Medicinali omeopatici, Fofi: «Non hanno indicazioni terapeutiche»

Una nota della Fofi in materia di medicinali omeopatici puntualizza che «non hanno indicazioni terapeutiche».

«A seguito di alcune segnalazioni pervenute alla scrivente Federazione, si rammenta che i medicinali omeopatici sono definiti ai sensi dell’art. 1, comma 1, lett. d) del D.Lgs. 219/2006, in attuazione della direttiva 2001/83/CE, come “ogni medicinale ottenuto a partire da sostanze denominate materiali di partenza per preparazioni omeopatiche o ceppi omeopatici, secondo un processo di produzione omeopatico descritto dalla farmacopea europea o, in assenza di tale descrizione, dalle farmacopee utilizzate ufficialmente negli Stati membri della Comunità europea; un medicinale omeopatico può contenere più sostanze”». È quanto rileva la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), in una nota inviata il 14 ottobre 2020 ai presidenti degli Ordini dei farmacisti e ai componenti il comitato centrale della Fofi.

«Tuttavia – evidenzia la Fofi -, i medicinali omeopatici non hanno indicazioni terapeutiche. In tal senso, peraltro, l’art. 85, comma 2, del citato D.Lgs. 219/2006 precisa che l’etichettatura ed eventualmente il foglio illustrativo dei medicinali omeopatici recano obbligatoriamente la frase “senza indicazioni terapeutiche approvate».

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Screening Covid-19, Fofi auspica coinvolgimento dei farmacisti

Andrea Mandelli, presidente della Fofi, auspica l’allargamento dello screening Covid-19 mediante il coinvolgimento dei farmacisti territoriali.

L’andamento in corso dell’epidemia da Covid-19 mette di fronte alla necessità di un ulteriore sacrificio al fine di scongiurare l’eccessiva diffusione del virus, ciò mediante il coinvolgimento dei farmacisti territoriali. È l’auspicio di Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), secondo cui «è evidente che occorre coinvolgere anche i farmacisti e le farmacie, per realizzare in tempi rapidi lo screening di settori sempre più ampi della popolazione, a cominciare dai soggetti più esposti ai contatti, come è il caso degli studenti e delle loro famiglie».

In merito a questa possibilità, Mandelli ricorda che già ad agosto la Fofi aveva individuato tra i punti sui quali il farmacista di comunità avrebbe potuto svolgere un ruolo importante, anche la sicurezza della ripresa dell’attività scolastica. Ciò dichiarandosi disponibile a operare in questo senso. «Nelle farmacie – evidenzia Mandelli – già dal 2009 si possono eseguire esami diagnostici di prima istanza, e non mancano quindi né le competenze né le risorse organizzative per procedere anche all’esecuzione di questi test».

Come è noto, già lo scorso agosto la Provincia autonoma di Bolzano aveva avviato la possibilità, per il personale scolastico, di effettuare test sierologici in 119 delle 145 farmacie territoriali. A questa si era accodata l’Emilia Romagna, la quale aveva avviato ad ottobre una campagna di test sierologici rapidi in farmacia per studenti, familiari e universitari.

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Ecm farmacisti, Fofi attiva formazione su antibiotico-resistenza

La Fofi fa sapere di aver inserito in piattaforma Ecm un percorso relativo alla formazione sull’antibiotico-resistenza.

L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha pubblicato lo scorso giugno il suo rapporto annuale con la finalità di illustrare gli sforzi dell’Agenzia nel proteggere e promuovere la salute umana e animale in Europa, mettendo in evidenza i risultati più significativi nel 2019. Tra i temi affrontati quello dell’antibiotico-resistenza. In proposito, il Rapporto evidenzia che resta una minaccia alla salute pubblica sempre più grave. Ciò nonostante lo sviluppo di nuovi agenti antimicrobici, la raccolta di dati sul consumo di antimicrobici veterinari e l’incoraggiamento e il consiglio all’uso responsabile degli antimicrobici. Restano tuttavia essenziali gli sforzi dei professionisti sanitari per poter operare un corretto uso di tali medicinali.

Il percorso “Amr One Health”

Si colloca in quest’ottica il percorso formativo “Amr One Health” che la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi) ha inserito nel Dossier formativo di gruppo della Fofi. «Lo scopo – si legge nel razionale del corso – è mettere in comune le conoscenze e competenze di base di medici, medici veterinari e farmacisti in relazione al tema dell’antimicrobico-resistenza, che troppo spesso, ancora oggi, non è pienamente conosciuto dal personale sanitario. Nella maggioranza dei casi, non c’è consapevolezza reciproca delle criticità e delle azioni migliorative messe in atto nei due settori (medico e veterinario), pur essendo l’Amr una problematica pienamente condivisa da animali e uomo. Proprio per questo il corso evidenzia la necessità di un approccio One Health e mette in luce la rilevanza del problema, promuovendo l’integrazione interprofessionale». Il percorso ha come responsabili scientifici Giuseppe Diegoli, Guido Giustetto, Stefania Iannazzo ed è accessibile all’indirizzo www.fadfofi.com, da cui è possibile effettuare il login o registrarsi per poter effettuare la formazione con termine ultimo per la fruizione fissato per il 30 settembre 2021.

Obblighi formativi per il triennio 2020-2022

Lo scorso gennaio la Commissione nazionale formazione continua aveva reso noti gli obblighi formativi per il triennio 2020-2022, estendendo quelli relativi al triennio 2017-2019. È utile evidenziare che i farmacisti possono verificare la propria posizione aggiornata in tempo reale accedendo all’area riservata sito del Cogeaps, al link http://application.cogeaps.it/cogeaps/login.ot, sebbene siano state segnalate criticità nell’aggiornamento delle informazioni sui crediti, su cui la stessa Federazione era intervenuta per garantire il ripristino del corretto funzionamento.

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Comitato “No Enpaf”, in un video le ragioni della protesta

Le testimonianze dei farmacisti e l’invito a partecipare l’8 ottobre 2020 a Roma. Obiettivo: abolire l’obbligo d’iscrizione all’Enpaf.

«Rendere l’Enpaf facoltativo» ed «essere libera di scegliere se e a quale previdenza complementare aderire», come qualsiasi altro lavoratore dipendente. Sono solo alcune delle testimonianze che alcuni farmacisti hanno sintetizzato in un video diffuso sui social con la finalità di motivare le ragioni della manifestazione “No Enpaf Obbligatorio”, a Roma giovedì 8 ottobre 2020.

«La situazione – evidenzia un farmacista – è drammatica anche per i colleghi con partita Iva, obbligati a pagare la quota per intero, indipendentemente dal reddito percepito». Tra le critiche evidenziate nel video, quelle relative all’impossibilità di accesso ai fondi prima del ventesimo anno di versamento e sulla “regola dei sei mesi e un giorno” che non consente riduzioni dei versamenti a chi lavori per un periodo di tempo inferiore. «La vera tutela del lavoro – sostiene un farmacista – è imprescindibile dalla tutela previdenziale».

«Il Comitato No Enpaf – si legge in una nota rilanciata da FarmaciaVirtuale.it – intende riunire i farmacisti in una manifestazione, con particolare riferimento ai «farmacisti dipendenti che sono stanchi di pagare per due previdenze con un’unica retribuzione – evidenzia la sigla -, farmacisti disoccupati che dopo 5 anni di disoccupazione devono pagare 2.300 euro l’anno, se vogliono rimanere iscritti all’albo per poter avere accesso al mondo del lavoro, farmacisti con partita iva che, indipendentemente dal reddito, pagano all’Enpaf la quota intera, farmacisti “silenti” che negli anni hanno pagato contributi all’ente ma che, per motivi diversi, non avranno un ritorno economico ai fini pensionistici» e infine «farmacisti neolaureati e stagisti che, pur in possesso della condizione di lavoratore dipendente, non riescono ad ottenere la riduzione che gli spetta e sono costretti a pagare quota intera».

Come riportato da FarmaciaVirtuale.it, l’associazione “Farmacisti uniti per l’abolizione dell’Enpaf” aveva invitato i farmacisti a partecipare alla manifestazione “No Enpaf Obbligatorio”, giovedì 8 ottobre a Roma in piazza Monte Citorio. All’evento, che ha inizio alle 11.30, «seguirà una conferenza stampa alla Camera – si legge sul giornale -, a partire dalle 14.30, alla quale presiederà la parlamentare Chiara Gribaudo (Pd)». Ulteriori informazioni possono essere reperite collegandosi al sito www.noenpaf.it, alla pagina “Facebook – ComitatoNoEnpaf” o scrivendo una email all’indirizzo info@noenpaf.it.

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Eurostat, in Italia lavorano 119 farmacisti ogni 100mila abitanti

Eurostat ha pubblicato il rapporto “Farmacisti nell’Unione europea”: nel 2018 in Italia hanno lavorato 119 farmacisti ogni 100mila abitanti.

L’Italia si colloca al terzo posto in Europa per numero di farmacisti ogni 100mila abitanti. È quanto emerge dall’analisi del rapporto “Farmacisti nell’Unione europea”, pubblicato da Eurostat il 25 settembre 2020 in occasione della Giornata mondiale dei farmacisti. L’Ufficio statistico dell’Unione europea ha evidenziato che il numero di farmacisti operanti in Italia nel corso del 2018 è quantificato in 119 per ogni 100mila abitanti. Collocando così l’Italia al terzo posto in Europa, dopo Malta, con 129 farmacisti, e Belgio, con 125 professionisti operanti sul territorio ogni 100mila residenti.

Dando uno sguardo ai paesi con meno farmacisti, l’Olanda si colloca all’ultimo posto con 21 farmacisti ogni 100mila abitanti, seguita da Danimarca (54), Germania (66) e Repubblica Ceca (69). Tra le nazioni presenti in Europa ma non facenti parte dell’Unione Europea, il Regno Unito, con 90 farmacisti ogni 100mila abitanti, Norvegia (83), Svizzera (69), Liechtenstein (63) e Islanda (52).

«I farmacisti praticanti – evidenzia Eurostat – forniscono un servizio essenziale alla popolazione. Ciò è particolarmente evidente ora durante la pandemia Covid. Anche se molti servizi quotidiani sono stati bloccati o limitati, hanno continuato a fornire servizi ai pazienti. Hanno continuato a preparare, dispensare e vendere i medicinali di cui i pazienti avevano bisogno e hanno fornito consigli sul loro corretto utilizzo e sui possibili effetti negativi. La maggior parte degli Stati membri ha segnalato 50-110 farmacisti ogni 100 000 abitanti, sebbene i Paesi Bassi (21) fossero al di sotto di questo intervallo».

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Fenagifar e Fondazione Veronesi in campo contro i tumori pediatrici

Fenagifar aderisce al progetto #PerMano della Fondazione Veronesi, attraverso la raccolta di fondi per sostenere la ricerca nell’oncologia pediatrica.

La Federazione nazionale associazioni giovani farmacisti (Fenagifar) aderisce al progetto #PerMano, da settembre 2020 a febbraio 2021. L’iniziativa, intrapresa in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi, si colloca nell’ottica di una partnership già consolidata in un progetto più ampio di comunicazione ed educazione sanitaria. Lo scopo, fa sapere Fenagifar, sarà sostenere la ricerca nell’ambito dell’oncologia pediatrica attraverso un’attività di raccolta fondi, per contribuire concretamente al miglioramento della qualità di vita dei giovani pazienti e alla ricerca di nuovi protocolli di cura e soluzioni terapeutiche. L’iniziativa benefica ha ricevuto il patrocinio della Federazione degli ordini farmacisti italiani (Fofi), di Federfarma e dell’Unione tecnica italiana farmacisti (Utifar) e prevede il coinvolgimento diretto di tutte le realtà territoriali che, unendo le forze, vogliano contribuire a questa iniziativa.

Nuove cure e ricerca per i piccoli pazienti

«La ricerca di nuove cure per i piccoli pazienti e l’attuazione di protocolli mirati – evidenzia Carolina Carosio, presidente Fenagifar – deve rappresentare una priorità nel campo delle donazioni, una sensibilizzazione necessaria non soltanto in ambito sanitario, ma anche rivolta alla cittadinanza». Carosio sottolinea inoltre che è inevitabile che l’ondata epidemica vissuta dal territorio abbia modificato diverse priorità ma è importante non rallentare la ricerca in ambito oncologico che deve rimanere una occasione e un obiettivo primario per il nostro Paese. I giovani farmacisti saranno dunque in prima linea in questo appuntamento e, consapevoli dell’importanza dello stesso, sapranno dare il loro immancabile contributo attraverso il loro impegno concreto.

In che modo contribuire al progetto?

Quanto alle donazioni, è possibile sostenere attivamente il progetto collegandosi al sito https://insieme.fondazioneveronesi.it/project/permano-fenagifar-per-la-ricerca/. In alternativa, i farmacisti possono effettuare un bonifico all’Iban IT 33 K 02008 11782 000101522224 intestato a Fenagifar, indicando la causale “Donazione #PerMano”.

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Vaccinazione antinfluenzale in farmacia, Conasfa dice no

Conasfa si oppone alla possibilità del “farmacista vaccinatore” e chiede il riconoscimento delle competenze professionali del professionista.

In una nota dell’8 settembre 2020 l’Associazione nazionale professionale farmacisti non titolari (Conasfa) ha manifestato la propria contrarietà riguardo la proposta di coinvolgere direttamente i farmacisti come collabori esterni per la somministrazione di vaccini antinfluenzali durante la prossima stagione invernale, portata avanti da alcuni organi rappresentativi dei farmacisti italiani.

Come è noto, infatti, diverse sigle di categoria hanno ritenuta doverosa la possibilità per i pazienti di potersi vaccinare anche in farmacia e avere a disposizione un “farmacista vaccinatore”, previo idoneo percorso di preparazione. Elemento giudicato come un passo avanti per il nostro sistema sanitario e quindi per l’intero paese. Ciò risulterebbe anche necessario per rimanere al passo con gli altri Paesi europei che stanno andando proprio in quella direzione.

In tal senso, Conasfa ha sottolineato l’importanza assunta dai farmacisti anche durante l’emergenza sanitaria mondiale, che non sono mai venuti meno al loro dovere rimanendo in prima linea al servizio della popolazione, mettendo a rischio la salute propria e quella dei cari.

Secondo quanto evidenzia l’associazione di categoria, infatti, nonostante essi debbano essere considerati operatori sanitari a tutti gli effetti, non possono però sostituirsi ad altre figure professionali, ricoprendo ruoli che non competono loro. In questo senso, la vaccinazione sarebbe dunque qualcosa che non riguarda la loro formazione e deve dunque essere affidato a medici ed infermieri.

È inoltre necessario che la figura del farmacista venga finalmente definita ed inquadrata come quella di un operatore sanitario «che si occupa del farmaco, della sua manipolazione, conservazione e distribuzione, è l’esperto nel seguire la terapia dei pazienti insieme al medico curante» come affermato da Silvia Ballerini, presidente di Conasfa.

Dietro al no da parte dell’associazione ci sarebbero però anche altre questioni, legate prima di tutto alla responsabilità: in quanto dipendenti o collaboratori, i farmacisti non avrebbero infatti nessuna tutela o garanzia in caso di rischio biologico, che aumenterebbe esponenzialmente trattandosi di un atto medico.

Mancano, ad oggi, polizze assicurative adeguate. In questa ottica inoltre, essi si vedrebbero costretti ad operare senza un congruo riconoscimento economico. Il contratto nazionale dei dipendenti di farmacia privata risulta scaduto da ormai 7 anni, e nonostante Conasfa abbia già più volte reclamato il rinnovo dello stesso, per il momento tale richiesta è rimasta inascoltata.

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Ordine farmacisti di Roma, riparte la formazione residenziale su Sars Cov-2

L’Ordine dei farmacisti di Roma organizza un evento “in presenza”, replicato in quattro serate, per fare il punto sulla situazione Covid in Italia.

Si terranno lunedì 14 e 28 settembre e lunedì 5 e 12 ottobre, con inizio alle ore 20.00 presso l’Aula Magna del rettorato dell’Università Sapienza, le quattro serate organizzate dall’Ordine dei farmacisti di Roma dal titolo “Covid: a che punto siamo? Le nuove sfide per gli operatori sanitari”, appendice al XV corso Ecm del 2020.

«Gli incontri – fa sapere l’Ordine – si terranno nel rispetto delle disposizioni di sicurezza imposte dai protocolli anti-Covid: i farmacisti che potranno presenziare all’evento non potranno superare le 182 unità per ciascuna serata, consentendo di mantenere la misura del distanziamento. Obbligatorio e inderogabile l’uso delle mascherine».

L’Ordine evidenzia che «la partecipazione è subordinata a prenotazione obbligatoria e alla relativa conferma. I partecipanti alle quattro serate, saranno ammessi in ordine cronologico, farà fede data e ora di arrivo della e-mail di prenotazione (da indirizzare a info@ordinefarmacistiroma.it, corredata da recapito telefonico)».

La scelta di proporre le lezioni di impianto tradizionale, con la presenza dei partecipanti nell’Aula del Rettorato dell’Università Sapienza, è «un gesto di fiducia e ottimismo», si legge nella comunicazione dell’Ordine che attraverso questi incontri analizzerà «la situazione Covid nel nostro Paese, a otto mesi dall’inizio della circolazione del virus Sars CoV-2 e alla luce della preoccupante ripresa dei contagi verificatasi a partire da agosto nella previsione dell’”incrocio” con la stagione influenzale».

Il corso sarà aperto dal Rettore della Sapienza Prof. Eugenio Gaudio e dal presidente dell’Ordine Dott. Emilio Croce. Tra i relatori sono presenti Massimo Ciccozzi, professore ordinario di Epidemiologia – Campus Biomedico; Anna Teresa Palamara, professore ordinario di Microbiologia – Sapienza; Nicola Petrosillo, direttore Dipartimento clinico Malattie Infettive L. Spallanzani; Giovanni Rezza, direttore Generale Prevenzione Sanitaria, Ministero Salute; Massimo Scaccabarozzi, presidente Farmindustria; Bruno Silvestrini, professore emerito di Farmacologia, Sapienza e Paolo Villari, direttore Dipartimento Sanità pubblica e Malattie infettive, Sapienza.

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Farmacista di reparto, l’interpellanza di Carla Cuccu (M5S) per chiederne l’istituzione

La consigliera regionale Carla Cuccu ha chiesto alla Regione Sardegna di istituire la figura del farmacista di reparto.

Un’interpellanza al Consiglio regionale della Sardegna per poter istituire la figura del farmacista di reparto. È la proposta della consigliera regionale Carla Cuccu, del Movimento 5 Stelle, affinché questo ruolo professionale sia integrato tra l’organico operante nelle strutture pubbliche e private. A darne notizia e FarmaciaVirtuale.it, giornale online per farmacisti, che riporta alcune dichiarazioni in cui la consigliera evidenzia «che il farmacista di reparto non è stato ancora istituzionalizzato a livello legislativo. È stato già dimostrato, attraverso la varie attività di sperimentazione, come questa figura possa portare degli enormi vantaggi nel percorso terapeutico dei pazienti. Spero che anche la Regione Sardegna segua l’esempio di altre regioni italiane e proponga un progetto sperimentale di farmacia clinica anche nelle nostre aziende sanitarie».

«Si tratta di una figura – si legge nell’articolo, citando le parole di Carla Cuccu – già presente in alcuni Paesi europei come Spagna, Regno Unito, Germania, Francia. Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda. In questi paesi il farmacista di reparto viene inserito all’interno di un team multidisciplinare con l’obiettivo di ridurre il rischio clinico dei pazienti». Proprio in merito a quest’opportunità, Cuccu spiega che «in Italia i primi test della farmacia di reparto furono portati avanti dal 1999 all’Ismett di Palermo e dal 2004 all’Aou di San Giovanni Battista di Torino». Solo nel 2010, poi, «il ministero della Salute decise di avviare un progetto pilota per fare in modo che tutte le Aziende sanitarie italiane si dotassero del farmacista di dipartimento».

È possibile visionare la versione integrale dell’articolo aprendo questo collegamento.

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Decreto Semplificazione, anche per i farmacisti obbligatoria la comunicazione Pec

Il Decreto Semplificazioni recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale prevede che i professionisti iscritti all’Ordine comunichino obbligatoriamente l’indirizzo di Posta elettronica certificata.

«Il professionista che non comunichi il proprio domicilio digitale all’albo o elenco di appartenenza è obbligatoriamente soggetto a diffida ad adempiere, entro trenta giorni, da parte del Collegio o Ordine di appartenenza (art. 16, comma 7-bis, del D.L. 185/2008)». Inoltre «in caso di mancata ottemperanza alla diffida, il Collegio o Ordine di appartenenza commina la sanzione della sospensione dal relativo albo o elenco fino alla comunicazione dello stesso domicilio». È quanto previsto dall’articolo 37 Art. 37 recante «Disposizioni per favorire l’utilizzo della posta elettronica certificata nei rapporti tra Amministrazione, imprese e professionisti» del Decreto Semplificazioni, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 16 luglio 2020.

In aggiunta a ciò, si legge nel documento, «è stabilito che l’omessa pubblicazione dell’elenco riservato, il rifiuto reiterato di comunicare alle pubbliche amministrazioni i dati identificativi degli iscritti e il relativo domicilio digitale, ovvero la reiterata inadempienza dell’obbligo di comunicare all’indice nazionale dei domicili digitali delle imprese e dei professionisti l’elenco dei domicili digitali ed il loro aggiornamento a norma dell’articolo 6 del DM 19 marzo 2013, costituiscono motivo di scioglimento e di commissariamento del collegio o dell’ordine inadempiente ad opera del Ministero vigilante sui medesimi».

È utile sottolineare dunque che anche i farmacisti sono soggetti a tale obbligo e pertanto è necessario che – contattando il proprio Ordine di appartenenza verifichino l’avvenuta comunicazione.

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