Il punto sul farmacista di reparto.

Se ne parla da anni, ma che fine ha fatto il farmacista di reparto? Farmacisti Al Lavoro vi racconta a che punto siamo, dando anche qualche consiglio pratico ai colleghi che vorrebbero intraprendere questo percorso.

A distanza di sei anni dalla sperimentazione, nessun posto di lavoro è ancora stato messo a concorso.

<Il farmacista di reparto affiancherà il medico> recita il titolo di un articolo del 2011 che periodicamente viene riproposto sui social network, suscitando l’entusiasmo di quei colleghi che vorrebbero poter intraprendere un percorso diverso da quello della farmacia territoriale. Tuttavia è troppo presto per esultare, perché a distanza di sei anni nessun posto di lavoro è stato ancora messo a concorso per questo ruolo e sorge spontanea la domanda: che fine ha fatto il farmacista di reparto? In questo approfondimento Farmacisti Al Lavoro cercherà di capire a che punto siamo, dando anche qualche consiglio pratico ai colleghi insoddisfatti del proprio lavoro in farmacia e che ambiscono a questo tipo di carriera, magari dopo aver letto il nostro approfondimento sullo stipendio del farmacista ospedaliero.

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Diventare farmacista clinico.

Chi è, che cosa fa e come si diventa farmacista clinico? Farmacisti Al Lavoro risponde a tutte queste domande con l’aiuto della professoressa Paola Minghetti, direttrice del Master in Clinical Pharmacy dell’Università di Milano.

Il farmacista clinico puo’ rappresentare l’anello di congiunzione tra le competenze dei farmacisti e quelle dei medici.

Nell’ambito della revisione del piano di studi del corso di laurea in Farmacia, e dell’attuale contesto storico ed economico della distribuzione del farmaco sul territorio, emerge sicuramente la necessità di aumentare le competenze mediche dei farmacisti, anche a discapito di quelle chimiche. Questo concetto è stato ribadito, in una recente dichiarazione, dalla dottoressa Silvera Ballerini, presidente di Conasfa. In effetti, molti colleghi si saranno accorti come nel dialogo con la classe medica venga spesso a mancare un punto di contatto tra le competenze dei medici, prettamente cliniche, e quelle dei farmacisti, più orientate su aspetti di farmacologia e chimica farmaceutica, oltre che di legislazione. In questo senso potrebbe sicuramente fungere da anello di congiunzione il farmacista clinico, una figura già esistente ma ancora poco conosciuta in Italia. In questo approfondimento, vi spieghiamo chi è, cosa fa e come si diventa farmacista clinico, e per farlo ci faremo aiutare dalla professoressa Paola Minghetti, direttrice del Master in Clinical Pharmacy di Milano.

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Il farmacista territoriale: commesso o professionista sanitario?

Nonostante la solida preparazione scientifica, alcuni fattori contribuiscono a rendere il farmacista più simile ad un commesso che ad un professionista sanitario. Quali sono, e che cosa possiamo fare per riguadagnare il ruolo che ci spetta, nella società e nel SSN?

Il farmacista è retribuito sul valore della merce che vende. Ma ci sono altre tre ragioni che lo rendono più simile ad un commesso che ad un professionista sanitario.

<Il farmacista ormai è soltanto un commesso>. Fra tanti luoghi comuni che si sentono in giro, questo è sicuramente il meno apprezzato dalla nostra categoria, che vorrebbe ricevere un maggior riconoscimento del proprio ruolo sanitario. Tuttavia è innegabile che, dal punto di vista remunerativo, il farmacista abbia più affinità con i negozianti che con i medici e gli infermieri. Infatti, a differenza dei medici e degli altri operatori sanitari, che vengono retribuiti per la prestazione svolta, il farmacista è retribuito solo indirettamente, in base al valore della merce venduta. Ipotizzare un sistema dove il farmacista è rimborsato a prestazione è sicuramente possibile, anzi va dato merito a Federfarma di aver fatto qualche timido tentativo in questa direzione. Tuttavia, il metodo remunerativo è soltanto uno dei quattro fattori che- a nostro parere- allontanano il farmacista dal suo ruolo di professionista sanitario e lo avvicinano a un commerciante. In questo approfondimento definiremo quali siano gli altri tre, ma soprattutto diremo che cosa, secondo noi, possono fare i farmacisti- come categoria- per porvi rimedio e riguadagnare il ruolo che ad essi spetta nella società e nel SSN.

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Farmacista nutrizionista: siamo abbastanza competenti?

I farmacisti italiani sono favorevoli o contrari all’introduzione della figura del farmacista nutrizionista, alla luce della proposta contenuta del Ddl sulle competenze del farmacista e dopo la dura reazione dei biologi? Farmacisti Al Lavoro chiede la vostra opinione in questo sondaggio.

L’ampliamento delle competenze dei farmacisti è un tema centrale nell’attuale dibattito della nostra categoria, tanto che viene proposto da molte voci come una delle possibili soluzioni alla grave disoccupazione.  Una possibilità sarebbe l’introduzione della figura del farmacista nutrizionista, proposta formalizzata proprio in questi giorni nel Ddl Mandelli-D’Ambrosio Lettieri sull’ampliamento delle competenze dei farmacisti, e che ha scatenato le ire dei biologi. Cosi ha dichiarato Ermanno Calcatelli, presidente dell’ONB: <Lo store della sanità. In alcune farmacie si vendono uova fresche e ora analisi e profili nutrizionali. Competenze e professionalità zero dei farmacisti in questo settore poco importa. Noi ci opporremo>.

In questo sondaggio vogliamo quindi chiedere ai farmacisti italiani che cosa pensino a riguardo: ha ragione Calcatelli a dire che non siamo competenti in materia di nutrizione, o piuttosto il Ddl di riconoscerebbe una competenza che finora ci è stato impedito di utilizzare?

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Numero chiuso a farmacia: le ragioni dei critici.

Non tutti i farmacisti appoggiano la proposta della FOFI di introdurre il numero chiuso nazionale a Farmacia. In questa intervista diamo voce ai farmacisti non titolari e ai farmacisti titolari di parafarmacia, per mezzo dei loro rappresentanti.

In un editoriale della scorsa settimana abbiamo spiegato per quale ragione noi di Farmacisti Al Lavoro siamo assolutamenfe favorevoli all’introduzione del numero chiuso nazionale nelle facoltà di farmacia, proposta peraltro ripresa dal DDL Mandelli-D’Ambrosio Lettieri appena presentato in parlamento assieme ad altre proposte utili per il rinnovo della professione. In questo articolo abbiamo però voluto dare spazio anche ad alcune voci critiche: che cosa ne pensano in proposito il presidente del sindacato dei farmacisti non titolari (che abbiamo recentemente intervistato in merito al rinnovo del contratto dei collaboratori) e il vicepresidente della FNPI, la federazione delle parafarmacie italiane?

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Farmacisti nell’industria farmaceutica: ruoli e retribuzioni.

In questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro presenta i vari ruoli a cui i farmacisti possono ambire nell’industria farmaceutica, con le relative aspettative in termini di retribuzione.

Solo il 22% dei farmacisti non è né titolare né collaboratore né direttore di farmacia.

Secondo una nostra statistica basata sui dati Pgeu 2015, sui 79.000 farmacisti italiani professionalmente attivi solo 17.000, ovvero il 22%, non lavorano come titolari, direttori o collaboratori di farmacia. Fra questi, una buona fetta è rappresentata da titolari di parafarmacia e informatori scientifici, oltre che da farmacisti liberi professionisti e da docenti universitari. Sono solo un’esigua minoranza i farmacisti impiegati nell’industria farmaceutica, nelle strutture sanitarie private e nel servizio sanitario nazionale, e su di loro aleggia un po’ di mistero. Hanno fatto la scelta giusta, o avrebbero fatto meglio a seguire il percorso dei loro colleghi impiegati nella distribuzione del farmaco sul territorio? In questa serie di approfondimenti cercheremo di capire quali sono i ruoli a cui farmacisti possono ambire al di fuori della farmacia e, naturalmente, indagheremo la loro aspettativa in termini retributivi. In questo approfondimento ci occuperemo dei ruoli specificamente riservati anche ai laureati in farmacia disponibili nell’industria farmaceutica.

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Le differenze fra stage e apprendistato.

Quali sono le principali differenze fra stage e apprendistato, dal punto di vista della retribuzione, delle ferie, della malattia e dell’ENPAF? Tutte le risposte in questo approfondimento di Farmacisti Al Lavoro.

In varie occasioni sono pervenute a Farmacisti Al Lavoro domande riguardanti la differenza fra il contratto di apprendistato e lo stage, altrimenti definito come tirocinio extracurricolare. In effetti apprendistato e stage sono due modalità di lavoro completamente diverse, regolate da normative diverse e riguardo alle quali è opportuno fare luce.

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Test d’ingresso a farmacia: noi siamo favorevoli, ecco perché.

Troppi farmacisti, poco motivati, poco selezionati, che faticano a rivendicare il loro ruolo sanitario. In questo editoriale, vi raccontiamo perchè Farmacisti Al Lavoro appoggia la FOFI nella proposta del numero chiuso nazionale a Farmacia.

La FOFI ha proposto, come soluzione alla disoccupazione, il numero chiuso nazionale nelle facoltà di Farmacia.

Il numero chiuso programmato è la proposta elaborata dalla FOFI, per voce del suo presidente Andrea Mandelli, per cercare di risolvere il problema della disoccupazione nella nostra categoria: 7000 farmacisti attualmente in cerca di lavoro, che potrebbero diventare quasi dieci volte tanti nei prossimi vent’anni se non si troverà una soluzione per contenere il problema. Nel prossimo approfondimento daremo spazio all’opinione di alcune voci critiche (anche se la maggior parte dei farmacisti sembra favorevole), ma in questo editoriale di Farmacisti Al Lavoro vorrei spiegarvi perchè, personalmente, sono assolutamente favorevole.

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Lo stipendio del farmacista ospedaliero

Quanto guadagnano i farmacisti fuori dalla farmacia? Nella prima parte di questo approfondimento, Farmacisti Al Lavoro ha studiato le retribuzioni dei farmacisti ospedalieri impiegati nel settore pubblico e nel settore privato.

I farmacisti impiegati nel SSN, nelle cliniche private e nell’industria sono un’esigua minoranza.

Secondo una nostra statistica basata sui dati Pgeu 2015, sui 79.000 farmacisti italiani professionalmente attivi solo 17.000, ovvero il 22%, non lavorano come titolari, direttori o collaboratori di farmacia. Fra questi, una buona fetta è rappresentata da titolari di parafarmacia e informatori scientifici, oltre che da farmacisti liberi professionisti e da docenti universitari. Sono solo un’esigua minoranza i farmacisti impiegati nell’industria farmaceutica, nelle strutture sanitarie private e nel servizio sanitario nazionale, e su di loro aleggia un po’ di mistero. Hanno fatto la scelta giusta, o avrebbero fatto meglio a seguire il percorso dei loro colleghi impiegati nella distribuzione del farmaco sul territorio? In questa serie di approfondimenti cercheremo di capire quali sono i ruoli a cui farmacisti possono ambire al di fuori della farmacia e, naturalmente, indagheremo la loro aspettativa in termini retributivi. Nella prima parte ci occuperemo dei farmacisti ospedalieri.

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Neolaureati a partita IVA: quale retribuzione accettare?

Ci scrive una collega neolaureata, alla quale hanno proposto, come primo impiego, di aprire la partita IVA. Qual è la retribuzione minima che le conviene accettare? Ma soprattutto, avviare la propria carriera in regime libero-professionale è una buona idea?

Salve Dottore, sono una collega senza esperienza in farmacia, da poco iscritta all’albo. Sto cercando lavoro, ma le proposte giunte fin ora prevedono tutte l’apertura di Partita Iva. Volevo gentilmente chiederle, indicativamente, qual è la retribuzione oraria minima che potrei accettare per una collaborazione continuativa con la stessa azienda, considerate le varie spese a cui deve sottostare un libero professionista, fra cui Il versamento ENPAF in misura intera. La ringrazio anticipatamente per la sua attenzione e disponibilità. Cordialmente, dott.ssa Iva Badina.

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