Cosmofarma: quando la tecnologia corre più veloce dei farmacisti.

L’editoriale di Farmacisti Al Lavoro raccoglie le impressioni di una giornata trascorsa nella principale fiera del nostro settore, dove le nuove tecnologie si scontrano con la scarsa propensione al cambiamento dei farmacisti italiani.

Quando facevo il farmacista collaboratore, ritenevo a torto che Cosmofarma non mi riguardasse.

La mia trasferta giornaliera a Cosmofarma comincia presto. Sveglia alle 6.30, doccia, barba e in meno di mezz’ora sono già al casello dell’Autostrada. Non faccio molti chilometri, perchè appena entrato in Veneto mi fermo per un caffè volante. Oltrepasso il Po attorno alle 8.30, e varco i cancelli della principale fiera del nostro settore poco dopo l’apertura al pubblico. Nonostante i diversi anni di lavoro alle spalle, è la mia prima volta a Cosmofarma. Prima, quando lavoravo come farmacista collaboratore, ritenevo a torto che le tematiche della fiera non mi riguardassero molto, poi negli anni da libero professionista l’evento si è sempre svolto in un periodo di intensa attività lavorativa, quindi finora avevo sempre rimandato. In questo editoriale, mi piacerebbe raccontarvi quelle che sono state le mie impressioni di questa prima volta.

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Farmacie senza omeopatia: nasce la petizione.

Un gruppo di cittadini, riuniti sotto il nome di #farmaciesenzaomeopatia, sta portando avanti una proposta di legge per escludere l’omeopatia dalla sanità pubblica e convenzionata. Chi sono, quali sono le loro richieste e, soprattutto, che cosa vogliono da noi farmacisti?

In un momento storico dove la farmacia italiana gode di poca simpatia, il comitato promotore di #farmaciesenzaomeopatia sta portando avanti una proposta di legge per una sanità senza omeopatia.

Nell’attuale contesto storico la farmacia italiana non sembra godere della simpatia dell’opinione pubblica, come testimoniato da una lunga serie di attacchi alla nostra categoria provenienti dal mondo dei media e della televisione. Gli stessi media tendono poi a dipingere i farmacisti più come dei commercianti o dei commessi che come dei professionisti sanitari, e di questo doloroso aspetto ci siamo occupati, non senza la necessaria dose di autocritica, in un nostro recente approfondimento. Arriva però, da un altro fronte, un’altra novità potenzialmente pericolosa: una petizione, recentemente promossa online, per una sanità senza omeopatia. Nonostante l’omeopatia sia ormai stata riconosciuta dalla medicina ufficiale come una pseudoscienza, il 50% dei farmacisti italiani dichiara di consigliarla ancora, spesso o solamente in alcune occasioni, come strumento per la risoluzione di piccole patologie. Incuriositi dall’iniziativa, noi di Farmacisti Al Lavoro abbiamo voluto saperne qualcosa di più, e abbiamo intervistato il dottor Riccardo Gallina, promotore e portavoce del gruppo #farmaciesenzaomeopatia che comprende anche medici e farmacisti. Di che cosa si tratta? È un’iniziativa la cui diffusione potrebbe nuocere alle farmacie italiane, o potrebbe tornare utile come strumento di sensibilizzazione per riguadagnare il ruolo di professionisti sanitari che ci spetta nella sanità pubblica?

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I farmacisti esperti in nutrizione rispondono ai biologi.

Dopo le polemiche sollevate dai biologi sulla proposta di introdurre la figura del farmacista nutrizionista, Farmacisti Al Lavoro vi propone un’intervista esclusiva al presidente AFEN. Di che si occupa l’associazione? Appoggia la proposta di legge Mandelli-Lettieri? E come risponde ad Ermanno Calcatelli, presidente dei biologi?

Abbiamo visto come il percorso di studi dei farmacisti non sia inferiore a quello dei biologi per quanto riguarda la nutrizione. Ma che cosa ne pensa l’associazione dei farmacisti esperti in nutrizione?

La proposta di legge Mandelli-D’Ambrosio Lettieri, che introdurrebbe la possibilità per i farmacisti di elaborare diete ponderali, ha destato l’indignazione dell’ordine dei biologi, che per voce del loro presidente Ermanno Calcatelli hanno scritto una lettera al ministero chiedendo di ritirare la proposta. Tuttavia, noi di Farmacisti Al Lavoro abbiamo visto come in realtà il percorso di studi dei farmacisti non sia  inferiore a quello dei biologi per quanto riguarda la nutrizione umana, e quindi la proposta, oltre ad incontrare il favore della nostra categoria, appare ragionevole. Abbiamo voluto chiedere un parere a chi, da anni, si batte per l’introduzione della figura del farmacista nutrizionista. Ecco la nostra intervista esclusiva al dottor Francesco Maria D’Amore, presidente dell’Associazione Farmacisti Esperti in Nutrizione.

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Dieta Lemme: quando la moda puo’ essere pericolosa.

Una dieta senza nulla di geniale, la cui fama sembra dovuta più al personaggio che al background scientifico. Alcuni elementi positivi, ma anche dei seri rischi per la salute. In questo intervento esclusivo la dottoressa Valentina Suerz, farmacista e biologa nutrizionista, ci racconta il metodo Lemme.

La dottoressa Valentina Suerz, farmacista e biologa nutrizionista, ci racconta la dieta Lemme dal punto di vista scientifico.

Recentemente, su Farmacisti Al Lavoro ci siamo occupati spesso dell’argomento “farmacista nutrizionista”. Abbiamo chiesto ai colleghi se si sentano abbastanza competenti per fare i nutrizionisti, abbiamo confrontato il percorso formativo dei farmacisti con quello dei biologi e abbiamo pure intervistato una collega che esercita entrambe le professioni. Chi invece, fra i nostri colleghi, sembra non essersi fatto particolari scrupoli a presentarsi come nutrizionista è il dottor Alberico Lemme. Aldilà delle considerazioni etiche sul fatto che questo collega svolga un’attività che ai farmacisti non è ancora pienamente consentita dalla legge, da un po’ di tempo molti di noi si chiedono: la sua dieta funziona? Oppure è pericolosa per la salute? Non essendo competenti in materia abbiamo intervistato un’esperta, la dottoressa Valentina Suerz, che esercita sia come farmacista che come biologa nutrizionista in libera professione, e inoltre cura tematiche nutrizionali con grande attenzione e rigore scientifico sul suo blog, Alimentazione su Misura. Ecco dunque che cosa ci ha raccontato Valentina, con le sue esatte parole.

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La lezione dei farmacisti inglesi.

L’intervista a Michele, farmacista italiano in Inghilterra, ci ha mostrato un sistema dove il farmacista è una figura centrale nel servizio sanitario, rendendoci più consapevoli del nostro isolamento dagli altri professionisti sanitari e del progressivo allontanamento dal nostro ruolo originario. Cause ma soprattutto possibili soluzioni in questo editoriale di Farmacisti Al Lavoro.

Il farmacista inglese è centrale nell’NHS, mentre il farmacista italiano è isolato dal SSN.

L’intervista recentemente realizzata da Farmacisti Al Lavoro a Michele, farmacista italiano che si è trasferito in Inghilterra, ha riscosso molto interesse nella categoria, tanto da essere letto da oltre settemila farmacisti nei primi due giorni. Del suo racconto ci ha colpito soprattutto la centralità del farmacista nell’NHS, il servizio sanitario inglese. In questo editoriale analizzeremo le principali differenze tra i due modelli- quello italiano e quello inglese- per cercare di capire che cosa, come farmacisti italiani, possiamo imparare dai nostri colleghi d’oltremanica, con l’obiettivo ambizioso di riguadagnare la posizione che ci spetta, nella società e nel SSN.

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Il farmacista e l’effetto Dunning Kruger.

Ne avete mai sentito parlare? Questo fenomeno colpisce molti settori professionali, ed è responsabile di alcune delle situazioni spiacevoli che si verificano ogni giorno nelle farmacie italiane.

I farmacisti sono spesso vittime, più o meno inconsapevoli, dell’effetto Dunning Kruger.

Esiste una potenza malefica contro la quale nulla possono tutti gli anni di studio che i farmacisti hanno alle spalle. La più famosa enciclopedia online lo definisce come una “distorsione cognitiva a causa della quale individui poco esperti in un campo tendono a sopravvalutare le proprie abilità autovalutandosi, a torto, esperti in materia. Come corollario di questa teoria, spesso gli incompetenti si dimostrano estremamente supponenti”. Stiamo parlando dell’effetto Dunning Kruger. Questo fenomeno è estremamente diffuso in Italia, dove il 47% della popolazione è analfabeta funzionale. I farmacisti si trovano purtroppo ad essere spesso soggetto passivo di questo effetto, in quanto per ragioni oscure la salute umana è uno di quegli argomenti in cui tutti si sentono un po’ competenti. Come si spiega altrimenti il proliferare di “Io sono contro le medicine”, “La mia estetista mi ha consigliato di metterci l’Aureomicina” e “Dottore, lei si sbaglia, non ci vuole la ricetta”?

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Diventare farmacista clinico.

Chi è, che cosa fa e come si diventa farmacista clinico? Farmacisti Al Lavoro risponde a tutte queste domande con l’aiuto della professoressa Paola Minghetti, direttrice del Master in Clinical Pharmacy dell’Università di Milano.

Il farmacista clinico puo’ rappresentare l’anello di congiunzione tra le competenze dei farmacisti e quelle dei medici.

Nell’ambito della revisione del piano di studi del corso di laurea in Farmacia, e dell’attuale contesto storico ed economico della distribuzione del farmaco sul territorio, emerge sicuramente la necessità di aumentare le competenze mediche dei farmacisti, anche a discapito di quelle chimiche. Questo concetto è stato ribadito, in una recente dichiarazione, dalla dottoressa Silvera Ballerini, presidente di Conasfa. In effetti, molti colleghi si saranno accorti come nel dialogo con la classe medica venga spesso a mancare un punto di contatto tra le competenze dei medici, prettamente cliniche, e quelle dei farmacisti, più orientate su aspetti di farmacologia e chimica farmaceutica, oltre che di legislazione. In questo senso potrebbe sicuramente fungere da anello di congiunzione il farmacista clinico, una figura già esistente ma ancora poco conosciuta in Italia. In questo approfondimento, vi spieghiamo chi è, cosa fa e come si diventa farmacista clinico, e per farlo ci faremo aiutare dalla professoressa Paola Minghetti, direttrice del Master in Clinical Pharmacy di Milano.

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Il farmacista territoriale: commesso o professionista sanitario?

Nonostante la solida preparazione scientifica, alcuni fattori contribuiscono a rendere il farmacista più simile ad un commesso che ad un professionista sanitario. Quali sono, e che cosa possiamo fare per riguadagnare il ruolo che ci spetta, nella società e nel SSN?

Il farmacista è retribuito sul valore della merce che vende. Ma ci sono altre tre ragioni che lo rendono più simile ad un commesso che ad un professionista sanitario.

<Il farmacista ormai è soltanto un commesso>. Fra tanti luoghi comuni che si sentono in giro, questo è sicuramente il meno apprezzato dalla nostra categoria, che vorrebbe ricevere un maggior riconoscimento del proprio ruolo sanitario. Tuttavia è innegabile che, dal punto di vista remunerativo, il farmacista abbia più affinità con i negozianti che con i medici e gli infermieri. Infatti, a differenza dei medici e degli altri operatori sanitari, che vengono retribuiti per la prestazione svolta, il farmacista è retribuito solo indirettamente, in base al valore della merce venduta. Ipotizzare un sistema dove il farmacista è rimborsato a prestazione è sicuramente possibile, anzi va dato merito a Federfarma di aver fatto qualche timido tentativo in questa direzione. Tuttavia, il metodo remunerativo è soltanto uno dei quattro fattori che- a nostro parere- allontanano il farmacista dal suo ruolo di professionista sanitario e lo avvicinano a un commerciante. In questo approfondimento definiremo quali siano gli altri tre, ma soprattutto diremo che cosa, secondo noi, possono fare i farmacisti- come categoria- per porvi rimedio e riguadagnare il ruolo che ad essi spetta nella società e nel SSN.

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Farmacista nutrizionista: siamo abbastanza competenti?

I farmacisti italiani sono favorevoli o contrari all’introduzione della figura del farmacista nutrizionista, alla luce della proposta contenuta del Ddl sulle competenze del farmacista e dopo la dura reazione dei biologi? Farmacisti Al Lavoro chiede la vostra opinione in questo sondaggio.

L’ampliamento delle competenze dei farmacisti è un tema centrale nell’attuale dibattito della nostra categoria, tanto che viene proposto da molte voci come una delle possibili soluzioni alla grave disoccupazione.  Una possibilità sarebbe l’introduzione della figura del farmacista nutrizionista, proposta formalizzata proprio in questi giorni nel Ddl Mandelli-D’Ambrosio Lettieri sull’ampliamento delle competenze dei farmacisti, e che ha scatenato le ire dei biologi. Cosi ha dichiarato Ermanno Calcatelli, presidente dell’ONB: <Lo store della sanità. In alcune farmacie si vendono uova fresche e ora analisi e profili nutrizionali. Competenze e professionalità zero dei farmacisti in questo settore poco importa. Noi ci opporremo>.

In questo sondaggio vogliamo quindi chiedere ai farmacisti italiani che cosa pensino a riguardo: ha ragione Calcatelli a dire che non siamo competenti in materia di nutrizione, o piuttosto il Ddl di riconoscerebbe una competenza che finora ci è stato impedito di utilizzare?

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Tachipirina 1000, Gentalyn, Tobral: ecco i farmaci che i farmacisti vorrebbero SOP.

Tachipirina 1000, Oki, Monuril: quali farmaci attualmente sottoposti a obbligo di ricetta dovrebbero essere resi disponibili senza obbligo di prescrizione secondo i farmacisti italiani?

Nonostante le ampie competenze in farmacologia, spesso superiori a quelle degli stessi medici, i farmacisti non sono autorizzati dalla legge italiana alla prescrizione di medicinali. Fra l’altro le istituzioni di categoria non si sono mai mostrate ansiose di ottenere questa facoltà, ragion per cui l’introduzione della figura del prescribing pharmacist nel nostro paese sembra ancora molto lontana. Nel frattempo, le uniche circostanze in cui è ammesso procedere all’erogazione di un farmaco di tabella 4 o 5 senza la prescrizione medica sono quelle previste dal DM 31/03/08, relativa alla dispensazione in caso di urgenza. Le possibilità operative del farmacista però possono essere aumentate in maniera molto più rapida tramite un delisting. Si intende, con questo termine, il passaggio di un farmaco dalla tabella 4 o 5 alla classificazione di SOP, ovvero di medicinale senza obbligo di prescrizione.

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