L’abusivismo professionale in farmacia: una pessima idea.

Che cosa rischia il farmacista che mette al banco un magazziniere? E quanto risparmia? In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro spiegherà perchè l’abuso di professione in farmacia, oltre che un reato, è anche una pessima idea.

È virtualmente impossibile stimare la dimensione del fenomeno, perciò abbiamo deciso di ribaltare la questione.

Fin dalla nascita di questo blog ci sarebbe piaciuto occuparci di un tema attuale come quello dell’abusivismo professionale in farmacia. Tuttavia su Farmacisti Al Lavoro preferiamo non offrire dei numeri che non possano essere verificati, e il grosso problema quando si parla di camici neri è proprio questo: è virtualmente impossibile fare una stima accurata della dimensione del fenomeno. D’altra parte il problema esiste, e va risolto al più presto: troppi titolari onesti e troppi giovani collaboratori in cerca di lavoro sono danneggiati dal comportamento di una percentuale difficilmente definibile di farmacisti che ammettono la presenza di personale non laureato al banco a dispensare farmaci. Abbiamo perciò deciso di ribaltare la questione, e in questo approfondimento ci rivolgeremo proprio ai colleghi di quelle farmacie dove le medicine sono dispensate (anche) dai magazzinieri e dai commessi d’ordine. A loro chiediamo: siete davvero convinti che i rischi che correte valgano i soldi che risparmiate? Ecco alcune ragioni per cui fareste bene a licenziare un camice nero e assumere un neolaureato.

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Tachipirina 1000, Gentalyn, Tobral: ecco i farmaci che i farmacisti vorrebbero SOP.

Tachipirina 1000, Oki, Monuril: quali farmaci attualmente sottoposti a obbligo di ricetta dovrebbero essere resi disponibili senza obbligo di prescrizione secondo i farmacisti italiani?

Nonostante le ampie competenze in farmacologia, spesso superiori a quelle degli stessi medici, i farmacisti non sono autorizzati dalla legge italiana alla prescrizione di medicinali. Fra l’altro le istituzioni di categoria non si sono mai mostrate ansiose di ottenere questa facoltà, ragion per cui l’introduzione della figura del prescribing pharmacist nel nostro paese sembra ancora molto lontana. Nel frattempo, le uniche circostanze in cui è ammesso procedere all’erogazione di un farmaco di tabella 4 o 5 senza la prescrizione medica sono quelle previste dal DM 31/03/08, relativa alla dispensazione in caso di urgenza. Le possibilità operative del farmacista però possono essere aumentate in maniera molto più rapida tramite un delisting. Si intende, con questo termine, il passaggio di un farmaco dalla tabella 4 o 5 alla classificazione di SOP, ovvero di medicinale senza obbligo di prescrizione.

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Farmacisti nella GDO: il contratto è quello giusto?

I farmacisti impiegati nella GDO sono spesso inquadrati con un terzo o quarto livello del commercio. Che cosa comporta in termini economici? Farmacisti Al Lavoro ha studiato il loro contratto, scoprendo che i farmacisti nella GDO sono pagati meno di quanto dovrebbero.

I farmacisti che lavorano nella GDO sono una relativa minoranza nel mondo dei farmacisti, e come tutte le minoranze risultano scarsamente tutelati dalle istituzioni, dagli organi di categoria e dai media. Per esempio, in pochi si sono occupati di un argomento che invece secondo Farmacisti Al Lavoro merita un approfondimento, ovvero: è corretto che i farmacisti impiegati da Conad, Coop e dalle varie catene di parafarmacie siano inquadrati con un terzo o quarto livello del commercio, quando i capi reparto degli stessi supermercati sono inquadrati al secondo livello? Cercheremo di scoprirlo in questo approfondimento, condotto sul CCNL del commercio.

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Lavorare nella GDO, fra mito e realtà. Parte seconda.

Come si lavora nella GDO? È vero che si prendono ordini dal salumiere, che i clienti vengono solo per il prezzo e che si viene pagati poco? Nella seconda parte di questa serie di interviste, conosciamo una collega passata dalla GDO alla farmacia.

Prima parte.

A pensarci bene i corner GDO sembrano non stare simpatici à nessuno: nè ai titolari, nè ai collaboratori, nè ai titolari di parafarmacia.

Come si lavora nella GDO? È una domanda che probabilmente molti farmacisti di farmacia o di parafarmacia si sono fatti, prima o poi. <Si guadagna di meno>, <Bisogna prendere ordini dal salumiere>, <La gente ci va per risparmiare e non per il consiglio> sono gli adagi più comuni che si sentono ripetere ai detrattori del lavoro nella grande distribuzione organizzata. A pensarci bene i corner GDO non sembrano stare simpatici a nessuno: né ai titolari di farmacia, che da sempre avversano il capitale, né ai collaboratori, che interpretano quel tipo di lavoro come dequalificante, e nemmeno ai titolari di parafarmacia, che sono i veri rivali commerciali di questi esercizi. Un nostro recente sondaggio, peraltro, ha evidenziato come la maggior parte dei farmacisti sia contrario alla presenza del capitale nella distribuzione del farmaco. Farmacisti Al Lavoro ha cercato di capire se quello che si racconta è vero, e l’ha fatto nell’unico modo in cui era possibile farlo: parlando con dei colleghi che nella GDO ci lavorano. In questo approfondimento conosciamo una collega che ci aiuterà a confrontare il lavoro nella GDO e quello nelle farmacie, mentre nel precedente avevamo conosciuto una collega che aveva lavorato nella GDO e presso parafarmacie private.

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Lavorare nella GDO, fra mito e realtà. Parte prima.

Come si lavora nella GDO? È vero che si prendono ordini dal salumiere, che i clienti vengono solo per il prezzo e che si viene pagati poco? In questa serie di interviste, Farmacisti Al Lavoro confronterà le esperienze di colleghi che hanno lavorato nella GDO, in farmacia e in parafarmacia privata.

A pensarci bene i corner GDO sembrano non stare simpatici à nessuno: nè ai titolari, nè ai collaboratori, nè ai titolari di parafarmacia.

Come si lavora nella GDO? È una domanda che probabilmente molti farmacisti di farmacia o di parafarmacia si sono fatti, prima o poi. <Si guadagna di meno>, <Bisogna prendere ordini dal salumiere>, <La gente ci va per risparmiare e non per il consiglio> sono gli adagi più comuni che si sentono ripetere ai detrattori del lavoro nella grande distribuzione organizzata. A pensarci bene i corner GDO non sembrano stare simpatici a nessuno: né ai titolari di farmacia, che da sempre avversano il capitale, né ai collaboratori, che interpretano quel tipo di lavoro come dequalificante, e nemmeno ai titolari di parafarmacia, che sono i veri rivali commerciali di questi esercizi. Un nostro recente sondaggio, peraltro, ha evidenziato come la maggior parte dei farmacisti sia contrario alla presenza del capitale nella distribuzione del farmaco. Farmacisti Al Lavoro ha cercato di capire se quello che si racconta è vero, e l’ha fatto nell’unico modo in cui era possibile farlo: intervistando dei colleghi che nella GDO ci lavorano. In questo approfondimento conosciamo una collega che ci aiuterà a confrontare il lavoro nella GDO e quello nelle parafarmacie private, mentre nel prossimo approfondimento conosceremo una collega che dopo aver lavorato nella GDO è andata a lavorare per le farmacie.

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Ferie e permessi: quanti sono e come si calcolano?

In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro spiega come si calcolano i giorni di ferie e quante sono le ore di permesso in un anno. Inoltre, leggendo bene il contratto, ha scoperto 90 € nascosti, dando indicazioni su come ottenerli se ne avete diritto.

Il CCNL non è un granchè ma, sotto alcuni aspetti, l’ago della bilancia pende dalla parte dei collaboratori.

Il CCNL Farmacie Private non sarà un granché ma, almeno sotto alcuni aspetti, l’ago della bilancia pende decisamente dalla parte dei farmacisti collaboratori. Uno di questi sono le ferie e i permessi che, a conti fatti, sono parecchi. Quanti giorni di riposo spettano al farmacista collaboratore, nell’arco di un anno? Lo vediamo in questo approfondimento di Farmacisti Al Lavoro.

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Farmaco senza farmacista: lettera aperta al presidente FOFI

In questa lettera aperta, Farmacisti Al Lavoro scrive al presidente Mandelli per chiedergli di prendere posizione contro la proposta di abolire l’obbligatorietà del farmacista nella vendita dell’OTC, alla luce dei risultati del sondaggio che visto l’89% dei colleghi contrari.

Egregio Presidente Mandelli,
Le scrivo questa lettera aperta per chiederle di rompere ufficialmente il suo assordante silenzio, come rappresentante della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, riguardo alla proposta avanzata dalla presidente di Federfarma, Annarosa Racca, di abolire l’obbligatorietà della presenza del farmacista nella vendita dei farmaci da banco.

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Il futuro del farmacista galenico

Il farmacista galenista è una specie in estinzione? Ha ancora senso, per un neolaureato, specializzarsi in galenica? Quanti posti di lavoro ci sono per farmacisti galenisti? La risposta in questo approfondimento con intervista con due galenisti d’eccezione.

L’università italiana prepara il farmacista a fare un sacco di cose di cui non si dovrà mai preoccupare.

L’università italiana prepara il farmacista a fare un sacco di cose delle quali, nella pratica quotidiana, non si dovrà mai preoccupare. Gli insegnamenti appresi nei corsi di analisi quantitativa, analisi qualitativa e tecnologia farmaceutica sono molto più sviluppati rispetto alle reali necessità, almeno per la maggior parte dei farmacisti, che si dovranno barcamenare fra il banco e il retrobottega senza dover mai toccare un mortaio. Alla luce dell’attuale modello di farmaceutica territoriale, in questo approfondimento ci vogliamo chiedere: il farmacista galenista è una specie in estinzione? E, in surbordine, ha ancora senso per un neolaureato specializzarsi nella galenica? Farmacisti Al Lavoro lo ha chiesto a due galenisti d’eccezione, il dottor Mario Izzo e il dottor Marco Ternelli, che sulla galenica hanno costruito la loro carriera.

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Il farmacista italiano, cenerentola d’Europa

I farmacisti italiani sono i meno pagati d’Europa: è vera questa affermazione? Ed è vero che siamo troppi rispetto alle farmacie? Che cosa succederebbe aumentando il numero di farmacie? Farmacisti Al Lavoro ha risposto confrontando i dati italiani con i dati dei colleghi greci, portoghesi, francesi, tedeschi e inglesi.

Farmacisti Al Lavoro ha analizzato le statistiche sulla farmacie europea e confrontato le retribuzioni. Ecco il quadro che ne emerge.

Consideriamo le tre seguenti affermazioni: <I farmacisti italiani sono, in proporzione, i meno pagati d’Europa>; <La ragione per cui i farmacisti italiani sono pagati poco è che sono troppi rispetto alle farmacie>; <Aumentare il numero delle farmacie ridurrebbe ulteriormente la retribuzione dei farmacisti>. Sono delle affermazioni che, parlando sia con colleghi titolari che con colleghi collaboratori, ho sentito spesso ripetere. Ma quanto c’è di vero? Rispondere correttamente è molto importante, perché dalla risposta dipendono le politiche che la nostra categoria dovrà intraprendere nei prossimi anni, per cercare di migliorare la situazione attualmente precaria di molti farmacisti italiani. In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro ha studiato i dati PGEU del 2015- dati che propone la stessa Federfarma nel suo rapporto annuale sulla farmacia italiana-, le statistiche nazionali sui redditi e le statistiche relative alle retribuzioni dei farmacisti ottenibili sul sito payscale.com, che studia i salari dei professionisti nel mondo. Confrontando questi dati, abbiamo potuto rispondere alle tre domande.

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Il consulente dei farmacisti e i nostri errori

Quali sono i più grossi errori delle farmacie e dei farmacisti come professionisti? Come si puo’ migliorare il rapporto, talvolta conflittuale, fra titolare e dipendenti? E infine, che cosa devono fare i farmacisti disoccupati o che vogliono cambiare farmacia, per farsi scegliere? Lo chiediamo in questa intervista a Damiano Marinelli, consulente indipendente per farmacie private che mette al centro del suo lavoro l’importanza- troppo spesso sottovalutata- dei farmacisti collaboratori.

La più grande risorsa di una farmacia sono i collaboratori, e la farmacia che vince è quella che sa valorizzarli al meglio.

Non ho mai incontrato di persona Damiano Marinelli, nome probabilmente conosciuto da quanti abitualmente frequentano i social network nei gruppi di farmacisti. Tuttavia, mi ha sempre incuriosito l’approccio che lo stesso ha- da non farmacista- nei confronti della nostra professione. E sicuramente, fra i diversi consulenti o venditori di prodotti e servizi che si incontrano nella realtà quotidiana della farmacia oppure in rete, è uno dei pochi a sostenere un concetto lampante quanto, troppo spesso, dimenticato: la più grande risorsa di una farmacia sono i suoi collaboratori, e la farmacia che vince è quella che sa valorizzarli al meglio. Incuriosito dalle sue riflessioni, che lo stesso espone quotidianamente nel gruppo Facebook “Farmamico”, l’ho dapprima contattato per chiedergli un parere sui premi produzione in farmacia e, in seguito, ho con lui realizzato via Skype questa intervista, che ho il piacere di riportare su Farmacisti Al Lavoro.

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