Società di capitali, l’opinione di un dipendente: «Ruolo del farmacista snaturato»

Un farmacista collaboratore racconta la propria esperienza di lavoro all’interno di una farmacia gestita da una società di capitali.

Un recente articolo apparso su FarmaciaVirtuale.it, giornale online indipendente per i farmacisti italiani, ha messo in luce l’opinione di un farmacista alle prese con il proprio lavoro all’intero di una società di capitali. Nello specifico, in che modo, con l’avvento delle nuove forme di amministrazione societaria, sia cambiato il ruolo del farmacista, alle prese con le diverse modalità di gestione. «Inutile dire – si legge nell’articolo pubblicato su FarmaciaVirtuale.it – che la società di capitali punta gran parte della propria attenzione al profitto, ma era così anche per la farmacia tradizionale e il farmacista sentiva la pressione della vendita e del fatturato anche prima dell’arrivo delle società di capitali».

Quanto alle diversità, il farmacista evidenzia che la «prima differenza sostanziale sta nella caratterizzazione della farmacia: quella tradizionale osserva e conosce il tipo di clientela che le appartiene ed in base a questo modella i propri spazi ed i propri prodotti. La società di capitali invece livella tutti: non esistono differenze. È un po’ come il Mc Donald’s: puoi essere in qualsiasi posto del mondo ma quando vedi il simbolo del Mc Donald’s sai già esattamente che cosa troverai là dentro».

Un altro aspetto da considerare è che «nella farmacia gestita da società di capitali – si legge – ci sono tanti prodotti nuovi ed una velocità incredibile nel cambiarli. Appena ti abitui a consigliarli, è già arrivato il momento di sostituirli con altri. Questo mina la credibilità del farmacista che fino ad un mese prima decantava i pregi di un determinato integratore per il colesterolo ed ora fa lo stesso con un altro non avendo più il vecchio. Inoltre, la scelta dei prodotti non è dettata dalla bontà di questi ultimi, dalla loro composizione, dalla concentrazione dei loro attivi, ma solo ed esclusivamente dalle condizioni commerciali per il loro acquisto; ciò lo conferma il fatto che molto spesso negli uffici commerciali delle società di capitali le figure presenti non sono farmacisti e non hanno alcuna competenza nel discriminare la bontà o meno di un prodotto».

Nell’articolo vengono evidenziati ulteriori i diversi punti legati per lo più alla parte commerciale, per la quale si consiglia la visione dei dettagli a questo link.

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Prevenzione e stili di vita, ancora pochi giorni per l’Ecm a cura dell’Iss

C’è tempo fino al 31 dicembre 2019 per partecipare al corso di formazione a distanza relativo alla prevenzione e ai corretti stili di vita, curato dall’Iss e appositamente predisposto per i farmacisti.

«Proporre linee unificanti e una base comune, in termini di conoscenze e linguaggio, per la promozione della salute e di favorire l’acquisizione delle competenze comunicativo-relazionali e di base del counselling per interventi brevi di promozione di stili di vita salutari». Sono i principali obiettivi del corso di formazione online “Opportunità di Salute: strategie, competenze e strumenti per la promozione di stili di vita da parte del farmacista”. Il progetto, utilizzabile online previa registrazione sul portale https://fad.snlg.it/, è fruibile dai farmacisti entro e non oltre il 31 dicembre 2019.

«Il farmacista – spiegano gli organizzatori del corso – è un interlocutore privilegiato che ha la possibilità di entrare in relazione con il cittadino, stabilire una relazione basata sulla fiducia e promuovere stili di vita salutari». È utile evidenziare che il progetto formativo è stato attivato dal ministero della Salute e coordinato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps) dell’Istituto superiore di sanità (Iss), «con la finalità di condividere le diverse tipologie di intervento breve concretamente applicabili in contesti opportunistici da diversi operatori per la prevenzione e la promozione di stili di vita salutari».

Due le strutture principali. La prima, relativa alla trattazione delle malattie croniche non trasmissibili. Nel dettaglio, alla «strategia per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute, focalizzando l’attenzione sul ruolo del sistema sanitario e in particolare del farmacista».  La seconda, invece, dedicata agli aspetti «comunicativo-relazionali, all’approfondimento delle competenze di base del counselling, alla presentazione dei modelli teorici e delle strategie per promuovere il cambiamento comportamentale e alla descrizione degli interventi brevi di promozione della salute in contesti opportunistici e in particolare nel contesto della farmacia».

È possibile iscriversi online accedendo o registrandosi al portale https://fad.snlg.it/, dunque aprire il link “Opportunità di salute” e scorrere l’elenco individuando il corso in oggetto. I farmacisti possono partecipare entro il 31 dicembre 2019, ottenendo 10 crediti Ecm.

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Farmacisti al pronto soccorso, presenza diminuisce tempi delle cure nei pazienti con emorragie gravi

Uno studio americano spiega che la presenza dei farmacisti al pronto soccorso diminuisce radicalmente i tempi di somministrazione delle cure in caso di emorragie gravi. E anche i periodi di ricovero.

Si moltiplicano gli studi che indicano come la presenza dei farmacisti nell’ambito delle cure somministrate ai pazienti sia utile per migliorare i trattamenti, i risultati per i pazienti e, più in generale, il lavoro del personale medico. Un’analisi pubblicata dall’American Academy of Emergency Medicine – intitolata Pharmacist Presence Decreases Time to Prothrombin Complex Concentrate in Emergency Department Patients with Life-Threatening Bleeding and Urgent Procedures – ha concentrato la propria attenzione in particolare sull’apporto che tale figura professionale può garantire in caso di inversione della terapia anticoagulante a causa di emorragie potenzialmente fatali o incontrollate.

«Questo studio retrospettivo ha incluso pazienti che hanno ricevuto il 4F-PCC (concentrati del complesso protrombinico a 4 fattori) per il trattamento di emorragie in situazione di emergenza all’interno di un pronto soccorso tra il 2014 e il 2018», si legge nel testo. Lo studio spiega che i farmacisti sono stati divisi in due gruppi: il primo chiamato PharmD group, presentava un farmacista al fianco del paziente, mentre il secondo era rappresentato da persone assistite unicamente da personale medico (gruppo di controllo).

«I risultati – spiegano i ricercatori – sono stati analizzati su 116 casi, di cui 50 che facevano parte del gruppo PharmaD e 66 dell’altro. Nella maggior parte dei pazienti era in corso un’emorragia in grado di mettere in pericolo la sopravvivenza (il 94%) ed in particolare nel 67,2% dei casi il problema era di natura intracranica. Il tempo medio di somministrazione del 4F-PCC è stato significativamente meno importante per i pazienti che erano assistiti anche da un farmacista rispetto agli altri. Inoltre, sebbene non ci siano state differenze in termini di mortalità, possiamo affermare che chi faceva parte del gruppo PharmaD è stato costretto a rimanere ricoverato per tempi più brevi».

Di qui la conclusione dell’analisi: «Un farmacista a fianco del paziente che presenta un’emorragia a rischio vitale riceve cure con 140 minuti di anticipo rispetto a chi è trattato unicamente da medici».

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Tre farmacisti su quattro: «No a maggiore flessibilità». Il sondaggio del Mnlf

Il 75 percento dei farmacisti dice no ad una maggiore flessibilità sul posto di lavoro. I risultati di un’analisi del Mnlf.

Maggiore flessibilità durante sull’attività lavorativa non piace ai farmacisti. Lo dice un sondaggio del Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), organizzazione privata in rappresentanza di professionisti con lo scopo di promuovere iniziative in favore dei farmacisti non titolari di farmacia. Lo scorso ottobre il Mnlf ha lanciato un’indagine sulle proprie pagine social con lo scopo di definire se la maggiore flessibilità oraria auspicata dalla controparte nell’ambito delle trattative del rinnovo contrattuale trovasse favore tra i farmacisti collaboratori. Nella stessa occasione, lo stesso Mnlf ha chiesto se i dipendenti fossero stati disponibili ad eventuali proteste in vista di un mancato ascolto.

A distanza di una settimana dall’apertura del sondaggio, il Mnlf ha pubblicato i risultati ottenuti grazie alla partecipazione di diverse centinaia di farmacisti. Ciò mostrando che «il 75% di coloro che si sono espressi – ha evidenziato il Mnlf – ha detto no a qualsiasi forma di maggiore flessibilità». Fabio Romiti, vicepresidente del Mnlf, ha riferito che tale sondaggio – sebbene non sia rappresentativo della totalità dei farmacisti italiani – «è comunque da considerare come indicativo dell’umore che si cela dietro il bancone della farmacia italiana. Molta insoddisfazione, troppa frustrazione».

Non è la prima volta che il Movimento nazionale liberi farmacisti si occupa di temi cari ai farmacisti collaboratori. Tra le ultime iniziative in sostegno dei professionisti, la presa di posizione sul numero chiuso alle facoltà di farmacia in Italia, ritenuto dallo stesso Mnlf «ingiusto ed obsoleto». In più, la sigla aveva reso noto che «la richiesta di regolare attraverso un numero chiuso l’accesso al corso di laurea in farmacia è immotivata e strumentale a mantenere invariato l’attuale assetto legislativo». Tale pratica, secondo il Mnlf, «risulta avere anche dei connotati classisti, perché è del tutto evidente che tra coloro che rimarrebbero fuori, ma con maggiori disponibilità economiche potrebbe scegliere di iscriversi ad altra università europea».

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Lavoro in Svizzera, farmacisti tra professionisti più ricercati

In un articolo apparso su “Ticinonline”, la professione del farmacista in Svizzera risulta essere tra le meglio posizionate in termini di occupazione.

Medici, farmacisti, biologi ed informatici: sono queste le figure più ricercate in Svizzera ai fini di inserimento nel mercato del lavoro. Ne dà notizia il quotidiano digitale “Ticinonline”. Secondo la testata locale, che cita i dati dello Swiss Job Index curato dalla società Michael Page, specializzata nel reclutamento di personale, «in ottobre – si legge sul giornale – era in particolare il settore della salute e della scienze della vita a essere alla ricerca di nuovi dipendenti». Nel dettaglio, «il numero di posti di lavoro vacanti – spiega Ticinonline – è aumentato del 6,7% su base mensile e del 17,7% su base annua». Tra questi, proprio quelli riferiti a figure sanitarie, in base a cui «la domanda di medici, farmacisti e biologi nel settore della scienze della salute e delle scienze della vita è stata particolarmente forte in cantoni come Basilea, Ginevra, Zugo e Zurigo». Alle figure sanitarie seguono anche le categorie «”specialisti IT” (+4,8% su base mensile e +26,6% su base annua), “esperti assicurativi” (+4,6% e +9,0%) e “specialisti immobiliari” (+3,0% e +5,5%)».

Situazione del tutto differente da quella del Belpaese: se nelle principali aree metropolitane i farmacisti possono contare su buone posizioni, magari sacrificandosi con dei turni notturni per arrotondare a fine mese, nelle aree rurali la situazione risulta essere diametralmente opposta, con tassi di disoccupazione che spingono molti farmacisti a lasciare la proprie zona di origine in favore di quelle più popolose. Situazione aggravata anche dalla lentezza delle trattative relative al rinnovo del Contratto collettivo nazionale contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) dei dipendenti delle farmacie private, la cui ultima versione siglata dalle rappresentanze è del 2012. Proprio in merito al Ccnl, nell’ottobre 2018, FarmacistialLavoro.it lanciò un sondaggio ai propri lettori per meglio comprendere quali fossero le effettive esigenze sul territorio.

«Serve uno stipendio più congruo rispetto al lavoro svolto», «occorre adeguare il salario ai livelli europei», «siamo pagati meno di una colf e non si tengono per nulla in considerazione le responsabilità che abbiamo» o, ancora, «chiediamo una migliore remunerazione e più tutele», furono alcune delle risposte fornite dai partecipanti al sondaggio. Al tempo, non pochi farmacisti evidenziarono il problema legato agli orari di lavoro: c’è anche chi pensa che il vero nodo sia questo, piuttosto che quello economico. «Con la liberalizzazione degli orari – spiega in proposito un lettore – vanno rivisti i turni di lavoro che sono diventati insostenibili per molti di noi». «Il full time deve prevedere 36 e non 40 ore di lavoro settimanali», aggiunge un altro. In alternativa, si propongono anche «clausole che consentano di modi care gli orari in caso di accordo tra le parti». Istanze che – pur a distanza di un anno dal sondaggio e a sette dal rinnovo – non sembrerebbero essere invariate e che pongono sempre più farmacisti di fronte all’idea di cambiare paese. La Svizzera, in questo caso, potrebbe essere un’opportunità.

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Cannabis ad uso medico, nel primo semestre 2019 20 casi di sospette reazioni avverse

È stata pubblicata la relazione semestrale sui sospetti casi di reazioni avverse in pazienti che assumono farmaci a base di cannabis.

Il Centro nazionale per la ricerca e la valutazione pre-clinica e clinica dei farmaci di Roma ha reso noti i risultati della relazione semestrale – per il periodo che va da gennaio a giugno del 2019 – sulle “Segnalazioni di sospette reazioni avverse a preparazioni magistrali di cannabis per uso medico”. «Dal 1 gennaio al 30 giugno 2019 – ha spiegato l’organismo – sono pervenute al sistema di fitosorveglianza 20 segnalazioni di sospette reazioni avverse associate a uso medico di cannabis, di cui 8 provenienti dalla Toscana e 7 dalla Liguria». Per quanto riguarda l’età mediana dei pazienti, essa è stata indicata in 60 anni (range: 31-89). Mentre in termini di genere, è stato evidenziato che la maggior parte delle segnalazioni ha riguardato le donne: pari al 70% del totale.

Il centro di valutazione ha inoltre specificato per quali ragioni tali pazienti assumevano cannabis per uso medico: «Il motivo d’uso prevalente era il dolore cronico. In 13 casi (65%) era indicato l’uso concomitante di farmaci». Soltanto in un caso, tuttavia, si è reso necessario un ricovero ospedaliero. «Tutte le segnalazioni – prosegue il documento relativo al primo semestre dell’anno in corso – sono state valutate secondo le modalità del sistema di fitosorveglianza. In 15 segnalazioni (75%) il nesso di causalità è risultato probabile».

Il commento che è stato in ogni caso aggiunto ai dati appare rassicurante: «Si fa presente – spiega l’organismo di vigilanza – che dall’analisi delle reazioni avverse non sono emersi segnali da approfondire. In alcuni casi è stato richiesto il follow-up dei pazienti, che ha confermato quanto sopra detto. Non è stato ritenuto necessario analizzare i prodotti assunti dai pazienti». Inoltre, è stato specificato che «come considerazione generale, va sottolineato che i dati commentati e descritti sono tratti da segnalazioni spontanee di sospette reazioni avverse che per loro natura sono in grado di descrivere solo in modo sintetico le osservazioni relative a un evento».

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Ecm farmacisti, da Cnf riduzione debito per coloro in zone colpite da sismi

La Cnfc ha deliberato la riduzione del debito formativo per i professionisti sanitari domiciliati o operanti nei comuni soggetti ad aventi sismici nel 2016 e 2017.

«Una riduzione del debito formativo di 25 crediti per il triennio 2014-2016» e «obbligo formativo di 75 crediti per il triennio 2017-2019». Sono questi i punti al centro della delibera in materia di riduzione di debito formativo adottata lo scorso 25 luglio dalla Commissione nazionale della formazione continua (Cnfc). Nello specifico, si legge nel documento, tale riduzione sarà applicata «per i professionisti sanitari domiciliati o che svolgono la propria attività presso i comuni colpiti dagli eventi sismici degli anni 2016 e 2017, di cui al decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189, allegati 1,2 e 2-bis».

È utile ricordare che il termine ultimo per il conseguimento dei necessari crediti formativi per il triennio 2017-2019 è fissato per il 31 dicembre 2019. Per l’occasione la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi) ha fatto sapere che dal 7 agosto sono presenti online ulteriori tre corsi che i farmacisti possono fruire in modalità Fad. Nello specifico, «Le interazioni farmaco-cibo. Un rischio sottostimato», per 10,5 crediti, «Gestione nutraceutica del rischio cardio e cerebro-vascolare in farmacia: dalle dislipidemie ai sintomi del paziente affetto da scompenso cardiaco», per 4 crediti, ed infine «Farmacisti, vaccini e strategie vaccinali», per 10,5 crediti. In totale, i nuovi corsi attivati, con scadenza fissata al 31 dicembre 2019, consentono il conseguimento di un totale di 25 crediti Ecm.

I farmacisti interessati alla fruizione online che non dispongono di un account devono registrarsi all’indirizzo www.fadfofi.com. Aprire il link “Iscriviti” che consente l’accesso alla pagina «Registrazione nuovo utente». Dunque, proseguire nel processo di inserimento dei propri dati e di generazione delle credenziali di accesso. Una volta portata a termine l’operazione di registrazione è possibile accedere e seguire sin da subito i contenuti formativi, aprendo le relative intestazioni sugli sliders presenti in home page.

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HIV, in California i farmacisti possono dispensare farmaci per la profilassi senza prescrizione

Una nuova legge approvata in California consente ai farmacisti di dispensare farmaci per la profilassi del virus dell’HIV anche senza la prescrizione di un medico.

La California è diventata il primo stato federale americano sul cui territorio i farmacisti sono autorizzati a dispensare medicinali atti alla prevenzione del virus dell’HIV – sia nel caso di prodotti per la profilassi pre-esposizione (PrEP), sia nel caso di quelli utili dopo l’esposizione (PEP) – senza la prescrizione di un medico. La norma, la SB 159, è stata firmata nella giornata di lunedì 7 ottobre dal governatore Gavin Newsom. Come riferito dal portale specializzato Pharmacist.com, «grazie a tale legge, i pazienti potranno accedere ai medicinali PrEP senza doversi rivolgere prima al proprio medico».

Sono stati infatti introdotti limiti alla dispensazione soltanto dal punto di vista temporale: ciascun farmacista non potrà concedere ad una singola persona un quantitativo superiore a quello necessario per ottenere una scorta di 60 giorni. La nuova normativa, secondo quanto riferito dai suoi promotori, dovrebbe da un lato consentire di diminuire la diffusione del virus, dall’altro rendere più agevole l’accesso soprattutto per determinate fasce di popolazione americane: in particolare alcune minoranze e le comunità rurali.

Ad oggi, secondo i dati forniti dal California Health Benefits Review Program sono circa 30.000 le persone che nello Stato federale utilizzano correntemente prodotti per la profilassi pre-esposizione, mentre sono circa 6.000 coloro che fanno ricorso a prodotti post-esposizione. «Rendere i medicinali PrEP e PEP non più soggetti ad obbligo di prescrizione medica, e dunque più vicini alle comunità grazie alle dispensazioni dirette da parte dei farmacisti rappresenta un importante passo in avanti», ha commentato Carlos del Rio, medico, sul New England Journal of Medicine.

Che ha tuttavia ricordato come sia fondamentale «essere sicuri che le persone in questione si sottopongano comunque ad un test dell’Hiv, e confermino il risultato negativo, prima di vedersi dispensati farmaci pre-esposizione. Ciò al fine di evitare di fornire tali medicinali a persone già infette».

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Numero chiuso a Farmacia e Ctf, Mnlf: «Ingiusto ed obsoleto»

Il Movimento nazionale liberi farmacisti ritiene «ingiusto ed obsoleto» il mantenimento del numero chiuso nelle facoltà di Farmacie e Ctf.

«La richiesta di regolare attraverso un numero chiuso l’accesso al corso di laurea in farmacia è immotivata e strumentale a mantenere invariato l’attuale assetto legislativo». Inoltre, tale pratica «risulta avere anche dei connotati classisti, perché è del tutto evidente che tra coloro che rimarrebbero fuori, ma con maggiori disponibilità economiche potrebbe scegliere di iscriversi ad altra università europea». È quanto evidenzia il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), in merito alla possibilità di variare il numero chiuso nelle facoltà di farmacia in Italia utilizzando un modello alla francese. Nello specifico, la riforma del governo Macron, intende favorire un sistema di sbarramento graduale da applicare nel corso degli anni, provocando una fuoriuscita dal corso di studio nel momento in cui non si riesca a superare esami di sbarramento posti alla fine degli anni accademici.

Iniziativa che sebbene in Francia abbia favorito numerose polemiche, secondo quanto riferito dal Mnlf, sembrerebbe essere entrata nelle simpatie di alcuni rappresentanti della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi). In proposito, la sigla si dice totalmente contraria al modello «perché questo comporterebbe un costo enorme per le famiglie per supportare lo studio dei propri figli, una grave frustrazione per i giovani che avranno perso uno o due anni della loro vita nel tentativo, fallito, di proseguire negli studi per prendere la laurea da loro desiderata, uno spreco di soldi pubblici per fare studiare inutilmente migliaia di giovani».

Inoltre, sottolinea il Mnlf, «la verità è che durante il primo anno è impossibile individuare quelli che saranno i laureati migliori rispetto a quelli che non si potranno laureare perché scartati. Di certo questa modalità di selezione è – come sperimentato per decenni in Francia –, oltre che inaffidabile, enormemente costosa, non solo in termini economici, per chi alla fine del primo anno non riuscirà a superare il blocco del numero contingentato di posti». Facendo riferimento anche ad un «meccanismo “ambiguo”», riferito al «”fabbisogno” dei laureati in ogni singola disciplina sanitaria». In proposito, il Movimento nazionale liberi farmacisti rende noto che «il candidato a proseguire gli studi accede liberamente al primo anno, se consegue il numero di crediti sufficienti, accede al test, e se lo supera non è detto che possa proseguire gli studi perché i posti a concorso saranno stabiliti si in base alla disponibilità di ogni singolo ateneo, ma anche rispetto al fabbisogno di laureati a livello nazionale. Fabbisogno, che come più volte affermato è basato su un modello europeo che prevede tra i rilevatori anche gli Ordini professionali all’interno della decisione formulata dalla Conferenza Stato-Regioni. Più volte abbiamo chiesto alla Fofi quale sia il ruolo svolto in queste rilevazioni, più volte, come per altri quesiti, non ci è stata data risposta».

Sempre in merito al numero chiuso, nel febbraio del 2017, Farmacisti al Lavoro aveva risposto ad alcuni quesiti (disponibili aprendo questo link) confrontando i dati italiani con i dati dei colleghi greci, portoghesi, francesi, tedeschi e inglesi. Tra questi, «I farmacisti italiani sono i meno pagati d’Europa: è vera questa affermazione?», «È vero che siamo troppi rispetto alle farmacie?», ed infine «Che cosa succederebbe aumentando il numero di farmacie?».

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Caso ossicodone, Mandelli (Fofi): «Episodio di Firenze non può lasciare indifferenti»

Andrea Mandelli, presidente della Fofi, commenta il tragico evento accaduto a Firenze relativo alla morte di due fratelli. Conasfa: «Problema cronico elusione norme».

«Il tragico episodio di Firenze non può lasciare indifferenti. Nel nostro paese non si conoscono fenomeni di abuso di medicinali analgesici oppioidi analoghi a quelli che si registrano in altre realtà, tuttavia occorre tenere alta la guardia». È il commento di Andrea Mandelli, presidente della Fofi, in seguito al tragico episodio che ha visto la morte di due fratelli a Firenze. Come riportato dalla stampa locale, i giovani avrebbero assunto un mix di alcol e droghe. Nel corso dei rilievi gli inquirenti hanno rinvenuto lo scontrino e scatole di un farmaco a base di ossicodone, principio attivo con la potenza simile alla morfina, aprendo così all’ipotesi della simultanea somministrazione con altre sostanze. Secondo quanto evidenzia Mandelli, in merito all’accaduto, «va applicata con il massimo rigore la normativa vigente, che impone la presenza di una prescrizione medica per la dispensazione di tutti questi farmaci: per alcuni la ricetta speciale per gli stupefacenti e per altri quella del Ssn o quella “bianca” non ripetibile”».

«Attualmente – evidenzia il dirigente – è in corso un’indagine giudiziaria che accerterà se vi sono responsabilità da parte di un farmacista e quali; quando i fatti saranno accertati, come di prassi, sarà l’Ordine Provinciale di Firenze ad assumere le iniziative disciplinari necessarie. Da parte nostra non possiamo che ribadire l’obbligo, deontologico oltre che legale, di non consegnare senza ricetta nessun farmaco che la richieda, come peraltro fanno ogni giorno gli oltre sessantamila farmacisti che operano nelle ventimila farmacie italiane. Per questo, se dovessero emergere responsabilità a carico di farmacisti si agirà con la massima tempestività e fermezza».

Dello stesso avviso è la Federazione nazionale associazioni farmacisti non titolari (Conasfa), la quale ha ribadito che «non è il primo e purtroppo non sarà l’ultimo caso». In proposito, la sigla ha sottolineato che «gli eventi accaduti a Firenze in questi giorni, con una probabile dispensazione del farmaco senza la presenza della ricetta medica hanno sortito l’evento più drammatico. Non vogliamo e non possiamo in questo momento commentare l’episodio specifico, sentite le poche informazioni e l’istruttoria aperta». Tuttavia, «come in altre occasioni – conclude il Conasfa – la categoria e le organizzazioni professionali devono soffermarsi sul problema cronico dell’elusione delle norme. Contravvenire alle norme di leggi e al Codice deontologico comporta responsabilità specifiche e gravi del Farmacista. Purtroppo spesso sottoposto a pressioni da più parti, si rischia di non rispettare le regole che tutelano, oltre il cittadino, la nostra professionalità».

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