Antibiotico-resistenza, la campagna dell’Fda per il contrasto

La Fda predispone un documento online mirato a diffondere le conoscenze in merito al fenomeno dell’antibiotico-resistenza.

Per mantenere alta l’attenzione sulla problematica dell’antibiotico-resistenza, ma anche per diffondere le conoscenze pratiche legate ai vari aspetti che la caratterizzano, la Food and drug administration (Fda), ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici, ha diffuso sulle pagine del proprio portale una campagna informativa destinata agli utenti finali. Diversi i punti affrontati nel documento. Tra questi, la presa di coscienza che si tratta di un problema di salute pubblica, diffuso a livello globale, ed inoltre ulteriori chiarimenti sulla differenza tra batteri e virus, ma anche su quando usare o non usare gli antibiotici. Nel documento, inoltre, la Fda pone l’attenzione ai comportamenti da seguire qualora i pazienti comincino una terapia antibatterica. Nel dettaglio, che tali medicinali vanno presi come da prescrizione del medico, che è indispensabile non saltare le dosi, che gli antibiotici non vanno conservati per un utilizzo futuro, che non vanno somministrati se sono prescritti ad altre persone. Infine, un altro suggerimento destinato ai pazienti, quello di avere un contatto diretto con i professionisti della salute, ed infine che ogni medicinale ha effetti collaterali.

In merito all’antibiotico-resistenza, l’ente statunitense ricorda inoltre quali siano le azioni in corso d’opera per contrastare il problema: approvazione di nuovi antibiotici, norme di etichettatura che riguardano il corretto uso degli antibiotici, collaborazioni per promuovere la consapevolezza del pubblico, incoraggiamento lo sviluppo di nuovi antibiotici, laddove questi ultimi non dovessero più essere sufficienti a combattere le infezioni sostenute da batteri resistenti. Quanto alla situazione in Europa, lo scorso maggio l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) aveva reso noto di aprire il dialogo con i produttori dei farmaci antibiotici attraverso la sua Innovation task force (Itf), per favorire approcci terapeutici per il trattamento o la prevenzione di infezioni batteriche e fungine. «L’Itf – aveva spiegato l’Agenzia – faciliterà l’interazione precoce e discussioni ad ampio raggio tra gli innovatori e le autorità di regolamentazione, che aiuteranno l’orientamento dei produttori e il successivo utilizzo di strumenti normativi formali come i consigli scientifici dell’Ema».

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Fofi: «Email fraudolente su indirizzi con estensione @pec.fofi.it»

La Federazione degli ordini dei farmacisti italiani invita i farmacisti a cambiare la password della casella @pec.fofi.it in seguito ad un uso fraudolento degli indirizzi email.

«L’unico vero sistema sicuro è quello spento, gettato in una colata di cemento, sigillato in una stanza rivestita da piombo e protetta da guardie, ma anche in quel caso ho i miei dubbi». È quanto sosteneva Eugene Howard Spafford professore americano di informatica alla Purdue University, negli Stati Uniti, tra i maggiori esperti di sicurezza informatica. Sarà vero? È vero però che dagli ultimi mesi a questa parte si stanno moltiplicando gli attacchi dei cyber-criminali ai danni degli ignari utenti, spesso professionisti o anche organizzazioni e uffici federali.

Secondo quanto riportato da FarmaciaVirtuale.it, giornale online indipendente per farmacisti, la Federazione degli ordini dei farmacisti italiani (Fofi), ha inviato una email ai presidenti degli Ordini dei farmacisti e ai Componenti del Comitato centrale, informandoli della presenza di un tentativo di truffa in corso.

«Si informa – si legge in una nota della Fofi – che sono pervenute diverse segnalazioni alla Federazione sull’invio di messaggi da indirizzi con estensione @pec.fofi.it, contenenti richieste di effettuare dei pagamenti tramite un link. Si precisa – prosegue la circolare – che si tratta di un virus, finalizzato all’estorsione illecita di somme di denaro, che potrebbe aver attaccato le Pec di farmacisti o Ordini provinciali con la suddetta estensione».

La stessa Fofi invita gli Ordini a comunicare ai propri iscritti di «modificare la password dell’indirizzo pec in uso, nonché di inviare una specifica comunicazione agli iscritti, con la quale – segnalando la questione – si inviti gli stessi a modificare la password dei propri indirizzi».

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«Libertà professionale del farmacista», il manifesto del Mnlf

Il Movimento nazionale liberi farmacisti pubblica il “Manifesto per la libertà professionale del farmacista”, per riflettere sulle potenzialità e le opportunità della professione.

«La libertà è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la possibilità di cercare, di esperimentare, di dire no a una qualsiasi autorità, letteraria artistica filosofica religiosa sociale, e anche politica». Apre con una citazione di Ignazio Silone, scrittore, drammaturgo e politico italiano, il documento “Manifesto per la libertà professionale del farmacista”, voluto e redatto dal Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf). Ne dà notizia la sigla stessa, la quale in occasione del lancio dell’iniziativa puntualizza che «tale strumento rappresenterà la base teorica per l’azione di riforma del sistema di distribuzione del farmaco e della professione di farmacista per il 2020».

«Mentre vengono diffusi dati sul sistema farmacia Italia – evidenzia il Mnlf -, contenenti ancora elementi fuorvianti e di mistificazione come quello più eclatante sul numero complessivo delle farmacie, comprensivo anche di 528 tra armadi farmaceutici e succursali, il Mnlf ribadisce la necessità di riformare l’intero sistema che non risponde alle reali necessità dei cittadini, ma a esigenze di tutela di un privilegio». Ciò alla luce del fatto che «i farmacisti che non hanno voce subiscono questo privilegio e vivono una situazione di forte preoccupazione. Proprio in questi giorni ricorrono sette anni dalla scadenza del contratto, sette anni i cui i dipendenti hanno visto perdere in maniera grave il loro potere d’acquisto. I cittadini debbono sapere quando si recano in farmacia che dietro la gentilezza e la disponibilità del farmacista collaboratore si cela un grande sforzo per continuare a fornire un servizio di qualità e professionalità, mentre questa non è riconosciuta innanzitutto in termini economici».

Dunque, la pubblicazione delle linee guida racchiuse in dieci punti, che riguardano la vita etica, professionale e gestionale del farmacista. Tra questi, «nessun obbligo commerciale può essere imposto nelle scelte professionali del farmacista quando queste sono legate al mantenimento e alla cura della salute della persona», «ovunque venga dispensato un farmaco in strutture pubbliche o private l’atto deve essere eseguito, controllato e sorvegliato da un farmacista», ed infine «nessun datore di lavoro ha il diritto d’imporre comportamenti illeciti ai propri dipendenti, tantomeno favorire la consegna di farmaci senza la dovuta presentazione della ricetta medica». Si tratta di argomenti importanti, per i quali si rimanda ad una lettura integrale del documento allegato in calce a questo articolo.

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Crediti Ecm triennio 2020-2022, la Delibera della Commissione nazionale

La Commissione nazionale formazione continua ha pubblicato la delibera relativa al triennio formativo 2020-2022.

«L’obbligo formativo per il triennio 2020-2022 è pari a 150 crediti formativi, fatte salve le decisioni della Commissione nazionale in materia di esoneri, esenzioni ed eventuali altre riduzioni, e ferma restando l’applicazione per il triennio 2020-2022 di quanto già disciplinato per il triennio 2017-2019». È quanto deliberato dalla Commissione nazionale per la formazione continua (Cnfc), in merito al numero di crediti necessari per assolvere gli obblighi formativi relativi al triennio 2020-2022. Nella stessa delibera la Cnfc rende noto che «l’acquisizione dei crediti formativi relativi al triennio 2017-2019 è consentita tino al 31 dicembre 2020 per eventi con “data fine evento” al 31 dicembre 2020. Per coloro che si avvalgono della presente disposizione  non si applicano le riduzioni previste dal Manuale sulla formazione continua del professionista sanità par. 1.1, punti 1 e 2». Concedendo così ulteriore tempo per sanare i crediti formativi relativi al triennio appena trascorso.

In merito alla riduzione debito per coloro in zone colpite da sismi, come riportato da FarmacistialLavoro.it ai propri lettori lo scorso ottobre, la Cnfc aveva deliberato la riduzione del debito formativo per i professionisti sanitari domiciliati o operanti nei comuni soggetti ad aventi sismici nel 2016 e 2017. «Una riduzione del debito formativo di 25 crediti per il triennio 2014-2016» e «obbligo formativo di 75 crediti per il triennio 2017-2019», trai i punti al centro della delibera in materia di riduzione di debito formativo adottata il 25 luglio 2019. Nello specifico, si legge nel documento, tale riduzione sarà applicata «per i professionisti sanitari domiciliati o che svolgono la propria attività presso i comuni colpiti dagli eventi sismici degli anni 2016 e 2017, di cui al decreto legge 17 ottobre 2016, n. 189, allegati 1,2 e 2-bis».

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Farmacista in Canton Ticino? Ecco tutto (o quasi) ciò che c’è da sapere

Valentina Oriente, studentessa al quinto anno di farmacia, fornisce numerosi dettagli utili per i farmacisti intenzionati a trovare lavoro in Svizzera.

Se fare il farmacista in Italia può essere soddisfacente sotto il profilo umano e professionale, lo stesso non si può dire per la parte economica. Con un contratto nazionale fermo da sette anni ed una categoria impassibile alle esigenze dei lavoratori, con i margini delle farmacie che non crescono a causa dell’assottigliamento continuo del valore farmaci erogati per conto del Servizio sanitario nazionale che impattano negativamente sulla distinta contabile riepilogativa, guardarsi intorno alla ricerca di soluzioni alternative al fine di migliorare la propria posizione lavorativa è un’ipotesi a cui sempre più farmacisti stanno ragionando in questi mesi.

Tuttavia, a volte a causa di informazioni frammentate e difficili da reperire, o spesso per le difficoltà burocratiche e legislative dei paesi europei e mondiali dove un farmacista italiano può operare, l’idea di fare un salto di qualità è accantonata e richiusa puntualmente nel cassetto. Un recente articolo pubblicato sulla testata svizzera Ticino On Line e rilanciata dal nostro Blog, ha messo in luce che uno dei settori che in Svizzera meglio assorbe le figure professionali sanitarie è proprio quello farmaceutico, con particolare interesse al farmacista territoriale.

Per fare chiarezza su questa possibilità e fornire informazioni utili, FarmacistiAlLavoro.it ha raccolto le informazioni di Valentina Oriente, studentessa del corso di laurea in farmacia presso l’Università degli Studi del Piemonte Orientale a Novara, che ha la passione per il mercato del lavoro all’estero, con particolare attenzione alla Svizzera e al Cantone Ticino.

E possibile spostarsi a lavorare in Svizzera?
«Sì è possibile ed esistono due modi. Il primo riguarda la possibilità di essere frontalieri, mantenendo la residenza in Italia (si consiglia per questioni di praticità avere residenza in uno dei Comuni confinanti con il Canton Ticino). Il secondo, invece, trasferendo la residenza in Svizzera. In tutti e due i casi descritti è necessario ottenere un “permesso”. Nel dettaglio, “Permesso per frontalieri (G)” nel primo, mentre “Permesso di dimora (B)” o “Permesso di dimora temporaneo (L)”, qualora il farmacista decida di trasferire la residenza per un lasso temporale superiore ai tre mesi e inferiore a un anno. Per un approfondimento in merito alla documentazione di seguito è possibile visitare il link al sito del Dipartimento delle Istituzioni del Cantone Ticino. Quanto alla possibilità di carriera per un farmacista in Svizzera, oltre all’esercizio nelle farmacie aperte al pubblico, esistono altri due settori: la farmacia ospedaliera e l’industria farmaceutica. Sono molte infatti le industrie ubicate nell’area di Mendrisio-Lugano».

Qual è la legislazione vigente?
«Per quanto riguarda l’attività lavorativa e nella farmacie aperte al pubblico e negli ospedali, secondo la legislazione vigente denominata “LPMed”, è necessario essere in possesso di un titolo di specializzazione post-laurea, denominato “FPH Officine” per il Farmacista di Officina, mentre ”FPH Hôpital” per il farmacista ospedaliero. Il percorso di specializzazione in “Farmacia di officina” ha una durata compresa tra 2 e 5 anni. È una formazione teorico-pratica che si alterna allo svolgimento dell’attività lavorativa in farmacia. Questa prevede una frequenza di due giorni al mese in diverse città come Losanna, Ginevra o Berna. Per la sua struttura e frequenza è un percorso simile ad un master destinato a chi ha un impegno lavorativo.

In aggiunta a ciò, per poter affrontare il percorso di formazione e lavorare in Svizzera, è necessaria la conoscenza di almeno una delle lingue ufficiali, ovvero francese e/o tedesco. Quest’ultimo requisito è fondamentale per poter prendere parte ai corsi di formazione, ma anche per l’attività di erogazione dei farmaci. Basti pensare che sia sul foglietto illustrativo che sul confezionamento le informazioni sono scritte solo in francese e tedesco. Inoltre, i requisiti della lingua sono utili anche per la comunicazione con i pazienti. I colleghi possono approfondire questi argomenti collegandosi ai siti https://www.pharmasuisse.org e https://www.fphch.org/fr/home.

Per essere ammessi alla specializzazione, i primi passi da seguire riguardano il trovare una farmacia disposta ad assumere con un contratto part-time (50%-80%) e poi richiedere il riconoscimento della laurea, dell’abilitazione, delle conoscenze linguistiche presso l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP MEBEKO). Ulteriori informazioni sono disponibili a questo link.

Per ottenere l’autorizzazione come farmacista in corso di formazione è possibile reperire la documentazione necessaria al seguente sito.

Qualora invece i farmacisti fossero interessati all’esercizio in Farmacia ospedaliera, la formazione si segue in parallelo all’attività lavorativa in ospedale. Questa è retribuita ed ha una durata di 3 anni a tempo pieno, oppure può essere estesa fino a 6 anni se impostata secondo una frequenza a tempo parziale».

Dove è possibile reperire informazioni aggiornate?
«I siti consultabili sono www4.ti.ch, www.bag.admin.ch, https://www.pharmasuisse.org e https://www.fphch.org. Esiste anche un gruppo di farmacisti operanti in Ticino su Facebook denominato “Farmacisti in Svizzera Ticino”».

Cosa suggerisci ai colleghi che lavorano (ancora) in Italia?
«Se i farmacisti sono appena laureati e alla ricerca di un percorso che possa aiutarli a crescere professionalmente e umanamente, ciò senza dover necessariamente trasferirsi in un altro continente, e magari hanno anche la possibilità di parlare francese e/o tedesco, essi possono prendere seriamente in considerazione la Svizzera. Se si è già farmacisti ospedalieri si può certamente esercitare in ospedale e forse anche direttamente nelle farmacie aperte al pubblico. Per questo ultimo caso sarebbe opportuno un maggior chiarimento presso gli uffici di competenza. I farmacisti potranno in ogni caso valutare un periodo di prova che comunque contribuirà ad arricchire il bagaglio professionale e umano».

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Mnlf su numero programmato: «Prima si crei lavoro, poi ne discutiamo»

Il Movimento nazionale liberi farmacisti palesa la propria posizione in merito al numero programmato alle facoltà di farmacia e ctf.

Lo scorso ottobre il Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf) aveva definito il numero chiuso a farmacia e ctf «ingiusto ed obsoleto». La sigla in rappresentanza dei farmacisti non titolari di farmacia aveva evidenziato in proposito che «la richiesta di regolare attraverso un numero chiuso l’accesso al corso di laurea in farmacia è immotivata e strumentale a mantenere invariato l’attuale assetto legislativo». Inoltre che tale pratica «risulta avere anche dei connotati classisti, perché è del tutto evidente che tra coloro che rimarrebbero fuori, ma con maggiori disponibilità economiche potrebbe scegliere di iscriversi ad altra università europea».

Ebbene, a distanza di poco meno di due mesi, il Movimento torna a far sentire la propria voce sul tema. Ciò evidenziando che «qualsiasi forma, anche transitoria che in Italia significa definitiva, finalizzata a porre dei limiti all’accesso alla facoltà di farmacia è funzionale solo ed unicamente ad un interesse lontano anni luce da quello degli studenti», ponendo l’attenzione sul termine «meritocrazia». Secondo la sigla infatti è «utilizzato come “foglia di fico” per tutelare privilegi e il cosiddetto “fabbisogno” per le professioni sanitarie è un meccanismo ambiguo che negli ultimi anni ha fallito clamorosamente nelle previsioni».

In aggiunta a ciò, il Mnlf ricorda «una proposta già avanzata da tempo», ovvero «legare il convenzionamento delle case di cura e di riposo con l’inserimento obbligatorio nel proprio organigramma di un farmacista che si occupi da dentro la struttura della gestione dei farmaci. Compito per cui la stessa università italiana lo ha formato». Secondo la sigla l’iniziativa, se applicata, «porterebbe migliaia di nuovi posti di lavoro e risparmio per le stesse strutture».

Un ulteriore «”sacca” di lavoro» è relativa alle «pieghe dell’attuale legislazione sulla dispensazione dei farmaci», ovvero «quella che vieta ai farmacisti che operano in esercizi diversi delle farmacie di cedere tutti i farmaci per cui hanno studiato». Secondo la sigla «questo Paese, che è agli ultimi posti per numero di laureati nell’Ue, non si può più permettere di giocare con il futuro dei giovani e deve investire su di loro, ostacolare la loro crescita significa bloccare quella dell’Italia».

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Società di capitali, l’opinione di un dipendente: «Ruolo del farmacista snaturato»

Un farmacista collaboratore racconta la propria esperienza di lavoro all’interno di una farmacia gestita da una società di capitali.

Un recente articolo apparso su FarmaciaVirtuale.it, giornale online indipendente per i farmacisti italiani, ha messo in luce l’opinione di un farmacista alle prese con il proprio lavoro all’intero di una società di capitali. Nello specifico, in che modo, con l’avvento delle nuove forme di amministrazione societaria, sia cambiato il ruolo del farmacista, alle prese con le diverse modalità di gestione. «Inutile dire – si legge nell’articolo pubblicato su FarmaciaVirtuale.it – che la società di capitali punta gran parte della propria attenzione al profitto, ma era così anche per la farmacia tradizionale e il farmacista sentiva la pressione della vendita e del fatturato anche prima dell’arrivo delle società di capitali».

Quanto alle diversità, il farmacista evidenzia che la «prima differenza sostanziale sta nella caratterizzazione della farmacia: quella tradizionale osserva e conosce il tipo di clientela che le appartiene ed in base a questo modella i propri spazi ed i propri prodotti. La società di capitali invece livella tutti: non esistono differenze. È un po’ come il Mc Donald’s: puoi essere in qualsiasi posto del mondo ma quando vedi il simbolo del Mc Donald’s sai già esattamente che cosa troverai là dentro».

Un altro aspetto da considerare è che «nella farmacia gestita da società di capitali – si legge – ci sono tanti prodotti nuovi ed una velocità incredibile nel cambiarli. Appena ti abitui a consigliarli, è già arrivato il momento di sostituirli con altri. Questo mina la credibilità del farmacista che fino ad un mese prima decantava i pregi di un determinato integratore per il colesterolo ed ora fa lo stesso con un altro non avendo più il vecchio. Inoltre, la scelta dei prodotti non è dettata dalla bontà di questi ultimi, dalla loro composizione, dalla concentrazione dei loro attivi, ma solo ed esclusivamente dalle condizioni commerciali per il loro acquisto; ciò lo conferma il fatto che molto spesso negli uffici commerciali delle società di capitali le figure presenti non sono farmacisti e non hanno alcuna competenza nel discriminare la bontà o meno di un prodotto».

Nell’articolo vengono evidenziati ulteriori i diversi punti legati per lo più alla parte commerciale, per la quale si consiglia la visione dei dettagli a questo link.

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Prevenzione e stili di vita, ancora pochi giorni per l’Ecm a cura dell’Iss

C’è tempo fino al 31 dicembre 2019 per partecipare al corso di formazione a distanza relativo alla prevenzione e ai corretti stili di vita, curato dall’Iss e appositamente predisposto per i farmacisti.

«Proporre linee unificanti e una base comune, in termini di conoscenze e linguaggio, per la promozione della salute e di favorire l’acquisizione delle competenze comunicativo-relazionali e di base del counselling per interventi brevi di promozione di stili di vita salutari». Sono i principali obiettivi del corso di formazione online “Opportunità di Salute: strategie, competenze e strumenti per la promozione di stili di vita da parte del farmacista”. Il progetto, utilizzabile online previa registrazione sul portale https://fad.snlg.it/, è fruibile dai farmacisti entro e non oltre il 31 dicembre 2019.

«Il farmacista – spiegano gli organizzatori del corso – è un interlocutore privilegiato che ha la possibilità di entrare in relazione con il cittadino, stabilire una relazione basata sulla fiducia e promuovere stili di vita salutari». È utile evidenziare che il progetto formativo è stato attivato dal ministero della Salute e coordinato dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps) dell’Istituto superiore di sanità (Iss), «con la finalità di condividere le diverse tipologie di intervento breve concretamente applicabili in contesti opportunistici da diversi operatori per la prevenzione e la promozione di stili di vita salutari».

Due le strutture principali. La prima, relativa alla trattazione delle malattie croniche non trasmissibili. Nel dettaglio, alla «strategia per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute, focalizzando l’attenzione sul ruolo del sistema sanitario e in particolare del farmacista».  La seconda, invece, dedicata agli aspetti «comunicativo-relazionali, all’approfondimento delle competenze di base del counselling, alla presentazione dei modelli teorici e delle strategie per promuovere il cambiamento comportamentale e alla descrizione degli interventi brevi di promozione della salute in contesti opportunistici e in particolare nel contesto della farmacia».

È possibile iscriversi online accedendo o registrandosi al portale https://fad.snlg.it/, dunque aprire il link “Opportunità di salute” e scorrere l’elenco individuando il corso in oggetto. I farmacisti possono partecipare entro il 31 dicembre 2019, ottenendo 10 crediti Ecm.

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Farmacisti al pronto soccorso, presenza diminuisce tempi delle cure nei pazienti con emorragie gravi

Uno studio americano spiega che la presenza dei farmacisti al pronto soccorso diminuisce radicalmente i tempi di somministrazione delle cure in caso di emorragie gravi. E anche i periodi di ricovero.

Si moltiplicano gli studi che indicano come la presenza dei farmacisti nell’ambito delle cure somministrate ai pazienti sia utile per migliorare i trattamenti, i risultati per i pazienti e, più in generale, il lavoro del personale medico. Un’analisi pubblicata dall’American Academy of Emergency Medicine – intitolata Pharmacist Presence Decreases Time to Prothrombin Complex Concentrate in Emergency Department Patients with Life-Threatening Bleeding and Urgent Procedures – ha concentrato la propria attenzione in particolare sull’apporto che tale figura professionale può garantire in caso di inversione della terapia anticoagulante a causa di emorragie potenzialmente fatali o incontrollate.

«Questo studio retrospettivo ha incluso pazienti che hanno ricevuto il 4F-PCC (concentrati del complesso protrombinico a 4 fattori) per il trattamento di emorragie in situazione di emergenza all’interno di un pronto soccorso tra il 2014 e il 2018», si legge nel testo. Lo studio spiega che i farmacisti sono stati divisi in due gruppi: il primo chiamato PharmD group, presentava un farmacista al fianco del paziente, mentre il secondo era rappresentato da persone assistite unicamente da personale medico (gruppo di controllo).

«I risultati – spiegano i ricercatori – sono stati analizzati su 116 casi, di cui 50 che facevano parte del gruppo PharmaD e 66 dell’altro. Nella maggior parte dei pazienti era in corso un’emorragia in grado di mettere in pericolo la sopravvivenza (il 94%) ed in particolare nel 67,2% dei casi il problema era di natura intracranica. Il tempo medio di somministrazione del 4F-PCC è stato significativamente meno importante per i pazienti che erano assistiti anche da un farmacista rispetto agli altri. Inoltre, sebbene non ci siano state differenze in termini di mortalità, possiamo affermare che chi faceva parte del gruppo PharmaD è stato costretto a rimanere ricoverato per tempi più brevi».

Di qui la conclusione dell’analisi: «Un farmacista a fianco del paziente che presenta un’emorragia a rischio vitale riceve cure con 140 minuti di anticipo rispetto a chi è trattato unicamente da medici».

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Tre farmacisti su quattro: «No a maggiore flessibilità». Il sondaggio del Mnlf

Il 75 percento dei farmacisti dice no ad una maggiore flessibilità sul posto di lavoro. I risultati di un’analisi del Mnlf.

Maggiore flessibilità durante sull’attività lavorativa non piace ai farmacisti. Lo dice un sondaggio del Movimento nazionale liberi farmacisti (Mnlf), organizzazione privata in rappresentanza di professionisti con lo scopo di promuovere iniziative in favore dei farmacisti non titolari di farmacia. Lo scorso ottobre il Mnlf ha lanciato un’indagine sulle proprie pagine social con lo scopo di definire se la maggiore flessibilità oraria auspicata dalla controparte nell’ambito delle trattative del rinnovo contrattuale trovasse favore tra i farmacisti collaboratori. Nella stessa occasione, lo stesso Mnlf ha chiesto se i dipendenti fossero stati disponibili ad eventuali proteste in vista di un mancato ascolto.

A distanza di una settimana dall’apertura del sondaggio, il Mnlf ha pubblicato i risultati ottenuti grazie alla partecipazione di diverse centinaia di farmacisti. Ciò mostrando che «il 75% di coloro che si sono espressi – ha evidenziato il Mnlf – ha detto no a qualsiasi forma di maggiore flessibilità». Fabio Romiti, vicepresidente del Mnlf, ha riferito che tale sondaggio – sebbene non sia rappresentativo della totalità dei farmacisti italiani – «è comunque da considerare come indicativo dell’umore che si cela dietro il bancone della farmacia italiana. Molta insoddisfazione, troppa frustrazione».

Non è la prima volta che il Movimento nazionale liberi farmacisti si occupa di temi cari ai farmacisti collaboratori. Tra le ultime iniziative in sostegno dei professionisti, la presa di posizione sul numero chiuso alle facoltà di farmacia in Italia, ritenuto dallo stesso Mnlf «ingiusto ed obsoleto». In più, la sigla aveva reso noto che «la richiesta di regolare attraverso un numero chiuso l’accesso al corso di laurea in farmacia è immotivata e strumentale a mantenere invariato l’attuale assetto legislativo». Tale pratica, secondo il Mnlf, «risulta avere anche dei connotati classisti, perché è del tutto evidente che tra coloro che rimarrebbero fuori, ma con maggiori disponibilità economiche potrebbe scegliere di iscriversi ad altra università europea».

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