Il futuro del farmacista galenico

Il farmacista galenista è una specie in estinzione? Ha ancora senso, per un neolaureato, specializzarsi in galenica? Quanti posti di lavoro ci sono per farmacisti galenisti? La risposta in questo approfondimento con intervista con due galenisti d’eccezione.

L’università italiana prepara il farmacista a fare un sacco di cose di cui non si dovrà mai preoccupare.

L’università italiana prepara il farmacista a fare un sacco di cose delle quali, nella pratica quotidiana, non si dovrà mai preoccupare. Gli insegnamenti appresi nei corsi di analisi quantitativa, analisi qualitativa e tecnologia farmaceutica sono molto più sviluppati rispetto alle reali necessità, almeno per la maggior parte dei farmacisti, che si dovranno barcamenare fra il banco e il retrobottega senza dover mai toccare un mortaio. Alla luce dell’attuale modello di farmaceutica territoriale, in questo approfondimento ci vogliamo chiedere: il farmacista galenista è una specie in estinzione? E, in surbordine, ha ancora senso per un neolaureato specializzarsi nella galenica? Farmacisti Al Lavoro lo ha chiesto a due galenisti d’eccezione, il dottor Mario Izzo e il dottor Marco Ternelli, che sulla galenica hanno costruito la loro carriera.

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L’omeopatia spacca i farmacisti italiani

L’omeopatia esiste da oltre duecento anni, ma molti studi ne hanno messo in discussione l’efficacia. Farmacisti Al Lavoro ha voluto chiedere ai farmacisti italiani la loro opinione sulla pratica medica inventata (o scoperta) dal dottor Samuel Hahnemann.

Non è un buon momento storico per l’omeopatia, ma i farmacisti italiani non sembrano preoccuparsene più di tanto.

Non è un buon momento storico per la medicina hahnemaniana. Dopo l’editoriale di The Lancet del 2006, intitolato “La fine dell’omeopatia”, e il position statement del 2010 della British Medical Association che l’ha definita “stregoneria” chiedendo che il sistema sanitario inglese smettesse di rimborsare le cure omeopatiche, molte associazioni scientifiche hanno pubblicamente assunto una posizione critica nei suoi confronti, non ultima nel 2015 la Royal Pharmaceutical Society (l’equivalente inglese della nostra FOFI) la quale ha sentenziato: “Continuare a vendere medicinali omeopatici compromette la scientificità della pratica professionale dei farmacisti”. Anche in Italia, è da poco nata una petizione online per limitare la presenza dell’omeopatia negli ospedali e nelle farmacie. Tutto ciò non sembra preoccupare più di tanto i farmacisti italiani, intervistati da Farmacisti Al Lavoro in un sondaggio che ha ottenuto oltre 250 risposte.

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