambe nella giornata del 26 novembre 2018. Sono stati inoltre pubblicati online i programmi delle singole materie oggetto degli esami.

Come nel caso delle prove tenute il 28 maggio, le materie che verranno affrontate con i candidati sono sei. La prima è la Farmacognosia: in questo caso ci si concentrerà – tra le altre cose – sulla definizione della branca, sul concetto di droga in Farmacognosia, sulle droghe vegetali e animali (origini, evoluzione ed attualità del loro impiego) così come sui fattori di variabilità delle droghe vegetali e sulla raccolta, preparazione e conservazione delle droghe. La seconda è invece la Farmacologia e Farmacoterapia: si passerà dai principi generali alla farmacologia speciale.

Il terzo programma previsto è quello di Chimica farmaceutica, che prevede principi di farmacocinetica e farmacodinamica, compresi i vari tipi di bersagli molecolari dei farmaci, le interazioni coinvolte e le conseguenze di tali interazioni, i principi generali e le strategie di scoperta e progettazione dei farmaci, le principali classi di farmaci. I candidati saranno poi chiamati a rispondere anche su altre tre materie: Tecnologia Farmaceutica (della quale fanno parte, ad esempio, principi generali di biofarmaceutica, effetto terapeutico e biodisponibilità, vie di somministrazione, solubilità e velocità di dissoluzione, assorbimento, distribuzione, biotrasformazione ed eliminazione dei farmaci); quindi Tossicologia (principi generali, cancerogenesi, genotossicità, tossicologia del segmento riproduttivo, pesticidi, metalli, solventi, ecc.); e infine Legislazione Farmaceutica (tra le altre cose, Farmacopea Ufficiale, organizzazione sanitaria nazionale, organismi sopranazionali, organizzazione territoriale del servizio farmaceutico, farmacia pubblica e farmacia privata, farmacia ospedaliera, disciplina di dispensazione al pubblico dei medicamenti).

Chi volesse ottenere ulteriori dettagli può scaricare dal sito del ministero della Salute i programmi completi di ciascuna materia.

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Il farmacista tornato in Sardegna per coltivare Cannabis

Un quotidiano locale ha raccontato la storia di un farmacista rientrato dal Regno Unito con l’obiettivo di avviare una coltivazione di cannabis.

Il giornale online Sardinia Post ha raccontato la storia di un farmacista e di un ingegnere, che dal Regno Unito hanno deciso di tornare nella loro terra: la Sardegna. Con l’obiettivo di avviare un’attività di coltivazione di cannabis: «Una pianta dai mille usi, dalla medicina alla bioedilizia.

Il sogno? Avviare una filiera dalla coltivazione al prodotto finito», raccontano i due professionisti di 36 e 35 anni. Che, prosegue la testata locale, «cappello in testa e barba, dalla mattina alla sera curano un ettaro di terra a Pabarragas, località nelle campagne di Assemini, alle porte di Cagliari».

Massimiliano Quai, farmacista che per anni ha lavorato come precario, spiega: «L’idea di lanciarmi in questo settore mi è venuta lavorando in Inghilterra. La sanità lì ha subìto molti tagli e le farmacie per guadagnare hanno inserito servizi che poco avevano a che fare con la mia attività e quello per cui avevo studiato.

Come farmacista mi sentivo frenato, quasi fossi un passa-scatole che non doveva fare altro che dispensare qualsiasi tipo di medicina che veniva richiesta. E parlo anche di farmaci pesanti usati per trattare malanni leggeri. Spesso mi mordevo la lingua non potendo dare altri consigli, magari alternativi, come una tisana.

Nel frattempo ho iniziato a seguire il grande dibattito che è nato negli Stati Uniti sulla legalizzazione della cannabis a scopo terapeutico o ricreativo. Ho riflettuto parecchio e mi sono detto: i miei affetti sono in Sardegna, il lavoro qui lo vivo in maniera negativa. Ad agosto 2017 ho deciso di tornare e cercare di fare qualcosa di più utile».

Assieme all’ingegnere hanno così affittato un terreno incolto, sul quale hanno piantato «oltre ottomila piante di canapa industriale». «La canapa che abbiamo piantato è assolutamente legale, di fatto le piante sono prive di Thc – spiegano – la percentuale è dello 0,2% quindi al di sotto dello 0,6% previsto dalla legge come limite». Ma «contengono il cannabidiolo, un componente dalle proprietà terapeutiche importanti confermate da diversi studi». Il tutto, tra l’altro, senza uso di pesticidi: «Qui è tutto biologico».

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